Tra la metà del XII e gli anni venti del XIV secolo con il termine perfetto (in latino perfectus; in francese parfait), o perfetta se rivolta a persone di genere femminile, gli inquisitori si riferivano ai soggetti da loro perseguitati come appartenenti all'eresia catara. Tra i catari (detti anche albigesi in Occitania in quanto identificati con la roccaforte di Albi, mentre in centro-nord Italia, allora chiamato genericamente Lombardia, patarini.) i perfetti erano indicati semplicemente come buoni uomini ed erano i credenti che avevano ricevuto il sacramento chiamato consolamentum.
I perfetti hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo e nel successo dell'eresia, rappresentando per la comunità catara un modello di virtù da contrapporre a quello ritenuto poco edificante di diversi chierici e monaci cristiani.
Storia Inizi Una prima evidenza all'esistenza dei perfetti risale al 1143 e rappresenta anche il primo caso accertato di persecuzione nei loro confronti. Venne istruito un processo per eresia svolto alla presenza dell'arcivescovo di Colonia, con imputati due alti esponenti della gerarchia catara. A colpire l'attenzione di colui che narrò l'evento, un chierico di nome Evervino, furono le argomentazioni che i gli eretici portarono in loro difesa e l'atteggiamento che tennero in occasione del rogo improvvisato dai fedeli cristiani per punirli.
La presenza nei contesti dove il catarismo ebbe una presenza più rilevante, il sud della Francia e il centro-nord Italia, può essere dedotta indirettamente; nel nord-Italia le prime notizie si riferiscono agli inizi degli anni sessanta del XII secolo e vedono agire catari nella zona di Concorezzo (nella Brianza odierna) guidati da un perfetto di nome Marco, mentre in Linguadoca si ha notizia della partecipazione di catari ad un concilio tenutosi a Lombers nel 1165, dove esposero le loro tesi.
Negli stessi anni Bernardo di Chiaravalle svolse un'intensa attività di contrasto all'eresia contestandone i presupposti teologici nell'intento di convincere coloro che seguivano con interesse o curiosità il credo cataro, a ritornare in seno al cristianesimo. In seguito fu altrettanto impegnato nella stessa opera anche Domenico di Guzmán il futuro fondatore dell'Ordine dei frati predicatori.
La crociata albigese
Nel periodo di massima espansione, che coincise con l'indizione della crociata scatenata contro di loro, molte famiglie nobiliari del mezzogiorno francese contavano loro membri perfetti e perfette oppure erano legati a noti eretici. Questa vicinanza e persino la tolleranza o la mera negligenza nel contrastare i catari divenne motivo di condanna da parte delle autorità ecclesiastiche. Per esempio apparteneva alla dinastia dei conti di Foix Esclarmonde, sorella di Raimondo Ruggero di Foix uno dei principali condottieri occitani, la quale aveva ricevuto il consolamentum come attestato da Berengario di Lavelanet. Anche i Trencavel, visconti di Béziers e Carcassone, davano ospitalità a catari nei loro territori, tra cui era compresa la località di Lavaur che divenne tristemente nota per una strage perpetrata nel 1211 dai crociati e i loro legami erano confermati dal fatto che un noto cataro fu nominato da Ruggero II Trencavel tutore del figlio. E infatti entrambe le famiglie subirono gli attacchi da parte del principale condottiero crociato, Simone di Monfort e si attirano gli strali del più accanito oppositore dell'eresia, l'abate cistercense Arnaldo Amalrico.
All'attività svolta per perseguire i catari in Occitania si deve la creazione dell'Inquisizione da parte di papa Gregorio IX; tra i più noti inquisitori che si occuparono dell'eresia albigese si possono ricordare il vescovo domenicano Bernardo Gui e il monaco cistercense Jacques Fornièr che salì al soglio pontificio col nome di Benedetto XII.
Gli ultimi catari
Gli ultimi perfetti di cui trattano le fonti sono quelli legati alla località di Montaillou e agiscono nei primi anni del XIV secolo guidati dalla personalità di spicco Pierre Autier perseguito dall'Inquisizione e condannato al rogo, stessa pena che verrà comminata all'ultimo perfetto di cui si ha notizia: Guillaume Bélibaste.
Il caso Farinata degli Uberti Tra i perfetti viene storicamente incluso il nobile ghibellino fiorentino Farinata degli Uberti, il vincitore della battaglia di Montaperti poi reso immortale da Dante nel decimo canto dell'Inferno della Divina Commedia, che subì un processo e una condanna postuma per eresia. Come previsto in questi casi, alla condanna seguì il rogo dei resti diseppelliti e lo spargimento delle ceneri su terra non consacrata, stessa sorte che toccò alla sua consorte.
Il consolamentum Il consolamentum, l'unico sacramento ammesso tra i catari, sostitutiva il battesimo cristiano. Mentre quest'ultimo, indicato come battesimo dell'acqua, era ritenuto invalido in quanto risaliva a Giovanni Battista e non a Gesù, il consolamentum era definito battesimo dello spirito o del fuoco..
Il rito ufficiato da un Ordinatus, ovvero un perfetto di grado gerarchicamente elevato, prevedeva che questo ponesse sul capo del candidato il Vangelo di Giovanni (talvolta il Nuovo Testamento), mentre altri perfetti appoggiavano sopra il soggetto le loro mani. Il rituale era derivato da quello celebrato dai bogomili nei territori controllati dall'Impero romano d'Oriente.
I perfetti potevano accedere al consolamentum dopo un noviziato di almeno un anno seguendo un rigido stile di vita di tipo ascetico, simile a quella che secondo i catari avevano seguito Gesù e gli apostoli. In questo periodo il candidato doveva mettere in pratica quanto previsto in ordine ai divieti o obblighi cui si sarebbe dovuto attenere per il resto della vita. La violazione da parte del perfetto dei vincoli stringenti cui si sottoponeva comportava la decadenza del consolamentum.
In particolare era loro vietato avere rapporti sessuali e pertanto si preferiva che mantenessero lo stato di celibato e nubilato, vivendo in piccole comunità di soli perfetti e sole perfette, sotto la direzione di colui che in provenzale veniva chiamato ancia, ovvero un perfetto anziano, in modo che i membri della comunità di sesso diverso non si frequentassero.
Un altro divieto riguardava la nutrizione; in particolare non potevano mangiare carne e derivati, quali uova, latte, formaggi, in quanto anche questi alimenti discendevano dal coito, ma era loro consentito cibarsi di pesce che al tempo non si sapeva si riproducesse sessualmente. Inoltre credendo nella metempsicosi era possibile che nei corpi degli animali risiedessero delle anime. I perfetti inoltre praticavano una sorta di non violenza, non dovevano possedere personalmente beni, potendo però svolgere attività lavorative per ottenere i mezzi di sussistenza, sia per sé stessi che per gli altri membri della chiesa catara.
I perfetti erano tenuti dal loro credo a dire sempre la verità, imposizione che causò diversi problemi in occasione degli interrogatori cui li sottoposero gli inquisitori che sfruttarono a loro favore questo obbligo, mentre era loro proibito prestare giuramento.
La durezza di queste imposizioni che dovevano essere mantenute con costanza una volta ricevuto il consolamentum non potendo essere osservata da tutti i fedeli, faceva sì che questi ultimi potessero riceverlo quando si fossero trovati in fin di vita; in questo caso i perfetti, che si spostavano sempre in due, si recavano presso il morente e gli somministravano il sacramento. Da quel momento al soggetto veniva impedito di cibarsi per evitare che entrasse in contatto con sostanze di origine animale, rendendo così invalido il consolamentum. Gli era solo consentito di bere acqua. Questo regime alimentare simile ad un forzato digiuno veniva chiamato endura. Jacques Fornièr, uno dei principali inquisitori che perseguitarono i catari e che in seguito ascese al soglio pontificio col nome di papa Benedetto XII, l'endura era una pratica da condannare in quanto la considerava una forma di suicidio o di istigazione all'omicidio.. Poteva essere anche qualificata come una forma di eutanasia, una pratica altrettanto perseguita e biasimata dalla Chiesa.
Gli altri fedeli catari davanti ad un perfetto dovevano prestagli il cosiddetto melioramentum (detto anche melhorament), con il quale gli esprimevano una forma di riconoscimento devozionale, inchinandosi al loro cospetto quando lo incontravano. Il melioramentum doveva essere esternato anche alle perfette.
Solo i perfetti era concesso di poter pronunciare l'unica preghiera che l'eresia riconosceva, ovvero il Padre nostro, mentre agli altri fedeli e simpatizzanti non era consentito in quanto non si sottoponevano alle stesse restrizioni e pertanto erano ritenuti indegni. I soli perfetti di sesso maschile potevano essere nominati diaconi e vescovi della chiesa catara, che per questo aspetto si era organizzata in modo similare alla chiesa cattolica
Note
Voci correlate Catarismo Crociata albigese Inquisizione
Bibliografia
Collegamenti esterni
Categoria:Gnosticismo Categoria:Movimenti ereticali medievali