Si definisce battaglia di Madrid o assedio di Madrid una serie di episodi di guerra avvenuti a Madrid dal novembre 1936 al 28 marzo 1939 durante la guerra civile spagnola.

L'insurrezione a Madrid La guerra civile spagnola ha avuto inizio con un fallito colpo di Stato contro il Frente popular, guidato da ufficiali di destra. Il governo centrale, sicuro di poter riconquistare la fiducia dell'esercito, non accettò l'aiuto dei miliziani socialisti della Confederación Nacional del Trabajo e degli anarchici, che percepivano la guerra come una rivoluzione sociale. Il 18 luglio, il governo centrale spedì a Siviglia una guarnigione della Guardia Civil per contrastare la rivolta, ma le guardie disertarono e si unirono ai ribelli.

Molto in ritardo rispetto agli avvenimenti del resto della Spagna, il 19 luglio insorse anche la caserma Montaña di Madrid. Gli insorti, consci di non poter prendere Madrid, prevedevano un'azione di resistenza fino all'arrivo delle truppe del generale Emilio MolaA cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra. 1971, p. 129Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, p. 80; ciononostante i preparativi furono pochi. Il comando dell'insurrezione fu preso nel pomeriggio dal generale Joaquín Fanjul, comandante della guarnigione militare, dopo che il generale designato Villegas all'ultimo momento aveva desistitoHugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 160. Nel frattempo numerosi ufficiali, provenienti da altre caserme e falangisti, erano affluiti alla caserma Montaña. Tuttavia, quando Fanjul cercò di uscire dalla caserma per un atto più dimostrativo che per una vera azione bellica, i suoi soldati furono costretti ad indietreggiare da una folla ostile di sindacalisti armati della socialista Unión General de Trabajadores e dell'anarchica Confederación Nacional del Trabajo. Vi furono subito brevi scambi di fucileria, ma poi fino al mattino successivo la situazione rimase tranquilla. Nella notte nella stessa Madrid i partiti di sinistra assunsero il controllo completo della città e circa cinquanta chiese furono incendiateHugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, p. 162.

Il 20 luglio si erano raggruppati nei pressi della caserma circa uomini tra lavoratori e asaltos leali al governo. Contro la caserma furono impiegati, oltre a due cannoni Schneider da 75Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, p. 93, anche l'aviazione. Trovatasi isolata, la guarnigione riuscì a comunicare con le altre caserme soltanto ricorrendo a segnali dall'alto dei tetti con cui Fanjul richiese al generale García de la Herran di inviare truppe di soccorso.

I combattimenti furono caotici e nella confusione alcuni soldati all'interno della caserma, desiderosi di arrendersi, esposero la bandiera bianca, ma gli assedianti, fattisi avanti per ricevere la resa, furono falciati dalle mitragliatriciAntony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, p. 94Paul Preston, La guerra civile spagnola, Oscar, Cles (TN), 2011, p. 119 Preston però riporta l'episodio al giorno precedente. Detto incidente è da imputarsi alla confusione che regnava all'interno della caserma piuttosto che ad un'azione premeditataHugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pp. 162-163. La caserma venne espugnata quando verso mezzogiorno gli asaltos, con uno dei pezzi di artiglieria da 75 millimetri, abbatterono la porta principale. Un agente degli asaltos, un sergente del genio, riuscì a penetrare nella caserma dal portone, ma venne subito falciato; la sua azione tuttavia permise ai repubblicani di entrare nella caserma. Dopo l'irruzione dei repubblicani, moltissimi militari e quasi tutti gli ufficiali furono massacrati dalla folla degli assediantiHugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, p. 163: "Iniziò un massacro indescrivibile. Quasi tutti gli ufficiali, compreso Serra e anche qualcuno che forse si sarebbe deciso ad appoggiare la repubblica, furono uccisi"Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, p. 94 "Il massacro che ne seguì fu terribile"Paul Preston, La guerra civile spagnola, Oscar, Cles (TN), 2011, pag 119: "Quando la caserma fu espugnata, la folla inferocita uccise diversi ufficiali", mentre i pochi superstiti furono fatti prigionieri e trasferiti al carcere Modello. Tra questi Fanjul, che fu trovato gravemente ferito alla testaA cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra. 1971, p. 132. In breve quasi tutte le guarnigioni di Madrid caddero e lo stesso generale De la Herran fu ucciso dai propri uomini. Gli ufficiali ribelli della caserma del Pardo invece si salvarono, perché uscirono in strada diretti a nord, dichiarando l'intenzione di combattere le truppe di Emilio Mola. Alla guarnigione si accodò anche il figlio di Francisco Largo Caballero che fu quindi preso prigionieroHugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, p. 163.

Le settimane che seguirono la sollevazione di luglio videro numerosi scontri tra i repubblicani e i nazionalisti. Il 23 agosto, in seguito alla notizia che avrebbero tentato una fugaPaul Preston, La guerra civile spagnola, Oscar, Cles (TN), 2011, p. 132, settanta prigionieri del carcere di Modello furono massacrati, in parte come ritorsione per gli eccidi avvenuti al termine della battaglia di Badajoz. L'eccidio avvenuto a Madrid sconvolse il presidente della repubblica Manuel Azaña.

Successivamente, e per tutto il resto della guerra, Madrid restò in mani repubblicane. Tuttavia tra i madrileni c'era un significativo numero di simpatizzanti della destra. Circa madrileni fuggirono dalla città o cercarono rifugio nelle ambasciate straniere, specialmente in quella tedesca e in quella italiana.

La marcia su Madrid La strategia iniziale dei militari era quella di assumere il potere in tutto il paese, secondo le modalità del Pronunciamiento, un colpo di Stato militare del XIX secolo. Tuttavia la resistenza al golpe franchista trasformò il colpo di Stato in una guerra civile. Franco stesso era sbarcato, proveniente dal Marocco spagnolo, nel sud della Spagna, con le truppe coloniali dell'Esercito d'Africa. Il generale Mola, che era stato al comando delle truppe coloniali, della Legione straniera e della Falange, sollevò le truppe nel nord. Insieme concordarono un piano per prendere Madrid: l'Esercito africano sarebbe avanzato da sud, le truppe di Mola da nord. Il Generalissimo e il generale Yague, con la copertura aerea dall'aviazione nazista, iniziarono a marciare verso Madrid. Yague avrebbe voluto puntare dritto verso Madrid, ma Franco preferì soccorrere le truppe franchiste impegnate nell'assedio dell'Alcázar di Toledo. Questa deviazione fece perdere ai nazionalisti un mese, dando ai repubblicani il tempo necessario per preparare la difesa della capitale.

Nel frattempo, a Madrid era stato formato un nuovo esecutivo repubblicano, con a capo il leader socialista Francisco Largo Caballero. Caballero incluse nel governo 6 ministri socialisti, 2 comunisti, 2 del Partito della Sinistra Repubblicana, 1 del catalano Partito della Sinistra e 1 nazionalista basco. Anche se i comunisti erano una minoranza nel governo, guadagnarono influenza grazie ai loro contatti con l'Unione Sovietica e con gli stranieri volontari delle Brigate internazionali. Comandante militare repubblicano a Madrid era nominalmente il generale spagnolo José Miaja, anche se gli ufficiali sovietici furono più influenti di quelli spagnoli: il generale Goriev era il comandante della spedizione, Smuškevič controllava le forze aeree e il generale Pavlov comandava le forze blindate. Nonostante gli aiuti sovietici, la maggior parte dei difensori repubblicani di Madrid (circa il 90%) erano miliziani dei partiti politici o dei sindacati di sinistra, tanto che il governo centrale aveva poco potere sulle milizie ad inizio della guerra.

Dall'altro lato, sia la Germania nazista e sia l'Italia fascista rifornirono Franco con unità aeree e corazzate per il suo attacco a Madrid. I nazionalisti si avvicinarono a Madrid all'inizio di novembre 1936 da nord (lungo la strada La Coruña-Estremadura). Il 29 ottobre i nazionalisti attaccarono il 5° (comunista) a Parla. Il 2 novembre i nazionalisti conquistarono Brunete, durante l'omonima battaglia, ponendo le loro truppe alla periferia occidentale di Madrid. Mola, interpellato da un giornalista inglese, disse che avrebbe preso Madrid con le sue quattro colonne dall'esterno della città e con la sua "quinta colonna" - composta da simpatizzanti di destra - dall'interno della città stessa. Il termine "quinta colonna" divenne sinonimo di spie e traditori sul lato repubblicano, e la paranoia portò a una strage di prigionieri nazionalisti durante la battaglia. Il governo repubblicano di Caballero, credendo che ormai Madrid fosse sul punto di cadere, si trasferì il 6 novembre a Valencia. Il generale Miaja, con altri leader politici rimasti in città, costituì la Junta de Defensa de Madrid (Comitato per la difesa di Madrid) per organizzare il fronte repubblicano di difesa.

Tuttavia il tentativo nazionalista di catturare Madrid aveva gravi lacune dal punto di vista tattico. Da un lato gli attaccanti erano in rapporto di uno a due rispetto ai difensori (anche se i nazionalisti erano di gran lunga meglio armati e avevano una migliore formazione), dall'altro furono incapaci di tagliar fuori Madrid dalle vie di comunicazione e di rifornimento.

Battaglia di Madrid Preparativi

I repubblicani ebbero un vantaggio geografico nella difesa di Madrid: il fiume Manzanarre, che separava i nazionalisti dal centro della città, rappresentava un formidabile ostacolo fisico. Mola prevedeva di attaccare Madrid l'8 novembre 1936, con un attacco attraverso il parco di Casa de Campo (su un fronte di soli 1 km di larghezza) per cercare di evitare la lotta strada per strada, essendo il parco in aperta campagna e di fronte al fiume. L'intenzione iniziale di Mola era quella di prendere la città universitaria, appena a nord del centro della città, istituendo una testa di ponte sul fiume Manzanarre. Il primo attacco venne lanciato contro il quartiere operaio di Carabanchel, a sud-ovest del centro della città. Tuttavia, il 7 novembre, i repubblicani avevano catturato i piani di attacco di un ufficiale nazionalista e, pertanto, furono in grado di concentrare le loro truppe nella Casa de Campo e di respingere l'attacco franchista.

Attacco iniziale Mola attaccò l'8 novembre con soldati, per lo più truppe regolari marocchine, sostenuto dai carri armati italiani e dai Panzer I tedeschi comandati da Wilhelm von Thoma. La Legione Condor tedesca, inoltre, fornì supporto aereo all'azione. Le truppe regolari ruppero le linee fisse con le baionette e forzarono una barricata all'incrocio del corso del fiume per arrivare all'ambito obiettivo dell'offensiva, il carcere di Modello.

I repubblicani avevano schierato a Carabanchel tra i e miliziani. Nonostante la loro superiorità numerica, le truppe erano molto mal equipaggiate, con armi di piccolo calibro e fucili con solo dieci colpi a testa. Inoltre, la maggior parte di loro non era stata addestrata all'uso delle armi e non aveva esperienza nel combattere. Tuttavia riuscirono a tenere testa ai nazionalisti nell'attacco a Casa de Campo, ma, data l'impossibilità di resistere, il generale Miaja stesso, pistola alla mano, ordinò la ritirata delle truppe, che si rifiutarono di seguirlo, preferendo morire in trincea piuttosto che fuggire come codardi.

Durante tutta la giornata, la radio invitò la cittadinanza a mobilitarsi, ripetendo lo slogan coniato dalla "Pasionaria", l'attivista antifascista e futuro segretario del partito comunista spagnolo Dolores Ibárruri, "No pasarán!".