I Maya appaiono come un popolo estremamente affascinato dai corpi celesti, dalla misurazione del tempo e dai fenomeni astronomici. Dei differenti tipi di astrologia precolombiana adottati da popoli come Maya e Aztechi sono pervenuti ai giorni nostri pochi documenti autentici a causa delle devastazioni perpetrate dai primi conquistatori spagnoli e delle distruzioni documentarie successive tra cui l'incendio di documentazioni raccolte nello Yucatán avvenuto ad opera dei missionari impegnati a diffondere la religione cattolica.Anthony Aveni - Gli imperi del tempo. Calendari orologi e culture Ed. Dedalo, 1993 ISBN 88-220-0533-3, 9788822005335 p256
Ciò che sappiamo dall'interpretazione di sculture, geroglifici, codici ed opere architettoniche è che l'astrologia maya era costituita da un insieme di osservazioni di tipo astronomico e geodetico su cui venivano innestati riferimenti mitologici, religiosi, genealogici e politici.
I quattro codici americani
I quattro manoscritti originali utilizzati per interpretare le conoscenze e credenze maya sono il Codice di Dresda, il Codice di Parigi, il Codice di Madrid e il Codice Grolier. Altre fonti utilizzate sono la Relación di Diego de LandaD. De Landa, elaciòn de las Cosas de Yucatan, a cura di A Tozzer, Peabody Museum, Cambridge 1991. Edito in Italia col titolo Relazione sullo Yucatan da Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, Milano 1983 e i dizionari compilati dai primi missionari.
Il codice Dresda Il Codice Dresda (Codex Dresdensis) è un antico manoscritto ideografico Maya del XI-XII secolo, probabilmente redatto a partire da testi originali precedenti (VII-VIII secolo) ed è considerato il più completo tra i quattro codici Americani giunti ai nostri giorni. Secondo alcuni studiosi è il primo libro scritto nelle Americhe di cui si abbia un repertoAnzovin, Steven e altri AA Famous First Facts International Edition H. W. Wilson Company (2000), ISBN 0-8242-0958-3 p.197. È composto da 72 pagine in cui si trovano redatti con straordinaria accuratezza tavole astronomiche, almanacchi, tavole astrologiche e testi di contenuto religioso in cui vengono descritti riti e pratiche divinatorie. Contiene tavole con le quali vengono calcolate con discreta precisione le eclissi di sole (anche quelle non osservabili dal centroamerica) e la rivoluzione sinodica di Venere. Il codice Dresda era probabilmente un testo privato riservato alla consultazione da parte di sacerdoti, indovini e pronosticatori che vi trovavano descrizioni e istruzioni. Le raffigurazioni e geroglifici con riferimenti astronomici su statue ed edifici, invece, potevano essere letti da tutti e venivano utilizzati soprattutto per divinizzare re e governanti.
Venere Il codice di Dresda contiene importanti informazioni sullo studio del pianeta Venere da parte dei Maya. Sei pagine del codice sono dedicate all'accurato studio della posizione e dei cicli del pianeta, frutto di centinaia di anni di osservazione. Dopo la Luna Venere è l'oggetto naturale più luminoso nel cielo notturno e raggiunge la sua massima brillantezza poco prima dell'alba quando è visibile verso est e poco dopo il tramonto quando compare basso sull'orizzonte verso ovest. È talora visibile anche di giorno se la sua distanza dal sole è massima. Venere era importante per la civiltà maya, che sviluppò un calendario religioso basato in parte sui suoi movimenti, e si basava sulle posizioni di Venere per valutare il tempo propizio per eventi quali le guerre, che venivano cominciate quando Venere tornava visibile nel cielo, oppure l'incoronazione di governanti.Kukulkán, il serpente piumatofigura probabilmente importata dalla mitologia azteca (dove viene denominato Quetzalcoatl) e presente nelle religioni del mesoamerica dal periodo preclassico fino alla conquista spagnola, compiva un viaggio nel mondo inferiore simboleggiato dalla scomparsa e ricomparsa di Venere nel cielo. Venere è visibile per due cicli di circa nove mesi intervallati da due cicli di 8 e 50 giorni durante i quali scompare dal cielo. Il ciclo apparente di Venere si compie dunque in quasi 20 mesi come viene registrato nel codice Dresda.È necessario rilevare che il calendario venusiano maya riporta delle macroscopiche imprecisioni anche di trenta giorni che dovevano essere note anche ai suoi compilatori, e che per certi versi possono far assimilare il calendario venusiano ad una metodica di previsione delle eclissi lunari. Il motivo per cui queste vistose imprecisioni venissero comunque canonizzate all'interno di un calendario, che serviva anche per prevedere la ricomparsa di Venere, rimane un mistero insoluto. Probabilmente i Maya piegavano a necessità astrologiche e rituali alcune semplici rilevazioni astronomicheAveni, Gli imperi del tempo. Calendari, orologi e culture p.266 probabilmente per permettere un accordo con le computazioni presenti in calendari precedenti come lo tzolkin. È probabile che i Maya studiassero i movimenti anche di altri pianeti come Marte, Mercurio e Giove.
Il codice di Madrid Il codice Tro-Cortesianus di Madrid è più tardo rispetto al dresdensis (probabilmente del XV secolo), contiene 112 pagine ed è lungo più di sette metri. Fu redatto da otto scriba differenti ed è di contenuto più ampio rispetto al codice di Dresda. Vengono descritte procedure e tecniche della divinazione, riti religiosi e cerimonie legate alla festa dell'anno nuovo. È conservato a Madrid nel Museo de América.
Il codice di Parigi Il Codice di ParigiPerez era il nome scritto sui fogli che avvolgevano il manoscritto quando fu ritrovato in un deposito della Biblioteca Nazionale di Parigi nel 1860. della Biblioteca Nazionale di Parigi è anch'esso di epoca tardaPaul Arnold Il libro dei morti maya -Pubblicato da Edizioni Studio Tesi, 1992 Il Codice Peresianus della Biblioteca Nazionale di Parigi è anch'esso di epoca tarda.
Siti archeologici di interesse astronomico
El Caracol (la chiocciola) è un complesso monumentale edificato nel suo nucleo principale (basamento rettangolare) attorno al 900 d.C. È un edificio dalla insolita struttura a pianta circolare sormontato da una volta a cupola. La struttura cilindrica superiore poggia su un basamento rettangolare costituito da due piattaforme, una inferiore ed una superiore, ed ospita al suo interno una scala a chiocciola che conduce in un ambiente con sette aperture da cui si ipotizza che i sacerdoti osservassero e studiassero corpi celesti (Venere in particolare) e soprattutto fenomeni astronomici come i solstizi utilizzati per predire i primi giorni della primavera e dell'autunno. Le sette aperture comprendono quattro porte orientate secondo i punti cardinali e tre finestre: la più grande delle tre è rivolta ad ovest, le altre due guardano verso sud-ovest e sud. La disposizione e l'orientamento dell'edificio sembrano avere un'impronta astronomica, in particolare le facce delle piattaforme rettangolari sembrano guardare all'orizzonte in corrispondenza di eventi astronomici osservabili dalla Terra che coinvolgono il sole e il pianeta Venere.Anthony F. Aveni, Sharon L. Gibbs, and Horst Hartung - The Caracol Tower at Chichen Itza: An Ancient Astronomical Observatory? - Articolo pubblicato sulla rivista Science, 6 giugno 1975:Vol. 188. no. 4192, pp. 977 - 985 Presenta alcune influenze di epoca tolteca soprattutto nelle decorazioni. Il monumento è correlato al culto di Kukulkan. La Piramide di Kukulkan è un'imponente struttura piramidale, la più grande del sito archeologico di Chichén Itzá, che sembra riprodurre o simboleggiare un calendario maya: presenta nove terrazze sovrapposte divise in due da quattro scalinate centrali per un totale di 18 zone scoperte (18 sono i mesi del calendario Haab'). La somma dei gradini delle quattro scalinate e della piattaforma più elevata è 365. Agli equinozi di primavera e d'autunno, al calare e al sorgere del sole, gli angoli della piramide proiettano un'ombra a forma di serpente piumato (Kukulkan) lungo il lato ovest della scalinata nord ai piedi della quale si trova una scultura che raffigura la testa di Kukulkan.Robert J. Sharer, Loa P. Traxler The ancient Maya Pubblicato da Stanford University Press, 2006 ISBN 0-8047-4817-9, 9780804748179 p.597
Il Tempio delle sette bambole (anche detto Tempio del Sole, ca. 700 d.C.) è l'edificio principale del sito archeologico di Dzibilchaltún nello Yucatán. Prende il nome dalle sette piccole statuine che furono ritrovate all'interno del tempio quando fu portato alla luce nel 1950. L'edificio ha due larghe finestre contrapposte sulla parete est ed ovest attraverso le quali, nell'equinozio di primavera, all'alba, i raggi solari attraversano completamente la struttura.
Ciclicità degli eventi astronomici e dell'attualità
K'inich Janaab' Pakal (23 marzo 603 - 28 agosto 683)Queste date sono indicate in iscrizioni Maya sul Lungo computo : 9.8.9.13.0 e 9.12.11.5.18. Tratto da Tiesler, Vera & Andrea Cucina (2004) Janaab Pakal de Palenque: Vida y muerte de un gobernante maya UNAM, ISBN 978-970-32-1489-1 è stato uno dei più influenti e celebri "ajaw" maya di Palenque nel tardo periodo classico. Viene anche denominato in altri modi tra cui Pacal (scudo in lingua maya), Pacal il Grande, "Scudo solare" e 8 Ahau. È seppellito nel Tempio delle iscrizioni all'interno di una cripta dove è presente una celebre lapide che illustra la morte del re Pacal come discesa negli inferi. Nel solstizio d'inverno, il giorno dell'anno con la notte più lunga e in cui il sole appare al nadir ossia il punto più basso all'orizzonte, a Palenque il sole tramonta sotto il Tempio delle iscrizioni a simboleggiare la discesa del re nel mondo inferiore a cui segue l'inizio di un nuovo periodo astronomico, in cui il sole rimane per più tempo nella volta celeste, e politico, con la trasmissione dei poteri al successore del re. Il solstizio di inverno viene dunque visto come un momento di morte e di rinascita e di continuità nella successione dei governanti attraverso la via ereditaria. L'ultima data compresa nel Lungo computo cade il 21 o, secondo altri studiosiSchele, Linda e David Freidel A Forest of Kings: The Untold Story of the Ancient Maya (Reprint edition ed.). Harper Perennial, New York 1992. ISBN 0-688-11204-8., il 23 dicembre 2012 ossia in prossimità del solstizio d'inverno.
Il calcolo del tempo L'unità fondamentale per i Maya era il giorno (kin) inteso come manifestazione del ciclo solare che sorge e tramonta. I primi riferimenti alla numerazione dei giorni attraverso l'uso delle dita si ritrovano nei geroglifici maya presenti sulle steli 12 e 13 (ca. 275 a.C.) del Monte Albán, un importante sito archeologico (ca. 300 a.C.) nei pressi di Oaxaca, e costituiscono uno dei documenti più antichi che attestano l'interesse per il computo del tempo nel Nuovo Mondo.
Le incisioni su pietra rappresentanti il kin sono tra le più frequenti iscrizioni dei Maya giunte ai nostri giorni. Ogni glifo del kin che significa contemporaneamente giorno, sole e tempo, indica i quattro punti cardinali e la decorazione floreale, simboleggiante la procreazione, indica verosimilmente le posizioni estreme del sole all'orizzonte ossia i solstizi d'inverno e d'estate. In questo senso i Maya operano una fusione tra tempo e spazio; invero nella lingua maya i significati di spazio e tempo spesso si sovrappongono. In alcune sculture, gli dei associati a giorni o periodi dell'anno vengono raffigurati come chini sotto il carico dei giorni, raffigurati come materiale da trasportare oppure stanchi e a riposo, come nelle raffigurazioni a Copán e a Quiriguà.