I Carolingi furono una stirpe di Franchi che regnò in Europa dal 751 al 987. Le origini carolingie furono il risultato dell'unione di due potenti famiglie nobili franche dell'Austrasia: i Pipinidi e gli Arnolfingi. Dal matrimonio tra Begga, figlia di Pipino di Landen, e Ansegiso, figlio di Arnolfo di Metz, nacque Pipino di Herstal, padre di Carlo Martello fondatore del casato carolingio.

Sintesi genealogica delle origini

Storia

Origini della casata carolingia

Il re merovingio Clotario II riuscì a unificare il regno dei Franchi dopo che questo era stato diviso in almeno quattro regioni secondo la spartizione tra i figli di re Clodoveo I, suo nonno. Clotario (della Neustria) riuscì nell'impresa grazie all'appoggio della nobiltà austrasiana, capeggiata da Pipino di Landen e Arnolfo di Metz. Clotario lasciò ampi poteri alla nobiltà, e sia Arnolfo che Pipino furono figure chiave del suo regno. Nel 629 Arnolfo si ritirò nell'Abbazia di Remiremont (dove più tardi sarebbe morto in odore di santità), mentre il nuovo re Dagoberto I, di cui Arnolfo era già precettore e Pipino influentissimo "maestro di palazzo" in Austrasia fin dal 624, sentendo forse l'oppressione della nobiltà austrasiana, spostò la corte da Metz a Lutezia (Parigi), portando con sé Pipino, che nella nuova capitale aveva meno appoggi ed era più facilmente controllabile. Nel 639 Dagoberto morì lasciando dei figli bambini, e un anno dopo morì anche Pipino.

Il declino merovingio, oltre ad un processo di deterioramento interno del potere (frazionamento del regno, lotte intestine alla dinastia e minorità di molti degli eredi), è certamente da mettere in relazione con la posizione di rilievo assunta da alcune famiglie nobili che potevano competere con il trono a livello economico, di potere e di influenza sociale. I futuri carolingi in particolare, grazie al ruolo di "maestri di palazzo", avevano un controllo smisurato su tutte le attività della nazione franca: quali responsabili della domus del re, cioè del suo patrimonio personale, che coincideva con l'intero regno, essi nominavano i duchi, i conti, negoziavano gli accordi con i paesi vicini, dirigevano l'esercito, estendevano il territorio del regno (particolarmente in Frisia) e avevano potere anche nella scelta degli stessi re. Già prima della metà del VII secolo furono dunque in grado di tentare un colpo di Stato. Nel 631 infatti Grimoaldo, figlio di Pipino di Landen, assumeva la carica di "maestro di palazzo" succedendo al padre e, credendo i tempi maturi per un colpo di mano, tentò di assicurare il trono a suo figlio Childeberto, facendolo adottare dalla famiglia merovingia. Ma la nobiltà reagì duramente e, subito dopo la prematura morte naturale di Childeberto, trucidò intorno al 656 lo stesso Grimoaldo. La linea maschile dei pipinidi si era esaurita, ma la struttura socio-famigliare dell'epoca consentì la continuazione della stirpe attraverso Begga, sorella di Grimoaldo e dunque figlia di Pipino, che sposò Ansegiso, figlio di Arnolfo, vescovo di Metz, e diede alla luce Pipino di Herstal.

Particolarmente rilevante per la ripresa della dinastia pipinide-arnolfingia, poi detta carolingia, fu il matrimonio, circa nel 670, di Pipino di Herstal con una certa Plectrude, erede, in mancanza di fratelli maschi, di una potentissima e ricchissima famiglia che aveva proprietà sparse in gran parte dell'attuale Germania settentrionale. Questa nuova ricchezza e il prestigio della famiglia della moglie consentirono a Pipino di prendere le redini di una fazione di nobili di Austrasia, che si pose in contrasto con i "maestri di palazzo" del vicino regno di Neustria. Dopo la provvidenziale morte, forse violenta, del suo principale avversario, una parte dei nobili di Neustria si alleò con Pipino e gli consentì di assumere quella carica di “maestro di palazzo” di Neustria rimasta vacante. Si trattò, di fatto, dell'inizio dell'ascesa dei Carolingi, che si concretizzò nel 688 con il matrimonio del primogenito di Pipino, Drogone, con la figlia del defunto “maestro di palazzo” di Austrasia, assumendo così il controllo politico di entrambi i regni..Tale controllo era inoltre rafforzato dagli ottimi rapporti instaurati con la Chiesa, che consentirono a Pipino di crearsi dei potenti punti d'appoggio ecclesiastico in varie abbazie “di famiglia” disseminate sui territori di Neustria e Austrasia. Di fatto il suo era ormai un "principato", che si sovrapponeva e si poneva in concorrenza con il potere regio merovingio e che, per il momento, non pose in atto progetti espansionistici nei confronti dei più vicini regni e ducati germanici, come Alemannia e Baviera, e Aquitania, che si dichiaravano fedeli ai re merovingi.

La fragilità di un tale status (che non aveva né una legittimazione né un fondamento giuridico) si rese evidente allorché il “principato” rimase senza eredi: Drogone morì nel 708, e l'altro figlio di Pipino, Grimoaldo, nel 714, pochi mesi prima del padre. La situazione scatenò una lotta per il potere da parte della nobiltà, a cui si oppose con fermezza la vedova di Pipino Plectrude che, in mancanza di altri figli, tentò di assicurare il ruolo di governo ai nipoti. Ma con scarso successo, perché da questo contrasto uscì vittorioso Carlo (poi soprannominato "Martello"), figlio nato da una concubina di Pipino, Alpaïde di Bruyères. Il diritto dei Franchi (almeno fino all'817) non prevedeva l'esclusione dalla successione per i nati fuori dal matrimonio legittimo (e infatti Carlo aveva beneficiato di una parte dell'eredità di Pipino), che però era legata allo ius paternum, cioè la scelta del successore da parte del padre; in questo caso, la mancanza di eredi diretti costituì una valida motivazione alle pretese di Carlo, cui Plectrude non riuscì ad opporsi..

Carlo Martello e la Battaglia di Poitiers

Man mano che il potere della dinastia merovingia andava diminuendo, durante il periodo detto dei "re fannulloni", i maggiordomi di palazzo pipinidi accrescevano il loro potere, al quale mancava ormai il solo titolo. Una parte rilevante del potere dei "maestri di palazzo" si basava sull'appoggio delle aristocrazie locali, che a loro volta controllavano delle vere signorie vescovili (i vescovi erano spesso rampolli dell'alta nobiltà), riassumendo dunque in sé funzioni spirituali e politiche. Carlo iniziò un'opera di demolizione di questo stato di cose, mantenendo però importanti alleanze soprattutto in campo ecclesiastico, che lo misero al sicuro da eventuali ribellioni di nobili.

Una delle sue prime preoccupazioni fu di rendere inoffensivi i figli del fratellastro Drogone; quindi si preoccupò di riorganizzare il regno dei Franchi in vista di una militarizzazione, ristrutturando la proprietà agraria in maniera da poter disporre di una classe di guerrieri dotati di cavallo, composta inizialmente di gente di bassa levatura sociale alla quale Carlo, in cambio del servizio reso, elargiva benefici, di tipo soprattutto fondiario, tratti dai beni personali ma soprattutto da quelli ecclesiastici o della corona. Era l'inizio del "vassallaggio", che poi si sarebbe sviluppato nel feudalesimo medievaleNon è provata l'adozione, nella circostanza, di nuove tecniche come l'introduzione della staffa, che permetteva uno scontro frontale a cavallo tramite l'ancorazione delle lance.. Ma oltre alle tante alleanze incontrò anche forti resistenze soprattutto ecclesiastiche, avendo espropriato molte terre di diocesi e monasteri, alle quali rispose in maniera dura contro i più ostili oppositori, esautorandoli e sostituendoli con persone di fiducia. Mantenne comunque un atteggiamento prudente nei confronti della Chiesa franca in generale, e cercò un miglior rapporto diretto con il papato, sostenendo per esempio le campagne missionarie verso i Frisoni, gli Alamanni e i Turingi.

Il vero problema dei futuri Carolingi era però la legittimazione del loro potere, che doveva continuamente essere riaffermato con la creazione di nuove potenti alleanze e con l'ampliamento delle proprietà terriere, che significava disponibilità degli uomini che su esse vivevano. E dunque una delle prime spedizioni di Carlo fu indirizzata all'acquisizione (in nome del re, ma di fatto come una sorta di proprietà personale) della Frisia e della Franconia, regioni già sottoposte al dominio dei Franchi, ma governate da nobiltà locali. In Baviera il governo affidato a duchi nominati dai re Merovingi era forte e stabile, oltretutto imparentato con la famiglia reale longobarda, ma i problemi di successione scaturiti tra il 725 e il 728 consentirono a Carlo di approfittare della situazione e attaccare il paese. Il fatto più rilevante di questa azione, ancorché di carattere personale, fu il rapimento ed il successivo matrimonio con Swanachilde, una nobile imparentata con la famiglia degli Agilolfingi, i duchi della Baviera. I problemi scaturiti da questa unione, e in particolare la nascita del figlio Grifone, portarono più tardi, nel 788, alla fine dell'autonomia del ducato di Baviera, ad opera di Carlo Magno.

Altre incursioni militari Carlo effettuò in Sassonia e in Aquitania, paese quest'ultimo peraltro già impegnato a difendersi dai Baschi e dai Mori, che dopo aver conquistato la Spagna visigota, nel 711 avevano ormai raggiunto i confini con i Franchi, contro i quali eseguivano razzie e saccheggi sempre più frequenti, arrivando anche a innestare dei nidi sulla costa mediterranea di Provenza. Nel 721 il duca Oddone I d'Aquitania bloccò un tentativo di ulteriore avanzata dei musulmani, e iniziò una politica di alleanza con uno dei capi Mori..

Fu in questo quadro preoccupante che la nobiltà franca si rese conto di aver bisogno di una guida forte, e, stanca dei Merovingi, si riconobbe con coesione nella forte dinastia dei maggiordomi di palazzo di Pipino di Herstal, che da lui appunto prese il nome di “pipinide”, nella persona di Carlo.

Carlo dunque condusse una campagna in Aquitania contro Oddone, e nell'ottobre 732 si trovò coinvolto in uno scontro con i Mori, che riuscì a respingere a Tours e soprattutto a Poitiers, un evento secondo le tesi storiche più moderne di portata relativamente modesta, ma ingigantito in secoli di storiografia come l'evento cardine del Medioevo che bloccò l'espansione islamica in Europa e legittimò la dinastia carolingia. Lo scontro in sé dovette infatti essere di modeste dimensioni, di durata giornaliera e senza vincitori né vintiFranco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006, pag. 144., e non fermò le scorrerie saracene nella Gallia-Francia; piuttosto rallentò le incursioni che gli stati arabi indipendenti nella penisola iberica settentrionale (soprattutto Saragozza) effettuavano periodicamente in Aquitania; nel 734 infatti veniva ancora presa Avignone, e contemporaneamente veniva saccheggiata Arles; nel 737 gli arabi arrivarono a saccheggiare la Borgogna, dove prelevarono un'enorme quantità di schiavi da portare in Spagna. L'esaurirsi della spinta araba fu dunque graduale, e probabilmente fu la conclusione di un processo naturale di esaurimento delle forze.

La fama dell'impresa di Carlo era comunque giunta anche a Roma. Tra il 739 e il 740 il papa Gregorio III gli chiese infatti di intervenire contro i Longobardi, ma Carlo, pur accettando i preziosi doni, non aveva nessuna intenzione di inimicarsi chi gli aveva fornito un prezioso aiuto nella sistemazione politica della Borgogna, e lasciò cadere la richiesta. Tra l'altro, già nel 737 il figlio Pipino (avuto da un secondo matrimonio) era stato benevolmente accolto nella famiglia del re longobardo., proprio quando Carlo, avvalendosi delle prerogative del maggiordomo di palazzo, riuscì a far sì che il re merovingio Teodorico IV morisse senza eredi.