Figura di spicco del Risorgimento, fu uno degli organizzatori della Rivoluzione siciliana del 1848 e fu l'ideatore e il massimo sostenitore della spedizione dei Mille, alla quale partecipò. Inizialmente mazziniano, si convertì agli ideali monarchici nel 1864. Anticlericale e ostile allo Stato Pontificio, dopo l'unità d'Italia fu quattro volte presidente del Consiglio: dal 1887 al 1891 e dal 1893 al 1896. Nel primo periodo fu anche ministro degli Esteri e ministro dell'interno, nel secondo anche ministro dell'interno. Fu il primo meridionale a diventare presidente del Consiglio del Regno d'Italia.
In politica estera coltivò l'amicizia con la Germania, che apparteneva con l'Italia e l'Austria alla triplice alleanza. Avversò quasi sempre la Francia, contro la quale rinforzò l'esercito e la marina.
I suoi governi si distinsero per importanti riforme sociali (come il codice Zanardelli che abolì la pena di morte e introdusse la libertà di sciopero) ma anche per la lotta agli anarchici e ai socialisti, i cui moti dei Fasci siciliani furono repressi con la legge marziale. In campo economico il suo quarto governo migliorò le condizioni del Paese. Crispi sostenne tuttavia una dispendiosa politica coloniale in Africa che, dopo alcuni successi in Eritrea e Somalia, portò alla disfatta di Adua del 1896. L'evento portò alla fine della carriera politica di Crispi. Il suo avversario politico principale fu Giovanni Giolitti che lo sostituì alla guida del Paese.
Biografia Le origini e la gioventù (fino al 1847)
La famiglia di Francesco Crispi proveniva da Palazzo Adriano, presso Palermo, comunità appartenente alla minoranza albanese (arbëreshe) di Sicilia. La cittadina era stata fondata sul finire del XV secolo da esuli albanesi in fuga dai turco-ottomani e il nonno paterno di Crispi, anch'egli Francesco (1763-1837), era un sacerdote cattolico di rito orientale del clero italo-albaneseAi preti di rito bizantino (papàs-priftërat) della Chiesa cattolica italo-albanese (vedi Eparchia di Piana degli Albanesi), per antica tradizione canonica, è permesso l'uxorato...
Il figlio maggiore di costui, Tommaso (1793-1857), si stabilì a Ribera, sposando una ricca vedova, Giuseppa Genova (deceduta nel 1853). Tommaso si affermò come amministratore di un importante proprietario terriero della zona, il duca di Ferrandina. Dal matrimonio di Tommaso e Giuseppa il 4 ottobre 1818 nacque a Ribera il primo maschio della coppia, Francesco Crispi, secondo di nove figli, che fu battezzato secondo il rito bizantino.Data e località di nascita del Crispi sono oggi accertate con sicurezza, ma per qualche tempo sono state oggetto di discussione fra gli storici. La nascita nel 1819 è riportata ad esempio dal sito dell'Associazione Chiese Storiche . La controversia è segnalata sul sito Ciliberto Ribera , che fornisce anche numerosi particolari sugli anni infantili dello statista siciliano trascorsi appunto a Ribera..
Il giovane Francesco, in età compresa tra i 5 e i 6 anni, fu mandato presso una famiglia di Villafranca affinché ricevesse un'istruzione. Nel 1829, undicenne, entrò alunno nell'importante Seminario italo-albanese di Palermo, dove gli fu impartita una formazione prevalentemente classica e dove acquisì la passione per la storia. Rettore dell'istituto era Mons. Giuseppe Crispi, cugino di Tommaso. Mons. Crispi era vescovo ordinante di "rito greco" (ovvero bizantino) degli albanesi di Sicilia, filologo, grecista di fama e albanologo, autore di diversi studi sugli albanesi e la loro origine pelagica-illirica. Il piccolo Francesco rimase in seminario fino al 1834 o al 1835, periodo in cui, il padre, divenuto sindaco di RiberaTommaso fu sindaco dal 1834 al 1836 e dal 1848 al 1849. Cfr. , incontrava grosse difficoltà politiche, di salute e finanziarie..
Nello stesso periodo Francesco frequentò il poeta e medico Vincenzo Navarro, la cui amicizia segnò la sua iniziazione al romanticismo. Nel 1835 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Palermo e due anni dopo si innamorò di Rosina D'Angelo, la figlia di un orefice. Nonostante il divieto paterno, Crispi sposò Rosina nello stesso 1837, quando la giovane ventenne era già incinta. In maggio la moglie partorì e Crispi riuscì a ricucire i rapporti con la propria famiglia. La nascitura fu battezzata Giuseppa, come la nonna paterna. Fu un matrimonio breve. Rosina morì infatti il 29 luglio 1839, il giorno dopo aver dato alla luce il secondo figlio, Tommaso. Il bambino visse poche ore e nel dicembre dello stesso anno morì anche Giuseppa.Chiara Maria Pulvirenti, Francesco Crispi, sul sito della Regione Siciliana ..
Cospiratore antiborbonico Fra il 1838 e il 1839, prima della tragedia familiare che lo avrebbe colpito, Crispi fondò un proprio giornale, L'Oreteo.Come precisato sul 1º numero del giornale, il suo nome si rifaceva al piccolo fiume palermitano Oreto. Una breve analisi della rivista si trova nella relazione di Simonetta La Barbera, "Linee e temi della stampa periodica palermitana dell'Ottocento", al convegno torinese del 2002 Percorsi di critica, Milano, Vita e Pensiero, 2007, pp. 99-100. ISBN 978-88-343-1432-6. Consultabile anche su Google libri. Questa esperienza lo mise in contatto con una serie di personaggi politici fra cui il liberale napoletano Carlo Poerio. Già nel 1842 Crispi scriveva della necessità di istruire i poveri, del danno procurato dalla eccessiva ricchezza della Chiesa e della necessità che tutti i cittadini, donne incluse, fossero uguali davanti alla legge..
Dopo aver superato l'esame finale con un “buono”, Francesco Crispi il 24 settembre 1843 ottenne la laurea in giurisprudenza e decise di tentare l'avvocatura a Napoli (città considerata più liberale di Palermo), dove risiedette dal 1845 al 1848..
Nel 1846 l'elezione di papa Pio IX e i suoi primi provvedimenti liberali scatenarono un'ondata di euforiche attese. L'anno dopo il liberale siciliano Giovanni Raffaele, ricercato dalle autorità borboniche, prima di riparare a Marsiglia, affidò a Crispi il compito di fungere da collegamento tra i capi liberali di Palermo e quelli di Napoli..
I tempi erano ormai maturi per una rivoluzione e il 20 dicembre 1847 Crispi fu inviato a Palermo con Salvatore Castiglia per prepararla. Nei dieci giorni successivi incontrò il principe Torremuzza (1812-1884), il principe Pandolfina, Rosolino Pilo e altri. Quando lasciò la Sicilia, il 31 dicembre, era stato raggiunto l'accordo: l'insurrezione sarebbe scoppiata il 12 gennaio, giorno del compleanno di re Ferdinando II..
La rivoluzione siciliana (1848-1849)
La sommossa antiborbonica scoppiò a Palermo il 12 gennaio 1848. Crispi partì da Napoli per la Sicilia il giorno dopo e il 14 era a Palermo. Il Comitato generale (un governo provvisorio), diretto dal liberale Ruggero Settimo, fu articolato in quattro comitati, a Crispi fu assegnato quello della Difesa, con una speciale responsabilità per l'allestimento delle barricate..
Con i primi successi militari, il 20 gennaio i comitati si riorganizzarono e quello di Crispi divenne il comitato (in pratica un ministero) di Guerra e Marina. In questi primissimi giorni della rivoluzione Crispi fondò L'Apostolato.Niccolò Domenico Evola, "Crispi giornalista nel '48", in Eugenio di Carlo e Gaetano Falzone (a cura di), Atti del Congresso di studi storici sul '48 siciliano, Palermo, Priulla, 1950. Su questo suo secondo foglio enunciò le sue idee politiche. Si espresse per una soluzione federale della questione italiana sulle orme delle idee di Vincenzo Gioberti, e sulla necessità per la Sicilia di ottenere l'appoggio delle potenze straniere. Scrisse che occorreva dare una base legale alla rivoluzione e che allo scopo poteva essere ripristinata la costituzione siciliana del 1812, gradita alla Gran Bretagna..
Le sommosse intanto si andavano propagando in tutta Europa: a febbraio a Parigi, a marzo e aprile nel Lombardo-Veneto (a Milano e Venezia), a Berlino e in altre città, mentre i borbonici abbandonavano quasi tutta la Sicilia agli insorti.
Deputato per la guerra a oltranza
Il 25 marzo 1848 nella chiesa di San Domenico a Palermo fu inaugurato il parlamento autonomo della Sicilia. Crispi fu nominato deputato di Ribera..
La sua posizione per una Sicilia unita ad un'Italia federale gli procurò attriti con altri componenti dei comitati rivoluzionari, che chiedevano una Sicilia completamente indipendente. Nello stesso tempo Crispi accusò il governo siciliano di negligenza e di voler sabotare i suoi sforzi di galvanizzare la resistenza militare di fronte all'avanzata delle truppe borboniche. Nell'estate del 1848 era infatti sbarcato in Sicilia un corpo di spedizione comandato dal generale Carlo Filangieri con lo scopo di riconquistare l'isola..
Concluso un primo armistizio, Crispi e i suoi colleghi (Giuseppe La Farina, Giuseppe La Masa e Salvatore Castiglia) aumentarono i loro sforzi per la difesa, sicuri che le ostilità sarebbero riprese. Tra l'ottobre 1848 e il febbraio 1849 furono arruolati e condotti a Palermo circa 14.000 uomini. I moderati, però, nel timore che i democratici (coloro che come Crispi auspicavano il suffragio universale) potessero usare questo esercito per instaurare una repubblica contro il Comitato generale, non aiutarono i preparativi militari. Il 29 marzo ripresero le ostilità e con loro i successi dei borbonici. Il 14 aprile, l'ammiraglio francese Charles Baudin (1784-1854) offrì, a nome del governo francese, una mediazione per la pace. La Camera siciliana la accettò e Crispi rassegnò le dimissioni da deputato..
Sei giorni dopo fu convocata una riunione di personalità governative e parlamentari ed emerse una maggioranza favorevole alla pace e all'idea di affidare a Baudin la garanzia delle libertà siciliane. Fra coloro che si dichiararono invece per la guerra figurò Crispi, che, amareggiato, il 27 aprile 1849 lasciò la Sicilia su una nave diretta a Marsiglia. Il 9 maggio re Ferdinando promulgò l'amnistia per tutti coloro che avevano partecipato alla rivolta, tranne che per 43 personaggi che si riteneva l'avessero organizzata. Fra questi ultimi che non beneficiarono dell'amnistia mancava, sorprendentemente, Crispi.. Il 15 Carlo Filangieri entrava a Palermo ponendo fine allo Stato siciliano.
L'esilio in Europa (1849-1858) A Marsiglia Crispi conobbe la donna che sarebbe diventata la sua seconda moglie: Rose Montmasson, nata cinque anni dopo di lui nell'Alta Savoia (che a quel tempo apparteneva al Regno di Sardegna) in una famiglia di agricoltori..
A Torino e a Malta
Nel settembre del 1849 Crispi si trasferì da Marsiglia a Torino, la capitale del Regno di Sardegna, l'unico stato italiano che avesse mantenuto la sua costituzione. Scoperto per un suo errore ad avere ancora contatti con i liberali siciliani, l'8 luglio 1850 fu bandito formalmente dal Regno delle Due Sicilie..
In autunno Crispi ebbe uno scambio epistolare con Giuseppe Mazzini, del quale condivideva l'ideale repubblicanoA Torino Crispi attraversò gravi momenti di difficoltà economica. Durante uno di questi, nel 1852, fu assistito per sei settimane da don Bosco. Cfr. . Criticò i Savoia per i danni arrecati alle libertà comunali con il testo Il comune in Piemonte e, in occasione della fallita insurrezione mazziniana del febbraio 1853, il 6 marzo, fu arrestato dalla polizia torinese, interrogato e incarcerato. Il 14, assieme ad altri detenuti destinati all'espatrio, fu trasferito nel carcere genovese di San Lorenzo, fu fatto salire su una nave e il 26 fu sbarcato a Malta, allora colonia britannica..