Il santuario di Santa Maria di Galloro è un luogo di culto cattolico situato nella località di Galloro, in comune di Ariccia.
È un santuario mariano, dove viene venerata l'immagine sacra della Madonna di Galloro. La chiesa fu interamente completata tra il 1624 ed il 1633, ma nel 1661 papa Alessandro VII affidò a Gian Lorenzo Bernini la realizzazione della facciata e la decorazione di alcuni degli ambienti interni. Il convento annesso al santuario ha ospitato la Congregazione vallombrosana e, dal 1816 al 2016, la Compagnia di Gesù. È una chiesa parrocchiale della sede suburbicaria di Albano.
La Madonna di Galloro è celebrata dalla comunità di Ariccia con la tradizionale "festa della Signorina", istituita nel 1656, che si celebra due volte l'anno.
Storia
La fondazione
Giuseppe Tomassetti ha sostenuto, sulla base di fonti d'archivio, che una chiesa intitolata alla Madonna delle Grazie sia esistita in questo luogo già nel 1491. In effetti, ancora all'epoca di papa Alessandro VII, la chiesa era conosciuta con il titolo di Madonna delle Grazie.
L'immagine rupestre della Madonna di Galloro era già venerata nel XVI secolo; nel 1623, a seguito eventi ritenuti miracolosi attribuiti all'immagine sacra, se ne diffuse il culto, e nel sito in cui era collocata originariamente l'edicola, detto "La Memoria", fu costruita una cappellina con altarino in legno e casa del custode per interessamento del canonico di Ariccia Polidoro Polidori.
Questo luogo di culto si rivelò presto inadeguato, vista la crescente popolarità goduta dall'immagine sacra. Così fu decisa la costruzione di una chiesa: il cardinale vescovo della sede suburbicaria di Albano Giovanni Battista Deti pose la prima pietra del nuovo santuario.
La costruzione andò avanti fino al 1630, diretta dall'architetto Andrea Carone (1570 - 1637 circa). Al termine del lavori, l'edificio era completo e sostanzialmente coincidente con quello attuale, diversamente da quanto riportato da alcuni autori, che attribuirono al Bernini un prolungamento della chiesa mai eseguito.Francesco Petrucci, Il cavalier Gianlorenzo Bernini e il santuario di Galloro, in Documenta Albana, II serie, 10 (1988), pp. 1-16.
Per interessamento del monaco vallombrosano padre Benigno Bracciolini, la Congregazione vallombrosana fu chiamata a gestire la nuova chiesa,name="nota768786968">. ottenendo l'autorizzazione a stabilire un convento a Galloro..
I lavori per la costruzione del convento, affidati all'architetto cappuccino fra Michele da Bergamo, iniziarono il 17 gennaio 1632: il primo abate di Galloro fu proprio padre Benigno Bracciolini, che si era adoperato per l'apertura di questo convento. La sua nomina venne ratificata da papa Urbano VIII con Breve apostolico del 30 maggio 1632.
Domenica 15 maggio 1633, giorno di Pentecoste, venne consacrata la nuova chiesa del santuarioRomano Laviani, Breve ragguaglio della Madonna SS. che si venera nella chiesa del Monastero della Madonna di Galloro, p. 44.: Demetrio Masseroni scrisse il giorno stesso della solenne cerimonia una memoria dell'evento per il principe Bernardino Savelli, che viene così riassunta da Giuseppe Boerio nella sua opera sul santuario di Galloro:
Il giorno seguente, 16 maggio 1633, l'immagine della Madonna di Galloro venne solennemente traslata nella nuova chiesa dal luogo della sua collocazione originaria, nel fosso tra la Monticella piccola e la Monticella grande, alla nuova chiesa appena consacrata.: alle ore tredici partì la processione, a cui prese parte il clero di Ariccia con la confraternita e il capitolo, undici confraternite provenienti da tutta la diocesi di Albano e dalla quella di Frascati, e i religiosi vallombrosani:
Il Seicento
I religiosi vallombrosani iniziarono ad abitare il convento di Galloro il 1º maggio 1634:Romano Laviani, Breve ragguaglio della Madonna SS. che si venera nella chiesa del Monastero della Madonna di Galloro, pp. 44 ss.Giuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, p. 26. in forza del sunnominato Breve apostolico di papa Urbano VIII del 30 maggio 1632 venne stabilito che a Galloro dovessero risiedere otto religiosi, dodici sacerdoti e quattro laici o chierici. Tuttavia questo numero non fu mai raggiunto, sia perché le rendite del monastero non erano sufficienti, sia per la scarsezza di religiosi della Congregazione vallombrosana: addirittura nel 1786 a Galloro c'erano solo due religiosi.
In occasione della peste del 1656, per scongiurare il rischio del contagio, il popolo di Ariccia si votò ai santi Sebastiano e Rocco ed alla Madonna di Galloro. Alla fine dell'epidemia, venne edificata a mezza strada tra Ariccia e Galloro una chiesa dedicata a san Rocco. Fu per commemorare la protezione dalla peste attribuita all'intervento della Madonna di Galloro che gli ariccini iniziarono a celebrare una solenne festa a Galloro, la prima o la seconda domenica di Avvento; dal 1668, quando papa Clemente IX istitutì la festa dell'Immacolata Concezione, la data della festa venne spostata all'8 dicembre. Ancora oggi questo evento viene celebrato e prende il nome di festa della signorina.
Papa Alessandro VII commissionò interventi di restauro del santuario eseguiti tra il 1661 ed il 1663, con l'intervento di Gian Lorenzo Bernini. La chiesa fu consacrata dopo la rinnovazione personalmente dal papa, il 10 maggio 1665.
Il 20 aprile 1672 un evento ritenuto miracoloso suscitò una nuova ondata di devozione tra la popolazione ariccina nei confronti della Madonna e del suo santuario.Giuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, p. 31. Adriano Antonio Lulli, chierico del santuario originario di Ponza, stava effettuando alcune riparazioni intorno all'altare dell'immagine della Madonna, quando la leggenda sostiene che udì una voce che diceva «che si canti vespro». Era infatti l'ora del vespro, ma per la penuria di religiosi non si era potuto cantare; non appena ricondotta la voce all'immagine, il chierico corse dall'abate padre Cesario Cichi, che giaceva ammalato a letto. Questi, spinto da curiosità e da devozione, si alzò dal letto e con nuova forza si recò in chiesa, guarito da ogni male: iniziò a cantare vespro, e al sopraggiungere di altri confratelli e del medico chiamato per visitarlo si presentò sanato. L'evento è raccontato diffusamente da Giuseppe Boero nella sua storia del santuario.Giuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, p. 32. Non appena si sparse voce dell'evento prodigioso, accorse presso la chiesa una grande folla di pellegrini e vi furono, racconta la leggenda, nuove miracolose guarigioni.
Il Settecento Il 10 giugno 1726, domenica di Pentecoste, il patriarca latino di Costantinopoli monsignor Camillo Cybo incoronò nuovamente l'immagine della Madonna di Galloro, con una sfarzosa cerimonia nell'anniversario della traslazione della sacra immagine nella chiesa.Giuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, p. 33.
Il 9 febbraio 1798 il generale francese Louis Alexandre Berthier occupò Roma, e di conseguenza il 15 febbraio venne proclamata la Repubblica Romana. Ai Castelli Romani, Frascati, Marino, Albano Laziale e Velletri si costituirono ciascuna in repubblica autonoma gemellata a quella romanaGiuseppe Del Pinto, Albano nel 1798, pp. 1-3.Antonia Lucarelli, Marino dalla Rivoluzione alla Restaurazione, in Antonia Lucarelli, Memorie marinesi, pp. 88-96.; i conventi vennero chiusi e i loro beni requisiti. L'11 aprile 1798 un commissario francese dipendente dal governo di Albano impose la consegna di tutti i tesori conservati nel santuario di Galloro: finirono così in mano francese le due corone d'oro della Madonna di Galloro, del valore di 107 scudi, gli ex voto d'argento, i calici e gli arredi sacri per un totale di oltre venti libbre di metalli preziosi.Giuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, pp. 34-35. Il monastero ed il santuario furono chiusi, e il popolo ariccino, temendo che l'immagine potesse essere profanata, pensò bene di trasportarla nella collegiata di Santa Maria Assunta all'interno dell'abitato: così l'11 novembre 1798 la Madonna di Galloro abbandonò il proprio santuarioGiuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, p. 35..
In questa circostanza, un altro grande miracolo è attribuito alla Madonna di Galloro: il 25 novembre 1798 oltre tremila francesi si accamparono nelle campagne di Ariccia, per fronteggiare l'avanzata dell'esercito sanfedista guidato dal cardinale Fabrizio Ruffo e da Ferdinando IV di Borbone; cinquanta di essi stavano per mettere a sacco il paese, quando la notizia dell'imminente arrivo dei napoletani li fece battere in fuga senza che avessero potuto nuocere più di tanto.Giuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, pp. 36-37.
L'Ottocento
Ritornata la giurisdizione pontificia anche ad Ariccia, nell'aprile 1800 i religiosi vallombrosani ripresero il possesso del santuario di Galloro, e pretesero la restituzione dell'immagine della Madonna di Galloro, ancora conservata nella collegiata di Santa Maria Assunta ad Ariccia.Giuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, p. 38.. Poiché non si giungeva ad un accordo tra i vallombrosani e i canonici ariccini, la questione venne portata davanti a papa Pio VII, in quel momento ancora a Venezia, che ordinò di trasferire l'immagine nuovamente al santuario.. Nella notte tra 5 e 6 novembre 1801 la Madonna di Galloro venne così trasferita in fretta e furia, «per ragione dei tempi che allora correvano», al santuario. L'8 dicembre di quello stesso anno si poté festeggiare normalmente la festa della signorina.
In seguito alla nuova occupazione napoleonica dello Stato della Chiesa, il potere pontificio venne rovesciato, gli ordini religiosi confiscati ed i loro beni svenduti. Presso il santuario di Galloro ormai da anni non erano presenti i religiosi vallombrosani, ma vi risiedevano stabilmente in loro vece due sacerdoti sudamericani, padre Eusebio Castagnares e padre Pietro Nogal.: essi mantennero da soli la chiesa e i beni rimasti al monastero soppresso, rifiutandosi di prestare il giuramentro di fedeltà riochiesto dai francesi.
Dopo il ritorno a Roma di papa Pio VII, al termine della parentesi napoleonica, il cardinale vescovo della sede suburbicaria di Albano Antonio Dugnani chiese di accorpare il santuario di Galloro al seminario vescovile di Albano Laziale, per unire le rendite dei due istituti: e il Papa acconsentì con Breve apostolico del 24 agosto 1816.Giuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, p. 40.. Tuttavia, già nel novembre 1816 il seminario di Albano cederre il convento e il santuario con le sue rendite alla Compagnia di GesùGiuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, pp. 40-42.. Numerosi gesuiti infatti, nel periodo della soppressione dell'ordine, erano riparati nella vicina Genzano di Roma ospiti di privati e indirizzati dal vescovo di Veroli Giovanni Battista Jacobini, genzanese di nascita: perciò l'ordine ebbe modo di estendere la propria influenza sul santuario di Galloro, che d'altra parte non poteva essere gestito nuovamente dai religiosi vallombrosani che non avevano religiosi da inviare a Galloro.Giuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, p. 41. Il cardinale vescovo della sede suburbicaria di Albano Michele Di Pietro il 12 febbraio 1817 ratificò la presenza dei gesuiti nel santuario di Galloro.Giuseppe Boero, Istoria del Santuario della Beatissima Vergine di Galloro, p. 42.