Viene considerato una delle figure più originali e sperimentali della ceramica contemporanea italiana del secondo Novecento.

Biografia Nato a Faenza nel 1941, Leoni si forma presso l’Istituto d’Arte Ballardini, dove dal 1961 diviene docente di Arti Plastiche.

Fondamentale per la sua crescita artistica è il rapporto con lo scultore Angelo Biancini, prima maestro e poi collega, che lo incoraggia a intraprendere la carriera artistica.

Il legame con Faenza è caratterizzato da un rapporto ambivalente: la città rappresenta per Leoni un ambiente ricco di stimoli, ma anche un contesto percepito come limitante, che lo spinge a cercare collaborazioni esterne, tra cui quella con l’industria tedesca Villeroy & Boch, che gli mette a disposizione un atelier e assistenti.

Leoni aderisce inoltre al Partito Comunista Italiano, scelta che in una città tradizionalmente conservatrice contribuisce a definirne la personalità controcorrente.

Muore a Rimini nel 1980, a soli trentanove anni, a causa di una leucemia.

Attività artistica La ricerca di Leoni si distingue per un approccio radicale e sperimentale alla ceramica, intesa non come mera tecnica artigianale ma come linguaggio concettuale, performativo e interdisciplinare.

Negli anni ’60 e ’70, in dialogo con le correnti della neoavanguardia – happening, performance, minimalismo – Leoni introduce nella ceramica gestualità, azione e imperfezione, avvicinandosi anche alla filosofia estetica del wabi-sabi.

La sua produzione include materiali eterogenei come carta, legno, bronzo, plastica, marmo, ferro, metalli preziosi e vetro, spesso assemblati, strappati o distrutti per generare nuove forme espressive.

Performance e gestualità Leoni è noto per azioni performative che mettono in discussione l’istituzione artistica. Al Premio Faenza del 1974 espone le opere coperte da un lenzuolo come gesto critico verso la giuria; nel 1976 distribuisce argilla cruda ai visitatori e distrugge alcune sue opere con un martello, rimpastandone i frammenti in una grande sfera simbolica.

Tra le sue opere più note figurano le macchine celibi (1972-1973), carrarmati realizzati a colaggio come denuncia contro la guerra.

Esposizioni e riconoscimenti Leoni partecipa a numerosi concorsi e mostre nazionali e internazionali. Ottiene premi ai concorsi di Cervia (1966), Gualdo Tadino (1965, 1966, 1975), Rimini (1967) e Faenza (1976).

Partecipa inoltre a importanti esposizioni internazionali, tra cui: il Convegno Internazionale dei Critici e Studiosi d’Arte di Rimini (1965); la mostra di Cracovia (1968); la Triennale di Milano (1968); esposizioni a Ottawa (1968) e Montreal (1969); il Victoria and Albert Museum (1972); la Quadriennale di Roma (1975).

Eredità Nel 2020 il MIC Faenza dedica a Leoni una grande mostra antologica nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa.

Nel 2026 viene inaugurata a Faenza in Corso Baccarini la Galleria Marta, sede permanente dell’Archivio Alfonso Leoni, fondata dalla moglie Marta Laghi e gestita dai figli e dai curatori Giancarlo e Stefano Paggi.

Note

Bibliografia

Voci correlate Ceramica di Faenza

Collegamenti esterni