I «passages» di Parigi (; ) è un'opera incompiuta del filosofo e critico tedesco Walter Benjamin, alla quale l'autore lavorò dal 1927 fino alla morte, avvenuta nel 1940. Il progetto, dedicato alla storia sociale e culturale della Parigi del XIX secolo e alla nascita della modernità capitalistica, è costituito da un vasto insieme di citazioni, appunti e frammenti organizzati per nuclei tematici.
I materiali furono pubblicati postumi nel 1982, a cura di Rolf Tiedemann, come quinto volume delle Gesammelte Schriften di Benjamin. L'edizione italiana, curata dallo stesso Tiedemann e pubblicata da Einaudi nel 2000 con il titolo I «passages» di Parigi, fa parte delle Opere complete di Walter Benjamin, dirette per l'edizione italiana da Enrico Ganni.
Genesi e composizione
Benjamin avviò il progetto nel 1927. Fra gli stimoli iniziali, ebbe particolare importanza il romanzo surrealista Le Paysan de Paris di Louis Aragon, pubblicato nel 1926, dal quale riprese l'interesse per i passages, le gallerie commerciali coperte da strutture in ferro e vetro costruite a Parigi soprattutto nella prima metà del XIX secolo. Nella prima fase, protrattasi fino al 1929, Benjamin progettò un saggio sui passages parigini concepito come una «fiaba dialettica»; gli appunti e gli abbozzi risalenti a questo periodo costituiscono tuttavia solo una parte relativamente ridotta dei materiali in seguito raccolti.
Benjamin riprese sistematicamente il lavoro nel 1934, dopo l'esilio dalla Germania nazista. Alla Bibliothèque nationale de France raccolse un'enorme quantità di citazioni, alle quali affiancò osservazioni teoriche e annotazioni sul loro possibile impiego. I materiali furono suddivisi in plichi tematici dedicati, fra l'altro, ai passages, alla moda, alle costruzioni in ferro, agli interni borghesi, alle ferrovie, ai panorami, alla fotografia e alle esposizioni universali; altri nuclei riguardavano il collezionismo, la noia, il gioco d'azzardo, la prostituzione e la figura del flâneur, oppure autori come Charles Baudelaire, Charles Fourier, Karl Marx, Louis Auguste Blanqui e Henri de Saint-Simon.
Il progetto divenne negli anni Trenta la matrice di gran parte del lavoro di Benjamin sulla modernità, dal quale furono ricavati o sviluppati autonomamente diversi saggi, in particolare quelli dedicati a Baudelaire. Benjamin ne redasse inoltre due esposizioni sintetiche, entrambe intitolate Parigi, capitale del XIX secolo, rispettivamente nel 1935 e nel 1939. Questi testi, organizzati secondo criteri tematici anziché cronologici, rappresentano le principali indicazioni lasciate dall'autore sulla forma che avrebbe potuto assumere l'opera compiuta.
Struttura e contenuti
Nella forma in cui è giunto, il progetto non presenta uno sviluppo continuo. Il nucleo principale dell'edizione è formato dai plichi tematici, indicati convenzionalmente come «convoluti», nei quali citazioni tratte da fonti ottocentesche, estratti letterari, documenti storici e osservazioni di Benjamin sono accostati senza essere ricondotti a una narrazione lineare. L'insieme attraversa la cultura alta e quella popolare e considera oggetti, pratiche e figure della vita quotidiana come punti d'accesso alla storia sociale e culturale della modernità.
I passages costituiscono il punto di partenza e l'immagine architettonica centrale dell'opera. Costruiti soprattutto nei decenni successivi al 1820, erano gallerie commerciali coperte da strutture in ferro e vetro, illuminate a gas e fiancheggiate da negozi. Benjamin li considerò sia come forme della nuova esperienza metropolitana sia come luoghi nei quali la merce veniva esposta allo sguardo, in qualche modo anticipando i grandi magazzini. Nel progetto diventano così un osservatorio privilegiato del feticismo della merce e della fantasmagoria capitalistica, attraverso cui i rapporti sociali e il lavoro impiegato nella produzione vengono mascherati dall'apparenza seducente degli oggetti e delle immagini.
Attorno a questa immagine, si dispongono altre forme emblematiche dell'Ottocento, fra cui i panorami, le esposizioni universali, le costruzioni in ferro, gli interni borghesi e la moda. Nei due exposé Benjamin associa alcuni di questi nuclei a figure come Fourier, Daguerre, Grandville e Luigi Filippo, per mostrare come le innovazioni tecniche e le nuove forme di consumo producessero immagini collettive insieme illusorie e cariche di possibilità utopiche. La moda, in particolare, esprime la tensione fra la continua ricerca del nuovo e la ricomparsa di elementi già esistenti.
Una figura centrale del progetto è il flâneur, interpretato soprattutto attraverso l'opera di Baudelaire: osservatore e nello stesso tempo parte della folla, percorre le strade e i passages lasciandosi attrarre dalle merci, dalle immagini e dagli incontri della metropoli. Un altro nucleo riguarda la trasformazione urbanistica di Parigi realizzata da Georges Eugène Haussmann, con l'apertura dei grandi boulevard, la demolizione di quartieri medievali e lo spostamento di parte della popolazione operaia verso la periferia. La modernizzazione rendeva rapidamente obsolete anche alcune delle forme che l'avevano preceduta, fra cui numerosi passages.
Metodo e concetti
Nel convoluto dedicato alla teoria della conoscenza e del progresso, Benjamin definì il metodo del progetto «montaggio letterario». Anziché sviluppare un'argomentazione continua, l'autore intendeva accostare citazioni, documenti e frammenti con un procedimento derivato dalle avanguardie artistiche e dal montaggio cinematografico. L'analisi dei più piccoli elementi della vita materiale avrebbe dovuto consentire la costruzione di una storia complessiva della modernità, facendo emergere nel singolo oggetto o episodio il «cristallo» dell'intero processo storico.
Il montaggio, quindi, non costituiva soltanto una scelta formale, ma un esperimento nel modo di scrivere e comprendere la storia. L'accostamento di materiali eterogenei doveva rendere il passato concretamente percepibile, senza ricondurlo a una successione causale e lineare. Secondo Brigid Doherty, Benjamin attribuiva al montaggio la capacità di produrre forme storiche più vivide e di agire come una «tecnica del risveglio», destinata a scuotere il lettore sul piano conoscitivo e politico.
A questo metodo è legato il concetto di immagine dialettica. Per Benjamin il passato non è un oggetto immobile che lo storico possa ricostruire integralmente: alcuni suoi frammenti diventano leggibili soltanto quando entrano in una costellazione con un determinato presente. L'immagine dialettica nasce da questo incontro improvviso e rende visibili, nelle forme culturali della modernità, sia gli elementi regressivi sia le possibilità utopiche che vi erano rimaste inespresse.
Benjamin descrive le merci, le architetture, gli spettacoli e le immagini dell'Ottocento come «fantasmagorie»: forme nelle quali i rapporti economici e sociali appaiono trasformati in una realtà autonoma, seducente e apparentemente naturale. I passages, i panorami, le esposizioni universali e gli interni borghesi appartengono così al sogno collettivo del XIX secolo. Il compito dell'indagine storica, tuttavia, consiste nel decifrare tanto il carattere mitico quanto i desideri e le aspettative di emancipazione, facendo del risveglio la figura di una nuova coscienza storica.
La disposizione discontinua dei materiali richiede infine un intervento attivo del lettore, chiamato a riconoscere e ricomporre i rapporti fra motivi disseminati nei diversi convoluti. Alireza Sayyad ha paragonato questa esperienza alla flânerie: come il passante attraversa gli spazi della metropoli raccogliendone immagini e impressioni, così il lettore percorre il testo come un paesaggio urbano, stabilendo collegamenti fra citazioni, annotazioni e frammenti senza seguire un itinerario prestabilito.
Conservazione e storia editoriale
Prima di lasciare Parigi nel 1940, Benjamin affidò una parte consistente dei manoscritti e degli appunti del progetto all'amico Georges Bataille, che lavorava alla Bibliothèque nationale. Durante l'occupazione tedesca i materiali furono nascosti nei depositi della biblioteca e poterono così sopravvivere alla guerra. Successivamente furono trasmessi a Theodor W. Adorno, incaricato con Gershom Scholem della gestione dell'eredità letteraria di Benjamin.
L'edizione tedesca curata da Rolf Tiedemann, pubblicata da Suhrkamp nel 1982 in due tomi, raccolse i diversi strati del progetto senza presentarli come un libro portato a compimento dall'autore. Comprende i due exposé del 1935 e del 1939, la vasta sezione di appunti e materiali organizzata in convoluti, le prime annotazioni e i primi abbozzi, oltre a un apparato editoriale dedicato alla genesi dell'opera, alla trasmissione dei manoscritti, ai criteri di costituzione del testo e alle fonti utilizzate da Benjamin.
La prima traduzione inglese integrale, realizzata da Howard Eiland e Kevin McLaughlin e pubblicata nel 1999 dalla Harvard University Press con il titolo The Arcades Project, si basa sul testo stabilito da Tiedemann. L'edizione traduce in inglese anche le numerose citazioni originariamente riportate in francese e aggiunge note e illustrazioni, ma omette parte dei materiali di contesto e dell'apparato editoriale presenti nell'edizione tedesca.
Ricezione critica
La pubblicazione del 1982 rese disponibile nel suo insieme il vasto corpus dei Passages e contribuì a modificare la ricezione dell'opera di Benjamin. Nel 1985 John McCole osservò che i materiali permettevano di superare una lettura rivolta esclusivamente alla singolarità del pensatore e di valutare il contributo della sua teoria delle immagini, della sua critica dello storicismo e della sua ricostruzione della storia sociale e culturale dell'Ottocento.
Fra i primi tentativi organici di ricostruire l'architettura concettuale del progetto vi fu The Dialectics of Seeing di Susan Buck-Morss, pubblicato nel 1989. La studiosa interpretò i frammenti come parti di una struttura filosofica coerente, nella quale i resti e gli oggetti della cultura di massa potevano essere letti contemporaneamente come anticipazioni di possibilità utopiche e come materiali di una critica politica della modernità.
La forma incompiuta e discontinua dell'opera ha tuttavia suscitato anche valutazioni contrastanti. In una recensione del 2000 Andy Merrifield la descrisse come un testo labirintico e talvolta frustrante, più vicino agli appunti di una ricerca e a un metodo d'indagine che a un'opera compiutamente organizzata, pur riconoscendone l'importanza e l'originalità.
Gli studi successivi hanno esteso l'influenza dei Passages oltre la filosofia e la critica letteraria, applicandone i concetti alla storia culturale, agli studi urbani, alla teoria dei media, all'architettura, alla fotografia e al cinema. La stessa struttura del testo è stata interpretata come una trasposizione nello spazio della scrittura dell'esperienza percettiva della metropoli e della pratica della flânerie.
Edizioni italiane
Il corpus dei Passages è apparso in Italia in due principali edizioni Einaudi, entrambe basate sul testo tedesco curato da Rolf Tiedemann:
Parigi, capitale del XIX secolo: i «passages» di Parigi, a cura di Rolf Tiedemann, edizione italiana a cura di Giorgio Agamben, vol. 11 delle Opere di Walter Benjamin, Torino, Einaudi, 1986, ISBN 88-06-58644-0. I «passages» di Parigi, a cura di Rolf Tiedemann, edizione italiana a cura di Enrico Ganni, vol. 9 delle Opere complete di Walter Benjamin, Torino, Einaudi, 2000, ISBN 88-06-13313-6.
Note
Bibliografia
Voci correlate
Charles Baudelaire Flâneur Modernità Trasformazione di Parigi sotto il Secondo Impero
Collegamenti esterni
Das Passagen-Werk, sul sito della Suhrkamp Verlag. Walter Benjamin, sezione dedicata a The Arcades Project, nella Stanford Encyclopedia of Philosophy.
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