Per storia della Repubblica romana (146-31 a.C.) si intende il periodo repubblicano di Roma compreso tra la fine della terza guerra punica e la battaglia di Azio.

Qui verranno affrontati i principali aspetti sociali, le prime istituzioni, l'economia del periodo, la prima organizzazione militare, le prime forme di arte, cultura, lo sviluppo urbanistico della città, ecc.

Accadimenti politici e militari

La Repubblica romana rappresentò il sistema di governo della città di Roma nel periodo compreso tra il 509 a.C. ed il 31 a.C., quando l'urbe fu governata da una oligarchia repubblicana. Nacque a seguito di contrasti interni che portarono alla fine della supremazia della componente etrusca sulla città, ed al parallelo decadere delle istituzioni monarchiche.

Quella della Repubblica rappresentò una fase lunga, complessa e decisiva della storia romana: costituì un periodo di enormi trasformazioni per Roma, che da piccola città stato, quale era alla fine del VI secolo a.C., divenne la capitale di un complesso Stato che governava l'intera Italia antica a sud della pianura padana. In questo periodo si inquadrano le conquiste romane in Italia centro-meridionale, tra la metà del III secolo a.C. e quella del II secolo a.C..

Società Forma di governo (costituzione e politica) Il periodo in questione si caratterizzò soprattutto per le continue guerre civili romane che poi sfociarono nel principato. Per ben due volte, infatti, il potere si concentrò nelle mani prima di sole tre persone (triumvirato, quale accordo/alleanza politica private, più che come forma istituzionale), e ogni volta sfociò in una nuova guerra civile: primo triumvirato (Cesare, Pompeo, Crasso) a cui seguì la guerra civile romana (49-45 a.C.); secondo triumvirato (Augusto, Antonio, Lepido), a cui seguì la guerra civile romana (44-31 a.C.).

Aggiungiamo che in seguito alla prima delle guerre civili romane, quella combattuta tra le fazioni principali di Gaio Mario e Lucio Cornelio Silla, Roma si trovò a dover eleggere, non più un dittatore nella sua normale forma istituzionale, bensì un dictator rei publicae constituendae causa et legibus scribundis, senza alcun limite temporale e non più basata su una dictio. Silla tenne questa carica per anni prima di abdicare volontariamente e ritirarsi dalla vita pubblica.

Successivamente Giulio Cesare ripristinò la dittatura rei gerendae causa, quindi la modificò con la durata di un anno completo. Fu nominato dictator rei gerendae causa per un anno completo nel 49 a.C. e poi fu successivamente designato per nove volte consecutive a questa carica annuale, diventando di fatto dittatore per dieci anni. Nel 44 a.C. il Senato votò per nominarlo dictator perpetuus (dittatore perpetuo).

Dopo l'assassinio di Cesare alle Idi di marzo del 44 a.C., il suo collega consolare Marco Antonio fece approvare una lex Antonia che abolì la dittatura e la espulse dalla costituzione repubblicana. La carica fu successivamente offerta ad Augusto, che prudentemente rifiutò ed optò invece per la potestà tribunizia e per limperium consolare senza detenere nessuna altra carica che quella di pontifex maximus e di princeps senatus, una disposizione politica che lo lasciò con le funzioni di dittatore senza doverne tenere il discutibile titolo.

Fino al II secolo a.C. la principale divisione politica a Roma era ancora quella tra patrizi e plebei. Nel 123 a.C. la Lex Sempronia, introdotta da Gaio Sempronio Gracco, introduceva tra le due classi una terza, lOrdo Equestris.Plutarco, Vite parallele, Vita di Caio Gracco, 5. La Lex Sempronia stabiliva che i giudici dovessero essere scelti tra i cittadini di censo equestre, e cioè di età tra i trenta e i sessant'anni, essere o essere stato un equites, o comunque avere il denaro per acquistare e mantenere un cavallo, e non essere un senatore. Il termine equites, perciò, dall'iniziale identificazione dei soldati a cavallo, passò prima a indicare chi quel cavallo aveva o aveva la possibilità di acquistarlo e, poi, chi aveva la possibilità di essere eletto come giudice-magistrato.

Cariche politiche della Repubblica

Cursus honorum Questore (30 anni) Proquestore (31 anni) Edile (36 anni) Pretore (39 anni) Propretore (40 anni) Console (42 anni) Proconsole (43 anni) Censore

Tribuno della plebe Tribuno Consolare Tribuno militare Pontefice massimo Dittatore Maestro della cavalleria Princeps Senatus Duumviri Triumviri Decemviri Vigintisexviri Tribuno erario

Classi sociali di cittadini romani Dopo la guerra sociale dell'88 a.C. l'iscrizione alle tribù fu estesa a tutti gli italici. Ma la partecipazione di tutti gli italici alle tribù dette vita ad una frammentazione e dispersione che rese complicato il lavoro dei centuriones, fu così che nel I secolo a.C. le loro funzioni furono trasferite al nuovo istituto del municipium, anche se la tribù non fu abolita, continuando ad avere un ruolo nelle elezioni ad esempio dei concilia plebis tributa e dei comitia tributa.

Schiavitù nella tarda Repubblica romana

Il fenomeno della schiavitù nella tarda Repubblica romana, con la conseguente disponibilità di una forza lavoro a basso costo sotto forma di schiavi, fu un elemento importante, anche se a livelli variabili nel tempo, nell'economia della Repubblica romana. Gli schiavi erano ottenuti sia tramite l'acquisto da mercanti stranieri che attraverso la riduzione in schiavitù delle popolazioni straniere a seguito delle conquiste militari., "Servus", p. 1038, spiega in dettaglio i mezzi civili e militari con i quali si riduceva in schiavitù un uomo. A seguito delle guerre di conquista romane del II e del I secolo a.C., decine se non centinaia di migliaia di schiavi furono introdotti nell'economia romana da differenti zone dell'Europa e del Mediterraneo.Smith, "Servus", p. 1040; Cesare, ii.33. Smith riporta l'acquisto di 10.000 schiavi dai pirati cilici, mentre Cesare fornisce l'esempio della riduzione in schiavitù di 53.000 prigionieri aduatuci da parte dell'esercito romano. Mentre l'uso degli schiavi come servi, artigiani e valletti personali era limitato, un numero enorme era, invece, impiegato nelle miniere e nelle colture agricole della Sicilia e dell'Italia meridionale. Solo una minima parte era quella costituita dagli schiavi provenienti per lo più dalla Grecia o da colonie greche in Italia che riuscivano, grazie alla loro cultura, a raggiungere una posizione sociale abbastanza elevata o a evitare, comunque, una posizione di completa sottomissione.Smith, "Servus", p. 1039; Tito Livio, vi.12.

Le stime degli storici riguardo alla percentuale di schiavi nell'Impero romano variano molto. Alcuni storici ritengono che circa il 30% della popolazione dell'Impero nel primo secolo sia stata costituita da schiaviWelcome to Encyclopædia Britannica's Guide to History.In Italia in età augustea secondo Giorgio Ruffolo erano circa 3 milioni su una popolazione di 10 milioni. Fra i 300 e i 400 000 vivevano a Roma, che allora aveva una popolazione di circa un milione di abitanti (Giorgio Ruffolo, Quando l'Italia era una superpotenza, Einaudi, 2004).. Altri storici, invece, riducono la percentuale al 15%-20% circa della popolazioneLa più probabile proporzione doveva essere all'incirca una media del 20% per l'intero Impero romano, pari a circa 12 milioni di persone, ma persistono i margini di incertezza, anche per il fatto che il numero di schiavi diminuiva in tempo di pace).. In ogni caso tutti hanno evidenziato come l'economia romana dipendesse pesantemente dall'utilizzo degli schiavi, anche se non fu quella romana la civiltà classica più condizionata dallo sfruttamento della schiavitù (questa prerogativa probabilmente appartiene alla civiltà spartana, in cui il numero di iloti - termine spartano per "schiavo" - superava il numero dei cittadini spartani in una proporzione di circa sette a uno (Erodoto; libro IX, cap. 10).

Agli schiavi era perlopiù riservato, durante il periodo repubblicano, un trattamento particolarmente duro: secondo la legge, uno schiavo non era una persona, ma una proprietà privata della quale il padrone poteva abusare, danneggiare o uccidere senza conseguenze legali.Marco Terenzio Varrone nei suoi Rerum rusticarum libri III (i.17.1) propone una visione secondo cui gli schiavi dovevano essere classificati come strumenti parlanti, distinti dagli strumenti semiparlanti, gli animali, e gli strumenti non parlanti, ovvero gli attrezzi agricoli veri e propri. L'uccisione di uno schiavo era, tuttavia, un evento abbastanza raro, in quanto si concretizzava nell'eliminazione di forza lavoro produttiva. Esistevano diversi livelli nella condizione di schiavo: la peggiore e più diffusa era quella dei lavoratori nei campi e nelle miniere, soggetti ad una vita di lavoro duro.Smith, "Servus", pp. 1022-39, dove è presentata la complessa legislazione romana sugli schiavi.

L'elevata concentrazione e il trattamento oppressivo della popolazione degli schiavi portò allo scoppio di varie ribellioni. Nel 135 a.C. e nel 104 a.C., scoppiarono rispettivamente la prima e la seconda guerra servile in Sicilia, durante le quali piccole bande di ribelli trovarono decine di migliaia di seguaci che volevano sfuggire alla vita opprimente dello schiavo romano. Sebbene fossero considerate gravi sommosse civili e necessitassero di anni di interventi militari diretti per essere sedate, non furono ritenute delle vere minacce per la Repubblica: si trattava infatti di sommosse provinciali, non ben organizzate, che non minacciarono mai la penisola italiana né tanto meno la città di Roma direttamente. Tutto ciò cambiò in occasione della terza guerra servile.

Gli effetti della terza guerra servile sull'atteggiamento dei Romani verso la schiavitù e sulle relative istituzioni sono più difficili da determinare. Certamente la rivolta aveva scosso il popolo romano, che «a causa della grande paura sembrò iniziare a trattare i propri schiavi meno duramente di prima».Davis, Readings in Ancient History, p. 90. I ricchi possessori di latifundia iniziarono a ridurre il numero di schiavi impiegati nell'agricoltura, scegliendo di impiegare come mezzadri alcuni degli ex-piccoli proprietari terrieri spossessati.Smitha, Frank E. (2006). From a Republic to Emperor Augustus: Spartacus and Declining Slavery. Visitato il 2006-09-23. Più tardi, terminate la conquista della Gallia ad opera di Gaio Giulio Cesare nel 52 a.C. e le altre grandi conquiste territoriali operate dai Romani fino al periodo del regno di Traiano (98-117), si interruppero le guerre di conquista contro nemici esterni, e con esse cessò l'arrivo in massa di schiavi catturati come prigionieri. Si incrementò, al contrario, l'impiego di lavoratori liberi in campo agricolo.