La storia delle campagne dell'esercito romano in età repubblicana rappresenta l'insieme delle guerre di conquista che Roma attuò nel periodo compreso tra il 509 a.C. ed il 27 a.C., nel periodo in cui l'Urbe era amministrata da una repubblica oligarchica e che consiste nel passaggio dalla monarchia alla Repubblica e da quest'ultima al Principato.
La Repubblica rappresenta una fase lunga, complessa e decisiva della storia romana: costituì un periodo di enormi trasformazioni per Roma, che da piccola città stato quale era alla fine del VI secolo a.C. divenne, alla vigilia della fondazione dell'Impero, la capitale di un vasto e complesso Stato, formato da una miriade di popoli e civiltà differenti, avviato a segnare in modo decisivo la storia dell'Occidente e del Mediterraneo.
In questo periodo si inquadra la maggior parte delle grandi conquiste romane nel Mediterraneo ed in Europa, soprattutto tra il III ed il II secolo a.C.; il I secolo a.C. è invece, come detto, devastato dai conflitti intestini catalizzati dai mutamenti sociali, ma è anche il secolo di maggiore fioritura letteraria e culturale, frutto dell'incontro con la cultura ellenistica e riferimento "classico" per i secoli successivi.
Premessa: l'età regia (753 – 509 a.C.)
Il caso di Roma è pressoché unico nel mondo antico: la sua storia, non solo militare, è documentata spesso in gran dettaglio quasi dalla fondazione iniziale della città e fino all'epoca del declino finale. Nonostante alcuni resoconti siano andati perduti, come quello di Traiano sulle sue campagne daciche, mentre altri, come le prime storie su Roma, sono come minimo semi-apocrifi, i resoconti sopravvissuti sulle vicende militari di Roma sono di considerevole dimensione.
La storia più antica, dalla fondazione di Roma quale piccolo villaggio tribale,Pennell, Ancient Rome, Cap. 3, par. 8. fino alla fine dell'Età regia con la caduta dei re di Roma, è quella meno conservata. Questo perché, sebbene i primi Romani possedessero un certo livello di alfabetizzazione,Grant, The History of Rome, p. 23. dovette mancare loro il desiderio di tramandare le loro vicende storiche oppure le storie da loro registrate andarono perdute.Pennell, Ancient Rome, Cap. 9, par. 3
Sebbene Livio, storico romano tradizionalmente collocato tra il 59 a.C. e il 17 d.C.,Syme, seguendo G. M. Hirst, ha ipotizzato il periodo 64 a.C.–12 d.C. nella sua opera Ab Urbe condita, elenchi, dal primo insediamento fino ai primi anni, una serie di sette re della Roma arcaica, i primi quattro 're' (Romolo,Floro, Epitome di storia romana, I, 1. Numa Pompilio,Floro, I, 2.Cassio Dione Cocceiano, I.7.6 Tullo OstilioFloro, I, 3. e Anco MarzioFloro, I, 4.) sono quasi certamente interamente apocrifi. Michael Grant e altri ipotizzano che, prima dell'instaurarsi del dominio etrusco su Roma sotto Tarquinio Prisco, quinto re della tradizione,Pennell, Ancient Rome, Cap. V, par. 1. Roma fosse stata guidata da qualche sorta di autorità religiosa.Grant, The History of Rome, p. 21. Pochissimo si conosce della storia militare di Roma durante questa epoca, e quello che la storia ci ha tramandato ha più della natura leggendaria che di una consistenza fattuale. Secondo la tradizione, Romolo fortificò uno dei sette colli di Roma, il colle Palatino, dopo aver fondato la città, e Livio afferma che, poco dopo la sua fondazione, Roma era «pari a qualsiasi delle città circostanti per valore militare».Livio, Ab Urbe condita, I.9.
Epoca repubblicana
La prima fase di difesa ed espansione (509 – 264 a.C.)
Le prime campagne italiche (fino al 396 a.C.)
Le prime guerre storiche furono al tempo stesso azioni di espansione e di difesa, tendenti a proteggere la stessa Roma da città e nazioni circostanti e a consolidarne il radicamento territoriale nella regione.Grant, The History of Rome, p. 33. Floro scrive che, a quel tempo,
Nonostante le fonti non siano concordi, è possibile che, in quel periodo, la stessa Roma fosse invasa due volte da eserciti etruschi: la prima nel 509 a.C. circa, sotto lo stesso re Tarquinio il Superbo appena esautorato,Grant, The History of Rome, p. 32Livio, II, 6. e la seconda nel 508 a.C. sotto l'etrusco Porsenna.Livio, II, 9.Livio, II, 11-15.
Inizialmente, gli immediati vicini di Roma erano città o villaggi dei Latini,Floro, I, 11. con un assetto tribale simile a quello di Roma, o anche tribù sabine delle vicine alture appenniniche.Grant, The History of Rome, p. 38 Poco alla volta Roma sconfisse sia i pervicaci sabini sia le città locali che erano o egemonizzate dagli Etruschi o città latine che, al pari di Roma, si erano liberate dei loro dominatori etruschi. Roma sconfisse i Lavinii e i Tusculi nella battaglia del lago Regillo, del 496 a.C.,Grant, The History of Rome, p. 37.Livio, p. 89. e i Sabini in una battaglia sconosciuta nel 449 a.C., gli Equi e i Volsci nella battaglia del Monte Algido nel 458 a.C. e nella battaglia di Corbione nel 446 a.C.,Cassio Dione, Storia romana, Vol. 1, VII, 17. i VolsciCassio Dione, Vol. 1, VII, 16 nella battaglia di CorbioneThe Enemies of Rome, p. 13 e nella conquista di Anzio del 377 a.C.,Grant, The History of Rome, p. 39 gli Aurunci nella battaglia di Ariccia;Livio, II, 26. furono battuti dai Veientani nella battaglia del Cremera nel 477 a.C.,Grant, The History of Rome, p. 41Floro, I, 12. nella conquista di Fidene del 435 a.C.Grant, The History of Rome, p. 42 e nelle guerre veienti che portarono alla conquista di Veio del 396 a.C.Cassio Dione, I.7.20. Una volta sconfitti i Veientani, i Romani ebbero effettivamente completato la conquista dei loro immediati vicini etruschi,Pennell, Ancient Rome, Ch. II e, allo stesso tempo, resa sicura la loro posizione contro la minaccia immediata costituita dai popoli tribali delle alture appenniniche.
Roma, tuttavia, controllava ancora solo una ristrettissima area e i suoi affari rivestivano un ruolo minore nell'intero contesto della penisola italica: i resti di Veio, ad esempio, ricadono oggi interamente nei suburbi della Roma moderna e gli interessi di Roma erano da poco venuti all'attenzione dei Greci, portatori della cultura trainante dell'epoca.Grant, The History of Rome, p. 44 Il grosso dell'Italia rimaneva ancora in mano ai Latini, ai Sabini, ai Sanniti e ad altri popoli dell'Italia centrale, ai coloni greci delle poleis magnogreche, e, in particolare, ai popoli celtici dell'Italia settentrionale, inclusi i Galli. All'epoca, la civiltà celtica era vibrante e in fase di espansione militare e territoriale, con una diffusione che, sebbene priva di coesione, arrivò a coprire gran parte dell'Europa continentale. Fu proprio per mano dei Celti della Gallia che Roma soffrì una sconfitta umiliante, a cui seguì una battuta d'arresto imposta alla sua espansione: il ricordo di quella sconfitta era destinato ad imprimersi profondamente nella coscienza e nella futura memoria di Roma.
Invasioni celtiche dell'Italia (390–387 a.C.)
Dal 390 a.C., molte tribù galliche avevano iniziato ad invadere l'Italia dal nord, in un'epoca in cui la civiltà celtica si espandeva attraverso l'Europa, all'insaputa dei Romani i cui interessi si rivolgevano ancora alla sicurezza su uno scenario essenzialmente locale. Ad allertare Roma fu una tribù particolarmente bellicosa,Floro, I, 13. i Senoni, che invasero la provincia etrusca di Siena dal nord e attaccarono la città di Clusium (Chiusi),Pennell, Ancient Rome, Ch. IX, para. 2 non molto distante dalla sfera d'influenza di Roma. Gli abitanti di Chiusi, sopraffatti dalla forza dei nemici, superiori in numero e per ferocia, chiesero aiuto a Roma. Quasi senza volerlo i Romani non solo si ritrovarono in conflitto con i Senoni, ma ne divennero il principale obiettivo. I Romani li fronteggiarono in una battaglia campale presso il fiume Allia intorno agli anni 390–387 a.C. I Galli, guidati dal condottiero Brenno, sconfissero un'armata romana di circa soldati e incalzarono i fuggitivi fin dentro la stessa città, che fu sottoposta ad un parziale ma umiliante saccoLivio, V, 48.Lane Fox, The Classical World, p. 283 prima di essere scacciatiAppiano, Storia romana, estratto bizantino dal IV libro. o convinti ad andarsene dietro pagamento di un riscatto.
Ora che tra Galli e Romani era corso il sangue, altri conflitti intermittenti, per oltre due secoli, continuarono a sorgere tra i due contendenti: la battaglia dell'Anio (presso l'Aniene, circa nel 360 a.C.),Alexander Demandt. I Celti, Il Mulino, Bologna, 2003, p. 24. la battaglia del lago Vadimone (283 a.C.) contro una coalizione celto-etrusca, la battaglia di Fiesole nel 225 a.C., la battaglia di Talamone nel 224 a.C., la battaglia di Clastidio nel 222 a.C., la battaglia di Cremona nel 200 a.C., la battaglia di Mutina (Modena) nel 194 a.C., la battaglia di Arausio nel 105 a.C., e la battaglia di Vercelli nel 101 a.C. Ma il problema celtico non si sarebbe risolto se non con la completa sottomissione della Gallia, ad opera di Giulio Cesare, dopo la battaglia di Alesia del 52 a.C.
Espansione in Italia (343–268 a.C.)
Dopo essersi ripresi in maniera sorprendentemente rapida dal sacco di Roma,Pennell, Ancient Rome, Ch. IX, para. 4 i Romani ripresero immediatamente la loro espansione in Italia. Nonostante i successi fino ad allora ottenuti, il controllo sull'intera penisola non era, a quel punto, in alcun modo assicurato: i Sanniti erano altrettanto bellicosiPennell, Ancient Rome, Ch. IX, para. 23 e ricchiFloro, I, 16. dei Romani; inoltre, dal canto loro, si prefiggevano di espandersi dall'originario Sannio per assicurarsi nuove terre in quelle fertili pianure italiche su cui insisteva la stessa Roma.Lane Fox, The Classical World, p. 282. La prima guerra sannitica, tra il 343 e il 341 a.C., fece seguito a diffuse incursioni sannitiche nel territorio di RomaPennell, Ancient Rome, Ch. IX, para. 8 e fu una faccenda che si risolse relativamente in fretta: i Romani sconfissero i Sanniti sia nella battaglia del Monte Gauro, nel 342 a.C., che nella battaglia di Suessula, nell'anno successivo, ma furono costretti a ritirarsi dalla guerra senza poter sfruttare il successo fino in fondo, a causa della rivolta di molti degli alleati latini nel conflitto noto come Guerra latina.Grant, The History of Rome, p. 48Pennell, Ancient Rome, Ch. IX, para. 13
In questo modo Roma, intorno al 340 a.C., si trovò a dover contendere sia con le incursioni sannite nel suo territorio, sia con le città latine ribelli, in passato sue alleate, con le quali ingaggiò un aspro conflitto. Roma sconfisse i Latini nella battaglia del Vesuvio e di nuovo nella battaglia di Trifano, dopo la quale le città latine furono obbligate a sottomettersi al potere romano.Grant, The History of Rome, p. 49.Pennell, Ancient Rome, Ch. IX, para. 14 Si deve forse al trattamento indulgente che Roma riservò agli sconfitti, la docile sottomissione dei Latini per i 200 anni che seguirono.