Macchia Antonini fa parte del territorio di Calamecca ed è una frazione del comune italiano di San Marcello Piteglio, nella provincia di Pistoia, in Toscana.

La frazione è composta da un piccolo borgo intorno al quale si estende una tenuta di oltre 200 ettari, posta in Val di Forfora sulla Montagna Pistoiese. È caratterizzata dalla presenza di una singolare foresta di cerri, molti dei quali centenari, associati alcune altre essenze arboree, con all'interno ampi prati ed un piccolo lago.

Geografia fisica L'area della Macchia Antonini è costituita da una serie di piccoli poggetti, dominati dal Poggio Bottaio, alto metri 995 m s.l.m., separati da piccoli avvallamenti intercalati a prati e radure. La tenuta è amministrata da un ente benefico, l'omonimo Legato, costituito per gestire la fattoria ed il patrimonio boschivo della ex Macchia grande, lasciata in eredità da un ricco proprietario terriero pistoiese, l'ingegnere Pellegrino Antonini, al Comune di Pistoia, il cui sindaco è il presidente di diritto. L'ambiente forestale è contraddistinto dalla presenza di una foresta di cerri di alto fusto, ma vi si trovano anche faggi, aceri di monte ed abeti.

Storia Il comprensorio di circa 200 ettari faceva parte della Selva Domenicale di Calamecca fino alla soppressione del Comune di Calamecca nel 1775 ad opera del Granduca Pietro Leopoldo di Toscana, che lo mise in vendita per Mille e uno Scudo. Alcune famiglie di Calamecca provarono a mettere insieme la somma per acquistarlo, ma senza riuscirci. Nel 1778 l'area fu acquistata dal pistoiese Felice Antonini. che trasformò la zona boschiva nel luogo incantevole che ancora oggi possiamo ammirare. Alle bellezze naturalistiche si aggiunsero una Villa Fattoria e alcune strade per potervi arrivare. Alla morte di Pellegrino Antonini, figlio di Felice, fu lasciata una disposizione testamentaria denominata "Legato Antonini" per eseguire le sue volontà.

Queste alcune disposizioni che riguardano il popolo di Calamecca e di Momigno:

a) Che ogni anno in perpetuo fossero conferite tre doti di Lire Toscane 70, che due per le fanciulle del popolo di Calamecca, ed una per quelle del popolo di Momigno, da distribuirsi nella circostanza della festa da eseguirsi nella Domenica più prossima al 20 Agosto nell’Oratorio di cui ordinò la costruzione nel popolo di Calamecca, nella sua tenuta detta dei Monti Antonini;

c) Che la intiera tenuta di Calamecca dovesse rimanere in amministrazione, proibendone l’alienazione anche parziale, e conservate le macchie senza eseguirne i tagli tranne quelli che sono di regola e nel modo rescritto dal Testatore… ”

Cultura Eventi

Dal 1827 ogni anno, nella domenica più vicina al 20 agosto, alla Macchia Antonini si svolge la Festa alla Macchia Grande. Fu per lasciare ai posteri un buon ricordo di sé dopo la sua morte che l'ingegnere Antonini, istituì la festa a sua memoria e donò al Comune di Pistoia i beni appartenenti.

Infrastrutture e trasporti Il principale accesso alla Macchia Antonini si trova all'incrocio esistente, a Margine di Momigno, con la strada mammianese 633. La suddetta strada proviene da Mammiano, dove s'incontra con la strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero, poi attraversa Prunetta e giunge al suddetto incrocio; successivamente prosegue per Femminamorta, dove una strada conduce a Pistoia, oppure continua per Panicagliora, dirigendosi quindi a Vellano e Pescia oppure a Marliana e Montecatini Terme. Si può arrivare alla Macchia Antonini direttamente anche da Calamecca.

Note

Bibliografia Gianni Boccardi, Pistoia nel Medioevo, Editrice Nuove Esperienze, Pistoia, 2006. Giovanni Bortolotti: Guida dell'alto Appennino bolognese-modenese-pistoiese, Tamari Editori, Bologna, 1963. Bettino Gerini : la Provincia di Pistoia, vol. IV, Etruria Editrice - Pistoia 1988. Natale Rauty, "I nostri comuni : Piteglio" in: "Pistoia programma", A. 1, n. 1, dicembre 1968. Emanuele Repetti : Dizionario geografico, fisico e storico della Toscana, 1845. Elena Cecchini Catani - L'eredità dei Templari (2003). Opera che illustra la vita dell'Antonini e i segreti architettonici della Cappella da lui fatta costruire nell'omonima Macchia.

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