La sociologia dell'organizzazione è la disciplina sociologica che delle organizzazioni studia la pratica organizzativa, i processi organizzativi (organizing), i fenomeni organizzativi e l'innovazione organizzativa.
L'organizzazione va considerata come struttura e allo stesso tempo come processo, in quanto non è statica ma dinamica.
Le origini
Nella seconda metà del XVIII secolo la rivoluzione industriale inglese e quella politica francese provocano un terremoto nell'ordine sociale e politico del vecchio continente.
La borghesia offusca il potere economico dell'aristocrazia e le contende quello politico, l'egemonia culturale del clero viene messa a dura prova dall'illuminismo, corrente di pensiero che affonda le sue radici nella tradizione filosofico-scientifica inglese e fiamminga. La Francia potendo contare sui "lumi" di personalità del calibro di Voltaire, Diderot e D'Alembert, eleva la ragione, la libertà e l'uguaglianza a valori universali ed eterni ed offre alla borghesia le armi con cui colpire i privilegi con le quali l'antico regime aveva legittimato e perpetuato il potere.
Alla luce dei mutamenti in atto si avverte la necessità di istituzioni o fattori in grado di spiegare e fornire una base di legittimità alla nuova società. La ricerca attiva un processo di distacco di tre delle principali scienze sociali moderne: l'economia, la scienza politica e la sociologia.
Adam Smith, unanimemente considerato il fondatore della scienza economica moderna, ritiene che l'uomo nel perseguire il proprio tornaconto all'interno dell'istituzione mercato promuove la crescita economica della collettività. Il teorico della filosofia morale scozzese considera il mercato una "mano invisibile", in grado di regolare l'ordine sociale in un ambiente privo di relazioni rilevanti tra individui. Lionel Robbins sostiene che l'asocialità nel mercato affonda le sue radici nel disequilibrio tra gli infiniti desideri dell'uomo e i limitati mezzi per soddisfarli.
L'individuo costretto a vivere in una situazione di permanente insoddisfazione adotta nell'interazione con gli altri simili, atteggiamenti in grado di garantirgli la realizzazione dei propri obiettivi. Smith pone le basi per il successivo sviluppo dell'economia classica e neoclassica che mirano ad innalzare l'uomo ad essere razionale, in grado di scegliere, sulla base del calcolo costi-benefici, l'alternativa che gli garantisce la massima soddisfazione, tenuto conto della scarsità di risorse a sua disposizione.
Gli utilitaristi ambiscono ad una prospettiva materiale realizzabile in assenza di rapporti gerarchici, di cooperazione e di elementi etico-valoriali. L'antropologia culturale si pone agli antipodi rispetto alla scienza economica. In essa l'uomo è espressione del contesto strutturale e culturale nel quale vive. Tale assioma è valido anche nelle interazioni economiche con i propri simili. Detta scienza di origine anglossassone trae le proprie leggi da studi intrapresi presso economie arcaiche in cui il concetto di scarsità o abbondanza prescinde dalle risorse oggettive a disposizione della comunità.
Bronislaw Malinowski uno dei principali interpreti di tale disciplina si meraviglia nella scoperta di tribù in cui lo scambio di beni è privo di utilità pratica, riveste il ruolo sociale di cementare le relazioni tra i suoi membri. Dopo la seconda guerra mondiale è stato raggiunto un compromesso tra le due scienze; la città dell'abbondanza degli antropologi esprime il passato e l'origine di un processo di evoluzione funzionale che conduce alla città della scarsità, delineata dagli economisti e fatta propria dalla società odierna.
Thomas Hobbes condivide la concezione profondamente egoistica della natura umana elaborata da Smith e attribuisce la soluzione al problema dell'integrazione sociale facendo leva su spiegazioni "extra-sociologiche", che confluivano in un unico principio: lo Stato. L'atteggiamento di rinuncia del modello smithiano e hobbesiano all'individuazione di fattori socio-culturali in grado di contribuire insieme al fattore economico e politico alla comprensione delle relazioni sociali, determina, all'inizio l'interesse di alcuni studiosi verso le strutture etico-culturali di un popolo (Montesquieu, Hegel) e successivamente critica contro il sistema economico capitalistico degli economisti classici (Karl Marx).
Nasce la sociologia che è la scienza che studia con propri metodi di indagine e tecniche di ricerca, i processi ricorrenti di strutturazione e destrutturazione della vita associata, i condizionamenti che la società esercita sulla formazione e sull'azione degli individui e che gli individui esercitano su di essa, mira a ricondurre la varietà degli eventi particolari ad un numero limitato di leggi (Luciano Gallino) e nasce quando emerge nell'uomo il desiderio di uno studio laico e razionale dell'ordine sociale (Paci, 1992).
L'inquietudine provata verso gli economisti, responsabili di aver legittimato l'ascesa della borghesia, classe dominante di un sistema di produzione in grado di generare una ricchezza materiale impensabile per l'umanità del passato ma inattuabile in ragione degli altissimi costi sociali, resta fino agli anni trenta l'argomento principale del pensiero sociologico. Nel 1937 Talcott Parsons con la pubblicazione de "la struttura dell'azione sociale" crea le premesse teoriche necessarie ad un ampliamento dell'oggetto di indagine della scienza sociologica.
Il principale interprete della versione del funzionalismo mira ad elaborare una teoria generale dell'organizzazione sociale puntando su un approccio sistemico e organicistico. La diversa prospettiva di studio dalla quale l'autore parte per analizzare la società, rappresenta una novità assoluta per coloro che lo hanno preceduto e per tutti quelli che, partendo da un dato statistico o da un sottoinsieme del complesso delle relazioni sociali, finivano per elaborare una teoria olistica della società.
Dopo aver determinato gli elementi che pensava fossero alla base della sopravvivenza sociale, Parsons promuove il ricorso ad una pluralità di scienze analitiche, ciascuna dotata di una specifica area di indagine, con l'obiettivo di avanzare nella conoscenza dei meccanismi in grado di spiegare la complessa realtà sociale. Il sociologo americano assegna all'economia, alla politica, all'antropologia ed alla sociologia ambiti di indagine distinti ma allo stesso tempo auspica una loro futura interconnessione. Ciascuna materia estrae dai fatti concreti, leggi astratte che non sempre trovano riscontro in situazioni analoghe.
Le distorsioni empiriche di una scienza sono il risultato di una o più variazioni intervenute nelle altre sfere di azione. la soluzione parsoniana assegna alla sociologia la spiegazione dell'ordine sociale e la pone in una situazione di distacco dalle altre materie. A partire dagli anni settanta e soprattutto negli anni ottanta l'interconnessione tra scienze analitiche auspicata da Parsons affiora in tutti quei fenomeni economici ritenuti anomali dalla teoria tradizionale e per questo marginalizzati dalla stessa.
L'impossibilità dell'economia di fornire un quadro teorico in grado di spiegare la nascita e l'evoluzione di realtà come i distretti industriali, suscita l'interesse della sociologia economica ad occuparsi di fenomeni che da circa due secoli erano dominio esclusivo dell'economia. Il processo in atto coinvolge anche l'impresa di grandi dimensioni grazie anche al contributo di Williamson che dopo aver attinto dagli studi della macroeconomia d'impresa e dalla sociologia dell'organizzazione elabora la teoria dei costi di transazione. Nell'elenco delle variabili in grado di formulare l'origine e l'evoluzione delle operazioni commerciali tra imprese, l'autore propone incognite sconosciute agli economisti.
L'introduzione nella macroeconomia d'impresa del concetto di gerarchia per delineare particolari rapporti tra aziende (Williamson) o l'attenzione posta da Ouchi per il clan elemento particolarmente adatto a descrivere i modelli di comportamento tipici delle aziende asiatiche, rappresentano una novità sconcertante per chi ha sempre basato le decisioni imprenditoriali sulle regole del mercato. A livello macro numerosi sono gli studi volti a elaborare teorie che indicano i mezzi cui lo stato, i sindacati e le associazioni di consumatori fanno riferimento per pilotare il capitalismo nella direzione del benessere sociale e inquietanti sono le analisi sui legami tra élite economiche, potere politico e sistema economico.
Molti studiosi dopo aver evidenziato l'esistenza di una pluralità di forme di scambio rivolgono la propria attenzione all'economia informale, un fenomeno che ha un grosso impatto sociale ma che il sistema di contabilità tradizionale non è in grado di rilevare (Gershunyi). Le ricerche in atto riposizionano l'impostazione del pensiero sociologico. La nuova sociologia economica abbandona ogni pretesa egemonica nei confronti della teoria economica e l'inutile divisione disciplinare con le altre scienze sociali; considera l'azione economica un'azione sociale e individua le conseguenze sociali derivanti dall'evoluzione del sistema economico. Il contributo di Max Weber, uno dei fondatori insieme a Karl Marx ed Emile Durkheim della sociologia classica, è uno degli stimoli principali attraverso i quali la nuova sociologia economica supera l'impostazione parsoniana e approda ad un nuovo stadio, la spiegazione dell'economia in una prospettiva sociologica (Swedberg).
Weber attribuisce all'etica calvinista l'origine del sistema di produzione capitalistico e sostiene che la moderna economia viene disciplinata e rafforzata da un insieme di valori e istituzioni createsi all'interno della cultura occidentale. L'eclettico studioso tedesco asserisce che le valutazioni e gli scopi di ciascun individuo sono variabili importanti nella spiegazione dell'azione sociale ma da sole non bastano a comprendere la complessità di ogni fenomeno sociale. I pezzi mancanti necessari a completare il puzzle sono la comprensione dei vincoli e delle possibilità di ciascun attore nel quadro delle relazioni sociali complessive. Weber afferma che gli obiettivi del singolo sono divergenti rispetto a quelli dei suoi simili, a causa della diversa importanza data da ogni individuo all'aspetto religioso, filosofico ed economico.
L'autore sostiene che è cruciale evidenziare nell'analisi di una struttura economica l'esistenza o meno di gruppi di potere capaci di regolare l'attività economica, ed è importante la comprensione degli scopi alla base delle loro decisioni. A livello micro Weber osserva che la ricerca e il successivo impegno delle imprese in attività in cui la concorrenza è inesistente promuove la nascita di nuove imprese e di settori analoghi e attribuisce alla struttura finanziaria: network tra le aziende leader, il ruolo di centro direzionale del capitalismo. Karl Polanyi attribuisce all'elemento politico-istituzionale l'origine del capitalismo e sulla scia delle scoperte di Malinkwsji individua tre tipologie di scambio: il mercato, la reciprocità e la redistribuzione.
La scuola francese, erede di Durkheim, riconduce ad una matrice sociale fenomeni puramente economici come il salario e la moneta, e sostenendo che i mutamenti sociali costituiscono la fonte e non il risultato delle conseguenze economiche, capovolge la tesi marxista. Célestin Bouglé puntualizza che la sociologia economica non è la sorgente di ogni sociologia ma solo un ambito della complessa disciplina. Nella nuova sociologia economica l'azione economica è il risultato delle relazioni umane, cooperative ed altruistiche ma anche conflittuali e oppressive.
Ciascun individuo occupa uno specifico spazio sociale dal quale ne derivano diritti e obblighi (Anthony Giddens).