La natura in filosofia è l'insieme di tutte le realtà esistenti considerato nella sua forma complessiva, nella totalità, cioè, dei fenomeni e delle forze che in esso si manifestano. alla voce corrispondente. Essa è stata oggetto di studio della filosofia della natura, e a partire dall'età moderna della scienza naturale.
Etimologia Il termine deriva dal latino natura, participio futuro del verbo nasci (nascere) e letteralmente significa "ciò che sta per nascere". In accordo con il significato etimologico in filosofia si è intesa finalisticamente la natura come il principio operante come forza vitale, superiore alla realtà della materia inanimata, che spinge tutti gli esseri viventi verso il mantenimento della specie attraverso la riproduzione. Natura a sua volta deriva dalla traduzione latina della parola greca physis (φύσις).
Secondo Heidegger questo termine greco è collegato alla parola phàos, phòs che vuol dire "luce", volendo significare una connessione tra la vita e la luce.M. Heidegger, Eraclito, trad. it. di F. Camera, Mursia, Milano 1993, pag. 66
La natura per i filosofi greci
Finalismo
Physis per i presocratici greci corrispondeva a ciò che originava le cose caratterizzate da nascita, accrescimento, degenerazione e morte per cui secondo Aristotele, il primo filosofo a fondare una scienza complessiva della natura, «la natura è la sostanza di quelle cose che hanno un principio di movimento in se stesse»Aristotele, Metafisica, E, 1. Vi sono infatti sostanze sensibili corruttibili, che hanno in sé il principio di moto e che generano altre cose simili, distinte dagli enti eterni e ingenerati di cui tratta la metafisica e la matematica. Gli enti naturali corruttibili vanno poi distinti da «ciò che è per caso o per fortuna» o «da ciò che è per arte» risultato cioè dell'azione dell'uomo.
Anche i sofisti avevano precedentemente operato una distinzione sul piano etico-giuridico tra ciò che è per natura e quello che viene considerato come originato dalle convenzioni umane. Da qui il loro relativismo etico fondato sul superamento del criterio ionico della leggeCioffi ed altri, I filosofi e le idee, (Anassimandro), Ed. B. Mondadori, 2007 Vol. 1 che esiste oggettivamente nell'ordine stesso della natura e che gli uomini riprendono e applicano alla loro città.
Osservano infatti i sofisti che le leggi cambiano da società a società e se vogliamo trovare un criterio unico valido per tutti ci dobbiamo riferire a ciò che nell'uomo è sempre presente e permane immutabile, cioè alla natura che non è soggetta alle convenzioni umane e che prescrive che è giusto ciò che piace al più forteFrase attribuita al sofista Trasimaco citato da Platone in Frr. 85 A 10 DK (Platone, Repubblica, I, 336 b, 338 c) e 85 B 8 DK (Hermias Alexandrinus, In Platonis Phaedrum, ed. Couvrer, pag. 239, 21) cioè a colui che sa bene usare la parola per sovrastare le altrui convinzioni.M. Migliori, La filosofia di Gorgia, Celue, Milano 1973
La natura dei sofisti introduce la concezione di uno stato di natura dove il comportamento dell'uomo non differisce da quelli degli altri esseri naturali basati su istinti primordiali che l'uomo conserva nonostante le diversità culturali acquisite nel tempo.
Anche per Aristotele nell'uomo è presente un principio connaturato che agisce in modo da fargli realizzare ciò che lo caratterizza nella sua essenza di modo che, ad esempio, il seme è destinato da questa forza naturale immanente a divenire albero. Una visione finalistica della natura che spiega il divenire e come il movimento si diriga verso i suoi "luoghi naturali".
Tutta la natura è organizzata secondo una costruzione piramidale dove ogni gradino è materia per lo sviluppo del grado superiore per cui, ad esempio, il mondo vegetale è materia per quello superiore degli erbivori che traducono in atto le potenzialità di sviluppo contenute nell'inferiore. In questo modo Aristotele pone al vertice della piramide l'uomo, il signore della natura, in grado di trasformare in atto tutte le potenzialità contenute nei gradi inferiori e per questo giustificato per ogni uso ed abuso degli esseri naturali.«In epoca moderna questa idea di Aristotele è stata indicata come scala naturae, una scala naturale, nella quale l'uomo occupa, per così dire, il gradino più alto. Le cose stanno invece diversamente se si includono nella discussione altri testi di Aristotele, tratti dalla Metafisica, dall'Etica Nicomachea e dal III libro del De anima. Qui all'uomo viene attribuita come tratto specifico la facoltà razionale, che gli conferisce la capacità di pervenire alla teoria, per esprimersi in termini aristotelici, dunque alla contemplazione della natura dall'esterno. Che le cose vadano intese veramente così lo mostra il fatto che Aristotele pone l'uomo, in quanto capace di elevarsi alla teoria, ad uno stesso livello con la divinità, che è anch'essa in grado di contemplare l'intera natura dall'esterno.» (Wolfgang Kullmann, Aristotele filosofo della natura Wolfgang Kullmann: Aristotele filosofo della natura )
Lo stoicismo riprendeva la teleologia naturale di Aristotele che la concepiva secondo uno schema evolutivo diacronico. Per gli stoici invece tutto avviene sincronicamente nel senso che gli elementi costitutivi di un organismo funzionano complessivamente per mantenerlo in vita rispondendo all'azione finalistica di un «fuoco artefice» o «soffio vitale», uno pneuma che permea di sé tutto l'universo rendendolo armonico e connotato da necessità razionale. Lo pneuma, che nella biologia aristotelica era usato per spiegare i meccanismi della respirazione e del movimento, per gli stoici rende l'universo una specie di unico grande essere vivente armonicamente ordinato dove la legge morale corrisponde alla legge di natura che ispira il comportamento del saggio.
Meccanicismo Contrapposta alla concezione finalistica e vitalistica aristotelica è la teoria materialista e meccanicista degli atomisti e degli epicurei.
Il grande naturalista Democrito, attento osservatore di tutti gli aspetti del vivente, pone a base della sua concezione una natura che è pura materia, eliminando dal mondo reale ogni elemento di trascendenza. In questo modo ogni concetto di divinità risulta eliminato anch'esso. «Tutto ciò che è, è nella natura»; in essa vi sono tutte le cause possibili di ogni ente esistente possibile. L'aggregazione degli atomi forma i corpi definiti della realtà percepibile e il loro disgregarsi restituisce alla natura stessa i suoi elementi di base, in una fenomenologia puramente meccanicistica che non ha bisogno di null'altro per verificarsi.
Neoplatonismo e cristianesimo Una nuova concezione della natura è nel neoplatonismo dove dall'Uno vi è una discesa, o emanazione nel linguaggio di Plotino, che, passando dall'Intelletto e dall'Anima, si fenomenizza come materia naturale intesa come semplice non essere. Dice Plotino «la Natura è Anima fuori di sé»,Francesco Adorno, La filosofia antica, Volume 4, Ed. Feltrinelli 1992, p. 229 Anima, nella sua forma inferiore, diretta verso il non essere e quindi svalutata nei confronti dell'essere Uno.
Il cristianesimo ereditò questa visione deteriore della natura considerata non più come emanazione dall'Uno ma vista sempre come un'entità inferiore rispetto alla perfezione del suo Creatore trascendente. Gli scolastici cominceranno quindi a distinguere una natura naturata, creata, e una natura naturans, una natura che si fa natura con l'impronta del suo creatore. Tommaso d'Aquino, riprendendo la tradizione aristotelica, modificherà la concezione della natura naturata. Aristotele infatti, aveva insegnato come la natura di un ente è lo stadio finale del movimento, del passaggio dalla potenza all'atto, dello sviluppo che presuppone sempre un essere in atto. Ed è Dio infatti, secondo l'aquinate, colui che ha messo il movimento nelle cose rendendole degne di Lui. Così anche l'uomo, creatura di Dio, per quanto compromessa dal peccato originale, assume la somiglianza con il suo creatore.
Mentre dunque in Tommaso d'Aquino nella natura opera una razionalità fatta a immagine di quella divina, che si inserisce in un'ottica di armonia tra scienza e fede, negli ultimi sviluppi della scolastica l'ambito delle verità naturali fu interpretato come sempre più distante da quello delle verità rivelate, fino a un volontarismo del tutto avulso da criteri logici, che trova in Guglielmo di Ockham il massimo esponente, e nel quale la natura era concepita come un'entità indipendente dalla teologia, da spiegare sulla base di criteri empirici.
La filosofia della natura rinascimentale
Il rapporto tra l'uomo e la natura è visto nel Rinascimento come impostato ad una sostanziale somiglianza.
L'uomo è un microcosmo sostanzialmente affine all'universo che è il macrocosmo. Leonardo da Vinci disegna nell'uomo vitruviano una figura umana inserita in un cerchio che simboleggia la perfezione del corpo dell'uomo inscritto nella circonferenza che rappresenta l'universo: l'uomo con la naturale perfezione geometrica del suo corpo riempie l'universo di sé stesso.
Nella natura, c'è una trama segreta di influssi misteriosi che l'uomo, proprio perché microcosmo che riflette in sé il macrocosmo, può penetrare poiché egli è sostanzialmente affine alla natura.
Con il recupero del Corpus Hermeticum - insieme di scritti attribuiti alla figura di Ermete Trismegisto - nella traduzione dal greco di Marsilio Ficino, si tenta di conciliare la scienza fondata sul razionalismo greco con la rivelazione biblica e la religiosità di stampo ebraico e orientale. Ma la visione naturalistica rinascimentale non è ancora scienza moderna: confonde scienza e magia, inventa le scienze occulte, anzi le riscopre; tuttavia, costituendo un'alternativa al dominio razionalistico da un lato, e all'abbandono mistico dall'altro,Corpus Hermeticum, a cura di V. Schiavone, BUR, 2001 il naturalismo rinascimentale rappresenta un passo verso l'emancipazione dallipse dixit aristotelico, e getta le basi per un rinnovato approccio della scienza. Nasce così l'alchimia che promuove la ricerca della pietra filosofale ritenuta capace di trasformare i metalli in oro, e si perfeziona l'astrologia, conoscenza degli astri e dei loro influssi sull'uomo. Poiché c'è una sostanziale unità tra cielo e terra, si possono trovare le cause dei fenomeni terreni studiando i cieli e chi conosce i fenomeni celesti può regolare anche la fortuna terrena.
Telesio uno tra i principali antiaristotelici, critica aspramente il ragionamento astratto e il ragionamento scientifico condotto per mezzo dei sillogismi. Per primo nell'opera La natura secondo i propri principi, avanza l'idea che la conoscenza della natura debba basarsi sullo studio di principi naturali (iuxta propria principia) Bernardino Telesio, De natura iuxta propria principia. Liber primus et secundus, a cura di A. Ottaviani, Ed. Aragno, 2008 abbandonando ogni considerazione metafisica o legata alla magia. Allo stesso tempo però, come anche Tommaso Campanella e Giordano Bruno, egli rimane all'interno di una filosofia della natura riprendendo la concezione ilozoista, panteistica e vitalistica dei presocratici e Platone.
L'uomo non deve imporre i propri schemi mentali, a priori, alla natura, ma deve scoprirne umilmente le leggi interne che ne regolano la vita e che sono sconosciute al più. La natura non persegue fini, ma dipende dalle forze, definite meccaniche, che possono essere conosciute e analizzate tramite il calore, spirito vitale di ogni cosa e persona, che permette il movimento e la conoscenza.