Famiglia Georg Vivigenz nacque nella tenuta signorile di Gut Göritz, in seno all'antica famiglia nobiliare dei von Wedel, appartenente all'Uradel pomerano e documentata a partire dal 1212. Originaria dell'omonima località presso Amburgo, la casata si trasferì già nel XIII secolo a oriente dell'Elba, affermandosi progressivamente in Pomerania e nel Brandeburgo. Nel corso del XIV secolo i von Wedel acquisirono un vasto patrimonio fondiario nella Neumark e in Pomerania, esercitando il dominio su numerosi possedimenti. Nel corso dei secoli, la famiglia si articolò in numerosi rami, alcuni dei quali acquisirono il titolo comitale e si stabilirono anche al di fuori dei territori originari, in particolare in Danimarca, Norvegia e Ostfriesland. A partire dal XVII secolo, alcuni rami dei von Wedel estesero i propri possedimenti anche all'Uckermark, nel Brandeburgo nord-orientale. Qui si consolidò il ramo di Göritz-Malchow, al quale apparteneva la famiglia di Georg Vivigenz.

Il padre, Georg Wilhelm von Wedel (1661-13 luglio 1730), ricoprì l'incarico di consigliere provincialede. Landrat dell'Uckermarck, fu direttore del Tribunale superiorede. Obergericht e signore ereditariode. Erbherr di Göritz, in qualità di titolare dei diritti signorili connessi al relativo possedimento. La madre era Maria Salome von Eickstedt (deceduta nel 1731), appartenente anch'ella ad una famiglia di antico lignaggio. Ebbe, inoltre, tre fratelli ed una sorella: Friedrich Wilhelm von Wedel (nato nel 1709, data di morte non accertata); Carl Heinrich von Wedel (1712-1782), destinato ad intraprendere una prestigiosa carriera al servizio della monarchia prussiana fino a raggiungere il grado di tenente generale e a ricoprire la carica di ministro della Guerra; Louise Friederike von Wedel (1716-1737), che sposò Karl von der Osten, esponente della nobiltà danese; e Joachim Friedrich Gottlieb von Wedel (1726-1773).B. Poten. Wedell, Georg, Jahrbücher für die deutsche Armee und Marine, Novemberheft 1894, Berlin: E. Schnackenburg, Der preußische „Leonidas“.

Biografia Avviato alla carriera militare come Gefreiterkorporallett. Caporale dei fucilieri nel reggimento di granatieri di Potsdam del re Federico Guglielmo I, Wedel proseguì il proprio servizio nell'esercito prussiano anche dopo l'ascesa al trono di Federico II nel 1740. In seguito allo scioglimento del reggimento, fu trasferito, con il grado di tenente, equiparato per anzianità a quello di maggiore dell'esercito di linea, nel I battaglione del nuovo reggimento della guardia (n. 15). Nel dicembre dello stesso anno gli fu affidato il comando di un battaglione di granatieri, costituito da due compagnie del proprio reggimento e da altre due appartenenti a un diverso reparto. Il 14 maggio 1741 fu promosso Stabskapitänlett. Capitano di Stato Maggiore, con anzianità corrispondente a quella di tenente colonnello dell'esercito di linea.

Durante la seconda guerra di Slesia, Wedel si distinse in tre distinti episodi bellici, che gli valsero particolare considerazione presso la corte prussiana. Il primo (battaglia di Teltschitz), e più celebre, ebbe luogo la mattina del 19 novembre 1744 nell'area compresa fra i villaggi di Teltschitz (odierna Týnec nad Labem) e Selmitz (odierna Selmice), episodio dal quale derivò l'appellativo «Leonida prussiano». In riconoscimento dell'azione, Federico conferì a Wedel l'Ordine Pour le Mérite e, successivamente, gli assegnò anche una Amtshauptmannschaftlett. Ufficio di Capitano Amministrativo, vale a dire un incarico di amministrazione e giurisdizione locale.

Wedel si distinse nuovamente durante la battaglia di Hohenfriedeberg, combattuta il 4 giugno 1745. In tale occasione comandava un battaglione di granatieri schierata sull'ala destra del primo schieramento di fanteria, che subì la perdita di cinque ufficiale e 159 uomini. Il rapporto ufficiale riferì che i battaglioni della Guardia dei granatieri, avevano respinto il nemico nella zona paludosa con le baionette innestate e senza far uso delle armi da fuoco. Federico II, al termine dello scontro, ne riconobbe esplicitamente il comportamento militare, dichiarando che «Wedell si è distinto in maniera straordinaria».

La battaglia di Soor, combattuta il 30 settembre 1745, costituì l'ultimo episodio della carriera militare di Wedel. In quell'occasione egli comandava tre battaglioni di granatieri dell'ala destra del primo schieramento di fanteria e partecipò all'attacco contro una grande batteria d'artiglieria austriaca collocata sul cosiddetto Bataillenberg. La posizione era difesa da quindici battaglioni di granatieri austriaci, oltre che da reparti di fanteria sassone. Nel tentativo di conquistare suddetta batteria con un assalto diretto, Wedel cadde in combattimento.

Federico II, nel rapporto relativo alla battaglia, lo ricordò come «il valoroso Wedel» (le brave Wedel), mentre in una comunicazione indirizzata a Fredersdorf ne annunciò la morte con le parole: «Il buon e valoroso Wedel è morto» (der gute, brave Wedel ist todt).

La memoria del comandante, fu successivamente consacrata nello spazio monumentale berlinese: il suo nome venne infatti inserito nella tavola d'onore collocata sul lato meridionale del monumento a Federico II presso Unter den Linden, a Berlino.

Note

Bibliografia

Opere di Federico II di Prussia, Edizione dell'Università di Treviri, Histoire de Mon Temps https://friedrich.uni-trier.de/fr/oeuvres/3/id/001000000/toc/text/

Œuvres de Frédéric le Grand, Edition numérisée par la Bibliothèque Universitaire de Trèves, 3, Histoire de mon temps, Chapitre X https://friedrich.uni-trier.de/fr/oeuvres/3/id/001000000/toc/text/ Christopher Duffy, Friedrich der Große. Die Biographie (ed. tedesca 2001). Julius Mebes, Beiträge zur Geschichte des brandenburgisch-preußischen Staates und Heeres, vol. 1 (1861), p. 469. Biographisches Lexikon aller Helden und Militairpersonen (Anton Balthasar König, 1791) – Disponibile su Wikisource.