La Rivoluzione russa () è stato un evento sociopolitico, avvenuto in Russia nel 1917, che portò al rovesciamento dell'Impero russo e alla creazione della Repubblica russa, succeduta dalla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e, nel 1922, in seguito alla guerra civile russa, dell'Unione Sovietica. Fu un tentativo di applicazione delle teorie sociali ed economiche di Karl Marx e Friedrich Engels.
All'inizio del 1917, l'Impero russo, che da tre anni combatteva nella prima guerra mondiale come membro della Triplice intesa, era stremato: le perdite ammontavano a più di sei milioni tra morti, feriti e prigionieri e, tranne alcune vittorie sul fronte austriaco, ormai vanificate dagli eventi, la Russia aveva subito una grave serie di sconfitte che avevano comportato la perdita della Polonia, di una parte di Paesi baltici e dell'Ucraina, portando così il fronte all'interno dei suoi stessi confini, mentre le condizioni del popolo si aggravavano fortemente.
Il regime zarista, chiuso a riccio nella difesa del principio dell'autocrazia, aveva ormai perso del tutto il contatto con la realtà della Russia, al punto che anche molti degli elementi conservatori delle classi tradizionalmente alleate del regime stavano prendendo coscienza che solo un'uscita di scena dello zar Nicola II avrebbe permesso loro di mantenere il controllo dello Stato. A Pietrogrado scoppiò la rivolta con la Rivoluzione di febbraio e il 2 marzo (15 marzo secondo il calendario gregoriano) Duma e Soviet di operai e soldati si accordarono per la deposizione dello zar e l'istituzione di un governo provvisorio formato da cadetti, menscevichi e socialisti rivoluzionari.
Si formò il governo provvisorio di Georgij L'vov, che indusse Nicola II ad abdicare. Mentre lo zar e la sua famiglia venivano arrestati, nel Paese si formarono due poteri: quello del governo provvisorio e quello dei soviet, formato da delegati eletti, compresi i bolscevichi. Contemporaneamente, si diffuse in tutto il paese il disfattismo nazionale, segno della crescente stanchezza verso la guerra. Il leader bolscevico Lenin, tornato dall'esilio, sostenne la necessità di trasformare la rivoluzione borghese di febbraio in rivoluzione proletaria, guidata dai soviet, e che mirava all'instaurazione di una società comunista. Nell'ottobre seguente i bolscevichi occuparono i punti nevralgici della capitale, dando vita alla Rivoluzione d'ottobre.
La vittoria dei bolscevichi portò al rovesciamento del Governo provvisorio russo e alla nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, governata dal Consiglio dei commissari del popolo. Dal 1917 al 1921 esplose la guerra civile russa, che avrebbe visto la vittoria dell'Armata Rossa (bolscevichi) sull'Armata Bianca (contro-rivoluzionari) e ciò portò, nel 1922, all'istituzione dell'Unione Sovietica.
Contesto storico La Russia tra i due secoli
Guidato da un sistema autocratico e assolutistico incentrato sulla figura dello zar, l'Impero russo negli ultimi anni del XIX secolo era attraversato da profonde contraddizioni sociali e da grande povertà. Nel 1815 la popolazione russa era composta da di abitanti e gran parte di essa (80%) era composta da servi della gleba o contadini di terre direttamente di proprietà dello zar. Nel 1861 lo zar Alessandro II, salito al trono nel 1855, migliorò questa condizione, abolendo la servitù della gleba e dando la possibilità ai contadini di affrancarsi se questi erano in grado di riscattare la terra in cui lavoravano, ma nel 1881 il 51% di questi contadini doveva ancora finire di pagare per la propria libertà. Nello stesso anno Alessandro II rinnovò il sistema giudiziario, dando maggior autonomia ai tribunali, migliorò l'istruzione e attenuò la censura, avviando così una circolazione di idee che era stata fino a quel momento sconosciuta in Russia, mentre nelle altre nazioni europee era già presente da molto tempo. Se l'industrializzazione anche in questa parte del mondo iniziava il suo cammino, procedeva tuttavia con modalità che i paesi europei avevano sperimentato già all'inizio dell'Ottocento e ormai superato.
La Russia, il paese di enorme estensione che fungeva da cerniera tra Europa e Asia, era dunque lo Stato europeo più arretrato: sebbene gli ingenti investimenti esteri avessero permesso, tra il 1888 e il 1913, il raddoppio della rete ferroviaria e l'aumento di quattro volte di quella telegrafica, nonché un discreto aumento delle esportazioni di cereali, il valore della produzione industriale, pur in forte crescita, restava comunque due volte e mezzo inferiore a quello della Francia, sei volte inferiore a quello della Germania e quattordici volte in meno rispetto agli Stati Uniti; inoltre, il PIL pro capite era pari a un quarto di quello degli USA e inferiore anche a quello della Spagna e dell'Austria-Ungheria...
Oltretutto, l'industrializzazione russa restava fortemente legata al capitale estero, che possedeva oltre la metà del capitale azionario, non favoriva la creazione di attività economiche locali ed era concentrata in limitate aree urbane dove si erano riversate le masse più povere della popolazione, creando sacche di profondo scontento sociale.. La povertà era così diffusa che un deputato alla Duma aveva riferito che nelle campagne la presenza di scarafaggi e insetti nelle case era considerata simbolo di ricchezzaFrançois-Xavier Coquin, La Révolution russe, PUF, coll. « Que sais-je ? », 1974, p. 14..
In quel periodo maturò presso larghi settori della borghesia e degli intellettuali un fenomeno di politicizzazione in relazione alla scoperta delle classi popolari e delle loro durissime condizioni di vita. Da tale orientamento si originò, negli anni settanta dell'Ottocento, il movimento populista, composto da molte correnti di pensiero, alcune orientate verso la prospettiva di un rovesciamento, anche violento, dello zarismo e dell'aristocrazia. Uno di questi gruppi (Volontà del popolo) organizzò l'assassinio di Alessandro II (13 marzo 1881), che pure a partire dagli anni sessanta dell'Ottocento aveva introdotto alcune caute riforme. I suoi successori (Alessandro III e Nicola II) tentarono di ristabilire il potere autocratico e sostennero una politica di controriforme e repressione politica, denunciata con forza, tra gli altri, dallo scrittore Lev Tolstoj nel 1902, in una lettera inviata allo stesso zar.
I populisti riponevano grande fiducia nelle potenzialità del popolo russo, in particolare del ceto rurale: essi prospettavano una rivoluzione contadina e guardavano quindi alla comunità di villaggio (obščina) come a un'organizzazione sociale ideale, nella speranza di evitare al loro paese i mali del capitalismo che dilaniavano l'Occidente. Il Partito Socialista Rivoluzionario russo, fondato nel 1901, si sarebbe ispirato a tale orientamento. Alcuni populisti in esilio (Georgij Valentinovič Plechanov, Pavel Aksel'rod, Vera Zasulic) si avvicinarono invece al marxismo, dando vita nel 1883 a Losanna alla prima organizzazione marxista russa, chiamata Emancipazione del lavoro. Negli anni successivi nacquero numerosi circoli marxisti: nel 1895 a San Pietroburgo fu fondata lUnione di Lotta per l'Emancipazione della Classe Operaia e nel 1898 a Minsk il Partito Operaio Socialdemocratico Russo.
Gli aderenti a questo partito, contrariamente ai populisti, auspicavano una rivoluzione mondiale, così come era stato teorizzato da Marx sulla base della contrapposizione, caratteristica del sistema capitalistico, tra borghesia e classe operaia. Diffidenti verso i contadini, i socialdemocratici erano quindi favorevoli a uno sviluppo industriale del paese tale da favorire la formazione di un vasto proletariato e dunque da alimentare la prospettiva di allargamento della lotta di classe, dal quale sarebbe sorto il movimento rivoluzionario. Le condizioni di vita variavano a seconda dello stato sociale, ma in generale c'era una forte disuguaglianza. Gli zar e l'aristocrazia vivevano nel lusso, come il Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo, mentre la maggior parte della popolazione era povera.
La Rivoluzione del 1905
All'inizio del XX secolo, le condizioni di vita nelle campagne erano notevolmente peggiorate per la povertà. A ripetute sommosse contadine erano seguite manifestazioni di protesta di ferrovieri e operai. Aveva inoltre ripreso vigore il terrorismo rivoluzionario: nel 1901 era stato assassinato il ministro dell'istruzione, nel 1902 quello dell'interno e nel 1904 il successore di quest'ultimo. In quello stesso anno scoppiava la guerra con il Giappone. La Russia zarista viveva insomma un momento particolarmente difficile e il tradizionale sistema di potere autocratico rivelava tutta la sua debolezza: il conflitto russo-giapponese si concluse infatti con una sconfitta per i russi.
Le trasformazioni politico-sociali in corso nel Paese non risolsero le tensioni sociali, difatti manifestazioni operaie e popolari sempre più frequenti indebolivano il regime. In una di queste, seguita a uno sciopero generale cui avevano aderito lavoratori, che ebbe luogo domenica 9 gennaio 1905, decine di migliaia di persone scesero pacificamente davanti al Palazzo d'Inverno, inneggiando allo zar. Essi erano convinti che lo zar, qualora fosse stato a conoscenza delle loro difficili condizioni di vita, avrebbe tentato di migliorarle. Per questo i manifestanti portavano una petizione con oltre firme, in cui si chiedeva l'attuazione di riforme economiche e politiche: la riduzione dell'orario di lavoro a otto ore, il salario minimo giornaliero, la convocazione di un'assemblea costituente. In risposta, i fucili delle truppe imperiali aprirono il fuoco sulla folla, lasciando sul terreno oltre duemila feriti e centinaia di morti; l'evento viene per questo ricordato come domenica di sangue, e segna il momento in cui il popolo russo perde definitivamente la fiducia che aveva da sempre riposto nello zar.
Lo sdegno suscitato da questo episodio moltiplicò nel paese le manifestazioni di protesta. I socialdemocratici, pur divisi in due fazioni (bolscevichi e menscevichi), già dal loro secondo congresso (1903) tentarono di porsi a capo del moto popolare. Consigli di operai (soviet) si formarono a Mosca, San Pietroburgo e in altre città, mentre nelle campagne dilagarono le rivolte contro i proprietari terrieri. Era generale la richiesta di una maggiore rappresentatività del governo, che rifletteva la nuova spinta alla mobilitazione del popolo. Stavano nascendo infatti nuovi partiti.
La Prima guerra mondiale
Nel 1914 l'Impero russo scese in guerra a fianco degli Stati dell'Intesa contro gli Imperi centrali. Dopo alcuni confronti iniziali, venne alla luce l'arretratezza del sistema economico russo e nel 1915 ebbe luogo la grande ritirata, con la quale la Russia perse il controllo della Galizia e della Polonia. L'anno successivo i russi ottennero comunque un'importante vittoria nella cosiddetta offensiva Brusilov, dal nome del generale che la eseguì, contro i tedeschi e gli austro-ungarici, ma ormai il malumore serpeggiava tra le truppe, causa l'ingente numero di perdite subite e di prigionieri catturati, e nel paese, per le crescenti difficoltà economiche a cui dovette far fronte la popolazione. Mark Von Hagen, War and the Transformation of Loyalties and Identities in the Russian Empire, 1914-18, in Silvio Pons, Andrea Romano, Russia in the age of wars, 1914-1945, Fondazione Feltrinelli, pag.17
La Rivoluzione di febbraio
All'inizio del 1917, la Russia era un paese in preda a una forte tensione sociale, causata dall'andamento della guerra. Al fronte, infatti, le pesanti sconfitte, la perdita di milioni di uomini e un sistema precario di rifornimenti avevano sostanzialmente depresso il morale dell'esercito, composto in gran parte da contadini che non desideravano null'altro se non tornare al proprio villaggioWildman: The End of the Russian Imperial Army (I), p. 85–89, 99–105, 106.