Montauro (Mentràvu in calabrese, Μεντάβριον in greco) è un comune italiano di abitanti della provincia di Catanzaro, in Calabria.

Geografia fisica Territorio Centro agricolo del versante ionico delle Serre, nella fascia pedemontana digradante verso il Golfo di Squillace, a nord della foce del torrente Soverato.

Storia Medioevo

Le origini del casale di Montauro, secondo alcuni storici, risalgono all'VIII secolo. Il primo nucleo di case è sorto nelle vicinanze della contrada ’u mucatu, a nord del paese, un po' più in alto delle case diroccate, dove oggi si snoda la nuova strada per Gasperina; altri invece situano il casale più in basso, a mezza costa, in posizione meno elevata dell'attuale.

È probabile che dopo il VII secolo, quando, in seguito agli editti del 726, di divieto del culto delle immagini, e del 730, di distruzioni delle immagini, e alla conseguente persecuzione dei Monaci di San Basilio da parte dell'imperatore Leone III Isaurico, i basiliani, rifugiatesi sulle coste calabre, abbiano costruito non solo monasteri, ma anche contribuito alla formazione di comunità civili e religiose. Questa ipotesi può essere avvalorata dal fatto che il toponimo di Montauro più antico tramandato da alcune fonti, è di origine greca, Mentràbrion, mentre quello latino è Mentaurum. Nell'XI secolo nella diocesi di Squillace si contavano ben dodici cenobi basiliani, tra cui quello di S.Gregorio di Stalettì. Il culto dei santi orientali venerati nei nostri paesi è la prova che le contrade italiane iniziano il loro cammino di fede proprio in questo periodo storico, anche se già da diversi secoli esisteva la diocesi di Squillace, la cui fondazione risale all'evo apostolico. Evo nel cui territorio sorgevano già nel VI secolo alcuni monasteri fondati da Cassiodoro, molto prima dell'arrivo dei monaci di S.Basilio. A Montauro si venera San Pantaleone, martire di Nicomedia, l’odierna İzmit. Prima che Bruno di Colonia fondasse nel 1091 la certosa in Calabria, e ancor prima del 1000, il casale di Montauro, si può supporre, avesse già raggiunto una certa autonomia. Infatti, i documenti storici certi attestano la presenza del casale di Montauro prima ancora dell'anno 1000.Tra i primi documenti si trova il cosiddetto "Placitum", del Conte Ruggero, il quale donava “agli eremiti della Certosa di Santa Maria del Bosco” un mulino per il sostentamento degli operai del costruendo Monastero di MentabroIl placitum è sottoscritto da un certo Rinaldus de Clincampo datato 29 luglio 1098,. Seguirono altre donazioni confermate dai vari Pontefici: Urbano II, nel 1098, Pasquale II, nel 1102, Callisto II, nel 1120. Il primo impulso economico, sociale e religioso del casale, fu dato dai Monaci Basiliani, ulteriormente sviluppato dai Normanni e dai Certosini, ai quali fu concessa la giurisdizione ecclesiastica da parte di Giovanni, vescovo di Squillace nel 1098, e quella civile da parte del Conte Ruggero, privilegio confermato dal Papa Urbano II. In questo periodo la popolazione di Montauro fu luogo di un improvviso aumento, in quanto vennero condotti nel comune un nutrito gruppo di 112 capifamiglia prigionieri, con figli, fratelli, cognati, e nipoti, in tutto 218 persone, delle quali tra sani e feriti furono costrette ad una iniziale prigionia in 162, le altre si salvarono con la fuga, quasi tutti provenienti dai distretti di Squillace e di Soverato, i quali a Capua avevano tradito il Conte Ruggero, per cui erano stati condannati alla pena capitale, ma per intercessione di San Bruno, il Conte commutò tale pena in servitù perpetua alle dipendenze dei padri certosini. La comunità e l'economia di Montauro si sviluppa dopo l'anno 1000 ad opera dei Normanni, i quali, sottraendo ai Bizantini le terre di Calabria, fondarono uno stato feudale con a capo Roberto il Guiscardo (1015-1085), poi nel 1061 lasciò l'impresa al fratello Ruggero I (1031-Mileto 1101), il cui figlio Ruggero II (1095-1154) si fece nominare nel 1127 duca di Puglia e Calabria. In questo periodo Montauro fu protagonista di un notevole incremento demografico (1175 nel censimento del 1278). Nel 1098 il Conte Ruggero I d'Altavilla pose il casale di Montauro sotto la giurisdizione civile della Certosa, per cui il Vescovo di Squillace Giovanni cedette la giurisdizione ecclesiastica. La donazione sarebbe stata confermata da Papa Calisto II nel 1120 con un diploma la cui autenticità è controversa. L'Imperatore Federico II riconferma la donazione sia nel 1212, che nel 1224. Vi sarebbe anche notizia di una serie di donazioni in documenti della cancelleria angioina: in un diploma di Carlo I del 1272, in un altro di Carlo II del 1305, in un altro ancora di Giovanna I del 1344. La popolazione di Montauro al censimento del 1276 contava unità. Come è noto, nel 1192, il monastero di Santo Stefano del Bosco, con tutto il suo vasto patrimonio, passò dai Certosini ai Cistercensi e da questi, a muovere dal XV secolo, ad Abati commendatari, che, tesi a lucrare una mera rendita limitando qualsiasi spesa, non posero cura nell'amministrazione del patrimonio.

Rinascimento Dal 1476, in seguito alla terribile pestilenza la popolazione diminuì sensibilmente. Altro calo demografico si ebbe quando il sud d'Italia passò sotto la dominazione spagnola. Fin dal secolo XVI le coste ioniche furono infestate dalle temute e terribili incursioni turche, per cui gli abitanti, che si erano insediati più in basso a mezza costa, si trasferirono sulle colline per meglio organizzare la difesa. Furono costruite delle Torri lungo il litorale ionico per l'avvistamento del nemico. Anche a Montauro furono costruite delle fortificazioni come il maniero, poi trasformato in Chiesa dedicata a San Pantaleone e la torre, oggi campanile, che presentano le caratteristiche di avvistamento e difesa.

In particolare nel 1497 il Casale di Montauro, ubicato a ridosso dei confini di Squillace, fu accorpato a quello Stato dai suoi Principi, sicché, il 29 luglio 1497, Goffredo Borgia ne otteneva conferma, unitamente a tutto il Principato di Squillace dal Sovrano. Nel 1514 i Certosini riebbero il controllo del monastero di Santo Stefano del Bosco ed attesero alla generale ricognizione e recupero del suo patrimonio, che culminò con la redazione, nel 1533, della Platea voluta ed approvata dall'Imperatore Carlo V. Ritornati al loro monastero, nel 1542, i Certosini adironoAdire: "dare inizio a un'azione giudiziaria per risolvere una lite, rimettendosi alla sentenza del giudice" le vie legali per riavere i loro beni, tra cui il territorio di Montauro.

Era moderna

Nel 1644 e nel 1645, Montauro, come anche Stalettì e Gasperina, subì le incursioni dei Turchi che saccheggiarono e incendiarono i tre villaggi. Con il Regno delle due Sicilie, sotto i Borboni, la popolazione di Montauro contava persone, di cui 340 donne addette ai telai, fonte di lavoro e di guadagno. Nel XVIII e XIX rifiorirono le arti, le professioni e i mestieri. Nel Catasto Onciario di Montauro del 1741-1746, sono menzionati scalpelliniScalpellino (pop. scarpellino) s. m. (f. -a) [der. di scalpello]. – 1. Chi sgrossa e lavora la pietra e il marmo con lo scalpello; in partic., l’operaio qualificato capace di eseguire lavori di riquadratura in pietra o marmo; o l’operaio specializzato che esegue, su disegno, cornici variamente sagomate con ornati semplici, di marmo o pietra - Fonte Enciclopedia Treccani., fabbri ferrai, falegnami, sarti, fabbricatoriFabbricatore: antico termine per indicare la professione di muratore, tintoriTintóre: s. m. (f. -a) [lat. tardo tinctor -ōris, der. di tingĕre «tingere»]. – Chi tinge; chi nelle tintorie provvede a tingere articoli di abbigliamento o di arredamento; chi è addetto a operazioni di tintura di fibre tessili naturali o artificiali, o di tessuti, o di pelli; più genericam., il gestore di un laboratorio di tintoria. Fonte: Enciclopedia Treccani., conciatori, cottonariCotonaro: termine con il quale si indicano coloro che lavorano il cotone., seggiariSeggiaro: antico termine per indicare il lavoro di impagliatore di sedie, chianchieriChianchiero: antico termine per indicare il lavoro del macellaio, poticariPoticaro: erano così chiamati anticamente gli esercenti di generi alimentari e diversi. e le varie professioni, Dottore fisicoChirurgo, Dottore chimicoFarmacista, Avvocato, Notaio. Sono menzionati anche molti Sacerdoti di famiglie nobili. Tra il XVII e XVIII secolo si contano circa sessanta sacerdoti. In questo periodo si costruisce la maggior parte de palazzi nobiliari con sontuosi portali: il palazzo Barbieri, il palazzo Spadei, il palazzo Rossi-Milano, il palazzo Vatrella, il palazzo Madonna, il palazzo Teti, il palazzo Terracina, il palazzo Menechini, il palazzo Pellegrini, il palazzo Tavani, il palazzo Mirarchi, la casa sacrestia Nisticò (Pisano-Gullì), il portale casa del monaco Tavano (Pisani-Mercurio), il palazzo Zizzi, il palazzo Clericò, e casa Lomanno. Nel Regesto VaticanoRegesto /re·gè·sto/ sostantivo maschile. Nel Medioevo, registro in cui si ricopiavano in ordine cronologico documenti ed atti relativi a un'abbazia, un monastero, una cancelleria. si trova la conferma dell'alternarsi della giurisdizione ecclesiastica tra la Certosa e la Diocesi di Squillace. Sempre nel Catasto Onciario di Montauro del 1741-1746 si fa menzione alla giurisdizione del Priore della Certosa su Montauro: "In tempo della Visita Della Giurisdizione che fa Il Padre Ill/mo e Rev/mo Priore Ordinario delle Cinque Terre, che sono: Serra, Spadola, Bivongi, Montauro, Gasperina e Montepaone....". Gioacchino Murat nel 1808 soppresse con decreto il monastero di Serra riportando Montauro sotto la giurisdizione della Diocesi di Squillace. La maggioranza della popolazione viveva di agricoltura e di pastorizia, poiché contadini e pastori lavoravano alle dipendenze della Certosa di Serra e della vicina Grangia di S.Anna e del Cece, com'è attestato dai vari documenti del Regesto Vaticano. Il 27 luglio 1753 giunge a Montauro un'ampolla del sangue di San Pantaleone ad opera del sacerdote Carlo Antonio Barberi il quale si recava a Napoli per motivi di studio, e, avendo saputo che un sacerdote napoletano custodiva un'ampolla del sangue si adoperò con tutte le sue qualità spirituali e intellettuali ad ottenerla e portarla a Montauro.

La Republica Partenopea nell’ordinamento amministrativo del 1799 riconosce Montauro come Comune del Cantone di Catanzaro. I Francesi, poi, con la legge del 19 gennaio 1807 ne fecero un Luogo, ossia Università (Comunità) del Governo di Squillace. Il titolo di Universitas venne conferito nel basso medioevo a quei paesi del’Italia meridionale che avevano raggiunto l'autonomia amministrativa ed economica. Ferdinando I delle Due Sicilie conferisce a Montauro il titolo di Città Regia. Il timbro di Montauro è formato da un fregio araldicoFrégio araldico s. m. [lat. mediev. frisium, che è prob. il lat. Phrygium (opus) «lavoro frigio», riferito alle stoffe ricamate in oro originarie della Frigia]. – fregi-sostegni, due bastoni incurvati, ornati di fregi, posti sotto lo scudo per sostenere le zampe dei supporti. ◆ Dim. fregétto, fregettino. a forma di scudo, sormontato da una corona del Comune; all’interno campeggia un monte, sul quale si erge una croce latina trifogliata. Sotto si legge la scritta: "Università di Montauro". Lo stemma chiude l’arco del portale della chiesa Matrice e rappresenta una croce greca trifogliata conficcata sul monteSull’altare del Rosario troviamo invece la croce su tre monti., inoltre è circondato da un ramo di alloro e uno di quercia. Questo stemma venne riprodotto nel Gonfalone del Comune di Montauro. Ciò sta a significare il profondo legame tra Chiesa e Comune, o meglio, il riconoscimento della civiltà cristiana, di cui non si può non affermare il valore storico-spirituale.