La peste di Palermo del 1624-25 fu una grave epidemia di peste bubbonica che colpì Palermo e i suoi dintorni tra il 1624 e il 1625, causando circa 10.000 morti. La peste interessò Palermo nel contesto di una più ampia circolazione epidemica europea.
L'epidemia rappresentò uno degli eventi più importanti nella storia della città nel XVII secolo, entrando nella memoria collettiva, in particolare, per via del culto e dell'elezione a patrona di Santa Rosalia, le cui reliquie furono rinvenute sul Monte Pellegrino nel luglio 1624. Proprio nel contesto dell'epidemia, pertanto, nacque la tradizione del Festino.
Storia Il contesto All'inizio del XVII secolo Palermo era uno dei principali centri urbani d'Europa, nonché la capitale del Regno di Sicilia, allora in unione personale con la monarchia spagnola. In virtù della sua posizione la città era quindi crocevia di scambi con gli altri porti del Mar Mediterraneo, provenienti anche dall'Africa e dall'Asia.
Palermo aveva già conosciuto una grave epidemia di peste nel XVI secolo e disponeva pertanto di una struttura amministrativa destinata alla gestione delle emergenze sanitarie, corroborata dalle indicazioni del protomedico Gianfilippo Ingrassia. Il sistema faceva capo al Magistrato di Sanità, al quale durante l'epidemia del 1624 saranno affiancati ulteriori medici e funzionari.
Durante l'emergenza l'ufficio risultò composto dal pretore (il sindaco), dal capitano di giustizia, dal Senato cittadino, da tre principi, tre cavalieri e alcuni medici, tra i quali sarà destinato a spiccare Marco Antonio Alaimo.
Arrivo della peste
La tradizione e la documentazione storica collocano l'arrivo del contagio al 7 maggio 1624, quando nel porto di Palermo giunse un galeone proveniente da Tunisi, guidato da un personaggio entrato nel folklore cittadino col nome di Maometto Cavalà, con a bordo cristiani liberati dalla schiavitù, merci e doni per la corte palermitana da parte del bey di Tunisi. Secondo le fonti locali, l'imbarcazione fu autorizzata ad attraccare nonostante i sospetti del Senato cittadino circa la presenza del morbo.
I primi casi non furono immediatamente riconosciuti come peste. Il contagio, però, si diffuse progressivamente all'interno della città e raggiunse anche ambienti legati alla corte del viceré Emanuele Filiberto di Savoia.
Il 24 giugno 1624 Palermo fu ufficialmente dichiarata infetta. Nei giorni successivi vennero introdotte restrizioni agli spostamenti e misure di isolamento. Il 30 giugno fu vietato lasciare Palermo e il territorio circostante senza un'apposita certificazione sanitaria, il cosiddetto «bollettino».
Le misure sanitarie
Le autorità cittadine adottarono diverse misure per contenere il contagio. Tra queste vi erano l'isolamento delle persone infette o sospette, il controllo delle abitazioni colpite, la limitazione degli spostamenti e l'utilizzo di strutture destinate alla quarantena e all'assistenza degli ammalati. Il sistema sanitario si basava anche sul controllo degli ingressi e delle uscite dalla città. La gestione dell'emergenza coinvolse direttamente il Magistrato di Sanità, la cui composizione venne ampliata durante la peste.
Tra i medici maggiormente coinvolti nella gestione dell'epidemia vi fu Marco Antonio Alaimo, originario di Racalmuto. Alaimo aveva conseguito nel 1610 la laurea in filosofia e medicina presso l'Università di Messina e si era successivamente trasferito nella capitale. La sua presenza nell'ufficio del Magistrato di Sanità risulterà determinante per il debellamento del morbo, grazie a scelte che si dimostreranno molto efficaci.
Nel 1625 Alaimo pubblicherà il "Discorso intorno alla preservazione dal morbo contagioso e mortale che regna al presente in Palermo ed in altre città e terre del Regno di Sicilia", dedicato alla prevenzione del contagio. L'opera costituisce una significativa testimonianza della cultura medica siciliana dell'epoca. In un'opera successiva, i "Consigli politico-medici per l'occorrenti necessità di peste", pubblicata nel 1652, Alaimo tornerà sulle problematiche legate alla gestione delle epidemie.
In seguito, grazie alla fama ottenuta per il suo impegno, ad Alaimo verrà proposto l’incarico di protomedico di Napoli offertogli dal viceré Cabrera, che tuttavia il medico rifiutò. Analogamente, Alaimo declinerà la prima cattedra di medicina dell’Università di Bologna, considerata allora la più prestigiosa al mondo.
Il ritrovamento delle reliquie di Santa Rosalia
Durante l'epidemia si verificò uno degli eventi destinati a trasformare profondamente l'identità culturale di Palermo: il ritrovamento delle presunte reliquie di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino. Il 15 luglio 1624, infatti, furono rinvenuti in una grotta del promontorio alcuni resti umani ricoperti da concrezioni calcaree. I resti furono successivamente trasferiti presso il Palazzo Arcivescovile.
Il ritrovamento avvenne mentre il contagio era ancora in corso e contribuì alla rapida diffusione del culto di Rosalia, che fino ad allora non occupava una posizione ufficialmente dominante nella devozione della città, le cui patrone erano Sant'Agata, Santa Cristina, Santa Ninfa e Sant'Oliva.
La morte del viceré L'epidemia penetrò anche nelle stanze del Palazzo Reale, colpendo anche la corte. Il viceré Emanuele Filiberto di Savoia fu la vittima più eccellente dell'epidemia, morendo il 3 agosto 1624. La sua scomparsa rappresentò uno degli episodi più significativi della crisi.
Dopo la morte del viceré, Giannettino Doria, arcivescovo di Palermo, assunse la presidenza del Regno. In seguito ad una diminuzione dell'intensità durante l'autunno, il contagio conobbe una nuova fase di recrudescenza tra dicembre 1624 e febbraio 1625. Successivamente l'epidemia iniziò a diminuire.
La processione del 1625
La tradizione religiosa palermitana collega la cessazione della peste all'intercessione di Santa Rosalia. Secondo il racconto agiografico, nel febbraio 1625 il saponaro Vincenzo Bonelli, dopo la morte della moglie durante l'epidemia, avrebbe avuto una visione della santa, che gli avrebbe ordinato di riferire al cardinale Doria l'autenticità delle reliquie e di portarle in processione.
Tra il 15 e il 18 febbraio 1625 una commissione istituita dal cardinale Doria qualche mese prima esaminò i resti rinvenuti sul Monte Pellegrino. Alcune ossa furono ritenute appartenenti ad una giovane donna e il 22 febbraio furono attribuite a Santa Rosalia. Il 9 giugno 1625 le reliquie furono portate in processione per Palermo. Il 3 settembre seguente Doria sancì la fine dell'epidemia.
La tradizione religiosa interpretò la cessazione del contagio come conseguenza dell'intercessione della santa, mentre la storiografia considera separatamente l'andamento della malattia e la costruzione del culto di Rosalia, destinato a diventare un elemento centrale dell'identità cittadina, anche attraverso il Festino che da allora si svolge a luglio di ogni anno. Nel corso dell'evento viene ricordata l'intera sequenza degli eventi, dall'arrivo del contagio alla salvezza della città.
Conseguenze demografiche
Le cifre complessive relative al numero di morti non sono uniformi e devono pertanto essere considerate con cautela. Tuttavia la quantificazione più attendibile conta circa 10.000 decessi. Rispetto ad altre epidemie avvenute a Napoli, Milano e Venezia in periodi simili, Palermo riuscì a contenere maggiormente la mortalità.
Le particolari disposizioni sanitarie adottate dalla città contribuirono a limitare le conseguenze dell’epidemia a circa 10.000 vittime. Un dato significativo se rapportato alla crescita demografica raggiunta in quegli anni dalla capitale siciliana: la popolazione palermitana aveva infatti superato i 130 mila abitanti.
La peste ebbe conseguenze sulla vita economica, sugli scambi commerciali e sulla mobilità della popolazione, oltre a sottoporre a forte pressione le strutture assistenziali e sanitarie della città. L'emergenza contribuì inoltre a rafforzare il ricorso a strumenti di isolamento, controllo sanitario degli spostamenti e organizzazione amministrativa della salute pubblica.
Il pittore van Dyck e l'epidemia
L'epidemia coincise con il soggiorno palermitano del pittore fiammingo Antoon van Dyck, giunto in Sicilia nella primavera del 1624. Il pittore era stato invitato a Palermo dallo stesso viceré Emanuele Filiberto di Savoia, in quanto rinomato "artista di corte".
Van Dyck si trovò quindi a Palermo proprio durante la diffusione della peste. La città venne sottoposta a misure di isolamento e il pittore rimase in Sicilia anche nel periodo successivo al ritrovamento delle reliquie di Santa Rosalia. Il suo soggiorno si protrasse fino al 1625.
La contemporaneità tra la peste e la nascita del nuovo culto di Rosalia ebbe conseguenze rilevanti sulla produzione del grande artista. A Van Dyck furono commissionate diverse opere raffiguranti la santa, contribuendo alla definizione della sua nuova iconografia come protettrice di Palermo.
Alcune delle opere legate al soggiorno siciliano di van Dyck si trovano a Palermo e comprendono le seguenti raffigurazioni:
Santa Rosalia incoronata dagli angeli (1624): custodito presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis. Un'altra versione dello stesso soggetto si trova al Menil Collection di Houston e una più piccola al Wellington Museum di Londra. Madonna del Rosario (1625): destinato all'Oratorio del Rosario di San Domenico. Raffigura, accanto alla Vergine Maria e a diversi santi, anche Santa Rosalia, ormai entrata nel nuovo sistema devozionale palermitano.
Altre opere vandichiane su Santa Rosalia si trovano presso alcuni dei musei più importanti del mondo: Santa Rosalia in gloria, intercede per la fine della peste a Palermo (1624): conservato presso il Metropolitan Museum of Art di New York e considerato, insieme alla Santa Rosalia incoronata dagli angeli di Palazzo Abatellis, come l'opera più famosa del ciclo. Santa Rosalia (1625): portato in Spagna nel 1664 e custodito presso il Museo del Prado di Madrid. La Vergine presenta Santa Rosalia alla Trinità (1624-25): conservato presso la Alte Pinakothek di Monaco di Baviera. Santa Rosalia intercede per la città di Palermo (1629?): forse realizzato in un periodo successivo al soggiorno siciliano. Custodito presso il Museo d'arte di Ponce, a Porto Rico. Incoronazione di santa Rosalia (1629): ultima opera di van Dyck dedicata alla santa, conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Galleria
Note
Voci correlate Peste Santa Rosalia Festa di santa Rosalia Marco Antonio Alaimo Antoon van Dyck
Bibliografia Francesco Maggiore-Perni, Palermo e le sue grandi epidemie dal secolo XVI al XIX, Palermo, 1894. Salvatore Salomone Marino (a cura di), La peste di Palermo negli anni 1624-26. Relazione di anonimo ora per la prima volta stampata, Palermo, 1905. Carlo Valenti, La peste a Palermo nell'anno 1624, in Malattie, terapie e istituzioni sanitarie in Sicilia, Palermo, 1985. Xavier F. Salomon, Van Dyck in Sicily 1624-1625: Painting and the Plague, Silvana Editoriale, Milano 2012. Lucia Craxì, Il controllo della salute nel Regno di Sicilia (secoli XVI-XIX), Rivista di Storia della Medicina, 2013. Girolamo Mazzola, La morte nera a Palermo. Raccolta degli atti del Senato che consacrarono Santa Rosalia a Patrona della città, Edizioni Ex Libris, Palermo 2018. Francesco Paolo Campione, 1624. Rosalia, la peste e i pennelli, Kalos, Palermo 2024.
Palermo Categoria:Storia di Palermo Categoria:Eventi del 1624 Categoria:Santa Rosalia