Titolare della sede vescovile di Lione, fu altresì funzionario e inviato carolingio.

Varianti onomastiche Il nome del soggetto nella tradizione bibliografica si presenta in numerose occorrenze variabili, sulle quali non si sofferma la scheda dellEnciclopedia Italiana Treccani, limitandosi a adottare la forma «Leidrado».

Il nome del vescovo presenta nella tradizione documentaria e manoscritta numerose oscillazioni grafiche. Nelle Epistolae di Alcuino edite da Migne compaiono, fra le altre, le forme Laedredus e Liobradus: nella lettera II Alcuino raccomanda infatti ad Arno di salutargli l'amico e compagno: «Saluta, obsecro, Laedredum consocium et amicum meum», mentre l'epistola LXXXIX è indirizzata «Ad Liobradum» e si apre con il rispettoso appellativo «Liobrado electo»; nell'argomento della stessa lettera compare inoltre la forma Leidradus, flessa nel genitivo Leidradi.Alcuino di York, Epistolae, II e LXXXIX, in

La varietà onomastica è registrata anche dalla tradizione erudita moderna: Bennett, che adotta Leidradus come lemma della propria voce biografica, riporta accanto ad essa le forme Laidradus, Laidrachts e Liobradus. Un'ulteriore forma, Leidrath, è attestata nella lettera di Teodemiro a Claudio di Torino, dove Leidrad è ricordato come venerabile padre, alludendo anche alla trascorsa carica vescovile: «venerabilis pater Leidrath, quondam episcopus».Teodemiro, lettera a Claudio di Torino, in

Tra gli studiosi assunse particolare rilievo la forma Leidrat, attestata nella formula di ex dono del "Paris, BnF, lat. 152", f. 25v, tradizionalmente considerata autografa e tuttora registrata come tale nel repertorio Bibale, sebbene l'attribuzione della sottoscrizione alla mano dello stesso Leidrad presenti problemi paleografici.

Biografia Leidrad fu un «prelato» e funzionario con compiti di rappresentanza di Carlo Magno, della cui fiducia godeva; al servizio di questi, era anche Alcuino di York, cancelliere di Stato, con il quale Leidrad era in rapporti di amicizia.

I dati anagrafici, come anche le date relative alle cariche di presule, sono riportati dalle fonti in maniera non univoca. La bibliografia moderna colloca convenzionalmente la data di nascita intorno al 745, mentre altre ricostruzioni hanno proposto il 736.

Quanto alla morte, la scheda dell'"Enciclopedia Italiana Treccani" la colloca a Saint-Médard, presso Soissons, nell'anno 816.

Secondo S. A. Bennett, Leidrad era originario della Baviera; a sostegno di tale provenienza lo studioso richiama Teodulfo di Orléans,; che in un suo componimento lo definisce del NoricusNorico è l'antica regione alpina corrispondente, in maniera approssimativa, all'attuale Austria e parte della Germania: ; ; («Noricus hunc genuit»). in

Leidrad si avvicinò alla corte di Carlo Magno verso il 780 e, dopo il 782, iniziò la propria frequentazione della scuola palatina come discepolo di Alcuino.

Attività scrittoria, attribuzioni paleografiche, donazioni

Da giovane diacono, Leidrad si formò nell'ambiente della scuola episcopale di Frisinga, presso il cui scriptorium, durante il mandato vescovile di Arbeo, si era sviluppata un'intensa attività.

Il suo percorso nell'ambiente scrittorio frisingense è stato studiato in particolare da Bernhard Bischoff.

Nello stesso periodo, vi era attivo Hitto di Frisinga, il quale da chierico, nel 794, divenne diacono della cattedrale di Frisinga e come tale è di frequente nominato come testimone nei suoi documenti e atti notarili; .

L'attività scrittoria di Leidrad nell'ambiente ecclesiastico frisingense è documentata indipendentemente dalle successive attribuzioni paleografiche: sotto l'episcopato di Arbeo è attestato come diacono ed estensore di documenti presso la cancelleria episcopale nel 779 e nel 782.

Nel 782 Leidrad redasse per ordine del duca Tassilone III una carta relativa a una donazione in favore del monastero di Schäftlarn.

Distinta da questo dato storico è l'attribuzione paleografica di singole porzioni di codici librari: Bischoff mise infatti in relazione con la mano di Leidrad alcune sezioni di due manoscritti prodotti a Frisinga nell'ultimo quarto dell'VIII secolo, oggi conservati presso la Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera, il "Clm 6305" e il "Clm 6393".

ʍ Il codice "Clm 6305", contenente opere di Girolamo, fra le quali il commento In Matthaeum e alcune Epistulae, fu prodotto a Frisinga fra la fine dell'VIII e l'inizio del IX secolo. È opera di otto diverse mani e presenta caratteristiche grafiche riconducibili alla fase di transizione dalla scrittura pre-carolina alla minuscola carolina antica.

Nella guida paleografica Codices Latini Antiquiores la scrittura del f. 130r, rr. 1–19, è posta in stretta relazione con quella presente nel "Clm 6393", ff. 138–141v, e viene descritta prudentemente come una grafia che ricorda la mano di Leidrad. La scheda di "Earlier Latin Manuscripts", repertorio digitale che rende interrogabili i dati dei Codices Latini Antiquiores ("CLA"), riporta la medesima descrizione e consente di consultare questi dati, senza costituire una conferma paleografica indipendente dal "CLA".

ʍ Il manoscritto "Clm 6393", che appartenne alla biblioteca della cattedrale di Frisinga, come mostra lex libris del XII secolo al f. 1v, e la cui segnatura precedente era "Freising 193", tramanda una raccolta di testi agiografici e patristici, comprendente fra l'altro la Historia monachorum nella traduzione detta di Rufino di Aquileia e Vitae di santi. La somiglianza fra la mano presente ai ff. 138–141v e quella del "Clm 6305" costituisce uno degli elementi sui quali si è fondata l'ipotesi dell'intervento del giovane Leidrad.

L'identificazione della mano di Leidrad nei manoscritti frisingensi non può tuttavia essere considerata certa: l'attribuzione proposta inizialmente da Bischoff per alcune sezioni del "Clm 6305" e del "Clm 6393" fu formulata con maggiore prudenza nella successiva descrizione del Codices Latini Antiquiores.

Il confronto con testimonianze riconducibili alla successiva attività lionese di Leidrado richiede a sua volta cautela.

Diversi manoscritti donati da Leidrad alla cattedrale di Saint-Étienne recano formule di ex dono a suo nome. Laura Pani riconduce a questo nucleo un esemplare del Deuteronomio, oggi "Paris, Bibliothèque nationale de France, Nouv. acq. lat. 1740"; un codice del commento In Isaiam di Girolamo, attualmente diviso fra "Lyon, Bibliothèque municipale, ms. 466" e "Paris, Bibliothèque nationale de France, lat. 152"; tre manoscritti contenenti rispettivamente il De natura et gratia e il Contra Faustum Manichaeum di Agostino d'Ippona e il Liber apologeticus di Gregorio Nazianzeno, identificati nei "Lyon, Bibliothèque municipale, mss. 608, 610 e 599"; e una miscellanea di testi filosofici, logici e teologici, già conservata senza segnatura presso i Padri Maristi e oggi "Città del Vaticano, Biblioteca apostolica vaticana, Pagès 1".

La raccolta digitale "Manuscrits personnels de Leidrade" censita da Biblissima riunisce una parte di questi materiali: i manoscritti "Lyon, Bibliothèque municipale, 466, 599, 608 e 610" e il "Paris, Bibliothèque nationale de France, lat. 152". Fra essi figura il codice del commento di Girolamo a Isaia, oggi conservato in parti fra "Lyon, Bibliothèque municipale, ms. 466" e "Paris, Bibliothèque nationale de France, lat. 152".

ʍ Nel codice "Paris lat. 152",Per il quale la scheda generale in: , che rimanda in parte al sito istituzionale "Gallica" in riallestimento; compare la formulazione «Leidrat licet indignus tamen episcopus istum librum tradidi ad altare sancti Stephani»,La formula «Leidrat licet indignus tamen episcopus istum librum tradidi ad altare sancti Stephani» ha una traduzione possibile in «Io, Leidrat, sebbene indegno, tuttavia vescovo, ho consegnato questo libro all'altare di santo Stefano». che la tradizione ritiene una sottoscrizione autografa e come tale la registra il repertorio Bibale. Burn, che considerava anch'egli autografa la sottoscrizione, osservava inoltre che un segretario avrebbe più probabilmente impiegato la variante latina Leidradus.

Il manoscritto già conservato presso i Padri Maristi e oggi "BAV, Pagès 1" corrisponde al numero 417 del quarto volume dei "Codices Latini Antiquiores". La relativa scheda di "Earlier Latin Manuscripts", strumento digitale dell'Università di Galway fondato sui dati del "CLA", ne colloca presumibilmente la produzione a Lione e lo data anteriormente all'814. La scheda registra al f. 1v la medesima formula di donazione, considerandola autografa, e segnala iscrizioni analoghe nel "Paris lat. 152" e nei "Lyon, Bibliothèque municipale, mss. 599 (515), 608 (524) e 610 (526)". L'indicazione di autografia riproduce tuttavia la descrizione repertoriale del CLA e non costituisce una conferma indipendente dell'attribuzione paleografica.

La forma latinizzata Leidradus compare invece nell'intestazione della Epistola secunda, indirizzata «item ad Carolum imperatorem [ancora a re Carlo]»: «Domino gloriosissimo et vere piissimo imperatori [...] Leidradus, licet indignus [...] Lugdunensis Ecclesiae episcopus».Una cui possibile traduzione è: «Al gloriosissimo e piissimo re [...], Leidradus, pur indegno [...] vescovo della Chiesa di Lione» Il sintagma formulario utilizzato ricorda il «Leidrat licet indignus tamen episcopus...» della dedica all'altare di Santo Stefano.

L'autografia di queste formule non è tuttavia uniforme né pacifica: nel "Lyon, Bibliothèque municipale, ms. 599 (515)", una formula analoga è vergata da una mano contemporanea esplicitamente distinta da quella del donatore, mentre un riesame recente ha rilevato nella sottoscrizione del "Paris lat. 152" caratteristiche grafiche sensibilmente diverse da quelle di altre sottoscrizioni attribuite a Leidrado.

La stessa evoluzione della posizione di Bischoff invita pertanto alla prudenza. In un primo momento egli affermò senza riserve di riconoscere la mano di Leidrado nel "Clm 6305"; nella successiva descrizione del manoscritto per il Codices Latini Antiquiores si limitò invece a osservare che la scrittura del f. 130r, rr. 1–19, «ricorda» quella del vescovo di Lione. Magee e Troncarelli hanno richiamato questa evoluzione terminologica, interpretandola come un sostanziale arretramento rispetto all'identificazione originaria. Anche il "Clm 6393", ai ff. 138–141v, presenta una scrittura strettamente affine a quella del "Clm 6305", senza che ciò consenta di trasformare la somiglianza paleografica in un'attribuzione certa. L'attribuzione di queste sezioni dei due codici frisingensi a Leidrado deve quindi essere considerata un'ipotesi paleografica, fondata sulla comparazione delle grafie e sulla ricostruzione proposta da Bischoff, non un'autografia documentariamente accertata.

ʍ Il "Codex Pagesianus" è uno dei manoscritti più significativi legati all'attività culturale di Leidrad, codice già conservato presso l'Archivio della Casa Generalizia dei Padri Maristi di Roma con la segnatura "A II 1" e successivamente presso la Biblioteca apostolica vaticana come "Pagès 1".

Il codice, in scrittura protocarolina, contiene una miscellanea di testi filosofici e teologici e reca una formula di donazione di Leidrad all'altare di Santo Stefano di Lione.

Radiciotti interpreta la prima parte della miscellanea come un dossier di materiali didattici derivati dalla frequentazione del cenacolo di Alcuino presso la corte di Carlo Magno e ritiene probabile che sia stato lo stesso Leidrad a concepirne l'ordinamento testuale.

La miscellanea comprende, fra l'altro, lIsagoge di Porfirio nella traduzione di Severino Boezio, le Categorie pseudo-agostiniane,Si tratta dell'opera, tra le tante attribuite a Agostino di Ippona, nota come Categoriae decem ex Aristotele decerptae o Categoriae decem: o come "Parafrasi Temistiana". estratti di Boezio e Alcuino, lApulei liber de interpretatione, il commento di Boezio al De interpretatione di Aristotele e una serie di testi teologici e professioni di fede.