I bombardamenti di Zara durante la seconda guerra mondiale ad opera delle forze aeree Alleate causarono la quasi totale distruzione della città, exclave italiana in Dalmazia dai tempi del trattato di Rapallo del novembre del 1920 e in seguito assegnata alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia dal trattato di pace del 1947. Il numero ingente dei bombardamenti e delle vittime non è stato finora quantificato in modo univoco, e le ragioni strategiche delle ripetute azioni aeree alleate contro la città, a cui seguì l'esodo pressoché totale della popolazione autoctona italiana, sono state oggetto di interpretazioni storiografiche spesso divergenti.
Contesto storico
Al tempo dell'attacco delle forze dell'Asse alla Jugoslavia (6 aprile 1941), Zara era la novantaquattresima provincia italiana, la più piccola per territorio (52 km² Zara e il suo circondario, 58 km² l'isola di Lagosta, nel sud della Dalmazia) e per numero di abitanti (22.000 più 1.700)In lingua italiana, la descrizione complessiva più accurata della città negli anni trenta dal punto di vista storico/artistico resta ancora quella contenuta nel volume Dalmazia pubblicato dalla Consociazione Turistica Italiana (il nome italianizzato ai tempi del fascismo del Touring Club Italiano) nel 1942, ristampa quasi identica della precedente edizione del 1934..
Circondata completamente dai territori jugoslavi, l'antica capitale del Regno di Dalmazia all'interno dell'Impero austro-ungarico aveva assunto una fortissima valenza simbolica: da un lato, era divenuta un preteso «faro della latinità nel mare slavo» (come si diceva in Italia a quel tempo), perenne monito per il resto della Dalmazia considerata "irredenta"; dall'altro una spina nel fianco per il neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (in seguito divenuto Regno di Jugoslavia), che nelle sue componenti nazionaliste, e segnatamente tra i croati, la considerava un territorio slavo sottratto con la forza, unitamente all'Istria, a Fiume e ai territori considerati sloveni, compresa la città di Trieste. Zara fu quindi uno dei cardini della contesa adriaticaSulla questione, inquadrata nel contesto degli anni venti/quaranta del XX secolo, si vedano e .
La campagna di Jugoslavia
Il 6 aprile 1941 le forze armate tedesche, assieme a quelle italiane e ungheresi, scatenarono l'attacco alla Jugoslavia, che, lacerata da profondi e precedenti conflitti interni, con la conseguente defezione di gran parte dei militari croati, crollò in nove giorni: la richiesta di pace venne avanzata il 15 aprile e la resa venne firmata il 17. Durante questi nove giorni Zara subì tre bombardamenti, con effetti limitati. Le incursioni ebbero luogo il 9 aprile: poco dopo l'alba tre apparecchi jugoslavi bombardarono la città sganciando una ventina di bombe e causando lievi danni e sei feriti fra la popolazione; alle 11:00 tre biplani jugoslavi lanciarono bombe in varie zone della città, colpendo fra l'altro il deposito di munizioni allestito nel Bosco dei Pini, all'aperto; alle 14:30 la più violenta incursione: tre apparecchi jugoslavi bombardarono la città, causando gravi danni a una decina di edifici. Si contarono «alcuni morti fra la popolazione»La ricostruzione degli eventi è tratta da O. Talpo, Dalmazia. Una cronaca per la storia (1941), Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio Storico, Roma, 1985, pp. 19 ss..
La successiva spartizione della Jugoslavia previde per Zara un rango di rilievo all'interno di quella parte della Dalmazia annessa al Regno d'Italia: fu infatti il capoluogo amministrativo del Governatorato della Dalmazia, costituito dalle tre province di Zara stessa (con territorio di oltre 3.000 km² e 211.900 abitanti), Spalato e CattaroSulla costituzione e i destini del Governatorato della Dalmazia, si veda Davide Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo, Bollati Boringhieri, Torino, 2003..
Zara dopo l'armistizio
L'8 settembre 1943 si diffuse per la Dalmazia la notizia dell'armistizio italiano. Questa colse la popolazione e le forze armate dislocate nella regione completamente di sorpresa, tanto che si registrarono perfino casi di arresto di persone che semplicemente avevano reso pubblica la notizia, con l'accusa di disfattismo.La succinta ricostruzione degli eventi narrati in questo paragrafo è tratta da .
La sera stessa il dittatore dello Stato Indipendente di Croazia, Ante Pavelić, proclamò l'annessione di tutte le conquiste territoriali italiane del 1941, nonché di Zara, di Fiume e dell'Istria. La difesa della Piazza di Zara era costituita all'epoca da due compagnie presidiarie di alpini (152ma e 343ma), una compagnia fucilieri del 292º fanteria, una batteria da 75/13, il gruppo contraereo della difesa territoriale, ma l'8 settembre arrivò in città da Spalato una parte del comando del XVIII Corpo d'armata (il comandante del Corpo - generale Umberto Spigo - era a Zara già del 3 settembre): assieme agli organici del comando divisione, fra Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Finanza, Milizia portuale, Forestale, servizi di commissariato, sussistenza e intendenza erano presenti in città e nelle immediate vicinanze circa seimila uomini, che andavano aumentando di ora in ora a causa dell'afflusso continuo di truppe dai presidi circostanti.. Il comandante della Piazza di Zara era il comandante della 158ª Divisione fanteria "Zara", generale Carlo Viale, che cercò da un lato di rafforzare le difese cittadine per prevenire un atto di forza tedesco, dall'altro di entrare in contatto con i partigiani jugoslavi della zona, probabilmente su incarico di Spigo. Nella notte fra l'8 e il 9 settembre venne organizzato un incontro: i partigiani richiesero la cessione di armi e munizioni da parte italiana, ma Viale pretese che i partigiani così riarmati passassero agli ordini degli italiani. Questi rifiutarono e così nessun accordo venne raggiunto.. Nelle stesse ore il comando tedesco diramò lOrdine n. 1 - Per orientamento dell'Esercito durante l'occupazione della costa Adriatica, e così alle 15:00 del 10 settembre - mentre a Zara si assisteva a scene di ammutinamento e fuga di interi gruppi di militari italiani - senza che fosse opposta alcuna forma di resistenza entrarono in città i primi reparti tedeschi al comando del tenente colonnello Laumann e del maggiore Hans Teissl, appartenenti alla 114. Jäger-Division. Dopo un rude contatto fra ufficiali, i comandi italiani si arresero ai tedeschi, forti di circa 3000 uomini.. Le truppe germaniche occuparono rapidamente la città, prevenendo i funzionari inviati da Zagabria che intendevano prendere il potere destituendo il locale prefetto italiano, il conte Alberto degli Alberti.Il prefetto degli Alberti era entrato in carica a Zara il 12 agosto 1943. In merito si veda ., per procedere poi ad insediare a nuovo prefetto di Zara l'avvocato Viktor Ramov (originario dell'Isola Lunga) e a sindaco il dr. Andrija Relja.. La città fu quindi per quattordici mesi sotto occupazione militare tedesca, ma l'amministrazione civile rimase sempre quella italiana: il 2 novembre 1943 Vincenzo Serrentino - che il giorno stesso dell'occupazione tedesca aveva riaperto la federazione fascista di Zara, assieme a Mario Petronio - venne nominato Capo della Provincia (prefetto) dal prefetto di Trieste Bruno Coceani, a nome del governo della Repubblica Sociale Italiana.
Cronologia dei bombardamenti
2 novembre 1943 La città alla fine del 1943 era sulla direttrice dei bombardieri Alleati che partivano dall'Italia per colpire i Balcani e la Romania. Generalmente queste imponenti formazioni aeree passavano ad alta quota e non sempre l'allarme veniva suonato. La mattina del 2 novembre 1943, commemorazione dei Morti, decine di bombardieri sorvolarono la città; la cosa si ripeté alle 12:05, alle 13:30 e ancora una volta un'ora dopo..
Alle 20:07 una formazione di sei. o otto aerei Boston A-20 del No. 18 Squadron RAF lanciò un carico di 24 bombe per un totale di 5,4 tonnellate su Zara, con obiettivo il porto (uno specchio d'acqua di circa 1.300 metri di lunghezza per 200 di larghezza), mancandolo per qualche decina di metri: le bombe colpirono il rione di Ceraria e la città, abbattendo fra l'altro lo storico Teatro Vecchio. Si contarono centosessantatré morti - fra i quali trentotto bambini, riparatisi in un rifugio antiaereo colpito da una bomba - e duecentosessanta feriti, oltre a decine di case distrutte o danneggiateLa cronaca del primo bombardamento si ritrova con leggere differenze in tutti gli studi, sia quelli italiani che in quelli croati, in particolare , e .
L'effetto psicologico fu fortissimo: i zaratini erano completamente impreparati, convinti di non costituire un obiettivo militarmente rilevanteSi vedano le riflessioni e le testimonianze contenute in . Don Giovanni Eleuterio Lovrovich, nato da famiglia italiana di Sebenico che si spostò in seguito a Zara, fu parroco della chiesa collegiata di San Simeone, al centro di Zara e rimase in città fino al 1948..
Il bombardamento del 28 novembre La stampa locale pubblicò decine di articoli di ricostruzione degli eventi del 2 novembre: in prevalenza si riteneva che il bombardamento fosse stato un errore, un caso disgraziato non più ripetibile. Il giornale di Dalmazia (il principale quotidiano di Zara) stigmatizzò nel contempo gli allarmismi «con cui sono stati annunciati nuovi attacchi»..
Alle 11:08 di domenica 28 novembre dodici B-25 Mitchell planarono non preceduti dall'allarme su Zara, seguiti in sequenza da un'altra ondata di dodici: sganciarono complessivamente 35 tonnellate di bombe su una superficie di poco più di un chilometro quadrato: l'abitato di Zara, il porto e i rioni di Barcagno e Ceraria.
Le distruzioni furono devastanti: il piroscafo Sebenico venne affondato, così come il traghetto Filippo Corridoni con una trentina di passeggeri a bordo; venne colpita la Colonia agricola industriale per orfani di guerra, con circa venti ragazzi schiacciati dalle macerie; altri morti nel Giardino Pubblico, alla Casa della ex-Gioventù Italiana del Littorio (GIL), al Palazzo del Tribunale, in viale Tommaseo e in Riva Nuova. Le fabbriche di maraschino Vlahov e Luxardo bruciarono per ore, così come la centrale elettrica che serviva la città.
I morti furono circa 150 ed oltre 200 i feriti. La città iniziò a svuotarsi: chi poteva si trasferì nell'entroterra o nelle isole, mentre a Zara la mancanza di corrente elettrica si accompagnò a difficoltà di approvvigionamento alimentare.La ricostruzione del bombardamento e delle sue conseguenze è comune a tutte le fonti segnalate in bibliografia, cui si può aggiungere il paragrafo intitolato 28. studenog 1943 in .
I bombardamenti di dicembre
Secondo le notizie tratte dal Summary dellAir Staff Operational del comando americano si registrò una serie di attacchi nel mese di dicembre, alle date del 15, 16, 21, 22, 24, 27 e 30, alle volte ripetuti più di una volta nella stessa giornata.. Nel diario di guerra del 340th Bombardment Group, facente parte del 57th Bomb Wing (USAF) di stanza in Puglia, si fa riferimento ad un'azione del 16 dicembre, durante la quale ventotto aerei americani attaccarono la città alle 14:00, scaricandovi più di sessanta tonnellate di bombe e colpendo navi, installazioni portuali, rive e magazzini, p. 7..
Vengono gettate bombe di vario tipo, dalle dirompenti alle incendiarie, alternate a spezzonamenti e mitragliamenti a bassa quota: il contrasto della contraerea è limitato, e le incursioni si verificano sia di notte che di giorno.