La contabilità nazionale può essere definita come la descrizione quantitativa dell'attività economica di un'entità nazionale (uno Stato) e di ogni altra entità sovrana sotto forma di una completa e sistematica presentazione dei flussi economici e finanziari e delle consistenze dei beni reali e finanziari.

L'ISTAT definisce la contabilità nazionale come l'insieme di tutti i conti economici che descrivono l'attività economica di un Paese o di una circoscrizione territoriale.

Per attività economica si intende il risultato di una combinazione di differenti risorse, quali attrezzature, lavoro, tecniche di lavorazione, prodotti, che dà luogo alla produzione di specifici beni o servizi.

Poiché i flussi ruotano intorno al concetto di reddito nazionale e le consistenze dei beni intorno a quello di ricchezza nazionale, si parla anche di contabilità nazionale come dell'insieme delle statistiche del reddito e della ricchezza.

Descrizione La contabilità nazionale ha come oggetto l'osservazione e l'analisi quantitativa del sistema economico o dei sub-sistemi che lo compongono a diversi livelli territoriali.

Per sistema economico si intende invece il complesso delle relazioni che si realizzano tra persone, imprese, enti ed altri operatori economici che agiscono in un determinato territorio svolgendo quattro funzioni fondamentali: produzione, consumo, accumulazione e distribuzione del reddito e della ricchezza.

Nella sua formulazione più elementare, la struttura ed il funzionamento di un sistema economico chiuso (cioè in assenza di relazioni con l'estero) possono essere schematizzati facendo riferimento all'insieme delle relazioni che si intrecciano tra due blocchi di operatori: i produttori e gli utilizzatori finali.

Dal momento che gli utilizzatori finali sono interessati solo ai beni che assicurano la soddisfazione dei bisogni presenti (beni di consumo) e futuri (beni di investimento), per la schematizzazione del sistema economico è sufficiente prendere in considerazione solo il mercato dei beni finali, ovvero di quei beni che non vengono scambiati all'interno del blocco dei produttori per subire ulteriori trasformazioni (beni intermedi →non sono ancora giunti alla fine del processo di produzione e, come tali, non sono idonei a soddisfare i bisogni umani, né mai lo sarebbero se non finissero per essere incorporati nei beni finali).

D'altra parte, il blocco dei produttori può essere visto come una grossa azienda in cui si creano materie prime e semilavorati per produrre i beni di consumo e quelli di investimento che sono immessi sul mercato degli impieghi finali.

I produttori, da una parte producono beni di consumo e di investimento (beni capitali, cioè beni impiegati nella produzione di beni di consumo) traendone delle entrate, dall'altra richiedono fattori produttivi che remunerano attraverso i redditi. I fattori di produzione possono essere ricondotti alle categorie del lavoro e del capitale.

Gli utilizzatori finali consumano beni finali e acquistano beni capitali fungendo, al contempo, da fornitori dei fattori produttivi (lavoro e capitale). Per rendere più semplice lo schema, si può altresì ipotizzare che oltre ad offrire semplici finanziamenti, gli utilizzatori finali acquistino addirittura i macchinari e li prestino ai produttori.

I produttori che hanno ricevuto dagli utilizzatori finali le forze di lavoro e i capitali necessari per compiere il processo produttivo, cedono loro i beni finali (beni di consumo + beni di investimento). L'acquisto dei beni finali viene compensato mediante un flusso monetario, diretto in senso contrario a quello dei beni di consumo e di investimento, che costituisce un ricavo delle vendite per i produttori. I produttori a questo punto sono in grado di compensare gli utilizzatori finali per le prestazioni lavorative e per i capitali forniti mediante la distribuzione dei redditi (salari, stipendi, dividendi, interessi, rendite, ecc.). Anche in questo caso, lavoro e capitale da un lato, e distribuzione dei redditi dall'altro, procedono in senso contrario.

In questo schema si vengono a creare due flussi: uno reale che rappresenta la produzione e lo scambio di beni e di fattori produttivi; uno monetario che rappresenta le contropartite monetarie dei flussi reali sotto forma di ricavi e redditi.

Nel sistema economico ipotizzato, i due flussi si equivalgono: gli utilizzatori impiegano tutto il reddito percepito acquistando beni finali. In altri termini, la produzione finale viene completamente assorbita dalla domanda di beni di consumo e di investimento, per cui:

Valore della produzione finale = Spesa finale

D'altra parte, il valore della produzione non può essere diverso dalla somma dei costi di produzione che equivalgono alle remunerazioni dei fattori produttivi, per cui:

Valore della produzione finale = Reddito

In conclusione, si può quindi affermare che prodotto finale, reddito nazionale e spesa finale, nonostante siano tre fenomeni di natura diversa, sono equivalenti dal punto di vista del valore monetario.

Il reddito nazionale, così chiamato perché riferito all'intera collettività di un paese, costituisce un indicatore del grado in cui un sistema economico riesce a soddisfare i bisogni della collettività.

Contabilità Nazionale Verde (Green National Accounting)

Il ramo dell'economia che studia modelli economici per valutare e gestire l'impatto ambientale della produzione di inquinamento (un male) a fronte della produzione di prodotti e servizi (dei beni) ha suggerito nuovi punti di vista rispetto alla contabilità nazionale. Nella normale contabilità nazionale (ad esempio) le spese di polizia per contrastare comportamenti antisociali sono inserite del Prodotto Interno Lordo come una qualsiasi attività o produzione ingrossando l'indice di ricchezza del paese. Alcune voci sarebbe meglio fossero inserite con un altro segno (un meno invece di un più) e altre ancora sono del tutto assenti: è questo il caso del valore dell'ambiente.

Ecco un altro esempio di errore di conteggio nella contabilità nazionale, facendo riferimento ad un normale Stato che gestisce risorse e materie prime per produrre beni e inquinamento: la produzione di inquinanti non è presa in considerazione dalla normale contabilità nazionale. Essa dovrebbe essere inserita come un danno che sottrae valore al livello di bontà dell'ambiente (siamo in presenza di un problema sostanziale che è quello di valutare in maniera contabile la "bontà dell'ambiente" o quanto meno i livelli di utilità associati alle persone che vivono in quello Stato rispetto alle condizioni di inquinamento del loro habitat). l'estrazione e l'utilizzo di materie prime (sottratte allo stock di materie in possesso dello Stato) non è attività che va annoverata tra i più della contabilità nazionale ma tra i meno: solitamente l'utilizzo di materie prime è considerato un più perché, come per il caso dell'inquinamento, non può esserci una stima precisa dello stock che soggiace all'estrazione. In questo secondo caso però è possibile avvalersi di strumenti di contabilità molto più perfezionati e di stime molto più precise rispetto a quelle del primo caso (l'inquinamento), possiamo infatti inserire una stima che tenga conto dei costi di ricerca di queste. Ad esempio possiamo pensare che lo stato A dispone di X carbone (approssimativamente) il suo valore è: p(aX - rX) dove: a è il prezzo di mercato del carbone: r il costo medio di ricerca di un'unità di carbone: p la probabilità che la ricerca vada a buon fine. Consideriamo il problema da un altro punto di vista. Uno Stato ha a disposizione uno stock di beni (le riserve di petrolio non ancora estratte) proprio come una famiglia ha i gioielli della nonna in cantina. Considerare l'estrazione petrolifera un più in contabilità nazionale sarebbe come considerare la famiglia dell'esempio via via più ricca se di tanto in tanto qualcuno vendesse un anello preso dalla cantina. Se il cash flow naturalmente aumenta non vuol dire che siamo in presenza di un reale arricchimento. Il reale arricchimento sarà, in caso, derivante dell'acquisto di attività tramite la vendita di materie prime.

La contabilità nazionale nel mondo

Italia

Al fine di elaborare un sistema di conti economici nazionali esauriente e maneggevole il Sistema Europeo di Conti Nazionali e Regionali (SEC, o Sec95) in vigore dal 1995, fissa una serie di norme e di definizioni che riguardano:

la delimitazione del sistema economico; la settorizzazione dell'economia; la classificazione delle operazioni economiche; la struttura dell'impianto contabile; la modalità di registrazione dei flussi nei conti

I confini dell'economia nazionale

Le operazioni rilevanti per la contabilità nazionale sono quelle compiute da operatori appartenenti al sistema economico dell'Italia nel senso che il centro dei loro interessi è sul territorio economico del paese.

Il territorio economico italiano coincide con quello politico-amministrativo a cui bisogna aggiungere:

i giacimenti petroliferi situati in acque internazionali e sfruttati da residenti in Italia; le sedi all'estero delle ambasciate, consolati e basi militari; gli spazi aerei e le acque territoriali.

Vanno escluse dal territorio nazionale le zone concesse come sedi di ambasciate, consolati e basi militari di altri paesi.

Il territorio economico è considerato centro di interesse solo se un operatore esegue rilevanti operazioni economiche e finanziarie per un periodo di tempo non inferiore all'anno.

Alle unità che hanno il centro dei propri interessi in Italia, viene riconosciuta la qualità di residenti.

Gli individui residenti in Italia continuano ad essere considerati tali anche se si recano all'estero per periodi di tempo inferiore all'anno. A questa categoria appartengono i lavoratori frontalieri, i lavoratori stagionali, i turisti, gli studenti, coloro che si recano all'estero per cure mediche, i cittadini italiani che lavorano in Italia per ambasciate, consolati e basi militari italiane all'estero. Le imprese italiane che operano sul territorio italiano sono ovviamente residenti. Eventuali filiali e succursali presenti all'estero non sono però considerate tali. Di contro, filiali e succursali di imprese straniere presenti in Italia sono considerate residenti.

Il raggruppamento degli operatori

La classificazione degli operatori nelle due categorie di produttori e consumatori finali appare inadeguata e troppo semplicistica rispetto alla complessa realtà del sistema economico. Il SEC predispone una duplice classificazione delle unità operanti sul territorio economico dell'Italia in funzione delle principali operazioni che intercorrono fra esse.

Classificazione in settori istituzionali La prima forma di classificazione mira a raggruppare insieme operatori che manifestano autonomia e capacità di decisione in campo economico-finanziario (decidono l'organizzazione della produzione, l'utilizzazione delle risorse e la destinazione della produzione realizzata), hanno diritti e responsabilità (capacità giuridica) e sono dotati di una contabilità completa (conto profitto e perdite e situazione patrimoniale).

Le unità che possiedono queste caratteristiche sono dette istituzionali e sono riunite dal SEC in cinque settori istituzionali (ulteriormente suddivisi) in base alla funzione esercitata e alle risorse prevalentemente impiegate.

A questi settori ne viene aggiunto un sesto "sui generis" , che raccoglie tutti gli operatori non residenti sul territorio economico nazionale (Resto del mondo).

Classificazione in branche produttive