Leinth è una divinità della religione etrusca, nota da tre specchi incisi e da un'unica iscrizione dedicatoria. La scarsità della documentazione e il fatto che il nome sia attribuito ora a una figura femminile ora a una maschile hanno reso incerta ogni definizione dei suoi caratteri, al punto che secondo alcuni studiosi si tratterebbe non tanto di una divinità in senso proprio quanto della personificazione di una funzione.
Il nome
Il teonimo è comunemente ricondotto al verbo etrusco leine, attestato su alcune urne cinerarie di Volterra fra II e I secolo a.C. e inteso di norma come "morire".. La lettura non è però unanime: nello stesso fascicolo della Rivista di epigrafia etrusca si osserva che nelle formule volterrane con il numerale il contesto sembrerebbe piuttosto attribuire a leine il significato di "vivere", contro quello corrente..
Giovannangelo Camporeale riconduce la base radicale tanto al gentilizio Leinies, attestato in epigrafi del IV secolo a.C. dell'agro volsiniese, quanto alla forma verbale leine. Osserva inoltre che la desinenza -th, grammaticalmente e funzionalmente analoga a -ath, ricorre in altri nomi di personaggi divini o semidivini etruschi, come Aminth, Zatlath e Snenath, e funziona da suffisso agentivo negli appellativi che indicano una professione, come tesinth, zilath e teverath. Il significato originario del teonimo dovrebbe quindi essere "colei o colui che fa morire, che assiste alla morte", oppure indicare una funzione comunque connessa con la morte..
Giovanni Colonna analizza Leinθ come un nomen agentis formato sulla stessa radice, e ne fa derivare per via teofora il gentilizio Leinie, attestato soltanto nei pressi di Orvieto nelle pitture della tomba Golini I. Il gentilizio è documentato soltanto nelle pitture della tomba, che è notevolmente più antica dell'iscrizione di Cetamura e appartiene a una famiglia trasferitasi presto a Roma; la derivazione presupporrebbe una forma *Leinθie, passata a *Leinnie e quindi a Leinie per assimilazione, forse per influsso umbro. Accanto alla forma base sarebbe documentata la forma ampliata Leinmi, confrontabile per il suffisso con Lurmi e Vatlmi e attestata in chiusura di una dedica coeva di area chiusina rivolta a Maris e al suo genitore.
Le attestazioni figurate Il nome compare su tre specchi graffiti, che Camporeale data alla fine del IV secolo a.C. i primi due e al IV secolo il terzo, mentre Colonna colloca la serie fra i primi decenni del IV e gli inizi del III.
Sullo specchio già Kropatscheck, oggi ad Amburgo, di un gruppo originario di sei figure se ne conservano quattro: al centro una figura maschile nuda, forse Hercle, regge sul braccio un bambino nudo con la bulla al collo e si rivolge alle altre tre, due femminili, Menrva e Turan, e una maschile, Leinth. Sullo specchio di Berlino, proveniente da Chiusi, Menrva sostiene sopra un cratere a volute un bambino con tre bullae, Mariś Husrnana, di fronte a Turan che osserva; ai lati due giovani maschili appoggiati a una lancia tenuta verticalmente, uno con clamide agganciata al collo e l'altro, Leinth, che tiene appoggiato su una gamba un secondo bambino, Mariś Halna.
Il più antico, rinvenuto e forse prodotto a Perugia, mostra Hercle incoronato da Mean per la vittoria su Cerbero; Leinth vi è una figura femminile ammantata che, mentre assiste alla scena, volge la testa dall'altra parte e addita con la destra la terra. Il gesto e il contesto infero hanno indotto a identificarla con Persefone adirata per la violazione dell'Ade, in accordo con il rapporto etimologico fra il teonimo e il verbo leine inteso come "morire".
In entrambi i casi il nome è dunque riferito a un giovane dio che assiste al riconoscimento o alla presentazione di neonati divini, identificati con Maris; secondo Erika Simon i due bambini dello specchio di Berlino potrebbero essere i figli di Turan e Laran affidati all'educazione di Menrva..
L'iscrizione di Cetamura del Chianti Nel 2006, a Cetamura del Chianti, è stato rinvenuto un frammento di coppa a vernice nera con un graffito tracciato all'interno della vasca, in un contesto della Zona II databile con sicurezza al III secolo a.C. e situato nell'area di lavoro antistante la fornace del quartiere artigianale..
Il testo conservato, mi lein[---] oppure mi leim[---], è una dichiarazione di possesso che per collocazione ed evidenza grafica mal si concilia con l'uso del vaso; esclusa per il contesto di rinvenimento l'ipotesi del dono funerario, Colonna vi riconosce una dedica votiva. Poiché nessun termine lessicale né alcun prenome comincia con quelle sequenze, il lemma deve riferirsi o al gentilizio del dedicante o al nome del dio, e l'estrema rarità del gentilizio Leinie fa propendere per il teonimo. Colonna propone quindi l'integrazione mi lein[e] o mi leim[i].
È la sola dedica finora nota alla divinità.. Il frammento proviene dall'area immediatamente a nord della fornace, a pochi metri dal punto in cui era stato rinvenuto uno scarabeo in corniola con un eroe che cattura un cane, interpretato da Nancy T. de Grummond come Hercle e Cerbero: poiché sullo specchio perugino Leinth assiste proprio al trionfo di Hercle su Cerbero, la studiosa ha ipotizzato un legame fra la divinità e quell'iconografia a Cetamura, precisando però che i due oggetti provengono da contesti distinti e forse da fasi diverse del quartiere artigianale, e che l'accostamento resta congetturale.. Colonna osserva inoltre che la prima lettera del graffito, un my, è corretta su un sade tracciato in precedenza, e ipotizza il ripensamento di chi intendeva rivolgere la dedica a Suri, il dio dei morti, e ne aveva iniziato a scrivere il nome.. Il frammento proviene dallo stesso contesto di un secondo graffito con il nome del dio Lur, e i due insieme attestano per Colonna l'esistenza sul sito di un luogo di culto di divinità infere..
Interpretazioni
La difficoltà principale sta nel conciliare le due serie di raffigurazioni, quella funeraria dello specchio perugino e quella natale dei due specchi più recenti. Camporeale imposta il problema su due piani. Sul piano iconografico osserva che Leinth non è definito da attributi propri: la nudità, la lancia, il panneggio, la collana e la benda sono elementi di repertorio, la posa con la gamba esterna diritta e quella interna piegata su un sostegno è una soluzione compositiva ricorrente negli specchi ellenistici affollati, e il ruolo è in tutte e tre le scene secondario, tanto che la figura manca in raffigurazioni analoghe della presentazione del bambino e dell'incoronazione di Hercle, e in uno specchio dei dintorni di Bolsena è sostituita da Turms e da un'altra figura femminile. Leinth, conclude, è definito non tanto da un'iconografia specifica quanto dal nome aggiunto..
Sul piano del confronto fra lingua e immagine rileva poi che i dati iconografici non coincidono con quelli ricavati dall'analisi del nome, e che figure connesse con la morte sono poco congruenti su oggetti come gli specchi, largamente usati come doni nuziali. Se si accetta l'analisi linguistica e si esclude il fortuito scambio di nomi da parte degli incisori, fatto peraltro non raro negli specchi etruschi, bisognerà ammettere che nel IV secolo a.C. fosse già avvenuto un superamento del significato originario del teonimo.
Colonna respinge entrambe le soluzioni e propone che leine significhi propriamente "passare da uno stato all'altro", e quindi, secondo il contesto, tanto "morire" quanto "nascere". I due significati opposti si giustificherebbero soltanto evocando la dottrina orfico-pitagorica della metempsicosi, la cui conoscenza nell'Etruria del IV secolo è provata dalla raffigurazione, nella Tomba dell'Orco II, delle animulae che svolazzano nell'Ade davanti all'ombra di Tiresia. In questa prospettiva Leinθ sarebbe "colui che aiuta nel trapasso", dalla vita alla morte e dalla morte alla vita: un epiteto sostantivato valido tanto per Persefone quanto per l'anonima divinità preposta alle nascite, affine al Genius romano.
Erika Simon si mantiene su una definizione minima: figura secondaria rappresentata sugli specchi, ora maschile ora femminile, il cui nome indicherebbe forse una personificazione riferita più a una funzione che a un essere mitologico vero e proprio..
Nancy T. de Grummond la considera una divinità subordinata, di carattere militare e ctonio.. Nella stessa direzione va la lettura di Leinth come divinità liminale che assiste il passaggio dalla vita alla morte e viceversa, e che nello specchio perugino accompagna il ritorno di Hercle dall'oltretomba..
Note
Bibliografia
Approfondimenti
Voci correlate Religione etrusca Lur (divinità) Cetamura del Chianti Hercle Menrva Suri (divinità)
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Categoria:Divinità etrusche