Il bastione Villafranca, noto dalla fine del XVII secolo anche come baluardo Brianda e nel XIX secolo come bastione Cavaliere, è un baluardo del XVI secolo appartenente alle mura di Crotone. Fu costruito a partire dal 1542 nell'ambito della rifortificazione vicereale della città promossa da Pedro de Toledo e progettata nel suo complesso da Gian Giacomo dell'Acaya.

La denominazione richiamava il titolo di marchese di Villafranca del viceré Pedro de Toledo, al quale erano riferiti anche i nomi di altri bastioni della cinta cinquecentesca. Il Villafranca occupava il settore costiero settentrionale della fortificazione e venne fondato direttamente nel mare, sopra le strutture dell'antico porto di Terczana, il cui molo fu in parte demolito durante i lavori.

Nel 1573 la muratura perimetrale risultava già ultimata, mentre rimanevano da completare alcune opere nelle piazze dei fianchi. Nel 1876 il bastione, allora indicato come Cavaliere, fu dismesso e destinato alla demolizione nell'ambito delle trasformazioni urbanistiche che portarono alla realizzazione della nuova strada di circonvallazione, divenuta viale Regina Margherita; dell'opera rimane parte della base, mentre ulteriori strutture risultano interrate sotto il tracciato stradale.

Storia Costruzione e porto di Terczana Il Villafranca rientrava nel programma di rinnovamento delle difese di Crotone avviato nel 1541, quando il governo vicereale promosse la trasformazione della precedente cinta medievale in un sistema adeguato all'impiego dell'artiglieria. Il progetto generale della fortificazione della città e del castello era stato elaborato da Gian Giacomo dell'Acaya; fra la fine del 1541 e l'inizio dell'anno successivo il capomastro Giacomo D'Amato realizzò inoltre un modello ligneo della nuova fortificazione, successivamente presentato al viceré.

Il cantiere specifico del Villafranca è documentato dall'aprile 1542, quando gli operai erano impegnati a piantare pali nel mare per realizzare la «paliczata in terczana intitolata Villafranca». La scarsa consistenza del fondale impose infatti la predisposizione di una palificazione lignea, sulla quale venne realizzata un'armatura di travi destinata a distribuire il peso delle nuove murature. Nei mesi successivi i lavori interessarono lo scavo e le fondazioni dello spontone e delle cortine adiacenti; nell'ottobre dello stesso anno il cantiere risulta posto sotto la sorveglianza del soprastante Felice Cito di Crotone.

Durante gli scavi affiorarono strutture preesistenti, indicate nei registri della Regia Fabbrica come «petre et muri antiqui» e «anticaglie». Per proseguire la fondazione fu necessario demolire anche porzioni del «molo antiquo» rinvenuto nella punta del bastione rivolta verso il mare. Il manufatto occupò quindi direttamente l'area dell'antico approdo di Terczana, utilizzato ancora nel tardo Medioevo e rappresentato nelle carte nautiche di Piri Reìs; la costruzione delle nuove fortificazioni comportò la demolizione del molo settentrionale e contribuì alla progressiva marginalizzazione di questo settore della portualità cittadina.

I lavori proseguirono nel 1543, quando numerose maestranze risultavano ancora impegnate sia sullo spontone Villafranca sia sulla relativa cortina. La documentazione disponibile non consente tuttavia di ricostruire una continuità annuale del cantiere nei tre decenni successivi.

La situazione dell'opera è descritta nella relazione redatta il 9 maggio 1573 dall'ingegnere militare Ambrogio Attendolo, incaricato di esaminare le fortificazioni di Crotone. Nel Villafranca, corrispondente al quarto baluardo della relazione, la «muraglia dintorno» risultava ormai completata, mentre restavano da ultimare «alcune poche cose nelle piazze delli fianchi»; nello stesso documento il bastione è descritto come ancora proteso direttamente nel mare, tanto che le galere potevano avvicinarsi fino a una distanza di quindici canne.

Dal Seicento all'Ottocento Tra il Seicento e il Settecento il bastione è documentato anche con la denominazione di Brianda. Nel 1699 una visita pastorale registrava sotto le mura, presso il «Baluardo detto Brianda», cinque calcinari, ossia vasche e strutture utilizzate per la lavorazione e la concia delle pelli. Gli impianti, situati presso la spiaggia nel luogo detto «le Sarchi», continuarono a essere affittati per gran parte del Settecento; nel 1790 risultavano ormai inutilizzabili in seguito all'abbandono dell'attività conciaria.

Nel frattempo il rapporto del bastione con il mare era mutato per effetto della progressiva trasformazione della linea di costa: se nel 1573 l'opera si protendeva ancora nel mare, nel 1778 risultava ormai sulla spiaggia a causa dell'interramento del litorale.

Alla fine del Settecento il vicino palazzo posto a ridosso del baluardo apparteneva a Francesco Antonio Cavaliere. Durante l'Ottocento, dal cognome della famiglia proprietaria, l'antico Villafranca-Brianda assunse la denominazione di bastione Cavaliere, con la quale compare anche nel «Piano dimostrativo della cinta e del Castello della Città di Cotrone con le indicazioni delle proprietà militari» redatto dal Genio militare nel 1872.

Dismissione e demolizione La perdita della funzione militare delle mura di Crotone si accentuò dopo l'Unità d'Italia. Con l'abolizione delle servitù militari nel 1865 ebbe inizio il processo di dismissione delle fortificazioni, considerate dalle amministrazioni dell'epoca un ostacolo all'espansione e al risanamento del centro urbano.

Gran parte delle opere militari passò progressivamente al Demanio, ma i bastioni Cavaliere e Orsini e la cortina della Pescheria rimasero inizialmente riservati al ramo Guerra. Nel 1876 il Comune, guidato dal sindaco Raffaele Lucente, ne richiese l'acquisizione o l'espropriazione per pubblica utilità allo scopo di aprire un collegamento stradale fra i magazzini della marina e il porto; lo smantellamento delle strutture fu avviato mentre le procedure patrimoniali erano ancora in corso.

Ottenuto nel 1877 il decreto di espropriazione dei due bastioni e della cortina, la demolizione proseguì insieme alla costruzione della nuova strada di circonvallazione, per la quale furono riutilizzati anche il terrapieno e i materiali provenienti dalle opere fortificate. Il 3 maggio 1878, quando la strada era già in costruzione, il consiglio comunale ne approvò l'intitolazione alla regina Margherita di Savoia, dando origine all'attuale viale Regina Margherita.

La demolizione del Villafranca non comportò tuttavia la completa scomparsa dell'opera: il bastione venne rasato solo in parte e una porzione della base rimase in elevato, mentre altre strutture furono inglobate nel terrapieno e sepolte sotto il nuovo asse stradale.

Architettura Il Villafranca faceva parte del sistema bastionato cinquecentesco realizzato secondo i principi della fortificazione alla moderna, basato sull'impiego di cortine terrapienate, baluardi sporgenti e postazioni disposte sui fianchi per consentire il tiro radente. Nelle planimetrie storiche il bastione occupava il settore costiero compreso fra la cortina di Terczana, proveniente dal bastione Marchese, e quella della Pescheria, diretta verso il successivo bastione Orsini.

La principale peculiarità costruttiva era determinata dalla posizione sul mare. Le fondazioni furono impostate sul fondale mediante una palificazione lignea e interferirono direttamente con le strutture dell'antico molo di Terczana. Nel 1573 la muratura perimetrale era già conclusa, ma nelle piazze dei fianchi rimanevano alcune opere da completare. I fianchi dei baluardi del sistema crotonese erano destinati alle postazioni per le armi da fuoco utilizzate nel fiancheggiamento delle cortine.

Le trasformazioni della linea di costa e soprattutto le demolizioni ottocentesche hanno profondamente modificato la leggibilità dell'assetto originario. La porzione superstite non restituisce più in superficie l'intera sagoma rappresentata nelle planimetrie storiche, poiché parte della struttura rimane al di sotto di viale Regina Margherita.

Conservazione e tutela Nel 2014 la sezione crotonese di Italia Nostra, insieme al Gruppo Archeologico Krotoniate, segnalò agli organismi di tutela la realizzazione di una struttura in cemento armato nell'ambito di un intervento di riqualificazione urbana a ridosso dei resti del bastione. Nella segnalazione la base del Villafranca era descritta come ancora ben visibile, mentre la parte restante risultava interrata sotto viale Regina Margherita.

La documentazione relativa alla valorizzazione della cittadella fortificata di Crotone considera il Villafranca parte integrante del sistema delle fortificazioni cinquecentesche; il tracciato dell'antico bastione e delle strutture adiacenti risulta oggi in larga parte sottostante all'assetto viario moderno.

Note

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Voci correlate Mura di Crotone Bastione Don Pedro Bastione Toledo Bastione Marchese Cortina di Terczana Cortina della Piscaria Porta di Terra Castello di Carlo V (Crotone) Fortificazione alla moderna

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