Membro della famiglia reale italiana negli anni in cui fu al fianco di Umberto come principessa ereditaria e, dal 1878, come regina d'Italia, esercitò una notevole influenza sulle scelte del marito e un grande fascino sulla popolazione, facendo sapiente uso delle proprie apparizioni pubbliche, concepite per attrarre il popolo con un abbigliamento ricercato e una costante affabilità. Secondo Ugoberto Alfassio Grimaldi, fu il personaggio politico dell'Italia unita che suscitò, dopo Giuseppe Garibaldi e Benito Mussolini, «i maggiori entusiasmi nelle classi elevate e nelle classi umili».U. A. Grimaldi, Prefazione a R. Bracalini, La regina Margherita, Milano 1983, p. 8.

Cattolica, fieramente attaccata a Casa Savoia, di animo conservatore, fu una nazionalista convinta e sostenne la politica imperialista di Francesco Crispi. L'incitamento alla repressione delle rivolte popolari, come avvenne nei moti di Milano del 1898, per quanto controverso, non ne compromise l'immagine, forse perché fu la prima donna italiana a sedere sul trono del paese neocostituito.Così sul risvolto di copertina di R. Bracalini, cit. A corte gestì un circolo culturale settimanale che le valse l'ammirazione di poeti e intellettuali.C. Casalegno, La regina Margherita, Torino 1956, p. 80. I suoi balli, inoltre, come quelli cui partecipò, celavano spesso un piano diplomatico, e nelle sue intenzioni cercarono in particolare di assicurare una mediazione con l'aristocrazia "nera", rimasta fedele allo Stato della Chiesa e al pontefice dopo la presa di Roma.

Molti furono gli omaggi popolari e poetici tributati alla nobildonna (dalla pizza Margherita alla celebre ode carducciana Alla regina d'Italia, scritta subito dopo la visita bolognese dei sovrani nel novembre 1878), anche negli anni successivi all'assassinio del marito, quando diventò regina madre.

Biografia Infanzia e adolescenza

Venne alla luce nel Palazzo Chiablese di Torino alle ore 00:45 del 20 novembre 1851, figlia di Ferdinando di Savoia-Genova, primo duca di Genova, e di Elisabetta di Sassonia, figlia del re Giovanni di Sassonia. Il battesimo fu celebrato lo stesso giorno in una cappella «all'opportunità allestita e con splendidezza adornata»Così nellAtto autentico della fede di nascita e di battesimo, citato in appendice a O. Roux, La prima regina d'Italia, Milano 1901, alla presenza del presidente del Consiglio Massimo d'Azeglio, di Alfonso La Marmora e del conte di Cavour, allora ministro della Marina e dell'Agricoltura e Commercio.C. Casalegno, cit., p. 13. Il sacramento le fu impartito da monsignor Alessandro Riccardi di Netro, che nel 1867 diventerà arcivescovo di Torino e celebrerà l'anno successivo le nozze di Margherita. Rimase orfana di padre all'età di quattro anni; con la madre e il fratello minore Tommaso, duca di Genova, passò l'infanzia e l'adolescenza nel Palazzo Chiablese. Elisabetta era stata confinata da Vittorio Emanuele II al castello di Govone prima e nella villa di Stresa poi, come punizione per avere sposato in seconde nozze, prima della fine del periodo di lutto e clandestinamente un borghese, Nicola Rapallo (1856). L'intercessione di Giovanni di Sassonia e di Aleksandra Fëdorovna, zarina madre, portò alla riabilitazione di Elisabetta e all'accettazione del matrimonio, mentre lo sposo fu creato marchese di Rapallo.C. Casalegno, cit., pp. 18-19.

Il rapporto con la madre fu piuttosto difficile, dal momento che la bambina mal sopportava le sue confidenze con il nuovo marito. La prima educazione della piccola fu affidata alla contessa Clelia Monticelli di Casalrosso, una donna severa e bigotta, presto sostituita da un'istitutrice che occupò un posto di primo piano nell'infanzia e nell'adolescenza della futura regina d'Italia: la giovane austriaca Rosa Arbesser. Rosa, dolce, raffinata, di buona cultura e di notevole intelligenza, diede a Margherita la serenità necessaria, instaurando con lei un legame strettissimo. Quando, in età adulta, la baronessa Olimpia Savio chiese «come fosse avvenuto che, rimasta sempre nella stretta [...] atmosfera di Corte, [...] fosse cresciuta di gusti, d'istinti, di abitudini così diverse», Margherita assegnò buona parte del merito all'amata istitutrice.O. Savio, Memorie raccolte da Raffaello Ricci, Milano, Treves, 1911, vol. II, p. 206.

L'istruzione

Fu posta gran cura nel dotare la principessina di una formazione completa: dopo le prime nozioni di cultura generale impartite da don Cipriano Mottura, sacerdote d'impronta liberale, il professor Andrea Tintori le insegnò la storia e la letteratura italiana, ed Ernesto Allason il disegno, mentre il cavalier Carlo Uria e il maestro Stefano Tempia si occuparono delle lezioni di pianoforte. Per quanto si trattasse di un piano ambizioso ed esteso a numerose discipline, difettava nelle sue basi. Le lettere a Marco Minghetti rivelano come la fanciulla leggesse Dante (rimase particolarmente affascinata dalla Divina Commedia, tanto da animare i suoi salotti con la Lectura Dantis, grazie anche all'amicizia con il dantista alatrense Luigi Pietrobono) prima di aver studiato la grammatica, e come le si proponesse un programma liceale senza averla dotata di una preparazione sufficiente. Questo spiega perché Margherita sviluppasse conoscenze in molti ambiti, ma sempre superficiali, e spiega altresì i numerosi errori di ortografia e sintassi che costelleranno la sua corrispondenza.C. Casalegno, cit., p. 23.

L'educazione cattolica

Margherita ricevette al contempo un'educazione profondamente cattolica: la sua religiosità non verrà mai meno, né si attenuerà quando, divenuta regina, casa Savoia si scontrerà con il Vaticano e con il pontefice. Il 10 giugno 1863 fece la prima comunione nella cappella di palazzo Chiablese, nel 1866 la cresima al castello di Agliè. Non era mancato tuttavia, sin dall'infanzia, lo spazio dedicato ai giochi e allo svago. Assieme al fratellino Tommaso assisteva alle corse dei cavalli in presenza del re e di Cavour, e si ricorda un celebre episodio in cui di sottecchi il conte aveva incoraggiato i fratelli all'indisciplina.F. Crispolti, Corone e porpore, Milano, Treves, 1936, p. 52. Particolarmente lieti erano i lunghi soggiorni al castello di Agliè e alla villa rosminiana di Stresa, dove, ancora bambina, si dedicava ad attività ludiche con le figlie del generale Enrico Morozzo Della Rocca e della poetessa Irene Verasis di Castiglione, Natalia ed Elena. Adolescente, sviluppò un amore sincero per la poesia e per l'arte e, quindicenne, scrisse un poemetto d'argomento medievale intitolato Le Gantelet, illustrandolo di suo pugno.

C'erano poi le settimanali lezioni di ballo, cui prendeva parte tra gli altri il duca Amedeo d'Aosta, secondo figlio maschio del re. Molto si è discusso circa un amore adolescenziale maturato in queste occasioni tra i due e gli studiosi hanno sostanzialmente avallato l'ipotesi, pur nell'assenza di prove concrete. Già il 27 settembre 1862, alla festa per le nozze di Maria Pia di Savoia con il re Luigi del Portogallo, pare che Margherita non avesse occhi che per il cugino, nella stessa circostanza in cui vide per la prima volta Umberto, «al quale non rivolse nemmeno la parola», nella reciproca convinzione che quell'incontro non avrebbe avuto alcun seguito.R. Bracalini, cit., p. 37 Sicuramente a Margherita piaceva «l'amabile compagnia» del ducaO. Roux, cit, p. 31. e probabilmente, come ha sostenuto Biancotti, una punta di dispiacere colse la giovane quando seppe delle nozze del cugino con la principessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna.A. Biancotti, La regina fulgida e bella, Torino, Superga, 1951, p. 9 Di certo li univa un carattere alquanto simile, portato all'«amore del fasto» e «alla religiosità quasi bigotta», così come Amedeo godeva notoriamente di un ottimo ascendente sulle fanciulle.C. Casalegno, cit., p. 25.

Bionda e di bel portamento, la giovane Margherita sviluppò un carattere religioso e conservatore, dimostrando eccellenti qualità di comunicatrice, che le guadagneranno una notevole popolarità, soprattutto presso gran parte degli italiani, nonostante le sue tendenze reazionarie (per esempio approvò vigorosamente le repressioni dei Moti di Milano del 1898 e, più tardi, appoggiò con entusiasmo la presa del potere da parte dei fascisti), supportata dal suo coinvolgimento in numerose opere di beneficenza e filantropiche, affiancato da attività promozionali delle arti, anche minori, e dalle numerose visite e dai cospicui lasciti a ospedali, orfanotrofi e istituti vari.

Matrimonio

Nel 1864 Filippo Gualterio fu il primo a suggerire al re il matrimonio tra il figlio Umberto e la nipote. Tuttavia Margherita aveva solo tredici anni e il progetto cadde per qualche anno nel dimenticatoio. Dopo il 1866 e dopo la fugace alleanza dei Savoia con la Prussia, Vittorio Emanuele preferiva legare il primogenito agli Asburgo, per rinsaldare i legami tra le due case. Fu quindi stabilito che a sposare Umberto fosse Matilde d'Asburgo-Teschen, ma il 6 giugno 1867 la tragica morte della diciottenne, arsa viva in un incidente domestico quando in abito da ballo era pronta a recarsi a una serata mondana, fece saltare le nozze ormai imminenti.C. Casalegno, cit., pp. 28-29. Il generale Menabrea, presidente del Consiglio, ripropose allora al re il matrimonio tra consanguinei e, nonostante le iniziali reticenze del sovrano, il fidanzamento diventò presto ufficiale: Umberto incontrò la principessa per la domanda di rito il 28 gennaio 1868. Legata alla terra d'origine, Margherita era contenta di sposare un italiano, dopo aver rifiutato le nozze con il principe Carlo di Romania.

La celebrazione

Il matrimonio fu celebrato a Torino nell'aprile 1868: il 21 nella sala da ballo del Palazzo Reale venne sottoscritto l'atto nuziale, il giorno seguente i principi ereditari si unirono in matrimonio nel duomo di San Giovanni, in una funzione presieduta dall'arcivescovo Alessandro Riccardi di Netro, assistito da Luigi Nazari di Calabiana e Andrea Casasola, arcivescovi di Milano e Udine, e da Giovanni Corti e Giovanni Battista Cerruti, vescovi di Mantova e Savona e Noli.C. Casalegno, cit., pp. 31-32, R. Bracalini, cit., pp. 40-41. Casa Savoia volle che fossero presenti, accanto a nobili e personalità di spicco della politica nazionale, anche le delegazioni operaie e semplici popolani. Dopo il sontuoso ballo che la sera vide protagonisti aristocratici di tutta Europa, il 23 i novelli sposi si recarono alla festa organizzata in loro onore presso la Società Filodrammatica torinese. Ascoltarono poesie declamate in loro onore e assistettero a La festa della colomba, commedia-operetta con parole di Vittorio Bersezio e musica di Gualfardo Bercanovich.C. Casalegno, cit., p. 33. Margherita ebbe in dono un saggio di Manzoni, Sull'Unità della lingua italiana e sui mezzi di diffonderla, con un autografo del romanziere milanese.R. Bracalini, cit., p. 41.

La festa continuava: al ballo offerto dall'Accademia Filarmonica ci fu il famoso episodio che vide protagonisti la sposa e il principe Federico di Prussia (futuro Federico III di Germania), il quale tagliò un lembo del vestito di Margherita, lacerato da un ballerino durante la quadriglia. Il nobile se lo appuntò al petto in ricordo della lieta giornata, sollevando i presenti dall'imbarazzo che l'incidente aveva creato. In piazza Carlo Emanuele si svolse un torneo in memoria del ritorno in città di Emanuele Filiberto, avvenuto nel 1559. I nobili ebbero modo di dimostrare le loro doti equestri, dando prova di destrezza e precisione. Ogni volta che con la lancia facevano ruotare un meccanismo costruito per l'occasione, centinaia di uccelli si libravano in volo, in mezzo alla folla acclamante.C. Casalegno, cit., pp. 33-34.

Il viaggio di nozze