La storia delle campagne dell'esercito romano in età alto-imperiale rappresenta una cronologia di tutte le campagne militari del principato da Augusto agli imperatori Caro, Carino e Numeriano (dal 31 a.C. al 284) che ottennero la porpora imperiale al termine del periodo denominato anarchia militare, prima dell'avvento di Diocleziano e della Tetrarchia.

Contesto storico

Rappresenta il definitivo passaggio dal periodo repubblicano al principato, al termine di una lunga fase di guerre civili durata oltre un cinquantennio (dall'88 al 31 a.C.): da Mario e Silla, a Cesare e Pompeo, fino ad Ottaviano ed Antonio.

Ottaviano era divenuto, di fatto, il padrone assoluto dello Stato romano, anche se formalmente Roma era ancora una repubblica e Ottaviano stesso nelle sue Res gestae poté riconoscere di aver governato in questi anni in virtù del "potitus rerum omnium per consensum universorum" ("consenso generale"), avendo per questo motivo ricevuto una sorta di perpetua tribunicia potestas (certamente un fatto extra-costituzionale).Santo Mazzarino, L'impero romano, Bari 1976, vol. I, p. 68 e s.; R. Syme, The Roman Revolution, Oxford 2002, pp. 313-458.

Fu così che sotto imperatori illuminati, quali furono Augusto e lOptimus princeps di Traiano, la potenza militare di Roma poté mettere a segno grandi conquiste territoriali sia in Europa, sia in Oriente.

Forze in campo

Gli imperatori romani poterono schierare, a partire da Augusto, un esercito composto da unità legionarie ed unità ausiliarie.Yann Le Bohec, L'esercito romano, Roma 1992, p.34 e 45.

Sotto Augusto le legioni furono prima 28, ridotte poi a 25 dopo la disfatta di Teutoburgo del 9. In seguito raggiunsero le 30 unità prima sotto Domiziano, poi con Traiano ed ancora sotto Marco Aurelio, per poi essere aumentate a 33 unità con Settimio Severo, ed infine raggiungere le 37-38 unità sotto Aureliano.Julio Rodriquez Gonzalez, Historia de las legiones romanas, Madrid 2003, p.695-709.

Nel corso dei trecento anni di questo periodo storico, alcune fra queste legioni furono sciolte, altre perse in battaglia e ricostituite. Qui sotto trovate l'elenco di tali unità in ordine di numerazione: Legio I Augusta, Legio I Germanica, Legio I Adiutrix, Legio I Illyricorum, Legio I Italica, Legio I Macriana liberatrix, Legio I Minervia, Legio I Parthica, Legio II Adiutrix Pia Fidelis, Legio II Augusta, Legio II Italica, Legio II Parthica, Legio II Traiana Fortis o II Germanica, Legio III Augusta, Legio III Cyrenaica, Legio III Gallica, Legio III Italica, Legio III Parthica, Legio IIII Flavia Felix, Legio IV Italica, Legio IIII Macedonica, Legio IV Martia, Legio IIII Scythica, Legio V Alaudae, Legio V Macedonica, Legio V Martia, Legio VI Ferrata, Legio VI Victrix, Legio VI Gallicana, Legio VII Claudia Pia Fidelis, Legio VII Gemina, Legio VIII Augusta, Legio VIIII Hispana, Legio X Fretensis, Legio X Gemina, Legio XI Claudia Pia Fidelis, Legio XII Fulminata, Legio XIII Gemina, Legio XIIII Gemina Martia Victrix, Legio XV Apollinaris, Legio XV Primigenia, Legio XVI Gallica, Legio XVI Flavia Firma, Legio XVII, Legio XVIII, Legio XVIIII, Legio XX Valeria Victrix, Legio XXI Rapax, Legio XXII Deiotariana, Legio XXII Primigenia, Legio XXX Ulpia Victrix

Le dimensioni complessive dell'esercito passarono pertanto dai circa armati ai tempi di Augusto fino a armati sotto Antonino Pio per superare la cifra delle unità ai tempi di Settimio Severo e raggiungere quasi quella dei armati ai tempi di Aureliano e Probo.

Cronologia delle guerre: dal 31 a.C. al 284 d.C.

Dalla Repubblica al Principato: l'impero di Augusto (31 a.C. – 14 d.C.)

Sotto Augusto furono coinvolte quasi tutte le frontiere, dall'oceano settentrionale fino alle rive del Ponto, dalle montagne della Cantabria fino al deserto dell'Etiopia, in un piano strategico che prevedeva il completamento delle conquiste lungo l'intero bacino del Mediterraneo ed in Europa, con lo spostamento dei confini più a nord lungo il Danubio e più ad est lungo l'Elba (in sostituzione del Reno).R. Syme, L'Aristocrazia Augustea, Milano 1993, p. 104-105; A. Liberati – E. Silverio, Organizzazione militare: esercito, Museo della civiltà romana, vol. 5; R. Syme, "Some notes on the legions under Augustus", XXIII (1933), in Journal of Roman Studies, pp. 21-25.

Le campagne di Augusto furono effettuate con il fine di consolidare le conquiste disorganiche dell'età repubblicana, le quali rendevano indispensabili numerose annessioni di nuovi territori; mentre l'Oriente poté rimanere più o meno come Pompeo e Antonio lo avevano lasciato, in Europa fra il Reno ed il Mar Nero fu necessaria una nuova riorganizzazione territoriale in modo da garantire frontiere più difendibili.

I confini orientali Fu solo al termine della guerra civile, con la battaglia di Azio (nel 31 a.C.) e la conquista dell'Egitto (nel 30 a.C.) che Ottaviano poté concentrarsi sul problema partico e sull'assetto dell'intero Oriente romano. Il mondo romano si aspettava forse una serie di campagne e forse anche la conquista della stessa Partia,GJ. G. C. Anderson, Il problema partico e armeno: fattori costanti della situazione, Cambridge Ancient History, vol. VIII, in L'impero romano da Augusto agli Antonini, pp.111-142. considerando che Augusto era il figlio adottivo del grande Cesare,E. Horst, Cesare, Milano 1982, p.269. il quale aveva progettato una campagna sulle orme del macedone.Plutarco, Vite parallele - Cesare, 58.Appiano di Alessandria, Guerra civile, II.110.Cassio Dione, XLIII.47 e XLIII.49.

Augusto in Oriente subito dopo la battaglia di Azio nel 30-29 a.C. e dal 22 al 19 a.C., oltre a quella di Agrippa fra il 23-21 a.C. e ancora tra il 16-13 a.C., dimostrava l'importanza di questo settore strategico. Fu necessario raggiungere un modus vivendi con la Partia, l'unica potenza in grado di creare problemi a Roma in Anatolia. Di fatto entrambi gli imperi avevano più da perdere da una sconfitta, di quanto potessero realisticamente sperare di guadagnare da una vittoria. Infatti, durante tutto il suo lungo principato, Augusto concentrò i suoi principali sforzi militari in Europa.

La Partia accettò di fatto che ad ovest dell'Eufrate Roma organizzasse gli stati a suo piacimento. Augusto infatti inglobò alcuni stati vassalli, trasformandoli in province, come la Galazia; rafforzò vecchie alleanze con re locali, come accadde ad Archelao, re di Cappadocia, ad Asandro re del Bosforo Cimmerio, e a Polemone I re del Ponto,Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LIII, 25; LIV, 24. oltre ai sovrani di Emesa, Iturea.Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche XV, 10. Commagene, Cilicia, Calcide, Nabatea, Iberia, Colchide e Albania.D. Kennedy, L'Oriente, in Il mondo di Roma imperiale: la formazione, a cura di J. Wacher, Bari 1989, p.306.

Il punto cruciale in Oriente era, però, costituito dal regno d'Armenia che, a causa della sua posizione geografica, era da un cinquantennio oggetto di contesa fra Roma e la Partia. Egli mirò a fare dell'Armenia uno Stato-cuscinetto romano, con l'insediamento di un re gradito a Roma.D. Kennedy, L'Oriente, in Il mondo di Roma imperiale: la formazione, a cura di J. Wacher, Bari 1989, p.305.

I confini settentrionali

Augusto si dedicò, con l'aiuto di Agrippa, a portare a compimento una volta per tutte la sottomissione di quelle "aree interne" all'impero non ancora conquistate completamente.

La parte nord-ovest della penisola iberica fu condotta sotto il dominio romano dopo una serie di pesanti campagne militari in Cantabria durate 10 anni (dal 29 al 19 a.C.). La vicina Aquitania fu, intanto, percorsa dalle truppe di Marco Valerio Messalla Corvino che vi riportava l'ordine turbato dagli indigeni nel 28 a.C. La conquista dell'arco alpino, per dare maggior sicurezza interna ai valichi ed alle relazioni fra Gallia ed Italia cominciò nel 26-25 a.C. quando furono sottomessi i Salassi con la deduzione di Augusta Praetoria, per terminare nel 7 a.C. con la commemorazione di questi successi e l'erezione del celebre trofeo di La Turbie. Ecco come si espresse Floro sulla sconfitta dell'esercito di Varo:

Ma fu la frontiera dell'Europa continentale che preoccupò Augusto più di ogni altro settore. Essa comprendeva due aree principali: quella danubiana e quella renana. A seguito dell'umiliante sconfitta subita nel 16 a.C. ad opera delle tribù dei Sigambri, Tencteri e Usipeti,Goldsworthy, In the Name of Rome, p. 244 gli eserciti romani spinsero a nord e ad est della Gallia arrivando sottomettere una larga parte della Germania, la cosiddetta Germania romana, frutto dell'occupazione augustea dal 12 a.C. al 9. d.C. La rivolta Pannonica del 6 d.C. costrinse Roma, almeno per il momento,Grant, The History of Rome, p. 208Luttwak, The Grand Strategy of the Roman Empire, p.8. a rinunciare all'idea di consolidare le proprie conquiste mediante l'invasione della Boemia,Luttwak, The Grand Strategy of the Roman Empire, p. 37 Nonostante la perdita di tre intere legioni nella sconfitta di Varo, per mano di Arminio, nella battaglia della foresta di Teutoburgo,Goldsworthy, In the Name of Rome, p. 245Matyszak, The Enemies of Rome, p. 159Clunn, In Quest of the Lost Legions, p. xv Roma si riebbe dalla disfatta e continuò la sua espansione dentro e oltre i confini del mondo conosciuto, seppur rinunciando all'idea di spostare il limes dal Reno all'Elba.

La dinastia giulio-claudia (14-68)

I confini orientali da Tiberio a Nerone

Le terre del Regno d'Armenia, tra il Mar Nero e il Mar Caspio, erano da tempo motivo di contesa tra Roma e l'impero dei Parti, con il controllo della regione che passava ripetutamente di mano tra i due contendenti. Grazie all'impiego di una potente cavalleria pesante e di mobili arcieri a cavallo, la Partia si era rivelata il più formidabile nemico orientale dell'impero romano. Già nel 53 a.C., il triumviro Crasso aveva pensato di invadere la Partia, ma perse la vita nella disastrosa battaglia di Carre. Negli anni che seguirono la disfatta, Roma fu dilaniata da guerre civili e quindi incapace di azioni militari contro la Partia.

I Parti costrinsero l'Armenia a sottomettersi dal 37 d.C.Tacito, II.3 ma nel 47 i Romani riebbero già il controllo del regno, a cui offrirono lo status di cliente. Sotto Nerone, tra il 55 e il 63, i Romani intrapresero una campagna contro l'impero dei Parti, che aveva nuovamente invaso l'Armenia. Dopo essersi ripresi il regno nel 60, e averlo di nuovo perso nel 62, i Romani inviarono nel 63 Gneo Domizio Corbulone nei territori di Vologase I di Parthia, il quale riuscì a ricondurre allo status di cliente l'Armenia, che vi rimase fino al secolo seguente quando Traiano nel 117 la costituì provincia romana.

I confini settentrionali

Eserciti romani, al comando di Germanico, si spinsero in molte altre campagne contro le tribù germaniche di Marcomanni, Hermunduri, Chatti,Tacito, Annales, I.56. Cherusci,Tacito, I.60. Bructeri, e Marsi.Santosuosso, Storming the Heavens, p. 143–144 Superando numerosi ammutinamenti degli eserciti dislocati lungo il Limes renano,Goldsworthy, In the Name of Rome, p. 248 Germanico sconfisse le tribù germaniche di Arminio in una serie di occasioni, culminate nella Battaglia di Idistaviso,Goldsworthy, In the Name of Rome, p. 260 l'attuale Weser (si veda alla voce: Spedizione di Germanico)

Sul continente, l'estensione dei confini dell'impero oltre il Reno rimase in bilico per un po', con l'imperatore Caligola che sembrava sul punto di invadere la Germania nel 39 d.C. e con Gneo Domizio Corbulo che attraversò effettivamente il Reno nel 47, per marciare nel territorio di Frisoni e CauciGoldsworthy, In the Name of Rome, p. 269 prima che Claudio, successore di Caligola, ordinasse la sospensione di nuove azioni offensive oltre il Reno, fissando così quello che sarebbe diventato il:Luttwak, The Grand Strategy of the Roman Empire, p. 38. Limes Germanicus.

L'inizio della conquista della Britannia (43-68)