Castello di Castellino, noto anche come "Castil", è una fortificazione ormai in rovina che si trova sul Monte Stivo, nel comune di Arco. Il toponimo Castil deriva, secondo lo storico Angelo Negri, dal diminutivo "il Castellino", termine utilizzato per indicare le dimensioni ridotte dell'impianto originario o i resti rovinosi della torre rimasta in piedi.

Storia L'edificazione della struttura è datata tra il XII e il XIII secolo. Le origini del fortilizio sono dibattute: la sua costruzione è attribuita o ai conti d'Arco o ai signori di Sejano. Sebbene la collocazione geografica suggerisca che potesse essere una roccaforte dei Sejano, proprietari di territori vicini come Castel Seiano, Nago, Torbole e Drena, passata poi agli Arco, l'attenta tecnica muraria fa propendere alcuni studiosi per una costruzione diretta da parte della famiglia arcense.

Il castello viene menzionato per la prima volta nei documenti nel 1255, quando il vescovo Egnone ne chiese la restituzione al principato vescovile di Trento. In quello stesso anno è registrata una contesa per l'amministrazione del feudo tra Odorico d'Arco e Sodegerio da Tito. A partire dal 1265 la struttura figurò stabilmente come fortezza del principe vescovo di Trento gestita dalla famiglia d'Arco.

Data la posizione isolata, le dimensioni, e i rigidi inverni alpini, si ritiene che il castello fosse utilizzato come presidio periodico e non come residenza permanente.

Nel XVI secolo, con il mutare delle esigenze difensive del Rinascimento, il complesso venne adattato a residenza di caccia. Nel 1703, durante l'invasione del Trentino a causa della guerra di successione spagnola, una colonna dell'esercito francese guidata dal generale Vendôme, mentre scendeva da Gardumo verso Arco, decise di distruggere il castello incendiandolo, sorte condivisa dal vicino Castel Gresta ed altre fortificazioni della zona.

Oggi le rovine del castello sono raggiungibili con un sentiero da Santa Barbara, frazione del comune di Ronzo-Chienis.

Struttura Il Castellino non ha subito le pesanti trasformazioni residenziali che interessarono molti castelli nel corso del Cinquecento, conservando così le caratteristiche fondamentali della struttura di un castello militare bassomedievale. Il nucleo del complesso è costituito da una cinta muraria relativamente poco articolata, alla quale si affiancavano alcune costruzioni di servizio. Al centro sorge una massiccia torre quadrata, il mastio, realizzata con grandi sassi squadrati. La torre misurava originariamente circa sette metri per lato, presentava uno spessore murario di due metri e raggiungeva un’altezza di dodici metri.

Il complesso era inoltre dotato di una cisterna per la raccolta dell’acqua, situata nella parte terminale della fortificazione. All’interno della torre superstite sono ancora riconoscibili gli innesti destinati alle travature lignee che separavano i diversi piani dell’edificio, oltre a una feritoia a spacco, caratterizzata dal progressivo restringimento verso l’esterno. Della cinta muraria originaria sopravvivono oggi ampi tratti sui lati meridionale e occidentale e, in misura più limitata, sul lato settentrionale.

Le caratteristiche architettoniche del mastio superstite presentano infine significative analogie con quelle del Castello di Drena e della Torre Renghera del Castello di Arco, suggerendo l’appartenenza a una medesima tradizione costruttiva.

Note

Gresta Gresta