Con la battaglia dei convogli (talvolta definita anche guerra dei convogli) ci si riferisce alla prolungata campagna navale e aerea combattuta nel Mar Mediterraneo tra il 10 giugno 1940 e il 13 maggio 1943, nell'ambito dei più ampi eventi della seconda guerra mondiale.

La campagna si sviluppò attorno alla vitale necessità logistica da parte delle Potenze dell'Asse di rifornire le proprie truppe combattenti nella campagna del Nordafrica (la 10ª Armata italiana prima e la successiva Armata corazzata italo-tedesca di Erwin Rommel poi). Di contro, le forze della Royal Navy e della Royal Air Force britanniche — facendo perno sulla strategica isola di Malta — si impegnarono in una costante opera di interruzione e logoramento di tali linee di comunicazione navali.

La campagna si concluse nella primavera del 1943 con il quasi totale blocco delle rotte marittime da parte alleata, fattore che contribuì in modo decisivo al collasso logistico e alla resa delle forze dell'Asse in Tunisia.

Contesto strategico e logistico Fin dall'entrata in guerra del Regno d'Italia il 10 giugno 1940, fu chiaro che l'andamento della guerra terrestre in Libia sarebbe dipeso in misura quasi totale dall'efficienza dei trasporti marittimi. Le truppe dislocate in Nordafrica necessitavano mensilmente di enormi volumi di rifornimenti: carburante, munizioni, pezzi di ricambio, viveri, medicinali e rimpiazzi per rimediare alle perdite sul fronte terrestre.

La Regia Marina si trovò di fronte al compito di proteggere rotte mercantili che partivano prevalentemente dai porti di Napoli, Taranto, Brindisi e Palermo per giungere a Tripoli, Bengasi e Tobruch.

Le rotte dei convogli Le rotte battute dai mercantili italiani variarono a seconda delle alterazioni del fronte terrestre e del grado di minaccia aeronavale britannica: Rotta occidentale: con partenza dai porti del Tirreno (Napoli, Palermo) attraverso il canale di Sicilia, costeggiando la Tunisia neutrale (allora sotto il controllo della Francia di Vichy) per evitare le offese aeree da Malta. Rotta orientale: con partenza dai porti dello Ionio e dell'Adriatico (Taranto, Brindisi), diretta verso la Cirenaica (Bengasi, Tobruch), più sicura nei periodi in cui l'Asse controllava i cieli, ma esposta ai sommergibili provenienti da Alessandria d'Egitto.

Il ruolo di Malta e di "Ultra" La posizione geografica dell'arcipelago maltese, situato esattamente a metà della rotta tra l'Italia e la Libia, rappresentò il fattore tattico decisivo dell'intera campagna. Sebbene duramente bombardata dall'aviazione italo-tedesca, l'isola rimase una spina nel fianco per i trasporti dell'Asse, ospitando: I sommergibili della 10ª Flottiglia britannica. Gli aerosiluranti Bristol Beaufort e i cacciabombardieri Bristol Beaufighter. Gruppi d'attacco navale di superficie (come la celebre Forza K).

Un elemento cruciale e a lungo tenuto segreto fu l'apporto della decrittazione dei codici cifrati dell'Asse tramite il sistema Ultra. Grazie alle intercettazioni di Bletchley Park, i britannici conoscevano in anticipo la rotta, la velocità, la composizione e il carico dei convogli dell'Asse, potendo indirizzare le proprie forze d'attacco direttamente sul bersaglio con precisione chirurgica.

Fasi principali della campagna

1940: I primi scontri I primi mesi di guerra videro scontri d'incontro legati alla contemporanea scorta di convogli italiani verso la Libia e di convogli britannici da e per Malta. In questo contesto si inquadrano la battaglia di Punta Stilo (9 luglio 1940) e la battaglia del convoglio Espero (28 giugno 1940), in cui l'omonimo cacciatorpediniere italiano si sacrificò per permettere la salvezza dei trasporti truppe diretti a Tobruch.

1941: La crisi dei trasporti e i primi disastri Con l'arrivo dell'Afrika Korps tedesco del generale Erwin Rommel, il volume di rifornimenti necessari aumentò drasticamente. La pressione britannica si fece insostenibile a causa dell'introduzione del radar sulle navi inglesi e delle decrittazioni di Ultra. Il convoglio Tarigo (16 aprile 1941): una flottiglia di cacciatorpediniere britannici sorprese un convoglio italiano nei pressi delle isole Kerkenna, affondando tutti i 5 mercantili e 3 cacciatorpediniere di scorta (tra cui il Luca Tarigo). Il convoglio Duisburg (9 novembre 1941): la Forza K di Malta affondò tutti e sette i mercantili del convoglio nonostante la presenza di una scorta diretta e indiretta di gran lunga superiore, evidenziando la debolezza tattica italiana nel combattimento notturno privo di radar.

1942: Il logoramento e le "battaglie del mezzogiorno" Per neutralizzare Malta ed assicurare il passaggio dei convogli, i tedeschi risposero rischierando nel Mediterraneo il II. Fliegerkorps della Luftwaffe. Questo sforzo aereo permise una temporanea ripresa dei flussi di rifornimento, portando Malta sull'orlo della capitolazione per fame.

I britannici organizzarono imponenti convogli di rifornimento per l'isola, portando a durissimi scontri aeronavali noti come la battaglia di mezzo giugno (operazioni Harpoon e Vigorous) e la battaglia di mezzo agosto (operazione Pedestal), dove le forze dell'Asse inflissero pesantissime perdite al naviglio da guerra e mercantile britannico.

Tuttavia, verso la fine dell'anno, con la sconfitta di El Alamein e gli sbarchi alleati in Algeria e Marocco (operazione Torch), le rotte dei convogli dell'Asse si restrinsero drammaticamente al solo canale di Sicilia per rifornire la testa di ponte in Tunisia. Questa rotta, costantemente battuta dall'aviazione alleata, divenne tristemente nota tra i marinai italiani come la "rotta della morte".

1943: Il blocco finale Nei primi mesi del 1943 la superiorità aeronavale alleata divenne schiacciante. Sotto i continui attacchi di sommergibili, motosiluranti e aerei da bombardamento tattico, i tassi di perdita del naviglio mercantile dell'Asse superarono il 40%. La resa delle forze italo-tedesche in Tunisia il 13 maggio 1943 segnò la fine definitiva della campagna dei convogli.

Conseguenze e analisi storiografica Nonostante l'immagine di un fallimento totale spesso descritta dalla saggistica anglosassone di stampo divulgativo, i dati statistici raccolti dall'Ufficio Storico della Marina Militare (redatti nel dopoguerra dall'ammiraglio Giuseppe Fioravanzo) evidenziano che su un totale di circa 4,2 milioni di tonnellate di materiali imbarcati verso l'Africa Settentrionale nel corso dell'intero conflitto, l'86% giunse comunque a destinazione.

La sconfitta logistica dell'Asse fu dovuta non solo alle pur gravissime perdite della guerra dei convogli, ma all'intrinseca incapacità ricettiva dei porti libici (Tripoli e Bengasi non possedevano attrezzature sufficienti per sbarcare più di un certo quantitativo di tonnellate giornaliere) e alla cronica scarsità di carburante causata dal blocco delle importazioni petrolifere, che paralizzò la flotta italiana da battaglia negli ultimi decisivi mesi di guerra.

Note

Bibliografia Marc'Antonio Bragadin, La Marina italiana 1940-1945, Bologna, Odoya, 2011. ISBN 978-88-6288-110-4. Giuseppe Fioravanzo, La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. VIII: La difesa del traffico con l'Africa Settentrionale, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1977. Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina Italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1987. ISBN 978-88-04-43392-7.

Voci correlate Battaglia del Mediterraneo Campagna del Nordafrica Teatro del Mediterraneo della seconda guerra mondiale Assedio di Malta (1940-1942)