La provincia di Chieti è una provincia italiana dell'Abruzzo di abitanti, estesa su una superficie di e comprendente 104 comuni. È la provincia più popolata d'Abruzzo, la seconda per estensione dopo quella dell'Aquila. Confina a nord-ovest con la provincia di Pescara, a sud-ovest con la provincia dell'Aquila e le province molisane di Isernia e, a sud-est, di Campobasso, mentre a nord-est è bagnata dal Mare Adriatico.
Geografia fisica
La provincia presenta un territorio prevalentemente collinare e montano, con un'orografia molto varia. Il territorio è caratterizzato da un susseguirsi di valli parallele, nella maggior parte delle quali scorrono corsi d'acqua di varia portata. Nella parte più settentrionale il paesaggio si presenta più aspro e disabitato, nella parte meridionale, più dolce e ricco di piccoli insediamenti sparsi.
Gran parte del territorio pianeggiante è costituito dalla pianura costiera e dalle valli, tra cui la Val Pescara e la Val di Sangro. Nella provincia si trova anche buona parte del massiccio della Maiella. I principali fiumi sono l'Alento, il Pescara, l'Aventino, il Sangro, il Foro, il Sinello e il Trigno.
A delimitare il territorio provinciale è a nord il fiume Pescara, che segna il confine con la provincia omonima, a nord-est il Mare Adriatico, a sud-est il fiume Trigno, che segna il confine anche con la regione Molise. Da sud-ovest a nord-ovest, il confine è segnato prima dal monte Secine e successivamente dai monti della Maiella. Nella zona meridionale si trovano ampie superfici coperte da abeti, con due riserve naturali. In prossimità della costa vi è una lecceta interessata dalla riserva naturale regionale Lecceta di Torino di Sangro.
Orografia
Il territorio della provincia teatina è caratterizzato dalla mole calcarea della Maiella, la seconda montagna più alta della catena degli Appennini (con i della sua vetta più elevata, il monte Amaro) dopo il Gran Sasso. La sua orografia include 61 monti e 75 colline diversificate. Come la maggior parte dei massicci calcarei la Maiella è ricca di fenomeni carsici e di conseguenza, povera di acque superficiali. Le acque meteoriche infatti ricompaiono a valle, con sorgenti che talvolta raggiungono dimensioni poderose, come quelle del fiume Verde, a Fara San Martino. Nel versante orientale il massiccio è tagliato da gole e valloni, mentre ad occidente è piuttosto omogeneo e caratterizzato da una sola incisione, la Macchia di Caramanico.
Idrografia Fiumi La provincia, grazie ai fenomeni carsici delle montagne ed in particolare della Maiella, è molto ricca di risorse idriche, in prevalenza sotterranee. Tuttavia sono presenti anche numerosi corsi d'acqua in superficie, i cui principali sono il Pescara, il Sangro e il Trigno, l'Alento, l'Aventino, il Foro e il Sinello. Minori sono invece il Dendalo, il Feltrino, l'Osento, il Sente, il Treste, il Verde (Borrello, Rosello), il Venna.
Laghi
Vi sono due laghi artificiali, il lago di Bomba e il lago Sant'Angelo, costruiti sbarrando il corso rispettivamente dei fiumi Sangro e Aventino. Entrambi i fiumi vengono sfruttati per la produzione di energia idroelettrica:
il lago di Bomba è sito tra Villa Santa Maria e Bomba, nella valle del Sangro. Venne iniziato nel 1956 e completato nel 1962. Nel luglio 2009 vi si sono svolte le prove e le gare di canottaggio dei XVI Giochi del Mediterraneo. il lago Sant'Angelo, più comunemente detto "lago di Casoli" per il comune in cui è sito. Fu costruito nel 1958. Grazie al suo affluente, il fiume Aventino, nel lago giungono anche trote, cavedani, carpe, tinche e persici reali.
Un altro lago artificiale, di dimensioni minori, è il lago di Serranella, nella riserva naturale controllata Lago di Serranella, tra i comuni di Casoli, Altino e Sant'Eusanio del Sangro. Costruito nel 1981 come bacino per l'irrigazione, il lago è diventato nel 1990 riserva naturale. Si trova alla confluenza del fiume Sangro con l'Aventino e con altri affluenti minori, quali il Gogna e il Pianello.
Il mare e la Costa dei Trabocchi
Il Mare Adriatico bagna a nord-est le coste della provincia. Il litorale viene chiamato Costa dei trabocchi per la diffusa presenza dei trabocchi, antiche macchine da pesca in legno; vi si alternano tratti di spiaggia bassa e sabbiosa o di ciottolame a tratti alti e rocciosi che degradano sul mare.
Clima .
Parchi, riserve e aree protette Denominazione Zona geografica Comuni interessati Parco nazionale della Maiella area montana della Maiella 39 comuni; provincie interessate: Pescara, Chieti e L'Aquila Riserva naturale Fara San Martino-Palombaro area montana boscata Fara San Martino e Palombaro Giardino botanico Michele Tenore giardino botanico Lama dei Peligni Riserva naturale Feudo Ugni area montana boscata Palombaro e Pennapiedimonte Riserva Naturale Statale Quarto Santa Chiara area montana boscata Palena Riserva Naturale Regionale Abetina di Rosello area montana boscata Rosello e Agnone (IS) Riserva Naturale Regionale Lago di Serranella area paludosa Casoli, Altino e Sant'Eusanio del Sangro Riserva naturale guidata Cascate del Verde cascate in area montana Borrello Riserva naturale guidata Bosco di Don Venanzio area fluviale boscata Vasto e Pollutri Riserva naturale regionale Lecceta di Torino di Sangro area costiera boscata Torino di Sangro Riserva naturale guidata Punta Aderci area costiera Vasto Oasi naturale Abetina di Selva Grande area montana boscata Castiglione Messer Marino Riserva regionale Valle del Foro area fluviale boscata Pretoro Parco territoriale attrezzato dell'Annunziata area collinare Orsogna
Parco nazionale della Maiella Il parco nazionale della Maiella copre un territorio di tra le provincie di Pescara, L'Aquila e Chieti, che per il 55% supera i I comuni interessati, della provincia sono: Civitella Messer Raimondo, Fara San Martino, Gamberale, Guardiagrele, Lama dei Peligni, Lettopalena, Montenerodomo, Rapino, Palena, Palombaro, Pennapiedimonte, Pizzoferrato, Pretoro e Taranta Peligna.
Storia
Epoca italica e romana
Tracce di presenze del neolitico sono state trovate a Rapino, nella Grotta del Colle, e nella necropoli di Comino di GuardiagreleR. Bigi, Chieti. Passato, presente e futuro, Carabba, 2012.A. De Nino, Notizie di scavi archeologici negli Abruzzi, voce "Rapino".. Vari popoli, del ceppo degli osco-umbri, dominarono dal VII secolo a.C. circa fino al III il territorio dell'attuale provincia: Marrucini (a nord), Frentani (lungo la fascia costiera), Lucanati (al centro) e Sanniti (settore meridionale), questi ultimi suddivisi nelle due tribù dei Carricini (sud-ovest) e dei Pentri (sud-est). Seguendo il rito del ver sacrum, i Sanniti all'altezza del fiume Sangro (fiume "rosso") si separarono dai Frentani, i quali stabilirono la loro capitale nel sito di Anxanum (Lanciano)Strabone, Geografia, V.D. Priori, La Frentania, I, 1941., creando inoltre i porti commerciali di Ortona, Buca e Histonium, e altre città d'importanza come Grele (Guardiagrele), con cui tessevano rapporti, commerciando anche con le tribù sannite stanziatesi nel resto del territorio. A Rapino è stato inoltre trovato il bronzo rapinense, come testimonianza religiosa del popolo. A Quadri era presente un insediamento di Trebula, con una necropoli, della tribù dei Carricini, che avevano la loro città maggiore in Cluviae (Casoli)G. De Petra, Notizie di scavi archeologici nel sito di Cluviae, 1895..
Sulle montagne a confluenza con l'attuale Molise vi erano le aree sacre sannitiche di Iuvanum a Montenerodomo e il santuario italico di Schiavi di Abruzzo, a testimonianza che doveva esserci una piccola comunità. La popolazione era composta da touta, città stato che si amministravano autonomamente con un meddix tuticus e un parlamento, a differenza i villaggi meno importanti, detti "pagi" o "vici" dai Romani, dipendevano fortemente dalle città maggiori. Il primo incontro con i Romani avvenne nel V secolo a.C., ma ben presto nel 304 a.C. dopo vari scontri territoriali, i Sanniti tutti stipularono un patto di alleanza con i Romani, pur rimanendo nella loro libertà territoriale, ma dovendo pagare delle tasse all'Urbe.
Gli scontro tuttavia continuarono, degenerando nelle tre guerre sannitiche, che si risolsero con l'occupazione totale dell'intero Sannio. I Romani tuttavia, riconoscendo l'audacia e la forza di queste tribù, le impiegarono in intere guarnigioni dell'esercito. Anche dopo l'episodio della "guerra sociale" dell'89 a.C., quando tutti gli Italici si riunirono a Corfinium contro Roma, fondando di fatto uno stato proprio, esperimento politico che naufragò con la distruzione dei territori da parte di Lucio Cornelio SillaM. Febonio, Historiae Marsorum, I, 1673., Teate e Anxanum dal canto loro rimasero sempre fedeli a Roma, non partecipando attivamente alla guerra. Eccettuato il condottiero Erio Asinio, zio del poeta teatino Gaio Asinio Pollione, per cui Silla volle la damnatio memoriae, con il principato dell'imperatore Augusto, sia Teate che Anxanum e Histonium furono tenute in gran considerazione, che favorì sviluppo economico e politico.
Se da una parte l'archeologica non permette di leggere completamente uno stile tipico degli Italici, ad eccezione degli sparuti esempi di cinte fortificate in mura megalitiche, come il villaggio di Pallanum (Tornareccio), la provincia teatina beneficiò molto delle elargizioni romane, il territorio venne assoggettato alla gens di Arnio (per cui si ricorda il nome di via Arniense a Chieti), le città vennero rifatte con l'impianto viario di cardo e decumano alla romana, dotate di nuovi templi della triade capitolina, di terme, di anfiteatri e teatri. Presso Chieti passava la strada Marrucina che si univa alla strada Tiburtina Valeria che sfociava ad Aterno, e proseguiva diritta, lungo il fiume, passando per Sulmona e Amiternum (L'Aquila), mentre una seconda grande strada, la Traiano-Frentana, collegava Anxanum e Histonium. Quest'ultima città mostra ancora molte vestigia del passato romano, reperti e lapidi conservati nella sezione archeologica dei Musei di Palazzo d'Avalos, le terme romane di Sant'Antonio di Padova., i due acquedotti sotterranei del Murello e delle Luci, la forma ellittica della Piazza Rossetti dove si trovava l'anfiteatro, e si ricorda il poeta locale Lucio Valerio Pudente, poeta decorato al Campidoglio con l'alloro a soli 13 anni da Antonino Pio.
La provincia di Chieti all'epoca di Roma era inclusa nella Regio IV Samnium.
Primo Medioevo (IV-XIII secolo)
Lo splendore di questo territorio andò affievolendosi dal II-IV secolo d.C., quando l'Italia venne saccheggiata dai Goti di Alarico, dai barbari, dai Vandali, e poi dai Bizantini, di cui si sono conservate alcune vestigia e sculture nel Museo dell'Abruzzo Bizantino Altomedievale, nel castello ducale di CrecchioCfr. A. Staffa, I Bizantini in Abruzzo.. Dalle poche testimonianze che si hanno, i Bizantini non crearono scompiglio come i predecessori Vandali e Goti, ed instaurarono una forma di governo che più s'accomodava alle leggi romane, a differenza della rottura definitiva che si ebbe con l'arrivo dei Longobardi, che s'introdussero con saccheggi e depredazioni, di cui si ricordano gli assedi ad Aternum e a Lanciano, difesa dai Bizantini. Da un episodio semi-miracoloso, la città avrebbe eletto il primo santo patrono: San Maurizio proprio perché riuscirono a sconfiggere gli assalitoriG. Fella, Chronologia Urbis Anxani, capitolo San Maurizio..