Nome Il nome originale egizio di Manetone è andato perduto, ma alcuni, basandosi su antroponimi egizi assonanti con la versione greca, hanno ipotizzato che significasse "Dato da Thot", "Amato da Thot", "Amato da Neith" oppure "Amante di Neith". Proposte di ricostruzione meno accettate sono Myinyuheter ("Mandria di cavalli" o "Sposo") e Ma'anidjehuti ("Ho visto Thot"). Nella lingua greca, i primi frammenti (un'iscrizione di data incerta sulla base di un busto in marmo nel Tempio di Serapide a Cartagine e gli scritti dello storico giudaico Flavio Giuseppe del I secolo d.C.) indicano il suo nome come Μανέθων, Manèthōn.

Dibattito sull'esistenza e sulle opere Benché non si disponga di alcuna informazione sulle date della sua vita e della sua morte, Manetone è associato al regno di Tolomeo I Soter (323–283 a.C.) dallo storico greco Plutarco mentre, secondo lo storico bizantino Giorgio Sincello (che ebbe modo di leggerlo), Manetone avrebbe indicato il proprio rapporto con il successore Tolomeo II Filadelfo (285–246 a.C.). Se la menzione di un tale di nome Manetone nei Papiri Hibeh, risalenti al 241/0 a.C., si riferisse al celebrato autore degli Aegyptiaca, allora Manetone potrebbe aver scritto durante il regno di Tolomeo III Evergete (246–222 a.C.) ma anche in anni successivi: non è infatti detto che si tratti del Manetone presente nei Papiri Hibeh. Benché la storicità di Manetone di Sebennito fosse data per certa già da Flavio Giuseppe e dagli autori successivi, il dibattito sulla sua effettiva esistenza è ancora aperto e problematico. Il Manetone dei Papiri Hibeh non ha titoli e il documento concerne certi affari nell'Alto Egitto, dove si ritiene che lo storiografo Manetone abbia svolto le proprie funzioni sacerdotali, e non nel Basso Egitto. Il nome Manetone è raro ma non esiste una ragione per assumere a priori che il Manetone dei Papiri Hibeh sia lo storico di Sebennito che si ritiene abbia redatto gli Aegyptiaca per Tolomeo II Filadelfo.

Manetone è passato alla storia come un nativo egizio: la sua lingua madre sarebbe verosimilmente stata l'antico egizio. Benché abbia trattato di argomenti propriamente antico-egizi, pare abbia scritto in greco per un pubblico di madrelingua greca. Altre opere letterarie attribuitegli includono: Critica ad ErodotoF 88 J.; Libro SacroF 76‑81 J.; Sul rito antico e sulla religioneF 85‑86 J.; Sulle festeF 84 J.; Sulla preparazione del kyphi (una sorta di incenso)F 87 J. e una Epitome di dottrine fisicheF 82‑83 J.. Anche il Libro di Sothis è stato attribuito a Manetone. È importante notare che nessuno dei testi menzionati compare in attestazioni risalenti all'epoca tolemaica, il periodo in cui sarebbe vissuto Manetone di Sebennito: di fatto, nessuna fonte antecedente al I secolo a.C. li menziona. Ne deriverebbe una discrepanza di tre secoli tra il periodo in cui si suppone siano stati composti gli Aegyptiaca e quello della loro prima attestazione documentata; la forbice si allarga se si considerano gli altri testi elencati: il Libro Sacro, per esempio, non fu mai nominato fino al IV secolo, quando lo prese in considerazione lo scrittore Eusebio di Cesarea.

Qualora Manetone sia stato una figura storica realmente esistita, sembra sia stato un sacerdote del dio-sole Ra presso Eliopoli, centro del suo culto (il bizantino Giorgio Sincello riferisce che sarebbe stato proprio il sommo sacerdote). Plutarco lo considerò un'autorità del culto di Serapide (fusione sincretica di Osiride e Api): lo stesso Serapide era una versione greco-macedone del culto egizio iniziato, probabilmente, al tempo della fondazione di Alessandria d'Egitto da parte di Alessandro Magno; una sua statua fu importata da Tolomeo I nel 286 a.C. (o da Tolomeo II nel 278 a.C.) come attestano Tacito e PlutarcoTacito, Historiae 4, 83; Plutarco, Su Iside e Osiride 28.. Vi è anche una tradizione antica secondo cui Timoteo di Atene (autorità del culto di Demetra a Eleusi) avrebbe collaborato con Manetone per l'instaurazione del nuovo culto di Serapide, ma la fonte di ciò non è mai stata chiarita e potrebbe derivare da un'opera attribuita a Manetone: nel qual caso non avrebbe valore documentario a sé stante e non rafforzerebbe la storicità del Manetone sacerdote e storico del III secolo a.C.

Aegyptiaca Manetone è ritenuto l'autore degli Aegyptiaca (gr. Αἰγυπτιακά, Aigyptiakà.), o Storia dell'Egitto, su commissione di Tolomeo II Filadelfo. L'opera è di primario interesse per gli egittologi per le informazioni che fornisce sulla cronologia dei regni degli antichi faraoni. Potrebbe essere stata l'opera più imponente fra quelle attribuite a Manetone: certamente la più importante. Era organizzata in ordine cronologico e suddivisa in tre libri (vedi oltre)F 1 J.. Aver diviso i sovrani per dinastie (I dinastia, II dinastia ecc.) costituì una novità; il termine "dinastia" (in greco δυναστεία, dynasteia, "potere di governo") intende un gruppo di sovrani con la medesima origine. Ciononostante, l'autore non impiegò il termine in senso moderno, seguendo la sola consanguineità, ma attribuendo a ciascuna dinastia una sorta di continuità: geografica (la IV dinastia di Menfi, la V dinastia da Elefantina) oppure genealogica (soprattutto la I dinastia, per la quale l'autore chiama il successore "figlio" del predecessore per chiarirne la continuità). Negli Aegyptiaca, la sovrastruttura della suddivisione genealogico/dinastica forniva la base alla narrazione vera e propria delle vite dei faraoni. Alcuni hanno ipotizzato che gli Aegyptiaca siano stati redatti per competere con le Storie di Erodoto e fornire all'Egitto una storia nazionale mai analizzata prima d'allora; in questa prospettiva la Critica ad Erodoto potrebbe essere stata un sunto o una parte degli Aegyptiaca che avrebbe goduto di circolazione indipendente. Purtroppo, né gli Aegyptiaca né la Critica ad Erodoto si sono conservati; circa il primo scritto sussistono 32 frammenti, provenienti da estratti di due tipi...

Paternità dell'opera e data di composizione La più antica menzione nota degli Aegyptiaca è dello scrittore giudaico Flavio Giuseppe nella sua opera Contro Apione (Contra Apionem), posteriore al 94 d.C. Non si è conservato alcuno scritto dei tre secoli precedenti che nomini gli Aegyptiaca: ciò ha sollevato seri dubbi sulle reali data e paternità dell'opera. La nozione che vuole si trattasse storia ufficiale e autorevole dell'Egitto composta in greco su commissione di re Tolomeo II Filadelfo potrebbe essere stata ignorata dagli studiosi e bibliotecari di Alessandria dell'età ellenistica (appunto per tale assenza di documentazione coeva su Manetone) e di conseguenza l'informazione di Flavio Giuseppe perderebbe credibilità.

Ipotesi di Tolomeo di Mendes Si può perfino supporre che gli Aegyptiaca siano stati composti durante la dominazione romana dell'Egitto, iniziata nel 30 a.C. — ovviamente non dopo la menzione che Flavio Giuseppe ne fece intorno al 94 d.C. e quindi tra il 30 a.C. e il 94 d.C.

Se così fosse, l'autore reale, che alcuni studiosi speculano possa essere stato Tolomeo di Mendes, un colto greco nato e cresciuto nell'Egitto augusteo, sacerdote della religione egizia, potrebbe aver attribuito la sua ricerca storiografica in tre volumi al più antico Manetone per motivi di prestigio e credibilità. Stando alla testimonianza di Clemente di Alessandria (circa 150–215), Tolomeo di Mendes avrebbe composto una storia dell'Egitto in tre libri all'epoca dell'imperatore e faraone AugustoClemente di Alessandria, Stromateis 1.21; Eusebio di Cesarea, Praeparatio evangelica 10.10.490C.. Clemente di Alessandria citò numerosi autori nelle proprie opere, avendo normalmente accesso alla straordinaria Biblioteca di Alessandria, ma non menzionò mai Manetone né tantomeno i suoi Aegyptiaca in tre libri. Lo stesso si può dire per lo scrittore Taziano il Siro (circa 120–180), altro autore cristiano molto letto nel II secolo d.C.; nella sua Oratio ad Graecos (Appello ai Greci) Taziano menziona solo Tolomeo di Mendes come "interprete delle loro [degli Egizi] azioni": egli menzionò virtualmente ogni autore in cui si sarebbe imbattuto durante i suoi studi (si interessò anche alla cronologia storica), senza mai nominare Manetone o gli Aegyptiaca. Taziano scrisse:

Il nome Amosi (Ἄμωσις, Ámōsis) è la trascrizione greca del "nome del trono" Ahmose (in egizio: ah.mss.e), utilizzata per il faraone fondatore della gloriosa XVIII dinastia nell'edizione degli Aegyptiaca che Eusebio di Cesarea consultò per realizzarne l'epitome.. Stando a quanto scrisse Tertulliano (circa 155–240), Tolomeo di Mendes avrebbe scritto dopo di Manetone, "seguendolo". Quest'ultima affermazione ha dato adito all'ipotesi che Tolomeo di Mendes avesse consultato e commentato gli scritti di Manetone; potrebbe anche significare che Tolomeo di Mendes sarebbe il responsabile di tutto ciò che pensiamo di conoscere di Manetone. È assai inverosimile che Taziano, Apione e Clemente di Alessandria fossero ignari dell'opera di Manetone di Sebennito in tre libri ma, stando a Taziano, Apione avrebbe letto e seguito lo scritto di Tolomeo di Mendes nel redigere la propria opera storiografica in cinque libri. Sembra quindi plausibile che Taziano, Apione e Clemente identificassero proprio Tolomeo di Mendes come autore degli Aegyptiaca in tre libri, e che lo stesso Tolomeo di Mendes si presentasse come trasmettitore delle parole di Manetone: in questo caso non si tratterebbe di uno scritto anonimo o pseudonimico, ma di uno scritto in cui Tolomeo di Mendes, sacerdote e storico egizio d'età augustea, avrebbe esplicitamente dichiarato di trascrivere le parole di un importante sommo sacerdote egizio vissuto tre secoli prima, Manetone di Sebennito.

Questa teoria sulla vera paternità e data di composizione degli Aegyptiaca è supportata da un fraintendimento presente nella Suda, un'imponente enciclopedia bizantina del X secolo. Stando alla Suda sarebbero esistiti due autori di nome Manetone: uno da Mendes e uno da Sebennito o Diospoli Magna (la grande Tebe, nell'Alto Egitto). Eppure la Suda non attribuisce gli Aegyptiaca a nessuno dei due: il Manetone mendesiano si sarebbe occupato della preparazione del kyphi (un tipo d'incenso), mentre il Manetone sebennitano/tebano avrebbe scritto "Ricerche sulla natura; Apotelesmatica in versi e altre opere astrologiche." La Suda menziona autori che scrissero opere in greco durante il regno di Tolomeo II Filadelfo, ma non include Manetone. Tutto ciò che si può affermare, perciò, è che il redattore della Suda potrebbe aver confuso Tolomeo di Mendes con Manetone di Sebennito e che non avrebbe concordato con la versione riportata da Sincello, secondo il quale gli Aegyptiaca risalirebbero al regno di Tolomeo II Filadelfo (III secolo a.C.).

Contenuto e struttura

Primo libro Il primo libro della trattazione manetoniana iniziava con una introduzione o un preambolo che forniva senza dubbio una breve biografia di Manetone e ne esponeva i propositi storico-letterari. Nel preambolo l'autore affermava che il dio greco Ermes, identificato con il dio egizio Thot, avrebbe inventato la scrittura.; gli scritti di questo primo Ermes sarebbero stati tradotti, da parte del figlio "Ermes Trismegisto, in una nuova scrittura chiamata "geroglifici"; i libri scritti da questo secondo Ermes sarebbero quindi stati raccolti e riadattati dal figlio, il dio Agatodemone. Stando all'autore, Agatodemone avrebbe finito la sua opera di ordinamento dei "libri sacri" del padre Ermes Trismegisto dopo l'ascesa al trono di Tolomeo II Filadelfo (285/3 a.C.): solamente allora sarebbe stato consentito al sacerdote Manetone di accedere a tali fonti: egli se ne sarebbe servito per redigere in lingua greca, per il faraone in carica, una storia dell'antico Egitto. Giorgio Sincello (VIII/IX secolo) ha scritto: