Con il termine ambientalismo (o ecologismo) si intende un insieme variegato di idee e correnti intellettuali che studiano la relazione tra umanità e ambiente o intendono ispirare azioni per tutelare l'ambiente. Il termine è usato anche per denotare un complesso di movimenti sociali impegnati a proteggere l'ambiente e a contrastare gli impatti negativi delle attività umane su di esso. Il movimento ambientalista racchiude un ampio ventaglio di idee e iniziative politiche e sociali che si definiscono come "ambientaliste".

L'ambientalismo ha origini sociali e filosofiche antiche. Idee ed organizzazioni ambientaliste hanno cominciato ad avere un ruolo di mobilizzazione di massa a partire dagli anni 1960, diversificandosi e assumendo talora connotazioni diverse a seconda dei contesti e periodi. Successivamente i movimenti ambientalisti si sono diffusi globalmente e col tempo hanno accresciuto la loro capacità di influenzare le scelte politiche ed economiche locali, nazionali e globali.

I movimenti ambientalisti sono rappresentati da organizzazioni formalmente costituite (partiti politici e organizzazioni della società civile) e anche da forme organizzative non altrettanto strutturate, come campagne e reti, permanenti o temporanee. I movimenti ambientalisti sono spesso coinvolti anche su altre tematiche sociali e politiche, oltre quella ambientale.

Le idee ambientaliste contemporanee riflettono due concezioni di base della relazione tra uomo e ambiente: da un lato c'è una valutazione pragmatica o utilitaristica dell'ambiente, che lo considera come sistema di sostegno alla vita e alla società umana; dall'altro c'è la visione dell'ecologia profonda, secondo la quale l'ambiente ha un valore connaturato ed indipendente dalle sue utilità all'umanità. Queste due concezioni di fondo alimentano una grande diversità di idee, valori e modi di agire che si riconoscono nell'ambientalismo.

I movimenti ambientalisti possono adottare diverse strategie per influenzare le scelte politiche di rilevanza ambientale. Il variegato universo ambientalista si è evoluto nel corso del tempo. Molte organizzazioni si sono orientate verso azioni di pressione istituzionale piuttosto che di attivismo movimentista, mano a mano che le questioni ambientali sono divenute più centrali nelle agende politiche nazionali ed internazionali.

Storia

A partire dalle più antiche civilizzazioni, le società umane hanno sviluppato istituzioni (cioè idee, norme, e organizzazioni) per gestire la propria relazione con l'ambiente, l'uso delle risorse e i conflitti che ne discendono. L'ambientalismo, inteso come fenomeno politico e sociale contemporaneo, è sorto quando preoccupazioni ambientali hanno cominciato a generare domande politiche. Nel mondo occidentale, questo è comunemente attribuito all'avvento dell'industrializzazione durante il XIX secolo, e alla nascita delle prime associazioni, gruppi e reti dedicate a questioni ambientali, i cui membri si identificano come "ambientalisti".Talshir, Gayil. "The role of environmentalism: From the Silent Spring to the silent revolution." in , pp. 22-43.Davis, A.R. "Environmentalism" in .

Da allora, l'ambientalismo si è sviluppato non solo per effetto dello sviluppo e della diffusione di idee ed organizzazioni ambientaliste, ma anche per gli effetti di grandi eventi globali, dello sviluppo economico e delle tecnologie, di cambiamenti di attitudini culturali e di conoscenze scientifiche, delle vicende politiche e dello stimolo alla sensibilità ambientale dato da catastrofi naturali e industriali. La storia dell'ambientalismo si è intrecciata con la nascita e la vita di specifiche associazioni e con l'evoluzione di norme e istituzioni locali, nazionali e internazionali..

Non esiste una periodizzazione in fasi storiche dell'ambientalismo che sia universalmente accettata. L'insieme di idee, movimenti ed azioni comunemente chiamati "ambientalismo" si è enormemente diversificato e sviluppato in direzioni e velocità diverse da paese a paese.Alcuni studiosi ritengono che in realtà i movimenti contemporanei abbiano radici in processi sociali molti antichi. È comunque generalmente accettato che idee ed organizzazioni ambientaliste della società civile abbiano cominciato ad avere un ruolo di mobilizzazione di massa a partire dagli anni 1960, e che negli anni 1970 ci sia stata una crescita esponenziale di idee, valori e progetti legati all'ambiente.Armiero, M. e Sedrez, L.F. Introducton, in . L'ambientalismo è poi cresciuto diversificandosi in moltissime varietà, si è diffuso anche nei paesi in via di sviluppo e ha acquisito crescente capacità di influenzare le scelte politiche ed economiche. A partire dagli anni 1970-1980, in molti paesi, gli ambientalisti si sono impegnati direttamente in politica, tramite nuove formazioni o partiti preesistenti. Assieme alla crescente consapevolezza dei problemi ambientali, si sono moltiplicate e rafforzate le istituzioni nazionali e internazionali per la gestione dell'ambiente: le politiche ambientali sono diventate gradualmente più diffuse e centrali all'operato dello stato. Dagli anni 1990 sono emersi movimenti ambientalisti transnazionali.

Anni 1800-1940: origini

Nel mondo occidentale, la sensibilità ambientale moderna nacque nel corso del XIX secolo, facendosi strada gradualmente in una cultura fortemente orientata alla crescita del benessere materiale, sebbene già nel XVIII secolo si trovano le prime radici, ad esempio in alcuni scritti di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778).D. Mornet, Le Sentiment de la nature en France de J.J. Rousseau à Bernardin de Saint-Pierre, Hachette, Parigi, 1907 La rapida industrializzazione provocò i primi effetti vistosi dell'inquinamento. Alla fine del XVIII secolo, il lavoro di Thomas Malthus aveva introdotto la percezione della scarsità delle risorse come limite allo sviluppo economico.

Si fecero anche strada profondi cambiamenti nella cultura e nella conoscenza scientifica. Nella cultura moderna occidentale erano fino ad allora prevalse idee che mettevano l'uomo al centro della natura: si voleva studiare la natura usando leggi meccanicistiche e la si considerava asservita ai bisogni dell'uomo, da essa separato.. Nel corso del XIX secolo ci fu una grande espansione delle conoscenze scientifiche: tra di esse, il lavoro di Charles Darwin; la nascita dell'ecologia; e le prime teorie sul legame tra lo sviluppo umano e l'energia, con i lavori di Wilhelm Ostwald e Frederick Soddy. Le nuove idee riconfigurarono radicalmente la concezione di umanità e natura: si poteva ora capire più profondamente come l'umanità fosse parte della natura, attraverso la propria storia e le relazioni che legavano società e ambiente. Questa fu anche una fase storica in cui si innovarono profondamente le idee sulla società, e si avviarono in molti paesi importanti riforme sociali e politiche, volte ad allargare la partecipazione sociale nella vita pubblica e alla costituzione delle prime forme di protezione sociale. A cavallo tra il XIX e XX secolo, negli Stati Uniti il tumultuoso sviluppo economico e delle infrastrutture cominciò ad erodere i grandi spazi naturali a cui era culturalmente attaccata parte della popolazione. Una ricca produzione letteraria tra il 1850 e 1880 esaltò i valori spirituali ed etici della natura selvaggia: tra gli autori più influenti, sono Henry David Thoreau, Ralph Waldo Emerson, George Perkins Marsh, e John Muir. Dietro questa spinta culturale, sorsero i primi interventi statali per proteggere aree designate: nacque il modello di conservazione basato su parchi nazionali, che da lì si diffuse in tutto il pianeta. Vennero fondate alcune organizzazioni ambientaliste destinate ad una influenza globale: Sierra Club (1892) e Wildlife Conservation Society (1897)..Jay, M. e Morad, M., Conservation and ecology, in .Dalla metà del 1800, anche in Europa nacquero le prime associazioni ambientaliste, spesso limitate alle élite economiche e culturali; dai primi del 1900, alcune di esse cominciarono ad acquisire dimensioni di massa. I valori che le ispiravano erano diversi dall'amore per la natura selvaggia tipico del nord-America: il paesaggio di molti paesi europei è stato modificato dall'uomo per millenni. La conservazione era spinta piuttosto dal desiderio di proteggere beni naturali a cui si associava al senso di identità nazionale, alimentato dalla cultura letteraria ed estetica dell'epoca. Il romanticismo che soggiaceva a parte della cultura dell'epoca, si contrapponeva al positivismo e allo scientismo nati dall'illuminismo: promuoveva piuttosto un ritorno alla natura, di cui si idealizzavano le condizioni passate, per superare la separazione tra essa e l'uomo che era stata introdotta dalle correnti razionaliste e dalla rivoluzione industriale. Tra i sostenitori della conservazione, c'era anche chi voleva promuovere l'inizio del turismo, sulla spinta della motorizzazione, dello sviluppo delle infrastrutture e di un primo allargamento del benessere oltre le élite. Tra le organizzazioni ambientaliste europee che raggiunsero presto dimensioni di massa, furono fondate in Gran Bretagna la Commons Preservation Society (1865), la Reale società per la protezione degli uccelli (1889), il National Trust (1895); in Germania fu fondata la Naturschutzbund Deutschland (1899). Erano associazioni culturali, non politiche, anche se spesso operavano per influenzare decisioni politiche, come gruppi di interesse. Agli inizi del XX secolo, vennero costituiti i primi parchi nazionali europei: in Svezia (1909), Russia (1912), Svizzera (1914), Spagna (1918), Germania (1921), Italia (1923). Nei paesi dove le idee ed iniziative di conservazione erano più diffuse, cominciarono ad emergere le prime tensioni tra chi voleva conservare e chi voleva sostenere il pubblico accesso delle attrattive ambientali per il benessere fisico e spirituale della popolazione.

Durante gli anni 1920 nacque l'ecologia sociale urbana, ad opera della cosiddetta scuola di Chicago: la ricerca ecologica e quella sociologica confluirono nell'analizzare l'interazione tra mondo naturale e società umane. Da lì si irradiò il vasto campo di indagine e di pensiero dell'ecologia umana.

Anni 1950-1960: nascita dell'ambientalismo di massa

Nel secondo dopoguerra si instaurò un nuovo ordine mondiale. Nel fiorire della cooperazione internazionale, a partire dalle Nazioni Unite, cominciò a farsi strada gradualmente anche la questione ambientale. Nel 1945 l'UNESCO promosse la costituzione dell'Unione internazionale per la protezione della natura. L'ecologia si affermò nell'insegnamento accademico e nella ricerca, e aprì prospettive nuove alla comprensione del rapporto tra uomo e natura. Dalle radici del protezionismo, fiorì una sensibilità più ampia per le complesse interazioni tra società e ambiente.. Nel 1968 un'importante conferenza dell'UNESCO sulla biosfera lanciò l'idea della prima conferenza generale dell'ONU sull'ambiente e il programma Man and the Biosphere, che diffuse modelli di conservazione della natura che accettano maggiormente le attività umane, rispetto ai modelli precedenti delle aree protette.

Si avviarono radicali trasformazioni economiche che ebbero profondi impatti ambientali: l'intensificazione della produzione agricola, sostenuta da un ruolo crescente dell'industria chimica; lo sviluppo di grandi aree urbane coi loro problemi di smog; l'introduzione di nuovi materiali sintetici nelle produzioni industriali di massa; lo sviluppo dell'energia atomica a scopi civili, assieme alle tensioni della guerra fredda, agli esperimenti nucleari militari in atmosfera e i primi incidenti in impianti nucleari e alle loro ricadute di radiazioni; l'esplorazione spaziale, che stimolò anche una nuova sensibilità sul pianeta osservato dallo spazio.