Pescopagano (Piscupagàne in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata. È stato insignito della medaglia d’oro al merito civile il 9 novembre 2005 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per atti di abnegazione dopo il terremoto dell'Irpinia.
Geografia fisica
Territorio Ha un'estensione territoriale di 69 km² e presenta un territorio quasi totalmente montuoso.
Pescopagano è il paese della Basilicata situato più a ovest, ed è anche uno dei pochi centri in Basilicata che confina con due province (quelle di Avellino e Salerno, entrambe in Campania). È attraversato dalla Via Appia Nuova (che nel centro abitato prende la denominazione di Via Nazionale), strada statale che collega Roma a Brindisi. Pescopagano si trova immerso nel verde, a picco su una rupe che domina tutta la valle dell'Ofanto; pertanto dal castello di Pescopagano si può godere di un ampio belvedere, con una vista che spazia per oltre 25 km nella valle sottostante.
Pescopagano funge da vero e proprio passante tra l'Irpinia e la Basilicata: nonostante sia posto in Basilicata, tradizioni, origini storiche e forme dialettali soprattutto risentono della cultura irpina.
Clima Per la sua altitudine, Pescopagano ha un clima piuttosto rigido d'inverno (non mancano mai le nevicate) e delle estati fresche ma soleggiate.
Storia Le sue origini sono molto antiche. I primi segni d'agglomerati umani si collocano intorno alle antichissime laure di questo territorio, vicino alle acque dei fiumi e dei ruscelli. Queste zone furono per molto tempo tormentate dalle guerre sannitiche, dalle spedizioni di Pirro e dalla guerra di Roma contro Annibale che aveva trovato a Conza un importante punto d'appoggio. Il territorio, nel 555 d.C., fu occupato dai Goti e poi dai Longobardi e tra il IX e X secolo fu più volte attaccato dai Saraceni. A causa loro, gli abitanti di Conza e dei casali vicini si rifugiarono sulla rocca più alta, ideale dal punto di vista strategico.
Il paese si chiamò Petra (macigno) Pagana (per la persistenza di un culto pagano documentato archeologicamente da idoli e iscrizioni dedicate al dio Silvano). Nell'867 i Saraceni costruirono un fortilizio. Nell'età normanno-sveva appartenne alla contea di Balvano. Nel 1278 il feudo fu dato da Carlo I d'Angiò a Raynaldo de Panzellis Gallico e nel 1331 passò a Filippo Stendardo. Successivamente fu donato alla regina Sancha d'Aragona, che a sua volta lo vendette a Mattia Gesualdo. Nel 1697 fu acquistato dai marchesi d'Andrea che lo mantennero fino all'eversione della feudalità.
Con la proclamazione della Repubblica Partenopea del 1799, Pescopagano divenne uno dei 14 cantoni del Dipartimento dell'Ofanto.
1861 - Brigantaggio. L'avventura iniziata nei primi giorni del novembre 1861 da parte delle formazioni capitanate da Carmine Crocco, e da José Borjes per conquistare Potenza, si esaurì il 26 novembre a Pescopagano dove la resistenza opposta dalla guardia nazionale e dai cittadini ebbe ragione degli assalitori che subirono pesanti perdite. Come in altre occasioni non fu possibile evitare il parziale saccheggio del paese, ma i gregari di Crocco preoccupati sull'approssimarsi di truppe regolari e milizie mobili cercarono di disimpegnarsi e raggiungere a gruppi il bosco di MonticchioIo, Brigante – supplemento a “Il Mattino” – Capone Editore/Edizioni del Grifo. Qui Crocco, inseguito dalla truppa, decise di dividere le sue formazioni in piccoli nuclei autonomi. Il Borjés ormai esautorato lasciò la Basilicata tentando di raggiungere Roma. L'11 gennaio 1862 il Consiglio Provinciale della Basilicata con apposita delibera dichiarò: "Benemeriti della Patria…anche i cittadini di Pescopagano …che con tanto coraggio e tanto patriottismo seppero difendere le mura dei padri loro." Questo “storico” riconoscimento fu rilasciato anche a Pietragalla, Avigliano e Bella.Basilide del Zio “Il Brigante Crocco e la sua autobiografia” – Ristampa dell'edizione di Melfi del 1903 – Arnaldo Forni Editore. Pag. 31
Nel 1944 Pescopagano fu attaccato dalle truppe naziste in ritirata e dagli stessi alleati che cercavano di ostacolarne il ritorno verso il nord Italia. I bombardamenti fecero molte vittime civili e anche la Badia di San Lorenzo in Tufara e la località di Montecalvo, dove si erano rifugiato i pescopaganesi, subirono molti danni.
Fu il primo paese tra quelli dell'immediato circondario ad avere l'illuminazione pubblica sin dai primi del '900 (inoltre la centrale idroelettrica forniva energia ai comuni di Rapone, Ruvo del Monte, San Fele e altri paesi limitrofi) e l'ospedale (uno dei soli 4 centri di pronto soccorso presenti in Basilicata).
Un aspetto che ha sempre condizionato fortemente la storia di Pescopagano è la elevata sismicità dell'area in cui ricade il suo territorio. I terremoti storicamente più rilevanti furono quello del 15 gennaio 1466, quello dell'8 settembre 1694 (che distrusse quasi interamente l'abitato e fece rimaner sepolte sotto le macerie più di seicento persone) e quello del 23 novembre 1980 (che in paese provocò una ventina di vittime).
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di Montemauro Il santuario è posto ad un'altitudine di più di 1000 metri, sulla cima di un monte chiamato di Montemauro ambiente roccioso con vegetazione, alla distanza di circa 5 km dal centro abitato di Pescopagano. Ai piedi del monte scorre il torrente Ficocchia, affluente dell'Ofanto. La Vergine viene chiamata anche di Mauriello dal nome dell'omonimo casale scomparso all'interno del quale la chiesetta sarebbe sorta. Sino all'8 settembre 1976 Pescopagano ha fatto parte della Diocesi di Sant'Angelo dei Lombardi, dopodiché è passato alla Diocesi di Melfi, Rapolla e Venosa.
Maggio era nell'antichità il mese in cui feste e riti a carattere propiziatorio salutavano l'ingresso della primavera; cadevano, infatti, in questo periodo le feste consacrate alle dee della fertilità e della fecondità. Per questo la chiesa si sforzò di sostituire a questi culti quelli della Mater Magna cristiana. Non è testimoniato qui l'uso dei "maggi", che diede vita alle feste medioevali delle Calendimaggio, da cui gli usi odierni direttamente derivano; oppure delle primitive cerimonie pagane, che celebravano il ritorno della primavera con riti diversi, quali la tradizione del "Piantar di maggio". Il mese qui non sembra godere affatto del clima festivo che pervade altri paesi; è contrassegnato, anzi, da frequenti pellegrinaggi penitenziali al santuario che sorge sul cocuzzolo di Montemauro. La chiesetta più volte ristrutturata, risale probabilmente all'XI o XII secolo e secondo lo storico locale G. Bruno, sarebbe menzionata nella Bolla inviata da Papa Innocenzo III all'Arcivescovo di Conza Pantaleone, il 3 novembre 1200, allo scopo di precisare alcune questioni attinenti ai possedimenti ecclesiastici dell'Arcidiocesi.
Chiesa di San Leonardo Tra le più antiche chiese di Pescopagano, la si ritrova nel Rione di "Basso la Terra". Recentemente una pergamena, trovata nel monastero di Monte Vergine attesta che già nel 1295 la chiesa era centro di culto e che sotto il pavimento avevano sepoltura gli abitanti del borgo. Questa chiesa, apre le sue porte poche volte all'anno e precisamente per la "Novena" e la festività dell'Immacolata Concezione. Gli ultimi lavori di riparazione e restauro sono stati eseguiti nel 1914; da allora è stato ripristinato solo qualche embrice. Sull'altare maggiore era conservata una tavola dell'Immacolata, una Trinità di autore ignoto del '500 e una tela del "Martirio dei Santi Cosma e Damiano".
Chiesa di San Giovanni Battista È antichissima. Da prima parrocchia, è stata in seguito assorbita dalla Chiesa Madre S. Maria de Serris. Sul frontone si individuava una lunga iscrizione da cui è possibile desumere che la chiesa sia stata edificata, per la prima volta, intorno all'anno mille (970). Dopo circa settecento anni il tetto fu distrutto da una tremenda nevicata. Pare che, successivamente, i fedeli, (abbiano ricostruita verso la fine del Seicento. Tale ipotesi è confermata dal fatto che nel suo campanile si ritrova scolpito il millesimo 1736 ed il lavabo annesso alla sacrestia riporta quello del 1746.II terremoto del 1980 ha provocato non solo gravi lesioni all'edificio ed al campanile, ma anche numerosi danni a tutte le strutture. Attualmente è del tutto restaurata ed aperta al culto.
Chiesa della Santissima Annunziata Adibita e riservata all'uso del castellano del tempo che vi si recava, entrando dall'ingresso secondario posto sulla sinistra dell'altare, dopo aver percorso un sentiero di cui ancora persistono le tracce. Nei pressi del palazzo di Don Michele Pinto, nel vicolo adiacente alla chiesa, è ancora visibile un cancello con pilastri in pietra su cui sono stati scolpiti, in bassorilievo, due cappelli vescovili. Segno questo, che in una certa epoca, compresa tra 912 ed il 973, il Feudo di Pescopagano è appartenuto all'Arcivescovo di Conza.
Chiesa madre di Santa Maria Assunta Tale chiesa, sebbene di data incerta, è di costruzione molto antica. Non più di un secolo fa è stata ampliata e rimodernata dall'arciprete Baldassarre Lobai, uomo di rara cultura e religioso convinto. La chiesa, prima dei sisma del 1980, era ben conservata e si sviluppava in più arcate con in fondo l'altare maggiore e due cappelle laterali per il culto, rispettivamente, del Santissimo Sacramento e di S. Francesco da Paola Patrono del paese. In questa chiesa venivano inumati i parrocchiani.Vi si possono scorgere importanti iscrizioni tra cui quella che ricorda una cerimonia di consacrazione risalente al 1727. Il coro, vera opera d'arte, eseguito dall'artista Francesco Errico fu Giuseppe e terminato nel 1877, è scomparso dopo il terremoto dell'80.
Chiesa dell'Incoronata Tale chiesa, che si incontra all'imbocco della strada che porta a S. Lorenzo, fu edificata sui ruderi di un antichissimo convento di frati Agostiniani. Sebbene dedicata ai Santi Cosma e Damiano, più spesso viene chiamata dell'Incoronata, perché, in una nicchia protetta da cristallo, è collocata e venerata la statua della Madonna dell'Incoronata di Puglia, Vergine miracolosa, il cui Santuario si trova nelle vicinanze di Foggia. Il tempio si presenta con un portale in pietra dei 1837 e le sue lesene poste, agli angoli della facciata dominante, evidenziano lo stile neoclassico dell'architettura. All'interno era visibile un coro ligneo finemente intagliato ora distrutto unitamente alle mura laterali dal sisma dei 1980.
Chiesa del Monastero di Santa Maria delle Grazie Il padre ministro Giovanni da Napoli accettò il suolo e la cappella donati dal Comune di Pescopagano al padre Girolamo Romula allo scopo di erigervi un convento di frati minori Conventuali. Era l'anno 1576. La cappella preesistente era dedicata ai Santi Magi. Scarse sono le informazioni circa l'aspetto originario sia della chiesa che del convento a causa dei due devastanti terremoti che, nel 1694 e nel 1910, hanno letteralmente sconvolto la zona distruggendo l'insieme. Fonti d'archivio, informano che un membro della famiglia P. Cesare Araneo prima ed in seguito il figlio Giovanni Battista Maria, edificarono "ex fundamentis" una chiesa dedicata a S. Maria delle Grazie e a S. Francesco d'Assisi sulla medesima area, in sostituzione della cappella privata di Cesare Araneo. La chiesa è stata nuovamente distrutta dal terremoto dei 1980. Di essa rimane, ed è ancora visibile, solo una facciata (un portale barocco) pericolante.
Badia di San Lorenzo in Tufara e annessa chiesa