Biografia Nacque a Nagasaki nel 1922. Secondo suo fratello Hideo, aveva grandi occhi e veniva chiamato "Medama" ("Grandi Occhi") durante gli anni delle scuole elementari e medie. Bravo suonatore di armonica, divenne membro della banda scolastica, e si distinse anche come judoka.

Conseguita la laurea in scienze politiche ed economiche presso l'università di Waseda, a Tokyo, nel marzo del 1943, andò poi a lavorare per la società commerciale Nichiman a Shinkyo, in Manciuria.

Nel settembre dello stesso anno si arruolò nella Marina imperiale giapponese presso la 13ª Unità di addestramento delle riserva (Hikō Yobi Gakusei) a Tsukuba, dove seguì un intenso addestramento al volo sul caccia Mitsubishi A6M Zero. Nel maggio del 1944 fu nominato guardiamarina e, dopo diversi trasferimenti uno al Gruppo aereo navale di Matsuyama e al Gruppo aereo navale di Okazaki, fu promosso sottotenente di vascello. Il 1º marzo 1945 tornò al Gruppo aereo navale di Tsukuba, dove iniziò a prestare servizio come istruttore presso la 14ª Unità di addestramento della riserva.

Il 28 marzo, a Tsukuba, iniziò l'organizzazione del Corpo di attacco speciale "Zeke" ed egli decise di entrare a farne parte. Il 22 aprile 1945 si recò con il suo squadrone, destinato agli attacchi suicidi ("tokkotai"), alla base aerea di Kanoya, nel Kyūshū meridionale, in attesa della data della missione finale.

Alle 05:30 del 14 maggio il suo aereo fu uno dei 28 che quel giorno decollarono da Kanoya per attaccare le navi americane al largo dell'isola di Okinawa. Egli era al comando dei 14 caccia A6M Zero del 6º Squadrone di Tsukuba, ognuno dei quali trasportava una bomba da 500 kg appesa alla fusoliera. Giunti nelle acque di Okinava i 26 piloti giapponesi, due erano dovuti rientrare a causa di problemi tecnici, avvistarono un'enorme flotta nemica. Avvistata la portaerei Enterprise andò all'attacco e, nonostante il pesante fuoco antiaereo dei cannoni da 127 e da 40 mm, riuscì ad eluderlo e a colpire l'ascensore di prua della nave con il suo aereo, armato con una bomba da 500 kg. L'esplosione della bomba avvenne sotto l'ascensore non corazzato e causò gravi danni alla portaerei, scagliando la piattaforma dell'ascensore in aria a un'altezza di circa 120 metri e mettendo la nave fuori combattimento per il resto della guerra. Gli incendi causati dall'esplosione furono spenti in 30 minuti, ma la nave dovette tornare successivamente tornare negli USA per le riparazioni definitive. L'attacco aveva causato la morte di 13 membri dell'equipaggio e il ferimento di altri 68. Gli 8 membri dell'equipaggio della Enterprise lanciati fuoribordo dall'esplosione vennero rapidamente tratti in salvo dal cacciatorpediniere Waldron.

Il corpo del tenente Tomiyasu fu ritrovato in seguito, insieme a frammenti del suo aereo e del motore, in un vano ascensore dove si trovava un magazzino contenente oggetti come bombole di ossigeno, grandi lamiere di acciaio di ricambio e patate. Il pesante contenuto di questo magazzino attenuò in parte l'onda d'urto dell'esplosione. Dopo la sepoltura in mare dei membri dell'equipaggio della portaerei morti nell'attacco, si tenne un'altra cerimonia a poppa della nave. Tra i resti dell'aereo giapponese furono ritrovati l'insegna di sottotenente e la striscia con il nome che i piloti portavano sulle tute di volo. I resti di Shunsuke Tomiyasu furono sepolti in mare, con gli onori militari. I caratteri del suo nome furono tradotti erroneamente come Tomi Zai, e questo fu il nome usato dagli americani per quasi 50 anni per riferirsi al pilota kamikaze che si era schiantato sulla Enterprise. Tramite il ricercatore Kan Sugawara fu definitivamente accertata l'identificazione del pilota kamikaze che colpì la portaerei con il tenente Shunsuke Tomiyasu. Sugawara esaminò i registri giapponesi dei piloti kamikaze della Marina Imperiale con il grado di sottotenente di vascello deceduti il 14 maggio 1945 e concluse che Tomiyasu doveva essere la stessa persona chiamata Tomi Zai dagli americani, basandosi sulla somiglianza dei caratteri kanji dei nomi e sull'orario di partenza di Tomiyasu dalla base aerea di Kanoya. Sugawara coordinò anche la restituzione, da parte dell'Associazione USS Enterprise CV-6, di un piccolo frammento del caccia A6M5 Zero di Tomiyasu attualmente esposto presso il Museo della base aerea navale di Kanoya.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Categoria:Aviatori giapponesi della seconda guerra mondiale