Palazzo Provenzali, noto anche come casa Provenzali o casa Provenzali Benazzi, è un edificio storico di Cento, in provincia di Ferrara.
Risalente alla fine del XVI secolo e tuttora adibito ad abitazione privata, deve la propria notorietà al fregio con le gesta mitiche di Provenco dipinto dal Guercino con i suoi allievi e al soffitto ligneo con le costellazioni tolemaiche: entrambe le decorazioni, occultate da un controsoffitto nella seconda metà dell'Ottocento, sono state riportate alla luce dal restauro seguito al terremoto del 2012.
Storia Le origini e la committenza Provenzali L'edificio sorge su via Provenzali, perpendicolare a corso del Guercino, e risale alla fine del XVI secolo. Il restauro condotto a partire dal secondo decennio del XXI secolo ha rivelato che il palazzo è il risultato dell'accorpamento di più corpi di fabbrica, operazione finalizzata a riunire in un'unica grande dimora residenze in precedenza distinte; le irregolarità riscontrabili nelle planimetrie confermano una vicenda costruttiva più articolata di quanto non lasci supporre l'aspetto unitario del prospetto.
Nel secondo decennio del Seicento la casa apparteneva al nobile Alberto Provenzali, fratello del pittore e mosaicista Marcello Provenzale. Secondo quanto riportato dallo storico dell'arte Renato Roli fu con ogni probabilità Alberto ad affidare al giovane Guercino la decorazione di una sala della propria abitazione.; .
I proprietari successivi e l'occultamento delle decorazioni Alla famiglia Provenzali si avvicendarono nella proprietà i Tiazzi, i Carandini, i Verdi e i Bertuzzi; dalla seconda metà dell'Ottocento l'edificio risulta di Vito Diana.. Il palazzo è oggi di proprietà della famiglia Benazzi.
Presumibilmente sul finire dell'Ottocento la sala del piano nobile venne divisa e il fregio, insieme al soffitto ligneo, fu occultato da un controsoffitto in canniccio. Nella stessa occasione fu ricavata, in prossimità della cappa del camino, una botola che consentiva di ispezionare dal sottotetto la porzione di edificio rimasta nascosta, e alcuni elementi del soffitto vennero spostati, tagliati o rimossi.
Le pitture furono rintracciate nel maggio 1936 dal ventiseienne Denis Mahon, futuro massimo specialista del pittore, giunto a Cento sulla scorta della guida di Righetti Dondini del 1768, che ricordava un affresco del Guercino nella casa. Constatato che la sala non presentava alcuna decorazione, Mahon ipotizzò l'esistenza di un controsoffitto e, assicurato a una fune, si calò da una botola del tetto fino a una trave maestra, individuando il fregio alla luce di una pila elettrica. La scoperta fu pubblicata pochi mesi dopo sul «Burlington Magazine», corredata dalle fotografie eseguite da Villani di Bologna.
Il restauro e la riscoperta In seguito alle scosse sismiche che colpirono l'Emilia nel maggio del 2012 l'edificio subì notevoli danni e il controsoffitto in canniccio crollò parzialmente, risultando lesionato in più punti. La proprietà decise quindi di recuperare l'immobile con interventi di restauro radicali: la rimozione del controsoffitto, avvenuta nel 2019, riportò alla luce l'intero ciclo decorativo e il soffitto ligneo sottostante. Nel maggio 2020, ottenuti i fondi per la ricostruzione, gli eredi dell'avvocato Benazzi decisero, approfittando dei lavori di consolidamento, di abbattere il controsoffitto e restaurare il fregio.
Nell'estate del 2019 il Laboratorio diagnostico del Dipartimento di beni culturali dell'Università di Bologna, in collaborazione con il Centro studi internazionale "Il Guercino" e con Lumière Technology, avviò una campagna di indagini tecnico-diagnostiche sulle decorazioni del palazzo, nell'ambito del progetto Guercino oltre il colore.
Descrizione Esterno Il palazzo si sviluppa su tre livelli — piano terra, primo piano e sottotetto — per circa ottocento metri quadrati di superficie per piano. Il prospetto, molto ordinato e simmetrico, ha il centro marcato da una finestra con balaustra in scultura settecentesca, sotto la quale si apre l'androne d'ingresso, collocato esattamente nella mezzeria dell'edificio.
Interni L'accorpamento dei corpi di fabbrica preesistenti ha conferito all'edificio la solennità di un palazzo patrizio, caratterizzato dallo scenografico scalone settecentesco e da una successione di stanze infilate l'una dopo l'altra, con belle porte ornate.
Lo scalone monumentale conduce al primo piano, dove si trova la sala decorata dal Guercino: l'ambiente prende luce dalle prime due finestre poste all'estremità sinistra dell'edificio ed è dotato di camino. Sulla parete est si aprono tre finestrelle lignee, tuttora visibili sul fregio, che mettevano in comunicazione la sala con un altro ambiente; queste aperture potevano essere rimosse, consentendo ai musici di suonare nascosti alla vista degli ascoltatori. Francesco Algarotti — citato indirettamente da Gaetano Atti — ricorda infatti una camera intitolata alla musica, ornata di emblemi musicali e di figure analoghe, non più riconoscibile già nella prima metà dell'Ottocento..
Il fregio del Guercino
La fascia che corre attorno al soffitto della sala del piano nobile ospita undici scene dedicate alle gesta di Provenco, soldato cesariano considerato dalla tradizione familiare il capostipite dei Provenzali. Le scene, accompagnate da cartigli con motti latini, sono inserite in un'architettura dipinta a quadratura e intervallate da quattro telamoni monocromi e da quattro figure entro nicchie; ai quattro angoli, seduti su mensole, altrettanti putti interagiscono con festoni e frutti..
Il soffitto ligneo
Al di sopra del fregio si estende un soffitto ligneo dipinto di oltre 67 m², costituito da un tavolato poggiante su due travoni lignei decorati che rivestono quelli portanti. Le quarantotto raffigurazioni, scandite da travetti decorati e rese continue da strisce di tela che occultano le congiunzioni degli assi, rappresentano le costellazioni tolemaiche tra volute di acanto, putti reggenti ghirlande o panneggi, mascheroni, cartigli e festoni.Dalla relazione di Licia Tasini, restauratrice del soffitto ligneo e del fregio del Guercino.
Non è chiaro se il soffitto sia stato commissionato dallo stesso Alberto Provenzali: la critica ha proposto per la sua decorazione una datazione più precoce, verso la fine del Cinquecento, sulla base dei motivi ornamentali delle travi e dei colori saturi e vivaci, riconducibili a una modalità decorativa diffusa nel bolognese in quegli anni.. Lo studioso Sandro Zannarini ha individuato la probabile fonte iconografica nelle xilografie dell'edizione a stampa del Poeticon Astronomicon di Igino pubblicata a Venezia da Erhard Ratdolt.
Note
Bibliografia
Voci correlate Cento (comune) Guercino Marcello Provenzale Pitture murali del Guercino di Casa Provenzali
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Categoria:Architetture di Cento