San Pietro da Verona è un dipinto a olio su tela (270 x 136 cm) di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino, databile al 1647 e conservato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. In occasione della grande mostra dedicata al Guercino allestita nel 1968 nel Palazzo dell'Archiginnasio di Bologna, il dipinto fu sottoposto a un intervento di pulitura e rifoderatura. Storia Il dipinto fu eseguito dal Guercino per la confraternita di Santa Croce di Castel Bolognese. L'opera è ricordata da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice come «Una tavola d'altare con S. Pietro Martire per li Confrati di S. Croce di Castel Bolognese». Già nel 1650 Antonio di Paolo Masini, nella Bologna perlustrata, la segnalava nella chiesa di Santa Croce di Castel Bolognese, attribuendola espressamente a Giovanni Francesco Barbieri.

La commissione è documentata con particolare precisione dal Libro dei conti Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. del pittore. Il 24 agosto 1646 Guercino ricevette una caparra di 22 scudi e 16 lire; nell'annotazione era stabilito un compenso complessivo di 125 ducatoni e la consegna dell'opera entro il 27 aprile 1647. Seguì un secondo versamento, effettuato da Giuseppe Salvi, di 38 scudi e una lira, mentre il saldo, pari a 96 scudi e 14 lire, fu corrisposto soltanto il 23 novembre 1647. Il ritardo nel pagamento determinò anche uno slittamento della consegna rispetto alla data originariamente concordata. Il compenso complessivo, equivalente a circa 156 scudi, risultava leggermente superiore alla tariffa abitualmente richiesta dal Guercino per una figura intera, circostanza forse spiegabile con la presenza dei due angioletti che completano la composizione.

La pala rimase nella chiesa di Santa Croce fino agli inizi dell'Ottocento, quando, nel quadro delle requisizioni napoleoniche, fu trasferita a Milano nella Pinacoteca di Brera. Nel 1817 venne restituita all'Emilia; poiché nel frattempo la chiesa per la quale era stata dipinta era stata soppressa, l'opera fu assegnata alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, dove è tuttora conservata. Soggetto Pietro da Verona, nato intorno al 1204, fu un frate domenicano originario di Verona. Ancora giovanissimo, attratto a Bologna dalla predicazione di san Domenico, entrò nell'Ordine dei predicatori all'età di circa quindici anni. In seguito papa Innocenzo IV gli affidò il compito di contrastare la diffusione dell'eresia catara, allora particolarmente attiva nell'Italia settentrionale.

Il 6 aprile 1252, mentre era in viaggio da Como a Milano, fu assalito da un gruppo di catari e ucciso da Carino Balsamo, che lo colpì al capo con un falcastro e successivamente lo pugnalò al petto. Secondo la tradizione, prima di morire Pietro riuscì a tracciare sul terreno con il proprio sangue le parole «Credo in Deum». Fu canonizzato da Innocenzo IV appena un anno dopo la morte; la sua memoria liturgica ricorre il 29 aprile. Il suo assassino, pentitosi, entrò in seguito nello stesso Ordine domenicano e fu a sua volta beatificato.

L'iconografia del santo richiama direttamente le modalità del martirio: Pietro da Verona è generalmente raffigurato con il falcastro conficcato nel cranio e, talvolta, con un pugnale nel petto. Questi attributi possono ricordare quelli di Tommaso Becket, anch'egli martire colpito alla testa da un'arma; i due santi si distinguono tuttavia nettamente per l'abbigliamento. Becket compare infatti in paramenti episcopali, mentre Pietro da Verona indossa il caratteristico abito domenicano bianco e nero ed è frequentemente raffigurato con il Vangelo in mano. Descrizione Pietro è raffigurato in ginocchio in primo piano, sullo sfondo di un paesaggio quieto e disteso. Tiene una mano appoggiata al petto, mentre con l'altra regge il Vangelo e la palma del martirio; lo sguardo è rivolto verso il cielo, dove compaiono due cherubini. Sulla destra, in lontananza, si distingue una piccola figura in corsa, forse identificabile con l'assalitore del santo. Stile Il dipinto appartiene agli anni immediatamente successivi al trasferimento del Guercino a Bologna, avvenuto il 12 settembre 1642, poco dopo la morte di Guido Reni, il 18 agosto dello stesso anno. In questa fase il pittore si è ormai decisamente avviato verso una più compiuta adesione al classicismo, attenuando le irruenze e i forti contrasti che avevano caratterizzato la produzione giovanile. Particolare attenzione è riservata al paesaggio, costruito attraverso delicate variazioni di grigio e di azzurro. Come osservò Cesare Gnudi, il Guercino di questi anni «trova i colori più preziosi, le più liquide trasparenze nei paesaggi, le più sfumate leggerezze del tocco». Anche Denis Mahon sottolineò la «considerevole dignità» della composizione e il persistente «fedele attaccamento alla natura», rilevando come il pittore riesca a racchiudere «sottili sfumature entro le più semplici combinazioni cromatiche». Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella Pinacoteca nazionale di Bologna Categoria:Dipinti su san Pietro Martire