Fu per otto anni (dal 1931 al 1939) segretario del Partito Nazionale Fascista, presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, commissario straordinario della Lega navale italiana, luogotenente generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Condannato a morte dopo un processo alla caduta della Repubblica Sociale Italiana, fu fucilato dai partigiani e appeso a piazzale Loreto a Milano, insieme ai corpi di Mussolini e Claretta Petacci.
Biografia Nacque a Sannicola (LE). Suo padre, Luigi, era il discendente di una storica famiglia di armatori napoletani, di Castellammare di Stabia, trapiantati a Gallipoli, nei cui cantieri prese vita la nave scuola Amerigo Vespucci. Sua madre era la baronessa Francesca Vetromile di Palmireto, proprietaria terriera. Il padre possedeva un palazzo in via canonico Carmine Fontò a Gallipoli e una villa a Sannicola detta Villa Excelsa dal tipo di palma presente nel parco, oltre a svariati ettari di terreno. Nella biografia di Starace, Antonio Spinosa scrisse: "Bastava un fischio per raccogliere intorno a sé, sul sagrato della cattedrale barocca di Sant'Agata, una masnada di ragazzacci pronti a menar le mani. Torace e muscoli d'acciaio, li vinceva tutti nella corsa intorno ai bastioni, era chiamato il "pieveloce", li batteva nella lotta e nel braccio di ferro. Era un discolo che amava più la strada e il mare che le ombrose stanze del palazzo paterno di via Fontò o i banchi della scuola. Buttava i libri in un angolo della sua cameretta, lasciava il ginnasio per la ginnastica, cui si dedicava con tutta l'anima."Antonio Spinosa, Starace. L'uomo che inventò lo stile fascista. Rinunciò agli studi a Venezia per intraprendere la carriera militare, raggiungendo in breve il grado di sottotenente.
L'episodio del Caffè Biffi e la Grande Guerra
Il giovane Starace, che per tutta la sua carriera politica si caratterizzò per una violenta irruenza e l'amore per gesti plateali, già nell'agosto 1914, mentre era seduto al caffè Biffi di Milano, ingaggiò una rissa contro manifestanti pacifisti, che portando al collo dei fazzoletti rossi e sventolando bandiere rosse, sfilavano nella Galleria gridando slogan contro la guerra. Starace, afferrata l'asta di una bandiera la spezzò e con quella li aggredì gridando loro: "Traditori d'Italia, non permetteremo che facciate dell'Italia una Svizzera di albergatori e di camerieri". I giornali diedero ampio risalto alla notiziaRoberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 23: "Quell'azione ... destò una profonda impressione, suscitando l'approvazione di quanti erano seduti al Biffi e ai tavolini degli altri locali. I giornali uscirono con la cronaca dell'incidente e l'ardito sottotenente da poco richiamato alle armi ebbe il suo momento di gloria.Franco M. Pranzo, "Starace", su Historia, n° 142, settembre 1969, pag. 31: "Il gesto coraggioso piacque a quanti in quel momento erano seduti al Biffi e negli altri locali della Galleria e in breve intorno al sottotenente dei bersaglieri si formò un cerchio plaudente.".
Partecipò alla prima guerra mondiale come bersagliere, agli ordini del colonnello (poi generale) Sante Ceccherini. Nel corso del conflitto ottenne la promozione a ufficiale nel 12º Reggimento bersaglieri oltre a una Medaglia d'argento al valore militare, quattro di bronzo, due croci al valor militare, oltre a numerosi riconoscimenti anche dall'esercito francese.
Caduto il regime, un suo commilitone (che rimase anonimo) il 25 settembre 1943 consegnò un memoriale a un fiduciario della polizia politica contestando la legittimità della concessione della medaglia d'argento. Tuttavia, per la tempistica e la modalità di tale denuncia esistono diversi dubbi su questa vicendaRoberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 25 "Ciò che rende dubitabiile l'attendibilità del testimone è soprattutto il fatto di essere anonimo, per non parlare delle modalità irrituali con cui il collaboratore di polizia riferisce di aver raccolto la confidenza. L'uomo che racconta l'episodio di guerra è infatti "un ex bersagliere" il quale avvicina per caso l'informatore dell'OVRA dopo un'adunata del regime, domandando dove fosse una certa strada di Milano che non conosceva.. Inoltre (come rileva Antonio Spinosa nella sua biografia) Starace ottenne la medaglia d'argento non per l'episodio ricordato dall'informatore, bensì per un'azione di portaordini sul Veliki.
Il suo comandante, il generale Ceccherini, era massone e Starace venne affiliato alla Massoneria il 15 marzo 1917 nella Loggia "La Vedetta" di Udine, venendo promosso compagno d'arte e maestro il 6 agosto 1917, come ricorda Vittorio Gnocchini nella voce dedicata a Starace in L'Italia dei Liberi MuratoriV. Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Mimesis-Erasmo, Milano-Roma, 2005, p. 261.. Nonostante l'avversione dichiarata dal regime fascista alla Massoneria, Starace vi mantenne probabilmente l'affiliazione, come gli imputò ancora nel 1938 Padre Pietro Tacchi Venturi.
Si sposò presto, lasciando la moglie sempre a Gallipoli per il seguito della carriera.
Il primo dopoguerra e gli scontri in Alto Adige Nel primo dopoguerra Starace divenne un fedelissimo di Benito Mussolini, dal quale ricevette l'incarico di radicare il fascismo nel Trentino-Alto Adige e nelle Venezie, dove si trovava anche Roberto Farinacci. Negli anni del primo dopoguerra (1920) fu perciò fondatore del Fascio di Trento. Il programma politico di Starace a Trento e Bolzano prevedeva una forte italianizzazione dei nuovi territori acquisiti all'Italia e la destituzione di tutti i sindaci eletti sotto il precedente governo asburgico. Irriducibile avversario di Starace fu il borgomastro di Bolzano Julius Perathoner, il quale non nascondeva i suoi sentimenti pangermanisti e il desiderio di ricongiungere l'Alto Adige al Tirolo austriaco. Più volte Perathoner si rifiutò di esporre il tricolore italiano sugli edifici pubblici e per contrastare l'entrata in circolazione della Lira italiana fece stampare banconote con il valore espresso in Corone, in modo da richiamare la Corona austro-ungaricaRoberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 35: "Perathoner... si rifiutò per tre volte di esporre il tricolore, accanto alla bandiera tirolese, in piazza Walter [ǃ] e, per ostacolare la circolazione della nuova moneta, la lira, fece coniare banconote da cento, cinquanta, venticinque e dieci corone"..
Il 24 aprile 1921, in occasione della Fiera campionaria di Bolzano, avvennero scontri tra sud-tirolesi e fascisti nel corso dei quali fu ucciso da uno squadrista un maestro elementare che accompagnava i suoi scolari durante una processione tradizionale in occasione della fiera; ci furono 66 feriti. Due fascisti furono tratti in arresto, ma mai processati: anche il tentativo della vedova di avere giustizia o almeno il pagamento dei danni dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra non ebbe alcun esito, perché a suo tempo la pratica era stata "insabbiata", come riporta Romano Bracalini"L'autorità inquirente di Bolzano si rivolge alla polizia delle città di provenienza dei fascisti, inviando fotografie delle squadracce. Ma le autorità delle vecchie province rispondono che sono «al momento impegnatissime, e bisogna aver pazienza». Così, quando nel secondo dopoguerra la vedova dell'insegnante Innerhofer incaricherà un legale di agire contro i colpevoli, almeno per il risarcimento dei danni, non si potrà fare nulla «in quanto nulla risulta dalle duecento pagine del fascicolo processuale».". Questi scontri passarono alla storia come "Domenica di sangue"Stefan Lechner, Der „Bozner Blutsonntag“: Ereignisse, Hintergründe, Folgen, in Hannes Obermair, Sabrina Michielli (a cura di), Erinnerungskulturen des 20. Jahrhunderts im Vergleich – Culture della memoria del Novecento a confronto (Hefte zur Bozner Stadtgeschichte/Quaderni di storia cittadina, 7), Bolzano, 2014. ISBN 978-88-907060-9-7, pp. 37–46..
Nel novembre 1921, al Congresso di Roma, Starace fu nominato vicesegretario del Partito Nazionale Fascista, carica che mantenne fino all'ottobre del 1923.
Il 2 ottobre 1922 le squadre di Starace occuparono il municipio di Bolzano, imponendo l'affissione di un ritratto di re Vittorio Emanuele III. Il giorno dopo occuparono anche il palazzo della Provincia, obbligando il governatore Luigi Credaro alle dimissioni. Dopo due giorni di occupazione, i fascisti consegnarono l'edificio alle autorità italiane con una cerimonia che prevedeva gli onori ai gagliardetti fascisti da parte dei militariRoberto Festorazzi, Starace, il mastino della rivoluzione fascista, Milano, Mursia, 2002, p. 38: "Starace ottenne che, durante la cerimonia che segnava il trapasso dei poteri, i reparti militari tributassero onori ai gagliardetti fascisti..
La marcia su Roma Starace partecipò alla marcia su Roma stabilendo il proprio quartier generale a Verona, dove aveva il compito di occupare tutti i principali centri di potere della città (questura, prefettura, poste, telegrafo e la sede del quotidiano Corriere del Mattino). Dopo l'azione eversiva nella città veneta gli squadristi di Starace si diressero a Milano.
Il fascismo al potere
Nel 1923 a Starace viene affidato l'incarico di creare la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN) di cui Starace sarebbe divenuto luogotenente generale. Nell'ottobre 1923 lasciò l'incarico di vicesegretario nazionale del partito per assumere quello di comandante della Milizia di Trieste. Alle elezioni politiche italiane del 1924 fu eletto deputato nel collegio di Sannicola, ma compresso nella sua regione d'origine da Caradonna e Crollalanza, aveva perso alla lunga la sua base locale e non era più molto radicato sul territorio.
Inoltre la costituzione (1923 e 1927) delle due nuove province di Taranto e Brindisi, a danno della Lecce di Starace, era un fattore di un suo ulteriore indebolimento politico. Starace ritornò alla vicesegreteria del partito nel 1926. Il 18 dicembre 1928 Starace fu inviato a Milano per controllarne la federazione, sospettata di illeciti. In seguito alle indagini emersero precise responsabilità del podestà di Milano Ernesto Belloni che fu inizialmente sospeso a tempo indeterminato dal partito, poi fu espulso e condannato a cinque anni di confino. Lo scandalo travolse anche il federale di Milano Mario Giampaoli che fu destituito. Starace non mancò di far valere sul piano nazionale l'azione compiuta a Milano. Così il 19 maggio 1929 Starace ne comunicava a Mussolini l'esito:
Segretario del PNF
La sua fedele acquiescenza nei confronti di Mussolini gli consentì di fare carriera: il 7 dicembre 1931 fu nominato segretario nazionale del partito fascista, sostituendo Giovanni Battista Giuriati anche se ciò comportò obiezioni.
In questa veste operò per diffondere una capillare presenza del partito nella vita della società, cercando di coinvolgere nella fascistizzazione una parte più vasta dei ceti della media e bassa borghesia e settori delle masse popolari. Organizzazioni e manifestazioni politico-sportive furono da lui caldeggiate e promosse per inquadrare «fascisticamente» i cittadini, dalla scuola elementare all'università, al dopolavoro. Il suo insistere sulla continua esibizione di uniformi e sulla pratica callistenica e ginnica (viste come fondamento del motto latino mens sana in corpore sano) lo rese celebre ma anche considerato all'interno stesso del partito con ironia e dileggio.
Al fine di fascistizzare anche le organizzazioni giovanili, Starace portò sotto il controllo diretto del PNF sia l'Opera nazionale balilla che era diretta da Renato Ricci; sia i fasci giovanili che furono sciolti e fatti confluire nella nuova Gioventù italiana del littorio (GIL) intorno alla quale si stringevano i figli della lupa e le giovani italiane.