Le persecuzioni dei pagani nell'Impero romano furono quelle azioni di intolleranza, discriminazione, oppressione e violenza religiosa che portarono alla progressiva sostituzione del cristianesimo alle religioni politeiste, sia indigene che straniere, nei territori dell'Impero (cfr. Ellenizzazione), avvenute soprattutto durante gli anni che segnarono la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nel corso del IV secolo.

Eppure il cristianesimo si era presentato, finché era rimasto un fenomeno minoritario, come una religione di tolleranza,Papaconstantinou, A.; Mclynn, N.; Schwartz, Daniel L. (a cura di). Conversion in Late Antiquity: Christianity, Islam, and Beyond, pp. 42-44. Ashgate Pub Co., Oxford 2015, ISBN 978-1-4094-5738-1. chiusa nella sua individualità ma aperta all'accettazione che altri potessero avere una fede diversa. Così infatti proclama nel 197 Tertulliano, da poco convertito: "Uno onori Dio, un altro Giove; uno tenda le mani supplici verso il cielo, altri verso l'ara della Fede; uno, se crede, conti, pregando, le nuvole, un altro le travi del soffitto; uno al proprio Dio voti l'anima propria, altri quella di un caprone. Badate, infatti, che non concorra anche questo al delitto di irreligiosità: togliere la libertà di religione e interdire la libertà di scelta della divinità, così che non mi sia permesso onorare chi voglio, ma sia costretto a onorare chi non voglio. Nessuno vorrà essere onorato da chi non vuole farlo, nemmeno un uomo."Apologetico, 24, così come riportato in .

Definizione di "paganesimo"

Il termine "paganesimo" indica quelle religioni, specialmente quelle proprie della Grecia antica e della Roma antica, viste in opposizione al cristianesimoVoce "paganesimo" su Treccani.it.. Il termine, in uso comune, viene utilizzato in ambito scientifico solo nel suo significato storico.

La locuzione "paganesimo" è introdotta nella lingua italiana a partire dalla metà del XIV secoloAlberto Nocentini. l'Etimologico, versione epub 1.5.0. Firenze, Le Monnier. e deriva dal termine "pagano", inserito in questa lingua a partire dalla seconda metà del XII secolo. "Pagano" deriva a sua volta dal latino pagānu(m) dove indica il "civile", il "campagnolo", contrapposto al "militare", e proviene dal termine pāgus (villaggio). Henri MaurierHenri Maurier. Paganesimo, in Dictionnaire des Religions (a cura di Jacques Vidal). Parigi, Presses universitaires de France, 1984. In italiano: Dizionario delle religioni. Milano, Mondadori, 2007, pp. 1365 ss. osserva come pāgus e pagānus indichino quei territori, e coloro che li abitano, in opposizione ai centri delle amministrazioni dell'Impero romano e, a differenza di questi che celebrano il culto imperiale, quelli celebrano i culti locali. Dopo l'affermazione del Cristianesimo nell'Impero Romano, infatti, i seguaci della religione antica si erano generalmente riuniti nelle campagne, lontano dalla vita cittadina ormai divenuta filocristiana. I cosiddetti pagani erano dunque, in origine, le persone che, abitando nei pagi, tendevano a mantenere uno stile di vita rurale, oltre a non entrare in contatto con gli sviluppi culturali e politici dello Stato.

Dal canto suo Edward Gibbon., storico e politico del XVIII secolo, fece risalire il termine al greco Πάγη ("paghè"), che in dialetto dorico significa fontana, da cui i contadini italici che frequentavano la stessa fontana erano detti appunto "pagani". "Pagani" e "campagnoli" divennero facilmente sinonimiPlinio il Vecchio, Naturalis historia, XXVIII, 5. e l'appellativo, che nella successiva evoluzione delle lingue divenne "paesani", finì per definire i contadini. Sempre il Gibbon osserva poi che il termine assunse una caratteristica dispregiativa e venne utilizzato anche nella terminologia militare: chi non faceva parte della milizia imperiale era "pagano"Tacito, Storie, III, 24, 43, 77; Giovenale, Satire, XVI; Tertulliano, Del Pallio, cap. 4. e in seguito, poiché i Cristiani si consideravano soldati di Cristo, "pagani" divennero i non cristiani. Con questa accezione il termine comparve, durante il regno di Valeriano, anche nei testi giuridici (Codice Teodosiano, libro XVI, titolo II, legge 18), oltre che negli scritti teologici. Quando il Cristianesimo si diffuse in tutte le città dell'impero la vecchia religione ufficiale si trovò soprattutto relegata nei centri extraurbani, ed il termine tornò al suo significato originario, per ampliarsi poi di nuovo, morto definitivamente il politeismo degli dèi romani, all'universo non cristiano.

Nel lessico cristiano questi termini entrano intorno al 370, quando il cristianesimo è divenuto religione ufficiale e quindi culto dell'impero. Il latino liturgico li ignora, tuttavia, preferendogli i termini di gens, gentiles, natio o nationes, e lasciando pāgus e pagānus all'uso popolare e non "ufficiale" insieme ad altri termini come "infedeli" (latino infedēlis-e) o "idolatri" (latino ecclesiastico ido(lo)lătraDal greco ecclesiastico eidōlolatrēs (con semplificazione sillabica), composta da eidōlon (falso dio) e da un derivativo di latreúō (adorare).) i quali acquisiscono una connotazione peggiorativa iniziando ad essere utilizzato dai cristiani per indicare tutti coloro che rifiutavano di convertirsi, accomunandoli agli abitanti dei pagi che, essendo isolati, tendevano a mantenere vive le loro tradizioni religiose originali. Il termine venne in seguito utilizzato per descrivere tutte le religioni non cristiane, compreso l'Ebraismo e l'Islam: assunse dunque l'accezione di non cristiano, così come barbaro indicava il non romano. Necessità del latino liturgico era invece quella di individuare un termine che rendesse quello greco di ethnicoi ("popoli") a sua volta traduzione dell'ebraico biblico di goj (pl. gojim) per indicare quei popoli differenti da quello ebraico ovvero dal "popolo eletto da Dio", "popolo", che nell'ambito neotestamentario e quindi cristiano, diviene per l'appunto la chiesa di Cristo.

Paganesimo e Cristianesimo

Il Cristianesimo si era diffuso nell'Impero romano soprattutto nel corso della crisi del III secolo. La stessa religione ufficiale manifestava tendenze enoteistiche, funzionali alla esigenza di un forte potere centrale che si era manifestato nella società. In quest'ambito si inserisce l'adozione del culto del Sol Invictus (che richiamava molte caratteristiche del Mitraismo), da parte dell'imperatore Aureliano.

Primi provvedimenti contro i culti pagani Inizialmente il Cristianesimo si confrontò principalmente con le pratiche allora correnti del Giudaismo, ma iniziò rapidamente a rivaleggiare anche con le esistenti religioni romane, greche ed egizie, allora predominanti nel Mediterraneo. Ben presto incontrò però proprio al suo interno i principali ostacoli, con le numerose "eresie" di Paolo di Samosata, dei montanisti, dei novazianisti, dei marcioniti, dei valentiniani, dei manichei e, soprattutto, degli ariani, che per un certo periodo rivaleggiarono pesantemente con la Chiesa di Roma e, durante il regno di Costanzo II, ne ebbero il sopravvento (complici le intimidazioni dello stesso imperatore nei confronti dei vescovi "romani" in occasione del concilio di Rimini del 359-360). L'opera di demolizione delle "eresie" venne perseguita anche facendo ricorso a norme penali riprese dagli editti anticristiani di Diocleziano, con l'approvazione degli stessi vescovi che pochi anni prima quelle stesse norme avevano subito.

La situazione imponeva degli interventi autorevoli. Galerio fu il primo imperatore a emanare un editto di tolleranza per tutte le religioni, incluso il Cristianesimo. Costantino I, spesso menzionato come il primo imperatore a convertirsi al nuovo credo, ne continuò la politica di tolleranza, e l'Editto di Milano, emanato nel 313, stabilendo la libertà di culto per tutte le religioni pose fine alle persecuzioni contro i cristiani nell'Impero romano; a partire da questo momento la posizione del Cristianesimo si andò sempre più consolidando fino a divenire religione ufficiale dello Stato, in quanto religione degli imperatori. Quella stessa libertà di culto concessa da Galerio e poi da Costantino, privilegiando di fatto il Cristianesimo, opprimeva però le altre espressioni religiose; l'imperatore infatti, convinto sostenitore della nuova fede, si persuase che gli "eretici" si opponevano ai suoi ordini e mettevano in discussione le sue opinioni, e che pertanto era necessario ricorrere a qualche deterrente per salvare costoro dalla dannazione eterna (e lo Stato dai dissidenti). Il clero non cristiano venne inizialmente privato delle ricompense e immunità abbondantemente elargite ai cristiani, ma poi si arrivò a proibire le riunioni degli "eretici" ed a confiscare i loro beni in favore dello Stato e della Chiesa cristiana..

Ad ogni modo Costantino, pur esortando i sudditi a seguire la religione del loro signore, consentiva a coloro che ancora si ostinavano a non abbracciare la sua fede di continuare a professare le loro credenze nei loro templi. Ma mentre professava una liberalità religiosa, si adoperava per demolire il paganesimo con una sorta di violenza psicologica fatta soprattutto di parzialità in favore della Chiesa cristiana, mascherate di motivazioni di giustizia e bene pubblico. Avendo infatti interiorizzato la verità della Chiesa come ispiratrice delle sue leggi e dei suoi atti, qualunque opinione divergente e qualsiasi rifiuto dell'autorità del clero si configurava come una minaccia all'autorità stessa dell'imperatore, che dunque aveva il diritto e l'obbligo di intervenire anche duramente contro quelle che in tal modo si configuravano come eresie. Di fatto, la libertà religiosa stabilita nell'Editto di Milano era tacitamente abolita.. Non va poi sottovalutato il fatto che, a parere di Costantino, una totale diffusione del Cristianesimo era diventata molto utile per la salvezza economica dell'Impero: a causa del comandamento della carità, infatti, i cristiani avevano creato una fitta rete di orfanotrofi, mense dei poveri, assistenza agli anziani, insomma una vera e propria "economia della carità" che era diventata indispensabile per la sussistenza delle persone più povere, alle quali il sistema statale non riusciva più ad arrivare.

Insomma questo nuovo Dio pretendeva dal suo popolo un impegno globale in difesa della verità che si rivelava nella sua Chiesa, e chi non avesse condiviso questa regola era passibile della sua ira, che si concretizzava nella giustizia dell'imperatore: al posto di quella conclusa di recente, stava nascendo una persecuzione altrettanto terribile, ma che si rivelò molto più duratura..

Nel 320 o 321 un editto proibì i sacrifici cruenti e le pratiche divinatorie privateCodice Teodosiano, xvi.10.1; Zosimo, Historia nea, ii.29.1—4.: i culti magici erano da tempo visti con sospetto da parte degli imperatori, a causa della possibilità di appoggiare, con una presunta legittimazione divina, le pretese al trono di possibili rivali, e leggi contro la pratica privata della divinazione erano state già emesse ai tempi dell'imperatore Tiberio. Vari episodi confermano però la continuazione della divinazione pubblicaLa consultazione degli àuguri dopo la caduta di un fulmine su un anfiteatro nel 320 è citata in Codex Theodosianus, xvi.10.1.: per alcune circostanze la prosecuzione delle pratiche pagane venne esplicitamente autorizzataCodex Theodosianus, ix.16.1—3. e furono emanate leggi che confermavano le funzioni dei flamini, dei sacerdoti e dei duumviriCodex Theodosianus, xii.1.21, xii.5.2..

Dopo Costantino I