Origine Figlio maschio primogenito del conte di Tolosa, marchese di Provenza e duca di Narbona, Raimondo V e di Costanza di Francia (come risulta dalla Chronica Albrici Monachi Trium Fontium, e dalla Histoire Générale de Languedoc, avec des Notes, Tome IV), figlia del re di Francia, Luigi VI detto il Grosso, e di Adelaide di Moriana, figlia di Umberto II(1065 – 1103), conte di Savoia, detto il Rinforzato, e di Giselda di Borgogna, figlia di Guglielmo I di Borgogna.Raimondo V di Tolosa era il figlio primogenito del conte di Rouergue o di Rodez, conte di Tolosa, duca di Settimania o di Narbona e marchese di Provenza, Alfonso Giordano e di Faydide o Faydive (come risulta dalla Histoire Générale de Languedoc, Notes, Tome IV, e dalla Histoire de Montpellier), figlia di Raimondo Decano II, signore d'Uzès e Posquiêres.
Biografia
Secondo il documento CCXXIV, datato 1171, delle Notes de l'Histoire Générale de Languedoc, Tome IV, Raimondo, in quel periodo fu fidanzato a Dolce II, Contessa titolare di Provenza ed erede della contea di Melgueil, figlia del defunto Conte di Provenza, Raimondo Berengario II e della nipote dell'imperatore, Enrico IV, Richenza di Polonia, (1130/1140-1185).Dolce II, però, l'anno successivo, a circa dieci anni di età, morì.
Raimondo, nel settembre 1072, sposò la zia di Dolce, Ermessinda di Pelet (?-1176), che da poco era vedova di Pietro Bermondo, signore di Sauve, ed era figlia del signore d'Alais, Bernardo Pelet e della contessa di Mauguio, Beatrice (1124 - dopo il 1190), che in prime nozze aveva sposato il Conte di Provenza, Berengario Raimondo I (i nonni paterni di Dolce II). La contessa di Melgueil, Beatrice di Mauguio, il 12 dicembre 1172, secondo il documento CCXXIX, delle Notes de l'Histoire Générale de Languedoc, Tome IV, abdicò in favore della figlia, Ermessinda, che divenne contessa di Melgueil e, nel contempo riconobbe come conte anche il genero Raimondo.Nel 1176, prima di morire, Ermesinda redasse un testamento, che è riportato nel documento CCXXXVII, delle Notes de l'Histoire Générale de Languedoc, Tome IV, in cui lasciava tutti i suoi titoli ed i suoi beni al marito, mentre alla madre, Beatrice riservava un lascito annuale finché fosse vissuta.
Rimasto vedovo, verso il 1178, secondo la Historia Albigensium di Petrus Vallis Caernaii sposò Beatrice di Béziers e Carcassonne (1155 circa-dopo il 1193), figlia di Raimondo Trencavel I (?-1167, assassinato), visconte di Béziers e Carcassonne e della sua seconda moglie, Saura e sorella del visconte di Beziers, Ruggero ponendo fine ai dissidi con la famiglia Trencavel. Sempre la Historia Albigensium di Petrus Vallis Caernaii ricorda che divorziarono nel 1193. Secondo il documento XVIII, delle Notes de l'Histoire Générale de Languedoc, Tome V, il visconte Ruggero, dopo il divorzio, sempre nel 1193, donò a Beatrice il castello di Mèze. Beatrice dopo il divorzio, si ritirò nel convento di Cathar.
Tra il 1181 e il 1183, nella guerra tra i figli del re d'Inghilterra, Enrico II, Enrico e Riccardo, suo padre, Raimondo V si schierò con EnricoFrederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, pag. 793, detto il re Giovane, perché era stato nominato co-reggente dal padre. All'improvvisa morte di Enrico, Raimondo sciolse il suo esercito e rese omaggio a Riccardo, detto Cuor di Leone, signore d'Aquitania e futuro re d'Inghilterra.
Nel 1186, però, Riccardo attaccò la contea di Tolosa e riuscì a strappare a Raimondo la turbolenta provincia di QuercyFrederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, pag. 796 che, nel 1190, con l'intervento del tribunale del regno di FranciaFrederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, pag. 822, dietro il pagamento di 10.000 marchi d'argento, fu confermata a RiccardoFrederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, pag. 798, che nel frattempo era divenuto re d'Inghilterra ed era in procinto di partire per la terza crociata.
Nel 1194, alla morte del padre, Raimondo V, gli successe come Raimondo VI, nei titoli di conte di Tolosa, duca di Narbona e marchese di Provenza.
Nel 1196 sposò Giovanna d'Inghilterra (1165-1199), che secondo la Chronique de Robert de Torigny, Tome I, era la settima figlia del re d'Inghilterra Enrico II Plantageneto (1133-1189) e di Eleonora, duchessa d'Aquitania Chronique de Robert de Torigny, Tome I, pag. 357(1122-1204). Giovanna era vedova dal 1189, del re di Sicilia Guglielmo II il Buono. Questo matrimonio suggellò un'alleanza col ducato d'Aquitania, con cui Raimondo VI pose fine alle difficili relazioni tra la contea di Tolosa e Riccardo I Cuor di LeoneFrederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, pag. 800, che, dal 1189, era re d'Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine, d'Angiò e di Turenna, duca d'Aquitania e Guascogna e conte di Poitiers; infatti Giovanna d'Inghilterra, che portò in dote le contee di Quercy ed Agenais, era la sorella prediletta di Riccardo I Cuor di Leone. La promessa di matrimonio del 1196, tra Giovanna (soror regis Ricardi Johanna quæ et regina exstiterat Siciliæ) e Raimondo (comiti Sancti Ægidii) viene riportato nel Radulphi de Coggeshall Chronicon Anglicanum e nel Annales de Margan tra (Johanna relicta Willelmi regis Apulia) e (comiti Sancti Egidii); mentre il matrimonio, sempre nel 1196, è ricordato dagli Annales de Burton.Secondo la Histoire Générale de Languedoc, Tome VI, Preuves, Giovanna morì a Rouen il 24 settembre 1199. Dato il suo stato di gravidanza avanzato, dopo la sua morte, le fu aperto il ventre e fu estratto un maschio che visse solo poche ore.
Rimasto vedovo, nel 1200, sposò la figlia dell'imperatore di Cipro, Isacco Comneno (1155-1196, avvelenato), detta la Donzella o Signorina di Cipro (1177- dopo il 1204), come ci conferma il libro XXVIII del Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux che la definisce la fille de l'empereor de Chypre. Questo matrimonio non viene citato nella Chronique de Guillaume de Puylaurens, che afferma che, dopo Giovanna, Raimondo VI sposò Eleonora d'Aragona.Comunque, sempre secondo il Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux la figlia dell'imperatore di Cipro fu ripudiata e cacciata dalla contea (mist hors de sa terre) e, dopo la separazione, avvenuta nel 1202, a Marsiglia incontrò Teodorico di Fiandra, che nel Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux viene chiamato Baldovino (un chevalier.....Bauduins avoit noim), uno degli organizzatori della quarta crociata e che sposò, nel 1203, come secondo marito.
Nel 1202 Raimondo allentò l'alleanza col regno d'Inghilterra, dopo che nel 1199 salì al trono il successore di Riccardo I, Giovanni Senza TerraFrederik Maurice Powike, I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia, pag. 805.Secondo la storico W.H. Rudt De Collenberg, nel suo Familles de l'Orient latin XIIe-XIVe siècles, Raimondo VI, in quello stesso anno, si recò in Palestina.
Nel 1203 (secondo la Histoire Générale de Languedoc avec des Notes, Tome V, il matrimonio, ma più probabilmente l'impegno di matrimonio avvenne nel 1200) infine, ponendo fine ai dissidi con la casa d'Aragona, Raimondo VI sposò Eleonora d'Aragona (1182-1226), che secondo la Ex Gestis Comitum Barcinonensium, era la figlia secondogenita del re d'Aragona Alfonso il Casto (1157-1196) e di Sancha di Castiglia, figlia del re di Castiglia, Alfonso VII. Il matrimonio ci viene confermata sia dal continuatore di Guglielmo di Tiro, nel Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux, che dalla Crónica de San Juan de la Peña.
Nel 1217 autorizzò la costituzione di una fiera a Beaucaire, destinata a diventare una delle più importanti dell'intera Europa latina.
Governò con molta liberalità, mantenendo le libertà comunali ed estendendo le esenzioni fiscali. Fu, inoltre, un raffinato poeta che non amava la guerra, ma che dimostrava sufficiente energia, quando la situazione lo richiedeva. Contrariamente a suo padre, Raimondo V che poco prima di morire, per combattere l'eresia, emanò un editto, dove decretava la pena di morte per ogni eretico della città di Tolosa e dintorni (L'editto originale non si è trovato, ma una lettera scritta nel 1211, dal municipio di Tolosa al re d'Aragona, Pietro II conferma che il conte Raimondo V aveva emanato l'editto di cui sopraA. S. Tuberville, Le eresie e l'Inquisizione nel medioevo: 1000-1305 ca., pag. 587, nota 1), Raimondo VI fu tollerante e permise che il Catarismo fiorisse e si sviluppasse sulle sue terreA. S. Tuberville, Le eresie e l'Inquisizione nel medioevo: 1000-1305 ca., pag. 587, e addirittura arrivò a favorirlo apertamente, spostandosi sempre accompagnato da sacerdoti catariE. F. Jacob, Innocenzo III, pag. 30Papa Innocenzo III, verso il 1200, pensò di combattere il catarismo, evangelizzando le terre catare (soprattutto la contea di Tolosa ed altre contee e viscontee del sud della Francia) attraverso piccoli gruppi di missionari cistercensi.Pietro di Castelnau (o di Castelnuovo) (1170-1208), arcidiacono di Maguelone, uno dei monaci cistercensi, nel 1203, divenne legato papale, con potere di destituzione delle cariche ecclesiasticheE. F. Jacob, Innocenzo III, pag. 31, trovandosi a capo di una delegazione di missionari, muniti di poteri legatizi, cioè erano Legati pontifici, ovvero rappresentanti del papa presso i conti (tra cui Raimondo VI) e presso i vescovi delle varie città interessate (Tolosa, Narbona, ecc..).
Su suggerimento del confratello di Pietro di Castelnau, Arnaldo Amalrico, abate di Cîteaux, nel 1204, i missionari ricevettero disposizioni di coinvolgere anche i nobili e le autorità locali e, quando Pietro istituì una lega di pace per far fronte all'eresia catara, ottenne numerose adesioni ma non quella di Raimondo VIE. F. Jacob, Innocenzo III, pag. 32, che sosteneva così implicitamente i Catari. Il conte fu immediatamente scomunicato dal legato pontificio, che colpì con l'interdetto le sue terre e aizzò la lega dei suoi vassalli contro il suo signore e, dato che il Vescovo di Roma confermò la scomunica il 29 maggio.M.Roquebert, «La croisade albigeoise: guerre sainte ou de conquête?» in Historia, n. 570, 1994, ora in AA.VV., Les Cathares. La croisade albigeoise, Paris, Tallandier, 1999, pp.21-22, ed inoltre si sentiva minacciato dai rappresentanti della lega, Raimondo VI decise di sottomettersi e promise che avrebbe aderito alla lega di pace.