La pena di morte è una pena legale nel sistema penale militare degli Stati Uniti d'America.L'ultima esecuzione avvenuta a seguito di condanna comminata da parte delle Forze Armate degli Stati Uniti risale al 1961, con l'esecuzione del soldato semplice John A. Bennett, accusato e condannato per violenza sessuale e tentato omicidio di una ragazza di . Tuttavia, durante i vari conflitti in cui sono stati coinvolti gli Stati Uniti, questo tipo di pena è stato utilizzato in misura rilevante.

Storia La storia della pena di morte in ambito militare negli Stati Uniti risale alla Guerra d'Indipendenza, fino a risalire fino ai giorni nostri.

Guerra d'Indipendenza Il 30 giugno 1775, il Secondo Congresso Continentale approva gli Articles of War, una serie di direttive per condurre il conflitto per l'indipendenza dall'Impero britannico. All'articolo 69 veniva esplicitamente disposto che l'Esercito Continentale applichi la pena di morte nel caso di gravi reati militari compiuti dai propri soldati e ufficiali. Nel XVIII secolo, del resto, era pratica piuttosto comune l'applicazione della pena capitale nella gran parte degli eserciti europei, un modello che fece da base per la disciplina militare statunitense. Lo stesso generale George Washington (futuro primo Presidente degli Stati Uniti) approvò numerose condanne a morte durante la guerra, tramite impiccagione o fucilazione. Durante il conflitto furono numerosi gli episodi di ammutinamento e diserzione, tra cui uno dei più noti è avvenuto nel gennaio 1781 a Pompton (New Jersey), quando tre soldati (di cui uno risparmiato all'ultimo momento) vennero selezionati per essere fucilati da un plotone di esecuzione composto dagli stessi compagni ammutinati. Tuttavia, vi furono anche altrettanto numerosi episodi di grazie, spesso ottenute all'ultimo momento prima dell'esecuzione della condanna. Nelle file degli uomini di Washington erano anche consentite le esecuzioni sommarie, con lo stesso generale che autorizzò la costituzione di plotoni di disciplina da schierare dietro le truppe in linea di battaglia (nel settembre 1777 Washington autorizzò espressamente la costituzione di un plotone di disciplina in occasione della battaglia di Brandywine).

Anche nel caso di spionaggio contro l'Esercito Continentale venne applicata la pena di morte. Il caso probabilmente più noto è quello della condanna ed esecuzione del maggiore britannico John André, avvenuta nell'ottobre 1780.

La Guerra del 1812 e la Guerra Creek Nel 1806, ottenuta stabilmente l'indipendenza dall'Impero britannico, il Congresso degli Stati Uniti approvò una riforma della giustizia militare, tra cui il campo di applicazione della pena di morte. Con la Guerra del 1812, la comminazione della pena di morte per le Forze Armate ritornò ad essere applicata. L'esercito statunitense non diede un'ottima prova di sé nella fase iniziale del conflitto, con il generale William Hull che consegnò senza combattere la città di Detroit alle forze britanniche. A seguito della sua resa, Hull venne condannato a morte per negligenza nel comando e cattiva condotta, per poi essere graziato dal Presidente Madison. Considerando il primo anno di conflitto vennero comminate un totale di 4 condanne a morte, con 3 di essere che vennero poi sospese. Tuttavia, nell'anno seguente si contarono ben 43 condanne capitali, di cui soltanto 11 vennero in una seconda fase sospese. Nel 1814 le condanne a morte salirono addirittura a 160, con soltanto 14 grazie ottenute dai condannati (tra cui quella del generale Hull). Nell'anno in cui si concluse il conflitto, il 1815, altri 53 soldati statunitensi vennero condannati a morte, mentre 29 ottennero la grazia.

Nella campagna militare contro i Creek del 1814, altri numerosi episodi di diserzione e disobbedienza hanno convinto l'esercito statunitense di continuare ad applicare la pena di morte allo scopo di mantenere la disciplina. Tra i numerosi episodi di questo tipo ebbe un grande risalto la vicenda di John Woods, soldato semplice arruolato nel 39° Reggimento di Fanteria, venne condannato a morte per fucilazione dopo aver aggredito fisicamente il suo comandante. Il caso di Woods era soltanto uno dei tanti episodi di indisciplina tra i soldati che avevano in precedenza costituito la milizia del Tennessee e che era stata aggregata al reggimento in vista della campagna militare, al cui comando vi era il futuro Presidente Andrew Jackson. Quest'ultimo non mostrò alcun segno di voler perdonare il soldato, infliggendo una condanna esemplare e facendolo addirittura fucilare dai suoi stessi compagni di reparto. Nel 1828, in un suo pamphlet in ricordo della campagna, il colonnello John Williams fu molto critico nei confronti di Jackson testimoniando il pentimento del soldato Woods ma la dura risposta del generale Jackson: alla richiesta di una grazia all'ultimo momento, il generale rispose che il soldato meritava la morte per il suo gesto di ribellione.

Il conflitto con il Messico Nella successiva guerra contro il Messico del 19846-1848, venne inasprita ulteriormente la disciplina dei reati militari puniti con la morte, punendo per la prima volta anche atti e comportamenti contro la popolazione civile messicana: ad esempio, nel 1847, un civile afroamericano al servizio per l'esercito statunitense (Isaac Kirk) venne condannato a morte tramite impiccagione per stupro e furto. Tuttavia, la maggior parte delle condanne a morte vennero comminate come risposta al fenomeno, molto diffuso in questo conflitto tra le fila statunitensi, della diserzione. Il caso più famoso ha visto la condanna di ben 50 ex-soldati statunitensi che erano passati nei quadri della Legione straniera "San Patricios", che combatteva per l'esercito messicano. In quella che è stata probabilmente la seconda esecuzione di massa nella storia degli Stati Uniti, ben 30 condannati vennero impiccati nel 1847 subito dopo la vittoria contro i messicani nella battaglia di Chapultepec; le cronache dell'epoca parlano che l'impiccagione avvenne nell'esatto momento in cui la bandiera statunitense sostituì quella messicana in cima alla cittadella appena conquistata.

La guerra civile Durante l'intero arco della Guerra civile, l'esercito dell'Unione eseguì la condanna a morte di 267 soldati per vari reati militari, di cui 147 per diserzione. Anche se altre fonti mostrano dati ben superiori, è da segnalare tuttavia che, su un totale di ben 1883 condanne a morte, un numero molto minore di esse passarono poi alla fase dell'esecuzione. Ciò è in particolar modo vero per diversi casi di diserzione o per reati militari più lievi, per cui il Presidente Abraham Lincoln si mostrò piuttosto incline a concedere la grazia presidenziale.

Tuttavia, non solo la diserzione fu un fenomeno che durante la Guerra civile si tentò di stroncare attraverso la minaccia della pena di morte; anche lo spionaggio, oppure il maltrattamento dei prigionieri di guerra. Secondo i dati in possesso del National Park Services vi furono quasi 1000 tribunali militari dell'Unione che procedettero nei confronti di appartenenti all'Esercito della Confederazione oppure truppe irregolari al suo servizio. Uno dei processi militari più noti, e che portarono alla morte dei condannati, fu quello rivolto nei confronti degli assassini del Presidente Lincoln, che si svolse nel 1865 nella fase conclusiva del conflitto.

Altri casi di condanne a morte avvenute durante la Guerra civile sono elencati qui di seguito:

9 giugno 1863 – A Franklin (Tennessee) il generale unionista William Rosecrans approva la corte marziale e la condanna a morte per spionaggio tramite impiccagione di due ufficiali confederati, Lawrence Orton Williams e Walter Peters, camuffatisi come ufficiali nordisti. 21 giugno 1864 – Durante l'assedio di Petersburg, un soldato afroamericano nordista, William Johnson, venne condannato all'impiccagione per tentato stupro nei confronti di una donna il cui marito si sospettava appartenesse alle fila confederate. I nordisti chiesero e ottennero dall'esercito nemico una tregua per consentire a quest'ultimo di presenziare all'esecuzione. Soltanto all'ultimo, poco prima della sua impiccagione, Johnson confessò la sua responsabilità. 15 marzo 1865 – Marcellus Jerome Clarke, capitano confederato conosciuto anche come Sue Mundy, venne condannato a morte da una corte marziale unionista per l'omicidio di numerosi prigionieri di guerra e impiccato nel Kentucky. 25 marzo 1865 – Dopo la sua cattura, il capitano confederato Robert Cobb Kennedy viene condannato a morte per impiccagione a New York accusato per spionaggio e di aver installato alcuni esplosivi in alcune parti della città (tra cui al Barnum's Museum). 6 settembre 1865 – Due soldati dell'esercito nordista vengono impiccati in Ohio per l'omicidio di un appartenente alla polizia militare. 20 ottobre 1865 – Champ Ferguson, criminale di guerra confederato, viene impiccato nel Tennessee accusato di diversi omicidi, tra cui quello di un ufficiale nordista catturato e detenuto presso un ospedale militare confederato nel novembre 1864. Ferguson era stato a sua volta arrestato dalle autorità confederate per poi essere liberato nelle ultime fasi confuse del conflitto, per poi essere di nuovo arrestato dalle autorità dell'Unione. 29 ottobre 1865 – Nel Kentucky viene condannato a morte per impiccagione Henry C. Magruder, leader di truppe irregolari confederate accusato di 8 omicidi tra civili e soldati nordisti. 10 novembre 1985 – Henry Wirz, al comando di Camp Anderson (un campo di prigionia confederato), venne condannato per maltrattamenti e uccisioni di alcuni prigionieri di guerra nordisti sotto la sua custodia.

Le guerre indiane Tra il 1790 e il 1891, lArmy Center of Military History dell'esercito statunitense ha classificato ben 14 separate campagne militari combattute contro i nativi americani. Tuttavia, le truppe statunitensi sono state schierate in decine di operazioni militari di frontiera contro diverse tribù indiane soprattutto nella seconda metà del XVIII secolo, durante le quali l'utilizzo dei tribunali militari è stato esteso, comminando anche condanne a morte nei confronti di combattenti e civili indigeni, con processi rapidi, esemplari, senza alcuna assistenza legale fornita agli imputati. Durante la Guerra Dakota del 1862, centinaia di Sioux vennero processati e condannati dalle Corti marziali statunitensi per omicidio e violenza sessuale venendo considerati come truppe nemiche belligeranti, da cui ne risultarono più di 300 condanne a morte. Se, da un lato, il Presidente Lincoln fu coerente con la sua linea di voler concedere la grazia nella gran parte dei casi, proprio nel 1862 si verificò quella che è considerata la più impressionante esecuzione di massa nella storia statunitense, con ben 38 Sioux condannati a morte per impiccagione a Mankato (Minnesota).

Anche durante la successiva Guerra Modoc del 1872-73 venne fatto largo uso della più celere giustizia militare allo scopo di reprimere la resistenza indigena. Subito dopo la conclusione del conflitto, 4 guerrieri Modoc (tra cui il loro capo, Kintpuash, conosciuto anche con il nomignolo di "Captain Jack) vennero condannati e giustiziati da un tribunale militare accusati di aver ucciso il generale statunitense Edward Canby durante le trattative di pace. Per altri due condannati, invece, intervenne la grazia presidenziale di Ulysses Grant.

La guerra con le Filippine