Il cognome è il nome che indica a quale famiglia appartiene una persona e, assieme al prenome (o "nome proprio di persona"), forma l'antroponimo.

In italiano è uso corretto scrivere il cognome sempre dopo il nome proprio di persona, con la sola eccezione dei casi in cui sia indispensabile o logica l'anteposizione per evidenti motivi di praticità nella ricerca, come negli elenchi alfabetici, dove tuttavia il cognome dovrebbe essere separato dal nome da una virgola (ad esempio: Rossi, Mario). È diffusa a livello popolare anche l'errata usanza opposta, deprecata dalla grammatica, dove il cognome anticipa il nome.

Storia Le più antiche testimonianze sull'uso di nomi di famiglia o cognomi sarebbero rintracciabili nella Cina antica: l'uso dei cognomi cominciò all'epoca dell'imperatore Fu Hsi, intorno al 2852 a.C.Punto bibliografico indiretto per l'Enciclopedia Britannica on line, spesso non citato anche in fonti simili, è lo studio della tesi di laurea di Cheng Wang dal titolo A Preliminary Study of the Disintegration of the Chinese Family Under the Impact of Western Ideologies, Stanford University, 1930 (p.6 e seguenti). Il testo originale, citato in modo indiretto dall'Enciclopedia inglese, è parzialmente consultabile su Google Libri e nel repertorio bibliografico di WorldCat , consentendone la trasmissibilità in via testamentaria per parte maternaNello studio di Cheng Wang (cit., 1930, p.6) si fa l'esempio tratto da documenti del passato. Il caso del nome di Yaou accanto a « Ye-chi », che è il cognome della propria madre. La parola cinese che ha la funzione di cognome, afferma Wang, è composta da due caratteri che significano, rispettivamente, "donna" e "nata" o "generata". Gli etimologi cinesi, riferendosi a tale ritrovamento, spiegano che il cognome in origine era solo il nome della madre, avvalorando l'ipotesi che vigesse un sistema familiare matronimico in Cina, nel periodo storico compreso fra il governo Fu-Hsi (2852-2738 a.C.) fino a quelli degli imperatori Yaou e Shun (2357-2206 a.C.), narrato negli Annali di bambù..

In Giappone e in Tibet l'uso dei cognomi fino al XIX secolo non era frequente, tranne che tra i membri dell'aristocraziaSull'uso dei cognomi in Cina rispetto al Giappone scrive Ruth Benedict nel libro "Il crisantemo e la spada. Modelli di cultura giapponese" (Bari, Dedalo, 1993, 88-220-0105-2; ma si tratta di una ristampa del 1968. Titolo originale tradotto:Chrysanthemum and the sword, 1946), a pagina 60: "Questo tipo di organizzazione per clan non trovava riscontro in Giappone, dove, fino alla metà del diciannovesimo secolo, soltanto le famiglie nobili e quelle dei guerrieri (samurai) potevano far uso del cognome, il quale invece era fondamentale per il sistema cinese dei clan."A proposito dell'uso dei cognomi in Tibet, nel sito web dell'Ambasciata cinese negli Stati Uniti, c'è un articolo del 2008 dal titolo "Tibetan names change with the times" (I nomi tibetani cambiano con i tempi). Traduzione: « Nel vecchio Tibet, solo gli aristocratici e i Buddha viventi avevano cognomi. Rappresentavano solo il 5% circa della popolazione. Il restante 95% non aveva cognomi. Da quando la servitù della gleba è stata abolita negli Anni '50, molti tibetani hanno cambiato i loro nomi per riflettere il loro mutevole status sociale. Alcuni mettono con orgoglio il nome del loro luogo di nascita come cognome, e i papà delle città iniziano a nominare la loro prole in modo da mostrare il legame ». "I cambiamenti nei nomi tibetani riflettono il progresso della società e il cambiamento dei tempi", ha detto Gaisang Yexe, esperto di folklore tibetano. Leggi, quindi l'articolo: . Una dimostrazione, ancora più evidente, che i cognomi non sono universalmente in uso si registra (oltre che fra i più anziani tibetani) in particolare negli abitanti dell'isola di Giava: spesso non li usano. Basta ricordare personaggi politici indonesiani come i capi di governo Sukarno, Suharto, Wilopo e molti membri delle famiglie reali dei Sultanati. Tale condizione dipende dall'appartenenza ad alcune etnie indonesiane: non hanno cognome i giavanesi e i sundanesi, mentre sembra che altre etnie come quella bataknese, minangnese, manadonese, ambonese, ecc. e alcuni cinesi indonesiani pongono il cognome come firma, usando la denominazione del proprio clan. Il nome però può essere molto lungo, composto da 3 a 5 parole (il caso dello scrittore Pramoedya Ananta Toer, la cantante Anggun Cipta Sasmi, il primo ministro donna Diah Permata Megawati Setiawati Sukarnoputri).

Nell'antica Grecia, durante alcuni periodi, l'identificazione formale normalmente includeva il luogo d'origine. In altri periodi anche i nomi dei clan e i patronimici ("figlio di") erano comuni. Ad esempio, Alessandro Magno era conosciuto come Eraclide (come discendente presunto di Eracle) e dal nome dinastico Karanos/Caranus, che si riferiva al fondatore della dinastia alla quale apparteneva. In nessuno di questi casi, però, erano questi nomi considerati parti essenziali del nome della persona, né erano esplicitamente ereditati nel modo che è comune in molte culture oggi.

Se nei tempi arcaici veniva usato un solo nome, nella Roma antica e già negli ultimi secoli della Repubblica romana le persone libere adottavano tre nomi (tria nomina): praenomen (che distingueva l'individuo ed era paragonabile al nome proprio di persona contemporaneo), nomen (che denotava la gens di appartenenza, paragonabile all'odierno cognome) cognomen (che era un soprannome dato all'individuo o ai membri del ramo di una famiglia).

Verso il V secolo la distinzione fra nomen e cognomen si fece sempre più sfumata e divenne comune l'uso di un nome unico (detto supernomen o signum), con le caratteristiche di non essere ereditato e di avere un significato immediatamente comprensibile (ad esempio il nome imperiale Augustus che significa "consacrato dagli auguri" o "favorito da buoni auspici").

Dopo la caduta dell'Impero romano, ogni persona veniva identificata dal solo nome personale, di cui venivano usati vezzeggiativi in ambito familiare. Tali nomi si riferivano, anche, alle caratteristiche della persona, alla provenienza o alla paternità. L'avvento della religione cristiana e le ripetute invasioni barbariche facilitarono la diffusione di nuovi nomi che si aggiunsero a quelli già in uso.

Si rese così nuovamente necessario identificare tutti gli individui appartenenti alla medesima discendenza con un altro nome. Si diffuse in tal modo in Europa, proprio verso il XII secolo, il cognome moderno, che poteva essere originato da una caratteristica delle persone, come, ad esempio, la loro occupazione, il luogo d'origine, lo stato sociale o semplicemente il nome dei genitori: "Rossi" (il cognome più diffuso in Italia) potrebbe far riferimento al colorito della carnagione o dei capelli di qualche antenato; "Fiorentini", probabilmente, la provenienza originaria di Firenze, "Di Francesco" potrebbe indicare "figlio di Francesco". Esistono cognomi composti da più parole; il cognome Pietrantonio, ad esempio, deriva da Pietro e Antonio, quindi potrebbe essere composto in origine dai due patronimici del padre e del nonno (= figlio di Pietro, a sua volta figlio di Antonio).

Il Concilio di Trento del 1564 sancisce l'obbligo per i parroci di gestire un registro dei battesimi con nome e cognome al fine di evitare matrimoni tra consanguinei e per garantire nei matrimoni che gli sposi siano cattolici.

I cognomi nel mondo I cognomi non sono universalmente in uso. In particolare, i tibetani e gli abitanti dell'isola di Giava spesso non ne utilizzano; fra le persone note che non avevano un cognome vi furono Suharto e Sukarno. Inoltre, molte famiglie reali non utilizzano cognomi.

Analogamente, in parte dell'Africa (Eritrea ed Etiopia) i cognomi non esistono. Seguendo le peculiari regole dell'onomastica abissina, il nome di ogni persona è costituito da quello proprio seguito da quello del padre (sostituito, in alcuni casi, da quello della madre).

Nei cognomi arabi la persona veniva identificata dal solo nome personale, di cui venivano usati vezzeggiativi in ambito familiare con aggiunte di nomi che si riferivano anche alle caratteristiche della persona, alla provenienza o alla paternità.

L'Islanda è l'unico paese dell'Europa occidentale dove in luogo del cognome è in uso il patronimico. In Islanda ogni persona assume come cognome il nome del padre seguito dal suffisso -son se maschio, -dottir se femmina. Quindi solo i fratelli maschi o le sorelle femmine avranno cognome uguale fra loro, mentre nella stessa linea di fratelli e sorelle ci saranno due cognomi. Gli elenchi alfabetici sono compilati in ordine del nome di battesimo.

Anche in Russia viene utilizzato, prima del cognome, il patronimico, una sorta di secondo nome, derivato dal nome del padre. Per fare un esempio con un nome noto, Sergej Vasil'evič Rachmaninov è composto dal nome proprio, dal patronimico (letteralmente "figlio di Vasilij") e infine dal cognome. Il patronimico, come tutte le parole russe, è naturalmente declinato in genere e caso.

La maggior parte dei cognomi irlandesi si è formata con la particella gaelica irlandese Ó, che indica la discendenza da un comune avo capo di un clan in Irlanda. L'Ó gaelico irlandese, in gran parte anglicizzato in O', è stato in seguito in una buona parte dismesso. Esempi di cognomi dell'Irlanda nati dagli antichi clan irlandesi sono: Ó Brian, O'Brien, Brian, Brien; Ó Crotaigh, O'Crotty, Crotty, Crotti; Ó Callachain, O'Callaghan, Callachan, Callaghan; Ó Conchúir, O'Connor, Connor, Connors, ecc.

In generale, nel mondo è comune per le donne cambiare il proprio cognome con quello del marito dopo il matrimonio e trasmettere ai figli il cognome del padre. In Spagna e nei paesi ispano-americani i figli assumono sia il primo cognome del padre sia il primo della madre, eccetto che in Argentina, dove i figli assumono solo il cognome paterno. In altri paesi, come negli Stati Uniti d'America, una coppia può decidere di chiamare il figlio con il cognome della madre, o comunque di aggiungerlo e anteporlo al cognome paterno: ad esempio, in una coppia in cui il cognome di lui è Williams e quello di lei Hayes, una figlia può essere chiamata Julia Hayes Williams, dove Julia Hayes è il nome e Williams il cognome.

Alcune nazioni non permettono che la moglie mantenga un cognome diverso da quello del marito. Altre nazioni permettono di mantenere il cognome da nubile, ma il cambio è in qualche modo suggerito o incentivato. Altre nazioni ancora permettono l'opposto, cioè che l'uomo prenda il cognome della moglie, per esempio in Giappone e Germania, dove entrambi i coniugi possono cambiare cognome. Alcune persone scelgono di mantenere ambedue i cognomi, spesso uniti con un trattino.

In Ungheria le donne sposate hanno diverse possibilità di scelta; una di queste addirittura permette di sostituire il proprio nome e cognome con il cognome e il nome del marito seguiti dal suffisso -né; ad esempio, la moglie di un uomo di nome János Szabó (o Szabó János, nell'ordine ungherese che pone prima il cognome) è chiamata Szabó Jánosné. In Lituania esistono regole simili sia per i figli sia per la moglie: un uomo il cui cognome è Danilevičius passerà ai figli maschi il cognome Danilevičius e alle figlie il cognome Danilevičiutė; la moglie invece dopo il matrimonio assumerà il cognome Danilevičienė.