Cristo e la Samaritana al pozzo è un soggetto affrontato più volte dal Guercino nel corso della sua carriera. Nel 1619-1620 ne dipinse una prima versione, oggi conservata al Kimbell Art Museum di Fort Worth. Il pittore tornò sul tema intorno al 1640, realizzando due tele autografe pressoché identiche, oggi conservate rispettivamente al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e alla National Gallery of Canada di Ottawa. Nel 1648 elaborò infine una nuova variante della composizione, oggi conservata a Modena, nella collezione Banco BPM.

Versione di Madrid

L’opera è ricordata in modo inesatto da Carlo Cesare Malvasia, che, fra i dipinti eseguiti nel 1640, annovera «Un Salvatore e un san Gio. Battista al sig. Gioseffo Baroni di Lucca»., consultabile online., consultabile online.

Il Libro dei contiIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore del Guercino, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. consente tuttavia di identificare correttamente il soggetto. Alla data del 22 marzo 1640 è infatti annotato: «Dal Molto Reverendo Padre Maestro Lorenzo Paoli Priore dei Servi di Cento, ho ricevuto ducatoni 30 per caparra di un quadro di una Samaritana, due mezze figure, per il Sig. Giuseppe Baroni di Lucca, d'accordo in ducatoni 100, fanno = scudi 39 e mezzo». Il saldo fu versato il 14 novembre dello stesso anno.

L’opera potrebbe essere identificata con quella appartenuta alla collezione del marchese di Castelnuovo Ferdinando van den Eynde, poiché compare nel catalogo redatto da Luca Giordano nel 1698. In tal caso, Giuseppe Baroni avrebbe ceduto il dipinto poco dopo l’acquisto, sostituendolo con una copia. Versione di Ottawa

La versione di Ottawa, dipinta a olio su tela (116,8 × 155,9 cm), fu eseguita nel 1641 ed è conservata presso la National Gallery of Canada. Il museo la data tuttavia al 1647, in contrasto con la documentazione antica e con la principale bibliografia sul Guercino.

L’opera è citata da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice fra quelle eseguite nel 1641: «Un Cristo con la Samaritana al sig. Abbate Bentivoglio».

Nel Libro dei conti, alla data del 29 maggio 1641, è registrato un unico pagamento: «Dall'Ill.mo Sig.r Abbate di Bentivoglio si è ricevuto ducatoni 100 per il quadro della Samaritana che è L. 58 per ducatone fanno la somma di Scudi 135». L’importo, identico a quello corrisposto per la versione di Madrid, era quello abitualmente richiesto per una composizione con due figure a mezza figura.

Il dipinto è documentato a Genova da Charles-Nicolas Cochin nel Voyage d’Italie, consultabile online. e da Carlo Giuseppe Ratti., consultabile online. Proveniente da Palazzo Balbi, fu acquistato in Italia e importato in Inghilterra da Wilson., consultabile online.

Entrò successivamente nella collezione di Sir Simon Haughton Clarke e, dopo la sua morte, fu posto in vendita da Christie’s l’8 maggio 1840, come lotto 87. Fu acquistato dalla National Gallery of Canada nel 1965., consultabile online. Soggetto L’episodio dell’incontro tra Cristo e la Samaritana è narrato nel Vangelo secondo Giovanni. Durante il viaggio verso la Galilea, Gesù giunse nei pressi della città samaritana di Sicar e si fermò a riposare presso un pozzo, mentre i discepoli si recavano nell’abitato per acquistare delle provviste. Quando una donna si avvicinò per attingere acqua, Cristo le chiese da bere. La Samaritana si meravigliò che un Giudeo si rivolgesse a lei, poiché Giudei e Samaritani non intrattenevano rapporti. Nel dialogo che seguì, Cristo adoperò l’acqua come metafora della salvezza e della vita eterna: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete. L’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». L’episodio, legato anche al simbolismo battesimale dell’acqua, è stato interpretato come allegoria della conversione dei gentili attraverso la parola di Cristo. Descrizione e stile La tela raffigura un momento del dialogo tra Cristo e la Samaritana. I due personaggi, rappresentati a mezza figura e in primo piano, sono disposti ai lati del parapetto del pozzo, presso il quale la donna è giunta con la propria brocca. L’incontro si svolge fuori dalla città, entro un paesaggio sereno dominato dall’ampia distesa del cielo, attraversata da sottili nuvole disposte orizzontalmente. La narrazione è affidata soprattutto al linguaggio dei gesti e degli sguardi. La Samaritana rivolge a Cristo un’espressione intensa e interrogativa, come se non avesse ancora compreso pienamente il significato delle sue parole. Cristo, raffigurato di profilo, accompagna il discorso con il movimento della mano destra, che ne rafforza la presenza e il ruolo di interlocutore.

La composizione, equilibrata e caratterizzata da accenti classicisti, unisce l’idealizzazione delle figure a un’attenta osservazione della realtà. Guercino descrive con particolare cura gli elementi secondari, quali la brocca, la corda, il gancio e le pietre del parapetto del pozzo, rendendone la consistenza materiale. Analoga attenzione è riservata alle stoffe che avvolgono i personaggi, raffigurate con un marcato senso della consistenza e del peso. Le figure appartengono a tipologie ricorrenti nella produzione del pittore. In particolare, il modello femminile impiegato per la Samaritana fu ripreso dal Guercino anche in altre composizioni, tra le quali la figura della Vergine nel dipinto conservato nella chiesa di San Martino a Senigallia. Versione di Modena

Nel 1648 Guercino elaborò una nuova variante della composizione, parzialmente diversa da quelle di Madrid e Ottawa. Il dipinto, eseguito a olio su tela (120 × 160 cm), è conservato a Palazzo Carandini, a Modena, nella collezione Banco BPM, già appartenente al Banco S. Geminiano e S. Prospero.

Il dipinto è citato da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice fra le opere eseguite nel 1648: «Al sig. Girolamo Panessi da Genova un Cristo con la Samaritana»., consultabile online., consultabile online. Nel Libro dei conti, alla data del 14 gennaio 1648, è registrato il pagamento dell’opera: «Dal Sig.r Girolamo Panesi si è ricevuto per intiero pagamento del Quadro della Samaritana, Scudi di Paoli n.o 94 che fano L. 454.6, quali son Scudi 113 L. 6».

Il committente, il cui cognome compare nelle fonti in forme diverse — Pavese, Pavesi, Panessi e Panesi — era un ricco mercante originario di Modena e trasferitosi a Roma. Acquistò numerosi dipinti dal Guercino, talvolta come intermediario e talvolta con l’intento di rivenderli.

Il dipinto sembra essere stato successivamente ceduto a un esponente della famiglia Chigi, poiché compare nell’inventario del cardinale Flavio I Chigi, redatto dal guardarobiere Francesco Corallo il 1º maggio 1692. Fu pubblicato nel 1968, quindi venduto all’asta il 25 aprile 1982 e restaurato nel 1983.

Descrizione e stile Rispetto alle versioni di Madrid e Ottawa, il dipinto presenta alcune variazioni nel paesaggio e sostituisce la brocca con un secchio appoggiato sull’orlo del pozzo. Secondo sir Denis Mahon, le due versioni del 1640, e in particolare quella di Madrid, «sono alquanto più robuste e al confronto quasi con un effetto monumentale. Ma il cambiamento non è molto marcato e reca testimonianza di un relativo rallentamento, in paragone ai periodi precedenti, dell'evoluzione stilistica del Guercino nel corso degli anni Quaranta». Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella National Gallery of Canada Categoria:Dipinti nel Museo Thyssen-Bornemisza Categoria:Dipinti a Modena Categoria:Dipinti su Gesù