La basilica dei Santi Maria e Donato è il principale luogo di culto cattolico dell'isola di Murano (Venezia).

È un importante luogo di culto dedicato ai santi Maria Assunta, Donato Martire e Cipriano Vescovo e Martire. Edificata nel VII secolo, restaurata nel IX, ricostruita nel XII, questa basilica è un classico esempio di arte esarcale che nel XII secolo subisce influssi romanici dall'occidente e bizantini dall'oriente. Era la chiesa matrice per tutta l'isola di Murano. Ha la dignità di basilica minore.

Storia Fondata forse nella metà del VII secolo (del 999 è la promissione del pievano Michele Monetario al vescovo di Torcello "secundum antiquam consuetudinem")Silvia Ramelli, Murano medievale, Padova, Il Poligrafo, 2000, p. 33 , la chiesa fu inizialmente dedicata a Santa Maria Assunta. La chiesa di Santa Maria Assunta era la chiesa matrice da cui dipendevano tutte le chiese di Murano. La chiesa aveva un battistero, eretto davanti alla facciata, dove venivano battezzati tutti i neonati muranesi.

Ad essa, nel 1125, fu associato San Donato Martire, vescovo di Evorea, quando il corpo del santo fu trasportato da Cefalonia, dopo che la città fu conquistata da parte dell'armata navale comandata dal Doge di Venezia Domenico Michiel.Silvia Ramelli, Murano medievale, Padova, Il Poligrafo, 2000, p. 35

Rifacimenti successivi a questa data (fu restaurata nel IX secolo e completamente riedificata nel XII secolo) hanno prodotto il prezioso manufatto pavimentale, databile intorno al 1141, che molto ha influenzato la produzione artistica dell'epoca (in particolare i manufatti analoghi dell'abbazia di Pomposa). Tali mosaici sono composti di marmo e paste vitree policrome.

Nel 1692 il vescovo di Torcello Marco Giustiniani trasferì qui la sede episcopale e diede inizio ai lavori di ristrutturazione secondo il gusto barocco: le arcate della nave furono rivestite in legno intagliato e così pure le basi delle colonne dopo averne ridotto l'ingombro scalpellandolo via; furono demoliti i due amboni ed il setto del coro; il mosaico all'esterno dell'arco trionfale, un ' Annunciazione, presumibilmente simile a quello di Torcello, venne demolito; la pala d'argento dell'altare maggiore venne venduta; nel presbiterio rialzato di tre gradini venne prima rimontata la pavimentazione originale per poi mutilarla con l'inserimento della tomba del vescovo Giustiniani; sui muri più alti della navata vennero aperte grandi finestre termali.. Nel 1719 venne raso al suolo il battistero ottagonale che sorgeva davanti alla facciata..

Nell'Ottocento la chiesa risultava pericolante, probabilmente per l'appesantimento e gli indebolimenti dovuti agli interventi settecenteschi, per cui a partire dal 1868 e il 1873 si ebbe una campagna di restauro e ripristino, talvolta con soluzioni arbitrarie: i finestroni termali vennero sostituiti da monofore in base ad un unico esemplare rintracciato, rifatte le murature laterali ed aperte due finestre sull'abside principale.

Tra i titoli che spettano al patriarca di Venezia c'è anche quello di abate commendatario perpetuo dei Santi Maria Assunta, Donato M. e Cipriano V. M. di Murano.

Attualmente la chiesa fa parte della collaborazione pastorale delle due parrocchie di Murano assieme alla chiesa di San Pietro Martire.

Descrizione L'esterno

Secondo i moduli imposti da San Marco a Venezia, l'architettura tende a dissolvere le masse. Mentre la facciata, in un sobrio stile ravennate, è rivolta verso ovest mentre l'abside, affacciata sul canale, è rivolta verso est e, presentandosi per prima a chi venga dalle fondamenta, ha un ruolo preminente. All'esterno l'abside ha pianta ettagonale con sette nicchie concave nel registro inferiore sormontate da un fregio a denti di lupo di ascendenza altomedievale e nel registro superiore un finto porticato, con sette nicchie e colonne binate in due ordini.

Le logge, con arco a tutto sesto e piedritto, la doppia fascia fregiata da triangoli, l'accenno di strombatura degli archi derivato dalle multiple ghiere, tutto contribuisce a scarnificare la massa, esaltando il contrasto cromatico tra il rosso del mattone e il bianco del marmo. In entrambi gli ordini, poi, l'apertura degli archi presenta via via diverse ampiezze, contribuendo a ritmare visioni differenti, anche in base alla luce.

Molti elementi decorativi devono essere andati perduti nel tempo: sono stati trovati frammenti di transenne del IX secolo.

Sulla facciata della basilica ci sono delle piccole monofore nelle ali spioventi ed una bifora in alto. Al centro un bassorilievo trecentesco rappresentante San Donato e un devoto; ai lati del portale si trovano due pilastri romani del secolo II d.C., provenienti da Altino, con decorazioni funerarie che sono incastonati alla base dei resti di quegli arconi che univano la basilica con il battistero antistante che è stato demolito nel giugno del 1719.

Il campanile è una torre quadrata suddivisa in tre ordini (scanditi a loro volta da lesene) e conclusa da una cella campanaria con trifore e archetti pensili. Il campanile aveva una sopraelevazione che è stata demolita perché pericolante a causa dei fulmini che l'avevano colpita. Ai piedi del campanile c'è un Monumento ai Caduti con una grandiosa scultura in marmo, opera dello scultore Napoleone Martinuzzi e datato 1927.

L'interno

La chiesa ha una pianta basilicale a croce latina con un transetto largo m 8,40. Da segnalare il rapporto proporzionale tra le singole zone liturgiche. Sul passo delle colonne della navata centrale largo metri 4,80, infatti è costituita e modulata tutta la chiesa: la dimensione trasversale delle navate è il doppio dell'intercolumnio, quella della navata di centro il quadruplo, quella del transetto il triplo.

Le due navate laterali sono divise dalla navata centrale da cinque colonne di marmo greco, con capitelli di stile corinzio a foglie di acanto e sorreggenti arcate a sesto rialzato. I capitelli delle ultime colonne di destra e di sinistra sarebbero databili poco prima del VI secolo, ma secondo Polacco tutti i capitelli sarebbero databili alla fabbrica del 1141. Un tetto ligneo a capriate copre le navate, il transetto e il presbiterio.

Il presbiterio è stato ristrutturato dal vescovo Marco Giustininani (1692-1735) nel 1695 che lo ha sopraelevato per costruirvi la propria tomba, distruggendo così l'antica pavimentazione musiva.

L'architetto Antonio Gaspari costruì un altare seguendo i principi del secolo XVII con il trionfo dell'adorazione eucaristica. Un'imponente massa verticale termina con un complesso trionfale, dove entro quattro colonne policrome si apre un'edicola per l'esposizione del Santissimo Sacramento nelle celebrazioni solenni. Sotto l'edicola c'è il sarcofago con il corpo di San Donato.

Sull'altare maggiore ci sono due statue: a sinistra la statua di San Lorenzo Giustiniani, primo patriarca di Venezia, canonizzato nel 1690 e antenato del vescovo di Torcello Giustiniani che volle in questo modo glorificare sé stesso quando spostò la sede vescovile da Torcello a Murano nel palazzo che ora è sede del Museo Vetrario; a destra la statua di San Eliodoro, vescovo di Altino, patrono della diocesi di Torcello, di cui la chiesa faceva parte.

La nuova mensa eucaristica, posta al centro del presbiterio secondo le indicazioni conciliari, è abbellita dalla pala feriale che un tempo stava sull'altare maggiore: la serie di santi dipinti, sei santi che attorniano una Dormitio Virginis e tredici piccoli comparti con mezze figure nella parte inferiore, risale alla metà del Trecento ed è opera di un anonimo discepolo di Paolo Veneziano.

I mosaici Il mosaico absidale

Domina l'abside il catino decorato con una splendida Madonna orante immersa in un fondo oro, erta su un suppedaneo, con le mani aperte sul petto in segno di preghiera, lo sguardo dolce rivolto alla propria sinistra e la figura slanciata, avvolta nel manto e nel maphorion di un blu intenso. Assai simile alla Theotókos che domina il catino della non lontana chiesa di Santa Maria Assunta a Torcello (anche le due iscrizioni contratte MΡ ΘΥ – Μήτηρ Θεοῦ – ai lati sono uguali), questo mosaico muranese rappresenta uno dei più alti esiti di un maestro veneto ben addestrato al linguaggio bizantino della prima metà del secolo XII: lo stile è infatti quello delle maestranze bizantine che lavorarono anche in San Marco a Venezia, per esempio nella Madonna orante sulla cupola dell'Ascensione, e nella basilica torcellana databile all'ultimo quarto del XII secolo; ma la linearità ripetuta e un poco ingessata del panneggio e le forme slanciate lo staccano nettamente dalla mano bizantina che aveva lavorato all'abside torcellana, mostrando finalmente l'autonomia e la parlata artistica tipica della nuova generazione musiva veneziana successiva alla metà del secoloClementina Rizzardi, Mosaici altoadriatici, Ravenna, Edizioni del Girasole, 1985.. Sotto il mosaico ci sono degli affreschi del 1404 con i quattro evangelisti di Nicolò di Pietro e nel mezzo un bassorilievo in stucco settecentesco raffigurante l'Assunta.

L'iscrizione latina, posta ai margini del catino recita: "Quos Eva contrivit Pia Virgo Maria redemit. Hanc cuncti laudent. Qui Christi munere gaudent" (La Madre Pia ha redento quelli che Eva rovinò: tutti quelli che godono del beneficio di Cristo la lodino). L'altra iscrizione collocata lungo il sottarco dell'abside recita: "Mutat quod sumpsit, quod tollat crimina mundi. Totum est quod sumpsit vultus vestisque refulsit, discipuli teste prophete certa videntes et cernunt purum sibi credunt esse futurum." Cambia ciò che assunse, ciò che toglie i peccati del mondo. Tutto è ciò che assunse, il volto e la veste risplendettero. I discepoli e i profeti come testimoni vedendo la verità, credono ciò che avverrà). Del mosaico con l'Annunciazione, che si trovava all'esterno dell'arco trionfale e che è stato distrutto con i restauri dell'Ottocento, rimane a sinistra soltanto una traccia della punta del piede della Madonna.

Il mosaico pavimentale

Il complesso mosaico del XII secolo che compone il pavimento della basilica dei Santi Maria e Donato contiene un'inscrizione indicante la data della sua realizzazione: settembre 1141. Al centro della navata principale infatti si legge: In nomine Domini nostri Jhesu Christi Anno Domini Millesimo C.X.L. Primo mense semptembri indictione V (Nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo, nell'anno del Signore 1141, nel mese di settembre, nella quinta indizione) L'opera risale quindi alla stessa epoca del pavimento musivo della basilica di San Marco. Fatto di tessere di porfido, serpentino, marmi e pietre preziose, il pavimento è decorato con immagini simboliche usate nell'arte cristiana come pavoni, grifoni, un'aquila con un agnello tra gli artigli, nodi di Salomone simbolo di eternità in quanto non è possibile scioglierli, draghi e uccelli con la preda, onde marine con ottagono e con rombo, grilli che rappresentano il focolare domestico. "Il trionfo della saggezza contro la furbizia" viene raffigurato da due galli che portano una volpe a testa in giù; "La grazia divina'" viene raffigurata da pavoni che si cibano dell'eucaristia che si trova in un calice.

Nella pavimentazione sono presenti due tipi di mosaico: il mosaico TESSELLATUM (ad opus tessellatum), costituito da piccole tessere di forma quadrata, usato soprattutto per le figure e gli elementi simbolici tipici dei bestiari medioevali, allegorie dei vizi e delle virtù umane.