Eros () è, nella religione greca, il dio dell'amore fisico e del desiderio, in latino conosciuto come Cupido.

Nella cultura greca antica leros è ciò che fa muovere verso qualcosa, un principio divino che spinge verso la bellezzaIvan Gobry. Eros in Le vocabulaire grec de la Philosophie 2002, trad. it. Vocabolario greco di filosofia. Milano, Bruno Mondadori, 2004, pag. 80. Anche La corrispondente nozione latina è resa come desiderium, amor, cupiditas, libido. In ambito greco, quindi, non vi era una precisa distinzione tra «la passione d'amore e il dio che la simboleggiava»George M. A. Hanfmann. Oxford Classica Dictionary. Oxford University Press, 1970. In italiano Dizionario delle antichità classiche, Cinisello Balsamo, Paoline, 1995, pag. 849..

Etimologia Il greco ἔρως, che significa "desiderio", deriva da ἔραμαι "per desiderare, amare", dall'etimologia incerta. R. S. P. Beekes ha suggerito un'origine pre-greca.R. S. P. Beekes, Etymological Dictionary of Greek, Brill, 2009, p. 449.

Culto e rappresentazione

Eros appare in antiche fonti greche sotto diverse forme. Nelle prime fonti egli è una delle divinità primordiali coinvolte nella venuta all'essere nel cosmo. Ma nelle fonti successive, Eros è rappresentato come il figlio di Afrodite, i cui maliziosi interventi negli affari di dei e mortali fanno sì che si formino legami di amore, spesso illecitamente. In definitiva, nei successivi poeti satirici, è rappresentato come un bambino bendato, il precursore del paffuto Cupido rinascimentale, mentre nella prima poesia e arte greca, Eros era raffigurato come un maschio adulto che incarna il potere sessuale e un artista profondo."Eros", in S. Hornblower and A. Spawforth, eds., The Oxford Classical Dictionary.

In un frammento di una tragedia perduta di Euripide, da lui scritta prima del 422 a.C., Stheneboia (Σθενέβοια) si sostiene che esistano due ErosT. G. Rosenmeyer, Eros-erotes Phoenix 5 (1951): 12.. Così come nella sua Ifigenia in Aulide (406 a.C.) compaiono due ambiti del dio Eros e, per la prima volta, l'immagine del dio armato di arco e di frecce:

Uno degli Amori provoca la sophia, ovvero la conoscenza, mentre l'altro distrugge l'anima dell'uomoT. G. Rosenmeyer, Eros-erotes Phoenix 5 (1951): 12-13..

Dio primordiale Secondo Esiodo (700 a.C. circa), una delle più antiche fonti greche, Eros (il dio dell'amore) fu il quarto dio ad essere creato, dopo il Caos, Gaia (la Terra) e il Tartaro (l'Abisso o gli Inferi).Esiodo, Theogony 116–122 in The Homeric Hymns and Homerica with an English Translation by Hugh G. Evelyn-White, Cambridge, MA., Harvard University Press; London, William Heinemann Ltd. 1914. Il De Melisso Xenophane et Gorgia, erroneamente attribuito ad Aristotele, vide nel mito di Eros il primo esempio di una nascita dell'essere dal non-essere, quindi in violazione del principio per il quale niente può essere generato dal nulla (ex nihilo nihil fit).[Pseudo-]Aristotele, de M.X..G., c.1-2 ed. Diels. Per il testo completo:

Omero non menziona Eros. Tuttavia, Parmenide (circa 500 a.C.), uno dei filosofi presocratici, fa di Eros il primo di tutti gli dei a nascere."Prima di tutto gli dei che le hanno ideato Erōs." (Parmenide, frammento 13) (L'identità della "lei" non è chiara, poiché il lavoro di Parmenide è sopravvissuto solo in frammenti.

I Misteri Orfici mostravano Eros come un dio delle origini, ma non del tutto primordiale, poiché era il figlio della Notte (Nyx). Aristofane (circa 400 a.C.), influenzato dall'orfismo, racconta la nascita di Eros:

Figlio di Afrodite e Ares

Nei miti successivi, era il figlio delle divinità Afrodite e Ares, e fratello di Anteros, Imero, Deimos, Fobos e Armonia. È l'Eros di questi miti successivi che diviene uno degli eroti. Eros era associato con l'atletismo, con statue erette nei gymnasiaConner, p. 132, "Eros" e "era spesso considerato il protettore dell'amore omosessuale tra gli uomini". Eros è stato spesso raffigurato come colui che porta una lira o un arco e una freccia. Era anche raffigurato accompagnato da delfini, flauti, galli, rose e torce.

La nozione di Eros in Omero e nei lirici

La prima apparizione della nozione di Eros è nelle opere attribuite ad Omero. In tale contesto Eros non viene personificato, quanto piuttosto come principio divino corrisponde all'irrefrenabile desiderio fisico come quello vissuto da Paride nei confronti di Elena:

o ancora lo stesso desiderio provato da Zeus nei confronti di Era:

o, infine, ciò che rende tremanti le membra dei proci di fronte a Penelope:

Tale desiderio irrefrenabile si spiritualizza nei lirici greci del VII/VI a.C. ma presenta comunque delle caratteristiche crudeli e ingestibili. Manifestandosi improvvisamente, Eros agita in modo cupo le sue vittime:

In Anacreonte questo vissuto viene presentato come colui che colpisce violentemente:

Il dio Eros e il suo culto

Nell'opera teogonica di Esiodo sono due i passaggi che riguardano Eros qui attestato per la prima volta come quel dio primordiale in grado di domare con la passione sia gli dèi che gli uomini:

A tal proposito Ilaria Ramelli e Carlo del Grande evidenziano come:

In un secondo passaggio Esiodo evidenzia Eros come quel dio che, insieme ad Himeros, accompagna Afrodite appena nataNota George M. A. Hanfmann, nellOxford Classica Dictionary (Oxford University Press, 1970, in italiano Dizionario delle antichità classiche Cinisello Balsamo, Paoline, 1995, pag. 849) come molti studiosi ritengano che in realtà Eros non si limiti ad accompagnare Afrodite, ma può accompagnare qualsivoglia altra divinità quando ciò concerne episodi di amore.:

Connesso all'opera di Esiodo vi è il richiamo nella Biblioteca di Apollodoro dove, riferendosi a Io:

Un culto di Eros esisteva nella Grecia pre-classica, ma era molto meno importante di quello di Afrodite. Tuttavia, nella tarda antichità, Eros era adorato da un culto della fertilità a Tespie. Ad Atene, condivideva un culto molto popolare con Afrodite, e il quarto giorno di ogni mese era sacro per lui. Il culto di Eros a Tespie è attestato da Pausania:

L'origine mitica di tale culto, culto forse di origini preistoricheIl mito di Narciso e l'interpretazione di Plotino in L'Immagine riflessa, Anno X, 2001, n. 1, pag. 12, è così spiegata da Conone:

Pausania riporta anche di un altare ad Eros posto di fronte all'ingresso dell'Accademia:

Tuttavia, come nota Gerard KrügerGerard Krüger. Ragione e passione: l'essenza del pensiero platonico. Milano, Vita e Pensiero, 1996, pag. 34:

Tanto che così ci si lamenta nellIppolito di EuripideCfr. 535 segg.:

Eros nelle teogonie orfiche Eros possiede un ruolo fondante in alcune teogonie orfiche. Questo emerge già nella teogonia di tipo "parodistico", ma di derivazione orfica, presente in Aristofane (V-IV secolo a.C.) negli Uccelli (vv. 693-702): in principio vi sono Chaos, Nyx (Notte), Erebo e Tartaro; nel buio Erebo, Nyx genera un Uovo "pieno di vento"; da questo Uovo emerge Eros dalle ali d'oro; unitosi durante la notte al Chaos, Eros genera la stirpe degli "uccelli"; quindi genera Urano (Cielo) e Oceano, Gea (Terra) e gli dèi.

Tale brano è ritenuto il testo più antico attribuibile all'orfismo, «esso riproduce sinteticamente la forma scritta più antica delle teogonie orfiche, evocata anche da Platone, da Aristotele e trasmessa da Eudemo»Paolo Scarpi. Le religioni dei misteri vol. I, p. 628; sull'attribuzione orfica del passo di Aristofane cfr. anche Giorgio Colli. La sapienza greca vol. 1, p. 394 nota a 4[A 24]..

Un frammento, che richiama Eudemo da Rodi (IV secolo a.C.) riprende la Notte come origine di tutte le cose e Eros al terzo posto:

Nel complesso queste teogonie presentano un inizio caratterizzato da una sfera perfetta nella Notte cosmica, quindi una totalità rappresentata da Phanes (Φάνης, Luce, "vengo alla Luce", anche Fane, Protogono Πρωτογόνος, Erichépaio Ἠρικεπαῖος) androgino e con le ali dorate, completo in sé stesso ma dai lineamenti irregolari, e, infine, da questa unità ancora perfetta un insieme di accadimenti conducono a dei processi di differenziazione. Quindi emerge Zeus in cui tutto viene riassorbito e rigenerato nuovamente per una seconda processione, dalla quale emerge Dioniso che, tuttavia, per una macchinazione di Era, sposa di Zeus, verrà divorato dai Titani. Zeus irato scaglia contro costoro il fulmine: dalla fuliggine provocata dalla combustione dei Titani sorgono gli uomini composti dalla materia di questa, mischiata con la parte dionisiaca frutto del loro banchetto.

E «Primo nel governare il mondo, Fane-Protogono-Erichépaio si chiama anche Eros»Reyanal Sorel. Orfeo e l'orfismo- morte e rinascita nel mondo greco antico. Salento, Besa Editrice, 2003, p. 52..

Eros filosofo

Il tema di Eros/Amore è citato in Parmenide (V sec. a.C.)Fr. 13 ma in Empedocle (V sec. a.C.) acquisisce un ampio impianto teologico quando il filosofo siceliota pone accanto alle quattro "radici" (ριζώματα), poste a fondamento del cosmo, e motore del loro divenire nei molteplici oggetti della realtà, due ulteriori principi: Φιλότης (Amore) e Νεῖκος (Odio, anche Discordia o Contesa); avente il primo la caratteristica di "legare", "congiungere", "avvincere" (σχεδύνην δὲ Φιλότητα «Amore che avvince»D-K 31 B 19), mentre il secondo possiede la qualità di "separare", "dividere" mediante la "contesa". Così Amore nel suo stato di completezza è lo Sfero (Σφαῖρος), immobile (μονίη) uguale a sé stesso e infinito (ἀλλ' ὅ γε πάντοθεν ἶσος 〈ἑοῖ〉 καὶ πάμπαν ἀπείρωνD-K 31 B 28). Egli è Dio. Significativo è il fatto che Empedocle appelli Amore con il nome di Afrodite (Ἀφροδίτη)D-K 31 B 17, B 22, B 66, B 71, o con il suo appellativo di Kýpris (Κύπρις)D-K 31 B73, B 75, B 95, B 98., indicando qui la «natura divina che tutto unisce e genera la vita»Werner Jaeger, La teologia... p. 215.. Tale accostamento tra Amore e Afrodite ispirò al poeta romano Lucrezio l'inno a Venere, collocato nel proemio del De rerum natura. In questa opera Venere non è la dea dell'amplesso, quanto piuttosto «l'onnipotente forza creatrice che pervade la natura e vi anima tutto l'essere», venendo poi, come nel caso di Empedocle, opposta a Marte, dio del conflitto.