Allegoria della Pittura e della Scultura è un dipinto a olio su tela realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino intorno al 1637-1638 e conservato nelle Gallerie nazionali d'arte antica, presso Palazzo Barberini, a Roma. Storia Carlo Cesare Malvasia lo cita nella Felsina pittrice, sotto l'anno 1638: «Per la Comunità di Cento un quadro con la pittura e scoltura, per donare all’Eminentissimo Card. Colonna»..
Nel Libro dei conti Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666., alla data del 21 aprile 1638, è presente la seguente annotazione: «Dalla Magn:ca comonità di Cento si è riceuto ducat:ni 150 per il Quadro della Pittura e della Scoltura, due mezze figure che fano in tutto Schudi 1641/2 donato all'Em:mo Cardinale Colonna Arcivescovo»..
Il Colonna destinatario del dono era Girolamo Colonna, allora arcivescovo di Bologna, noto collezionista e cultore d'arte. Il dipinto è citato negli inventari Colonna per tutto il Seicento e il Settecento.. Il quadro fu molto verosimilmente donato dai Colonna ai Torlonia fra il 1802 e il 1804..
Sul retro del dipinto vi è la scritta «Torlonia 7», che si riferisce all'inventario della collezione del 1855, con sigilli rossi e lo stemma dei Torlonia.
La prima citazione del dipinto nella collezione Torlonia si deve a Giuseppe Antonio Guattani, in un inventario del 1817-1821. Negli inventari del 1855 e del 1892 l'opera è ancora attribuita a Guercino; negli inventari successivi compare invece come opera di bottega del pittore. Nel 1994 Sir Denis Mahon (comunicazione orale) la vide e la restituì a Guercino per l'alta qualità pittorica, riferendola al pagamento sopra riportato, come risulta da una comunicazione orale. Il dipinto passò dalla collezione Torlonia allo Stato italiano con la donazione del 1892, entrando così nelle raccolte della Galleria Nazionale d'Arte Antica. Descrizione e stile Il dipinto raffigura due figure femminili sedute, identificate come allegorie della Pittura e della Scultura. La Pittura, a sinistra, tiene in mano il pennello e si volge verso la figura posta accanto a lei; la Scultura, a destra, regge in grembo una piccola statua, più come attributo iconografico che come opera ancora in corso di esecuzione. Le due figure occupano ciascuna una metà della composizione, secondo un impianto sostanzialmente simmetrico. La scena può essere interpretata come il momento in cui la Pittura ritrae la Scultura: la figura a sinistra osserva attentamente il volto della compagna, mentre si prepara a trasferirne i lineamenti sulla tela..
La composizione è costruita prevalentemente su un piano frontale, quasi a suggerire l’effetto di un rilievo; a questa impostazione si contrappone lo scorcio della tela, orientata obliquamente verso lo spettatore, che introduce un elemento di profondità nello spazio altrimenti compatto della scena. Il profilo netto della figura della Pittura e la sua posa rigida conferiscono alla composizione un carattere grafico, quasi derivato da un modello inciso.
La pittura, ricca e pastosa, è animata da lampi di luce mobili e da una gamma cromatica calda, impostata sui toni rossastri dell’imprimitura, che affiora negli incarnati e nei tessuti. Rispetto alla fase precedente, tuttavia, Guercino si orienta, anche sotto l’influsso di Guido Reni, verso soluzioni più classiche e colori meno squillanti, senza rinunciare a dettagli di osservazione naturalistica, come il pollice della Pittura, realisticamente sporco di colore, o la mano della Scultura, che si intravede dietro il panneggio della statua, trattato quasi fosse di stoffa trasparente e non di marmo. Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella Galleria nazionale d'arte antica Categoria:Dipinti a soggetto simbolico