La casa dei Quadretti Teatrali, anche conosciuta come casa di Casca Longus, è una casa di epoca romana dell'antica Pompei: è ubicata nella regio I, insula 6, civico 11.
Storia L'edificio, così come il resto dell'intera insula, venne originariamente edificato nel II secolo a.C., in piena epoca sannita;. l'immobile subì tuttavia diversi restauri nel corso del tempo, in particolare durante l'età augustea, epoca a cui risalgono le pitture in terzo stile, e successivamente al terremoto del 62, quando i nuovi apparati decorativi furono in quarto stile. La struttura fu poi seppellita sotto una coltre di materiale piroclastico a causa dell'eruzione del Vesuvio del 79: l'assenza sia di resti umani sia di utensili nella zona della cucina fa supporre che, al momento del cataclisma, la dimora fosse solo parzialmente abitata, probabilmente poiché ancora interessata dai lavori di ristrutturazione, o che gli occupanti fossero già riusciti a mettersi in salvo.
La facciata della casa fu riportata alla luce nel 1912, mentre la restante parte del complesso fu scavata tra il 1926 e il 1927.
Descrizione La casa copre una superficie di circa 575 metri quadrati; un'apertura nel giardino la collegava direttamente alla vicina casa con taberna, probabilmente appartenente allo stesso proprietario. Visto l'elevato numero di reperti in bronzo ritrovati nell'atrio, è stata avanzata l'ipotesi che la dimora, con le annesse botteghe, potesse essere utilizzata per attività metallurgiche.
L'ingresso principale è posto lungo via dell'Abbondanza; al momento dello scavo sulla facciata venne ritrovato un graffito elettorale in cui si leggeva:
Le fauci d'ingresso presentano una decorazione ad affresco, in larga parte andata perduta, in terzo stile, caratterizzata da uno zoccolo nero a motivi geometrici, una parte mediana tripartita con al centro un pannello giallo, a sua volta arricchita con un'edicola centrale e pannelli laterali in rosso con vedute paesaggistiche, e una zona superiore in grigio; il pavimento è invece in lavapesta. È probabile che i reperti ritrovati, come cerniere in osso, serrature, oggetti in bronzo e ferro, resti di anfore e una lucerna, provengano da un armadio presente al piano superiore; si è inoltre ipotizzato che le due botteghe ai lati delle fauci originariamente facessero parte della casa e che siano state successivamente separate.
L'atrio, di tipo tuscanico si presenta con al centro un impluvium intonacato in rosso e rifinito con lastre di marmo colorate, disposte a motivo geometrico intorno a un disco centrale, mentre il compluvium, restaurato, ha gocciolatoi figurati in terracotta; nella parte nord dellimpluvium si trova un puteale decorato con teste di leoni, i cui frammenti sono stati in parte rinvenuti nel giardino. Nei pressi della vasca centrale sono collocati anche i resti di un cartibulum, ossia un tavolo di cui si conservano i tre sostegni in marmo decorati con teste e zampe di leone, su uno dei quali è incisa un'iscrizione che rimanda a Casca Longo, uno dei congiurati che partecipò all'omicidio di Gaio Giulio Cesare e da cui deriva uno dei nomi con cui è conosciuta la dimora:. a seguito di tale evento i suoi beni vennero confiscati, giungendo a Pompei dopo essere stati acquistati dal proprietario dell'immobile nell'ambito di aste pubbliche.. Il cartibulum venne originariamente ritrovato in una stanza della vicina casa con taberna: secondo gli archeologi si trattava di un arredo troppo importante per quel tipo di abitazione e si è quindi supposto che appartenesse alla casa dei Quadretti Teatrali, anche se tale ipotesi non trova un riscontro. Le pareti dell'atrio sono decorate in terzo stile con uno zoccolo rosso a motivi geometrici e una zona centrale blu, eccetto nella parete ovest dove il fondo è giallo, suddivisa da bande nere decorate con candelabri, maschere, uccelli, tripodi, tirsi e tralci; al centro spiccano quadretti, realizzati in età augustea, raffiguranti scene teatrali, da cui la struttura prende il nome, a soggetto comico o tragico ispirate alle commedie di Menandro:. a seguito dei restauri successivi al terremoto del 62, il valore artistico dei quadretti venne riconosciuto, tanto che furono risparmiati, eccetto due, da un rifacimento in quarto stile. Nelle pareti si notano due brecce, segno che l'edificio era già stato manomesso prima delle esplorazioni ufficiali. La pavimentazione è in cocciopesto con tessere a mosaico bianco disposte a formare dei quadrati. Nell'ambiente sono state ritrovate due cassapanche e due armadi contenenti numerosi oggetti, di uno dei quali, come testimoniato dalle fotografie dell'epoca, venne realizzato un calco al momento dello scavo; non è inoltre esclusa la presenza di uno stipo nell'angolo nord-ovest, di cui si denotano le scanalature nell'intonaco. Dalla cassapanca posta presso la parete est, rifinita con una maniglia in bronzo, provengono sei vasi in bronzo e ceramica e due candelabri bronzei, mentre l'armadio contro la stessa parete venne ritrovato vuoto. Dalla cassapanca situata nell'angolo nord-est provengono strumenti per pesare, otto vasi in bronzo, cinque in ceramica, coltelli, un orecchino in oro e alcune pedine da gioco; dall'armadio lungo la parete ovest, la cui struttura comprendeva almeno centododici cerniere, sono stati recuperati ventitré vasi in bronzo, ceramica, vetro e argento, una statua in bronzo di Apollo arcaicistico con un cerbiatto, una zappa in ferro, una moneta, un lisciatoio per levigare marmi e pavimenti, un cofanetto in legno e due conchiglie.. Molti degli oggetti ritrovati è custodita al Museo archeologico nazionale di Napoli.
Sul lato est dell'atrio si aprono tre ambienti: un cubicolo affrescato in terzo stile con pareti a fondo nero, ripartite in scomparti tramite epistili rossi ornati con fiori di loto e cigni posizionati al centro, i quali incorniciano un'edicola centrale, mentre la parte superiore mostra motivi geometrici; il pavimento è in cocciopesto con l'inserto di tessere bianche e nere. Segue un secondo cubicolo, forse non utilizzato al momento dell'eruzione, anch'esso caratterizzato da pareti in terzo stile con zoccolo nero, una zona centrale gialla divisa in pannelli con edicola mediana e una sezione superiore sempre gialla; sul soffitto spicca la figura di Afrodite su fondo viola, contornata da fiori, e motivi geometrici in viola, rosso, bianco e giallo, mentre la pavimentazione è in cocciopesto con l'inserto di tessere colorate. Il terzo ambiente era in origine probabilmente un'ala, poi riconvertita in deposito con un soppalco, come suggerito dalla presenza di fori sulla parete est per il sostegno delle travi: la decorazione prevede una zoccolatura in intonaco grigio e una zona centrale bianca arricchita da linee rosse.
Sul lato ovest si trovano altri due ambienti: il primo mostra pareti in terzo stile con uno zoccolo nero a motivi geometrici, una parte mediana con pannelli rossi su fondo nero arricchiti al centro da raffigurazioni paesaggistiche e lateralmente da specchiature rosse decorate con vasi ed erme, mentre la parte superiore è in bianco con elementi architettonici. Il soffitto si presenta bianco con ghirlande e uccelli, alternati a rettangoli viola contenenti all'interno volatili, busti e paesaggi; il pavimento è in cocciopesto con frammenti di marmo bianco e ospita al centro la raffigurazione di una stella inscritta in un cerchio, a sua volta racchiuso in un quadrato ottenuto mediante tessere bianche. Il secondo ambiente è un cubicolo con pareti decorate da uno zoccolo nero, una parte mediana con pannello rosso centrale e un'edicola sopra una predella, mentre i pannelli laterali ospitano figure di animali e la parte superiore è in bianco; la sola parete ovest è priva di decorazioni, rivestita di intonaco grezzo poiché forse ancora in fase di restauro. Il soffitto mostra un fondo bianco con quadrati rossi e rettangoli bianchi e neri, arricchiti dall'aggiunta di frutta e uccelli; il pavimento è in lavapesta dipinto in rosso con tessere bianche. Tra i ritrovamenti nella stanza due vasi in vetro, oltre a cerniere in osso e una lucerna, probabilmente provenienti dal piano superiore.
A sud dell'atrio, sul quale si apre completamente dal lato nord, si trova un ambiente di passaggio verso il giardino privo di decorazioni parietali, forse interessato da lavori di restauro; al momento dello scavo, al suo interno vennero alla luce numerose cerniere di mobili, un elemento che ha fatto supporre la presenza di almeno una cassapanca e un armadio, e sono stati inoltre rinvenuti frammenti di vasi in vetro e bronzo insieme a un filo a piombo.
Nell'angolo sud-est dell'atrio si apre un corridoio, privo di decorazione e con pavimento in malta, che conduce a una cucina; quest'ultima si presenta con intonaco bianco, pavimento in cocciopesto realizzato con frammenti di tegole, un bancone lungo il lato nord e un lavandino disposto lungo quello ovest, mentre nell'angolo sud-ovest una scala conduceva al piano superiore. Tra i reperti recuperati si segnalano soltanto frammenti di una serratura e un vaso in ceramica; dal corridoio si ha inoltre accesso a una latrina, priva di decorazioni e senza pavimentazione, al cui interno sono stati rinvenuti strumenti per la filatura, resti di mobili e due attrezzi in ferro, provenienti con ogni probabilità dal piano superiore o legati a una momentanea riconversione dell'ambiente in deposito.
Si accede quindi a un deambulatorio, verosimilmente abbandonato già prima dell'eruzione, caratterizzato da un pavimento in lavapesta con tessere bianche disposte a formare motivi esagonali, mentre le decorazioni alle pareti sono scarse e perlopiù simili a quelle dell'atrio. Nell'ambiente sono stati ritrovati elementi in bronzo pertinenti a porte o arredi, oltre a un cofanetto in osso che conteneva, presumibilmente, un ago, pinzette e bracciali, tutti in bronzo, unitamente a pedine da gioco, cinque monete bronzee e una d'oro; anche in questo caso, non è escluso che tali manufatti provengano dal crollo del piano superiore.
Sul lato ovest del deambulatorio si trova una apotheca priva di pavimento e di decorazioni alle pareti; al suo interno era collocato un armadio a muro, disposto lungo il lato sud, tra i cui oggetti sono stati rinvenuti recipienti e brocche in bronzo, oltre a diversi contenitori in vetro. Sul lato est si apre invece il triclinio, il quale, oltre a un'apertura sul lato ovest, risulta quasi totalmente esposto dal lato sud sul deambulatorio; sia la mancanza di pitture parietali, sia l'assenza di pavimentazione e di reperti, fa supporre che al momento dell'eruzione l'ambiente fosse abbandonato o interessato da lavori di ristrutturazione. All'estremità est del deambulatorio è situato un deposito, identificato come tale in quanto conteneva materiale da costruzione, un bacino in travertino, uno specchio in bronzo e recipienti in ceramica; le pareti mostrano specchiature a fondo giallo e rosso, mentre il pavimento è realizzato in cocciopesto. Nei pressi di questo spazio si trova un'apertura che conduce alla vicina casa con taberna.
Si accede quindi al giardino: la parete ovest è decorata con paraste e pannelli rossi arricchiti dall'inserto di riquadri; in quest'area venne originariamente ritrovato un puteale in terracotta, successivamente spostato nell'atrio. Un ambiente completamente aperto nella parete nord è posto ad est del giardino, identificabile forse come un'esedra, un oecus o un triclinio; la stanza presenta pareti decorate in terzo stile con uno zoccolo nero e una zona centrale rossa arricchita da miniature di paesaggi, mentre il pavimento è in malta. Oltre ad alcuni elementi di fissaggio per arredi, al suo interno sono stati rinvenuti un vaso in bronzo, attrezzi in ferro e tre monete bronzee.
Le stanze del piano superiore erano presumibilmente ubicate intorno all'atrio e nella parte anteriore della dimora.
Note
Bibliografia
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Collegamenti esterni
Quadretti Teatrali Categoria:Scoperte archeologiche nel 1912