Secondo la concezione comune delle religioni dell'antichità, il sangue è simbolo di vita; esso conterrebbe una forza vitale dal potere magico o sovrannaturale.Hermann Leberecht Strack, Das Blut im Glauben und Aberglauben der Menschheit, München, Beck, 1900.Piero Camporesi, Il sugo della vita. Simbolismo e magia del sangue (1984), Milano, Il Saggiatore, 2007.

Per acquistare o rinnovare la propria vitalità (umorale), si usava bere sangue o mangiare la carne sanguinolenta dei sacrifici.

Il sangue si offriva anche agli dèi allo scopo di nutrirli della forza vitale che esso conteneva, talora in rituali che potevano prevedere persino sacrifici umani. Un'altra accezione religiosa è inoltre quella che lo vede come veicolo della stirpe.

Il sangue come veicolo della stirpe Il sangue anticamente era ritenuto il veicolo dello spirito, non tanto individuale, ma collettivo, in quanto espressione di un'etnia o una stirpe collegata agli antenati, allora oggetto di culto. Secondo concezioni radicate in varie tradizioni antropologiche, infatti, esso non era solo un fluido biologico, ma il mezzo principale attraverso il quale venivano trasmessi l'eredità, l'onore, i caratteri morali alla discendenza di una famiglia, di una gens, una tribù.

Il sangue come fluido vitale Il sangue nell'Antico Testamento Riguardo alla concezione che vede nel sangue la sede della vita, essa risulta condivisa da alcuni passi dell'Antico Testamento: "Poiché la vita della carne è nel sangue. Per questo vi ho ordinato di porlo sull'altare per fare l'espiazione per le vostre persone; perché il sangue è quello che fa l'espiazione, per mezzo della vita" (Levitico 17:11); "Guàrdati assolutamente dal mangiarne il sangue, perché il sangue è la vita, e tu non mangerai la vita insieme con la carne" (Deuteronomio 12:23).

Il sangue versato in un assassinio desta una potenza che deve essere placata (cfr. Genesi 4:10, sul sangue di Abele).

Se il sangue è la vita, ne risulta il divieto di appropriarsene: la vita appartiene a Dio e occorre rispettare la vita altrui. "Non uccidere"''' Esodo 20:13; "Certo, io chiederò conto del vostro sangue, del sangue delle vostre vite; ne chiederò conto a ogni animale; chiederò conto della vita dell'uomo alla mano dell'uomo, alla mano di ogni suo fratello. Il sangue di chiunque spargerà il sangue dell'uomo sarà sparso dall'uomo, perché Dio ha fatto l'uomo a sua immagine" Genesi 9:5-7), ma deve anche astenersi dal cibarsi del sangue degli animali offerti in sacrificio.

Il comandamento viene più volte ripetuto in maniera solenne (Genesi 9:1-4; Levitico 17:10-16; Deuteronomio 12:22-25), tanto da essere considerato di importanza universale e non limitato al solo popolo di Israele. Nella controversia fra la chiesa ellenista e i Giudeocristiani, l'astenersi dal "sangue" è considerato uno degli obblighi ai quali tutti i cristiani dovrebbero attenersi (Atti 15:20:29). Oggi ancora questo divieto è osservato dagli ebrei praticanti.

Il sangue è anche importante nei sacrifici appunto perché esso è considerato vita. Col sangue d'agnello gli Israeliti in Egitto, prima della loro partenza, avevano segnato gli stipiti delle loro porte (Esodo 12); con l'aspersione del sangue avviene la stipula dell'Alleanza nel corso dei numerosi sacrifici.

Non si tratterebbe, però, di un'azione misteriosa e magica del sangue in sé stesso. Esso non possiederebbe virtù proprie, ma d'altra parte è il mezzo dell'espiazione ordinato da Dio.

Il sangue nel Nuovo Testamento Tutti i significati su indicati si ritroverebbero nel Nuovo Testamento riferiti al sangue versato da Gesù sulla croce. Esso è "il sangue del patto" (Matteo 26:28; Marco 14:24), del "nuovo patto" (Luca 22:20; 1 Corinzi 11:25), cioè del patto di grazia stabilito da Dio con coloro che credono in Cristo, e convalidato con il sacrificio sul Calvario.

Per mezzo del sangue di Cristo i credenti sono giustificati (Efesini 1:7; 1 Pietro 1:19), riconciliati con Dio e ristabiliti nella Sua pace (Colossesi 1:20), e riconciliati anche fra di loro (Efesini 2:13).

Il sangue di Cristo è per essi "vera bevanda" spirituale (Giovanni 6:55) e "li purifica da ogni peccato" (prima lettera di Giovanni 1:7).

Varie nozioni connesse con i sacrifici nel Tempio confluiscono in questa interpretazione: il sangue dell'agnello pasquale, che aveva preservato gli Israeliti dall'angelo sterminatore (1 Corinzi 5:7; cfr. Esodo 12:11ss) e i riti del gran giorno delle espiazioni (Ebrei 9:7 ss; cfr. Levitico 16).

Quel che importa, in tutti questi riferimenti, non è tanto l'accuratezza delle forme liturgiche, ma l'affermazione teologica che Cristo è: "l'Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo" (Giovanni 1:20; 1 Pietro 1:19).

Ebraismo L'uomo definiva ancora il proprio essere identitario non come un io singolo, ma in termini di appartenenza a una società, a un gruppo, ai propri progenitori, o un destino sovrannaturale.«L'antico ha sempre alcunchè dell'anima collettiva, in cui un Io si sente associato agli altri Io, e non sente bene nè sè, nè gli altri Io, mentre sente ciò in cui sta con questi unitamente riparato: l'Io di popolo, o l'Io della stirpe» (Rudolf Steiner, Il vangelo di Giovanni, pag. 125, trad. it. di Emmelina De Renzis, Lanciano, Carabba, 1930). Soprattutto presso il popolo ebraico, la linea di sangue assumeva un valore peculiare, poiché l'ininterrotta successione di genealogie ne ricollegava i membri al loro patriarca comune, in particolare Abramo, e attraverso di lui al divino Jahvè, consentendo così di sentirsi partecipi del suo «Io Sono», del suo essere cosmico.

Cattolicesimo

Nella concezione cattolica-romana, durante la celebrazione eucaristica, il vino si trasforma nel vero sangue di Cristo (transustanziazione).

Testimoni di Geova È nota l'opposizione dei Testimoni di Geova alle trasfusioni di sangue.Giosuè Greco, Il pensiero di Gianvincenzo Gravina, pag. 165, Pellegrini Editore, 2005. «I testimoni dicono che — secondo la Bibbia — nel sangue c'è la vita dell'individuo e che, quindi, mischiando un sangue con l'altro nelle trasfusioni si mischia una vita con l'altra».Guido Scalzi, articolo su Il Faro, voll. 38-44, pag. 5, 1977.

Un articolo della Torre di Guardia del 1º luglio 1945 spiegò nei particolari il punto di vista cristiano dei Testimoni riguardo alla «santità del sangue»;Guido Scalzi, ibidem. con esso si voleva dimostrare che il divieto imposto a Noè in era valido per tutti i suoi discendenti e non comprendeva solo il sangue animale, principio messo in risalto nel I secolo quando nella riunione conosciuta come Concilio di Gerusalemme venne comandato ai cristiani di «astenersi dal sangue» (). In base all'interpretazione che essi fanno di , e ignorare questa esigenza scritturale poteva significare mancanza di rispetto per il sacrificio di Gesù per cui, accettare di proposito una trasfusione di sangue, anche per salvarsi la vita (bisogna ricordare che anche nella tradizione ebraica più ortodossa si può infrangere un precetto della Tōrāh pur di salvare la vita, la propria o degli altri) e manifestare di seguito uno spirito impenitente, a partire dal 1961, è motivo di disassociazione, cioè espulsione, dalla congregazione dei Testimoni di Geova.

Da allora i testimoni di Geova hanno fatto un grande sforzo per ottenere la cooperazione dei sanitari e per aiutarli a capire la loro posizione.

Il 18 settembre 2026, il corpo direttivo dei Testimoni di Geova ha dichiarato che accettare di ricevere o donare emocomponenti (globuli rossi, bianchi, plasma e piastrine) diventa una questione di libera scelta secondo coscienza individuale, «poiché la Bibbia non si esprime su tali decisioni»; resta invariato il rifiuto delle trasfusioni di sangue intero.

Note

Voci correlate IcoreLimpieza de sangre'' Relazioni proibite nell'ebraismo Sacrifici umani Sangue (alimento) Sangue (umore) Sangue di Cristo Sangue di toro Stirpe

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