LOrganizzazione Schmelt (nota anche come Ufficio Schmelt, ) organizzò, tra il 15 ottobre 1940 e la metà del 1943, l'impiego coatto degli ebrei come lavoratori forzati nell'Alta Slesia e nella regione dei Sudeti. Il "Commissario speciale del Reichsführer SS per l'impiego della manodopera straniera nell'Alta Slesia", lo SS-Brigadeführer Albrecht Schmelt, creò una rete di 177 campi e dispose, in alcuni periodi, di oltre lavoratori..

Struttura L'Organizzazione Schmelt fu istituita il 15 ottobre 1940 su ordine di Heinrich Himmler "per la registrazione e la gestione della manodopera straniera nell'Alta Slesia orientale", sebbene il suo ambito di competenza si estese ben presto anche alla Bassa Slesia e ad alcune zone del Sudetenland.. A partire dall'estate del 1941, il vice di Albrecht Schmelt fu lo SS-Sturmbannführer Heinrich Lindner. La sede dell'Organizzazione era a Sosnowitz (); inizialmente contava su otto collaboratori, raggiungendo ben presto le quaranta unità. Sempre a Sosnowitz si trovava anche lo Judenrat presieduto da Moshe Merin.Per quanto riguarda il ruolo di Merin e dell'opposizione, cfr. . Quest'ultimo divenne l'organo esecutivo per l'impiego lavorativo e per il reclutamento delle quote prestabilite di uomini e donne ebrei. A tal fine, Schmelt mise a disposizione dello Judenrat alcuni agenti di polizia ausiliaria e di pubblica sicurezza di origine tedesca, facendo istituire inoltre un servizio d'ordine ebraico.

L'Organizzazione Schmelt agì su un bacino di circa ebrei dell'Alta Slesia orientale; entro la fine del 1942, oltre di essi erano stati reclusi nella rete dei suoi campi, che serviva anche a isolare i soggetti giovani e in salute per prevenire episodi di resistenza nei ghetti..

Storia Quando la "zona d'interesse" () del campo di concentramento di Auschwitz fu "sgomberata", le SS del campo, su ordine di Erich von dem Bach-Zelewski, deportarono i residenti polacchi, mentre all'Organizzazione Schmelt fu affidato il compito di deportare la popolazione ebraica.

Nell'autunno del 1941, l'Organizzazione Schmelt aveva distribuito circa lavoratori coatti ebrei in vari campi; la metà di essi viveva in strutture situate lungo il tracciato previsto per la Reichsautobahn Berlino-Breslavia-Cracovia. Altri campi sorsero nelle immediate vicinanze delle imprese industriali, come a Blechhammer o a Freudenthal, che in seguito continuarono a funzionare come campi satellite di Auschwitz. La IG Farben, in particolare, trasse grande vantaggio dal lavoro forzato.

A partire dal giugno 1942, oltre ai prigionieri provenienti da Auschwitz, anche 600 "ebrei di Schmelt" furono impiegati nella costruzione degli stabilimenti della Buna-Werke. Vivevano in un proprio campo di baracche e indossavano tute di tela a strisce gialle. I campi erano per lo più di piccole dimensioni e recintati con filo spinato. I circa 400 ebrei reclusi erano sorvegliati dalle SS e dalla polizia di ordine pubblico. Analogamente agli altri campi di concentramento, esisteva un'autogestione interna dei detenuti e, a seconda delle necessità, i lavoratori coatti venivano trasferiti in altri complessi. Della retribuzione versata dalle imprese, l'Organizzazione Schmelt tratteneva una parte considerevole, mentre un'ulteriore quota veniva detratta per il vitto e l'alloggio, cosicché ai prigionieri rimanevano solo importi irrisori.

Oltre a questi campi presso cantieri ed imprese industriali, l'Organizzazione impiegava numerosi ebrei negli stabilimenti di produzione della Wehrmacht. Queste aziende, fondamentali per lo sforzo bellico e spesso organizzate da privati per la produzione di stivali, zaini e parti di uniformi, nel 1941 impiegavano circa "ebrei di Schmelt". La maggior parte di queste aziende si insediò nei pressi di città come Sosnowitz, Bendzin, Warthenau e Krenau; i lavoratori coatti impiegati vivevano sul posto con le loro famiglie. Pur ricevendo un salario, essi dovevano versarne il 30% alla "Cassa di ricostruzione dell'Organizzazione Schmelt". Il denaro veniva utilizzato per progetti di insediamento dei Volksdeutsche e per l'assistenza familiare delle SS.

Lavoro forzato e sterminio

Mentre nel resto della Polonia occupata dai tedeschi gli ebrei venivano sistematicamente sterminati, a partire dal dicembre 1941 a Kulmhof e successivamente in altri campi di sterminio, i lavoratori forzati dell'Alta Slesia furono inizialmente risparmiati, perchè ritenuti fondamentali per la produzione bellica. L'artefice di questa "politica ebraica", orientata alle esigenze dell'economia di guerra, fu l'Organizzazione Schmelt, che nella primavera del 1942 disponeva di circa lavoratori coatti, provvedendo anche alla formazione di operai specializzati.. Richard Korherr, statistico presso il Reichsführer-SS, indicò per gennaio 1943 un totale di lavoratori subordinati all'Organizzazione Schmelt, corrispondenti a un terzo di tutti i lavoratori coatti ebrei impiegati nel Reich..

A causa del vestiario insufficiente e della gravissima carenza alimentare, uniti ai turni di dodici ore di lavoro pesante, il numero dei lavoratori coatti ebrei in grado di produrre diminuì drasticamente. A partire dalla fine del 1941, in alcuni campi si verificarono le prime selezioni; gli ebrei considerati non più idonei al lavoro venivano inviati e uccisi nel campo di Auschwitz. Ciò anticipò la procedura di selezione introdotta su vasta scala nell'estate del 1942 nel campo di concentramento di Birkenau. Nell'agosto 1942 circa ebrei provenienti da Sosnowitz e Bendzin, troppo esausti per lavorare negli stabilimenti strategici, furono deportati a Birkenau; in totale, tra maggio e agosto 1942, quasi ebrei dell'Alta Slesia provenienti dai campi di Schmelt furono vittime dello sterminio.. Tra il 26 agosto e il 9 novembre 1942, Schmelt, con l'autorizzazione di Himmler, fece fermare a Kosel diversi treni di deportati provenienti dall'Europa occidentale per reclutare sul posto circa ebrei in buona salute da impiegare come lavoratori coatti.. Gli anziani, i malati e le donne con bambini venivano fatti proseguire verso Auschwitz, dove la maggior parte di loro veniva immediatamente assassinata nelle camere a gas.

Dopo la repressione della rivolta nel ghetto di Varsavia, il 21 maggio 1943 Himmler ordinò la deportazione di tutti gli ebrei "verso est". Nell'agosto 1943, più di ebrei provenienti da Sosnowitz e Bendzin. furono deportati a Birkenau, dove di loro vennero immediatamente uccisi.

Scioglimento dell'Organizzazione Nel settembre 1943 Schmelt trasferì la propria sede di servizio ad Annaberg. Non è del tutto chiaro quali campi rimanessero sotto la sua giurisdizione né quanti lavoratori coatti polacchi impiegasse in sostituzione degli ebrei deportati. La maggior parte dei campi fu sciolta o posta sotto la diretta supervisione del WVHA tra il settembre 1943 e il luglio 1944. Ventotto campi di lavoro furono rilevati dal campo di concentramento di Gross-Rosen, 15 da quello di Birkenau e 5 divennero campi satellite di Auschwitz. Tra i principali complessi dell'organizzazione figurava il campo di Blechhammer, istituito nel marzo 1942 per servire gli stabilimenti di carburante sintetico della Oberschlesische Hydrierwerke; nell'aprile 1944 la struttura passò sotto il controllo diretto delle SS, diventando uno dei principali sottocampi di Auschwitz..

Nel marzo 1944 Albrecht Schmelt fu sollevato dall'incarico di presidente del distretto di Oppeln e alla fine del 1944 dovette rispondere davanti a un tribunale delle SS dell'accusa di arricchimento illecito durante l'esercizio delle sue funzioni.

Contesto storico L'Organizzazione Schmelt, nonostante la sua rilevanza per la politica di sterminio, è stata a lungo menzionata solo marginalmente nella storiografia. La quasi totalità della documentazione dell'Organizzazione fu distrutta prima della fine della guerra; la storica Sybille Steinbacher è riuscita a ricostruirne le dinamiche analizzando la corrispondenza conservata nei fondi dei vari enti destinatari.

Attraverso la rete dei campi dell'Organizzazione, le SS sperimentarono fin dal principio lo sfruttamento intensivo della manodopera ebraica polacca, sviluppando modelli e prassi organizzative che trovarono poi piena applicazione nel successivo sistema dei campi satellite dei campi di concentramento..

Con la struttura guidata da Schmelt, Himmler riuscì ad avviare su vasta scala la gestione economica del lavoro forzato dei detenuti e ad accrescere l'autonomia finanziaria delle SS. L'Organizzazione creò le condizioni tariffarie e operative che furono in seguito lette e adottate dal WVHA: già Schmelt, ad esempio, faceva pagare la prestazione lavorativa alle imprese tramite contratto collettivo 6 ℛℳ al giorno per ogni operaio specializzato e 4,50 ℛℳ per la manodopera non specializzata, a fronte di giornate lavorative di dodici ore. Allo stesso modo, Schmelt introdusse precocemente le selezioni nei propri campi, inviando ad Auschwitz gli ebrei inabili al lavoro già nel febbraio 1942..

La storica Aleksandra Namysło osserva che l'impiego generalizzato, la ghettizzazione avvenuta in tempi relativamente tardivi, il minor tasso di mortalità e l'assenza di morìe per fame nelle prime fasi rappresentarono degli "effetti collaterali" della politica di Schmelt. Tale linea d'azione non derivava da ragioni umanitarie, bensì dal programmatico obiettivo di massimizzare i profitti economici derivanti dal lavoro coatto, persino in una fase in cui nelle aree adiacenti veniva già perpetrato lo sterminio di massa pianificato.

Sybille Steinbacher conclude sottolineando che «il lavoro forzato sistematico fu una tappa del processo di sterminio, che lo ritardò ma non lo impedì, anzi preparò una transizione graduale verso lo sterminio di massa».. Nel costante conflitto d'interessi tra le autorità orientate al massimo rendimento economico e gli organi di sicurezza dediti all'annientamento sistematico, l'unico elemento in discussione fu unicamente la tempistica con cui anche gli "ebrei lavoratori" avrebbero dovuto essere deportati e uccisi..

Note

Bibliografia

Voci correlate Campo di concentramento di Auschwitz Lavoro forzato nei campi di concentramento nazisti

Collegamenti esterni

Categoria:Nazismo Categoria:Wehrmacht