Con l'espressione Prima Rivoluzione batava si definisce un violento rivolgimento politico, che, alla fine del XVIII secolo, preparò la fine della Repubblica delle Sette Province Unite.
Contesto L'instabilità politica
Il XVIII secolo vide il declino economico, militare e politico della Province Unite. Questa era formalmente una libera federazione di sette province, indipendenti l'una dall'altra e ciascuna dotata di una propria assemblea elettiva (gli Stati Provinciali), ma che inviavano delegati agli Stati Generali dell'Aia, a decidere di politica estera e militare. Al contempo, tutte riconoscevano l'autorità di uno statolder (reggente e capo militare), dal 1747 unico ed ereditario (accanto ad un Gran Pensionario, facente le funzioni di primo ministroSi trattava del Gran Pensionario della provincia d'Olanda, cui il sovrabbondante potere economico di quella provincia attribuiva un ruolo nazionale. Ciò benché anche altre province, per esempio la Zelanda, avessero diritto ad un'analoga figura.). In pratica sussisteva una diarchia fra un quasi-monarca ed una quasi-repubblica, entrambe dai poteri teoricamente illimitati e, comunque, assai confusi.
Il tradizionale contrasto fra gli Orange-Nassau ed i patriziati mercantili Per complicare le cose, gli Stati Provinciali erano dominati dalla locale aristocrazia terriera o commerciale, che occupava le cariche municipali e provinciali (i reggenti), gelose delle proprie prerogative politiche ed ostili ad ogni ulteriore trasferimento di potere alla Casa d'Orange-Nassau, che già esprimeva lo statolder. Il cui ruolo era ormai in piena contraddizione con i principi repubblicani proclamati dalla Unione di Utrecht del 1579.
Si trattava dell'ideale brodo di coltura perché si sviluppasse un'ostinata lotta di potere fra le aristocrazie locali, in particolare i reggenti di Amsterdam, che vennero a definirsi partito repubblicano o democratico (Staatsgezinden), e i sostenitori della strisciante trasformazione dello stato olandese in monarchia, che vennero a definirsi partito orangista o realista (Prinsgezinden).
L'emergere del nuovo partito dei Patrioti La guerra anglo-olandese
Tale tradizionale dialettica venne sconvolta dagli avvenimenti seguiti alla guerra d'indipendenza americana: insorte le tredici colonie e entrate nel conflitto Francia e Spagna, le Province Unite rifiutarono il proprio appoggio alla Gran Bretagna ed il patriziato commerciale ostile agli Orange-Nassau forzò la situazione sino a spingere la corte di San Giacomo ad iniziare la quarta guerra anglo-olandese (1780-1784).
Essa fu, sin dall'inizio, segnata dalla disastrosa impreparazione militare delle Province Unite: essa permise alla Gran Bretagna di occupare molte delle colonie e basi olandesi sparse per il mondo e di bloccare ermeticamente le coste metropolitane, producendo effetti devastanti sul commercio e l'industria dei Paesi Bassi.
Nuovi ideali democratici Dapprincipio i reggenti di Amsterdam, capi del partito repubblicano, si gloriarono di aver costretto lo statolder Guglielmo V alla guerra, salvo, quasi subito, scaricare l'intera responsabilità delle tragiche sconfitte sullo stesso statolder
Fu questo il brodo di coltura per la nascita di un nuovo movimento, che, stanti le circostanze belliche, prese a chiamarsi con un nuovo nome: i PatriotiBenché ricostruzioni successive, con tono poetico, abbia attribuito il nome all'obiettivo di ricreare gli splendori del Secolo d'oro olandese, ormai lontani dal generale sentimento di declino che dominava il Paese. Politicamente, esso ereditava la tradizionale polemica del partito repubblicano contro la concentrazione dei poteri nella persona dello statolder. Vi aggiunsero, però, nuove rivendicazioni 'democratiche', alimentate da intellettuali quali Joan Derk van der Capellen, suo cugino Van der Capellen van den Marsch ed il van der Kemp: il primo, soprattutto, si era distinto con la pubblicazione, nel settembre 1781, del libello Al Popolo dei Paesi Bassi. Tutti decisamente influenzati dalla Rivoluzione americana e dall'Illuminismo dei polemisti francesi degli anni '80, a cominciare dal Contratto sociale di Rousseau.
In definitiva, essi esprimevano non più le posizioni delle aristocrazie, ma di una più vasta borghesia mercantile e commerciante. Non volevano più restaurare l'Unione di Utrecht, ma rovesciarla, rifondando la Repubblica delle Sette Province Unite su nuove basi.
La crisi con l'Austria Pace separata fra Francia e Gran Bretagna Per grande fortuna della Repubblica, tale disastrosa situazione ebbe termine allorché Gran Bretagna e FranciaPreliminari di pace conclusi a Parigi, il 30 novembre 1782. pattuirono il cessate il fuoco in vigore dal gennaio 1783. Le Province Unite si trovarono nella paradossale situazione dell'unico sconfitto fra i vincitori: ciò che permise a Londra (che occupava la gran parte delle colonie olandesi) di pretendere dall'Aia (che non disponeva di alcun mezzo per imporre le proprie condizioni) concessioni territoriali nelle Indie olandesi.
I delegati olandesi non se ne diedero a intendere, spingendo la Francia a sottoscrivere una pace separata, il 3 settembre 1783.
Ultimatum austriaco alle Province Unite
Tale impotente impasse si prolungò tanto da indurre un terzo incomodo ad approfittarne: nel maggio 1784, Giuseppe II d'Asburgo-Lorena inviò alle Province Unite un ultimatum con cui pretendeva ampie concessioni territoriali ad ingrandimento dei propri domini nei Paesi Bassi cattolici, oltre che la libera navigazione della Schelda (ovvero la riattivazione del porto di Anversa).
Breve riconciliazione dei partiti avversi Tali pretese erano inaccettabili per il partito dei Patrioti in quanto erano in gioco tutte le storiche conquiste delle Province Unite ai danni dei Paesi Bassi cattolici spagnoliLe acquisizioni delle Province Unite ai danni dei Paesi Bassi cattolici erano state fissate dal Trattato di Münster del 1648 e dal Trattato di Utrecht del 1713.; per il partito orangista, che aveva la propria base nelle province terrestri, interessate dalle pretese dell'Imperatore; per il partito repubblicano, dal momento che la rinascita del porto di Anversa avrebbe inflitto un danno mortale ai commerci di Amsterdam.
Accadde così che i tre partiti si riunissero (per l'ultima volta prima del 1813) in un concorde sforzo di preparazione militare ed azione politica. Che non venne, però, messo alla prova: la diplomazia francese fu lesta a profittare della situazione per vincere le residue resistenze olandesi a marginali concessioni nelle colonieIl 20 maggio 1784, i plenipotenziari olandesi a Parigi sottoscrissero il trattato di pace, con il quale le Province Unite cedevano la base Nagapattinam, in India, alla Gran Bretagna ed aprivano alle navi britanniche il commercio nelle Indie Orientali Olandesi (o, almeno, nelle Molucche).. In cambio Londra restituiva la gran parte dei possedimenti occupati, mentre Parigi otteneva dal proprio alleato Giuseppe II per un accomodamentoCon apposito trattato, ricordato come Trattato di Fontainebleau, firmato l'8 novembre 1785: le Province Unite mantenevano il diritto di bloccare la navigazione sulla Schelda (quindi di impedire la rinascita del porto di Anversa). Ma demolivano alcuni dei forti che ne controllavano il corso. La frontiera con i Paesi Bassi cattolici tornava a quanto in vigore nel 1664. Giuseppe II rinunciava ad ogni residuo diritto su Maastricht, in cambio del pagamento di 9 500 000 di fiorini (4 500 000 dei quali vennero poi anticipati dalla Francia di Luigi XVI)..
Radicalizzazione dello scontro politico interno Crisi di popolarità dello statolder
Il consenso nazionale seguito all'ultimatum di Giuseppe II rappresentò, per Guglielmo V di Orange-Nassau, l'ultima estate di San Martino. Passata la minaccia, le élite borghesi del partito repubblicano ripresero, più violento che mai, il conflitto con statolder. In particolare a mezzo stampa, con attacchi diretti e frequenti insulti alla persona di Guglielmo V.
Progressivo radicamento del partito dei patrioti Per giunta essi erano ormai sorpassati a sinistra dal partito dei Patrioti, che pretendevano l'abolizione della congerie di privilegi che inviluppavano e segmentavano lo Stato e le Province. Ciò anzitutto a danno delle aristocrazie, in nome di un principio di sovranità popolare, ma anche a danno dell'onnipotente (e molto favorita dallo Stato) Chiesa riformata olandese.
Questi erano particolarmente forti nella provincia d'Olanda (tradizionalmente ostile allo statolder), come pure nelle province settentrionali (specie Frisia, Groninga ed Overijssel, la città di Utrecht). Mentre gli Orangisti potevano contare su Zelanda, Gheldria, contado e nobiltà di Utrecht, esercito e flotta.
Ingerenza delle grandi potenze
Per complicare le cose, lo statolder era favorevole ad un riavvicinamento con la Gran Bretagna, mentre i Patrioti erano decisamente filo-francesi. Aiutati, in questo, dalla Confederazione Difensiva stipulata da Parigi e L'Aia all'indomani della pace con Giuseppe II.
L'asprezza della disputa indeboliva la credibilità del governo in misura talmente grande, da indurre gli ambasciatori delle due potenze in questione, il conte di Vérac e Sir James Harris (meglio noto come Lord Malmesbury), ad immischiarsi profondamente a sostegno dei partiti in lotta.
Radicalità dello scontro politico La fazione dei Patrioti, infine, era decisamente disposte a radicalizzare i mezzi del proprio agire politico: ciò sull'esempio del successo della guerra d'indipendenza americana ed analogamente a quanto sarebbe accaduto, di lì a poco, con la rivoluzione francese.
Qua e là venne vietato portare i colori arancio, simbolo degli Orange-Nassau, e financo comminate multe ed imprigionamenti. Soprattutto, si diffuse l'organizzazione di piccoli gruppi di volontari armati, i quali praticavano il tiro con il moschetto e rispondevano ai locali capipartito, che presero il nome di "Società di tiro", dette anche "compagnie di esercitazione" o "corpi franchi" (in olandese schuttersgenootschappen, exercitiegenootschappen o vrijcorpsen).
Esse avevano avuto origine nel 1783, sull'onda della vergogna nazionale per l'impreparazione militare che l'esercito e la flotta dello statolder andavano mostrando nella guerra con l'Inghilterra. Nel 1784 la città di Rotterdam sciolse d'imperio le locali compagnie di esercitazione: i patrioti reagirono ribattezzando, qua e là, le proprie bande "società per l'esercizio delle armi" (genootschappen in de wapenhandel) ed organizzando un Atto di Unione (Acte van Verbintenis) che impegnava i capi di molte di bande armate alla mutua assistenza, quando fosse divenuto necessario.
La crisi scatenata da Giuseppe II d'Asburgo-Lorena determinò un ulteriore inspessimento del fenomeno, sotto la protezione dello sforzo che gli Stati Provinciali compirono per rafforzare gli eserciti delle proprie province. Se non bastasse, la loro popolarità era amplificata dalla circostanza che vi venivano ammessi, tanto i Cattolici quanto i (meno numerosi) Mennoniti, in assenza delle tradizionali discriminazioni civili e militari a favore dei membri della Chiesa riformata olandese.
Fu con questi mezzi che i Patrioti diedero avvio agli eventi che vengono ricordati come Prima rivoluzione batava.
La Rivoluzione Una grande manifestazione ad Utrecht