Il potere moderatore (in portoghese: Poder Moderador) nell'Impero del Brasile era il quarto potere dello Stato istituito dalla Costituzione brasiliana del 1824, insieme ai poteri esecutivo, legislativo e giudiziario.

Questo quarto ramo, esercitato esclusivamente dall'imperatore, fungeva da “meccanismo per assorbire l’attrito tra il potere legislativo e quello esecutivo” e nel, suo ruolo di “custode dell’equilibrio”, garantiva all’imperatore Pietro II, per tutto il suo regno, “quella situazione di primato che egli esercitò con tanto piacere e tranquillità”.

Nell'analizzare il Potere Moderatore e il governo parlamentare, Tobias Barreto ha spiegato il motivo dell'adozione di entrambi sostenendo che:

Galvão Sousa sostenne che, grazie al Potere Moderatore, il Brasile fu in grado di "aprire una valvola attraverso la quale poter sfuggire all'anarchia parlamentare". Secondo lo storico João Camilo Torres, la ragione dell'esistenza del Potere Moderatore risiedeva nel fatto che «il monarca, per continuità dinastica, non appartenendo a gruppi, classi, né avendo legami regionali, non dovendo il suo potere a partiti o gruppi economici, avendo promesse elettorali da mantenere, non avendo bisogno di «pensare in anticipo» – poiché il futuro della sua famiglia sarà garantito se la pace e la grandezza nazionale saranno preservate – non essendo soggetto alla tentazione di avvalersi di un rapido passaggio attraverso il suo governo per ottenere benefici e vantaggi personali a spese della nazione, lasciando l'onere ai suoi successori», poiché il suo «successore è il proprio figlio, e la Storia spesso accusa i nipoti dei crimini commessi dai nonni».

Prerogative L’articolo 99 della Costituzione brasiliana del 1824 dichiarava che «la persona dell’Imperatore è inviolabile e sacra; egli non è soggetto ad alcuna responsabilità». Tale dichiarazione non era una caratteristica unica del regime costituzionale brasiliano nel XIX secolo e esiste ancora in diverse monarchie parlamentari.

I poteri riservati al Potere Moderatore dovevano essere esercitati solo dopo aver consultato il Consiglio di Stato. Tali prerogative, elencate nell’articolo 101, erano per la maggior parte identiche alle attribuzioni riservate ai monarchi attuali, come:

1. Convocare l’Assemblea Generale (Parlamento) in via straordinaria tra le sessioni;

2. Promulgare i decreti e le risoluzioni dell’Assemblea Generale, affinché abbiano forza di legge;

3. Prorogare o rinviare l’Assemblea Generale e sciogliere la Camera dei Deputati, convocandone immediatamente un'altra in sostituzione della precedente;

4. Nominare e revocare liberamente i Ministri di Stato;

5. Concedere la grazia e commutare le pene inflitte ai condannati, nonché concedere l’amnistia.

Le altre prerogative erano: sospendere i magistrati in caso di denunce contro le loro persone, ma solo dopo averli ascoltati, aver raccolto tutte le informazioni pertinenti e aver consultato il Consiglio di Stato; approvare o sospendere le risoluzioni dei Consigli provinciali (come venivano chiamate le Camere dei deputati degli Stati) e nominare i senatori da una lista dei tre candidati che avevano ottenuto il maggior numero di voti popolari.

Secondo Paulo Bonavides, il Potere Moderatore «può essere valutato solo alla luce delle conseguenze incomparabili che ebbe per il consolidamento dell’unità nazionale e per la stabilità del sistema politico dell’Impero», in un «continente politicamente lacerato dall’odio civile e polverizzato in deboli e rivali repubbliche». Per Galvão Sousa, il Potere Moderatore sotto Pietro II «diede origine alla famosa “dittatura dell’onestà”. Divenne presto il potere personale del monarca, sempre esercitato con alto spirito pubblico». Note

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