L'arte di non essere governati: Una storia anarchica degli altopiani del Sud-est asiatico (The Art of Not Being Governed: An Anarchist History of Upland Southeast Asia) è un saggio di antropologia di James C. Scott pubblicato nel 2009. Nel saggio Scott si occupa del territorio di Zomia, termine coniato dallo storico Willem van Schendel per riferirsi all'esteso territorio di confine che si estende a ovest dell'India, ovvero tutti quei territori posti oltre i trecento metri di altezza che, a partire dalla regione del Tây Nguyên, si estendono all'interno dei confini territoriali di Vietnam, Cambogia, Laos, Thailandia, Birmania e nelle regioni cinesi del Yunnan, Guizhou, Guangxi e Sichuan.
Contenuto Nel libro Scott analizza la regione di Zomia, considerata dall'autore come il più grande territorio al mondo in cui le popolazioni che vi vivono non sono ancora state incorporate negli stati nazionali. Nel saggio Scott riconosce la forte influenza degli studi di Pierre Clastres e Owen Lattimore e, a partire da questi, offre una lettura alternativa della storia delle terre di Zomia, sostenendo che le pratiche dei suoi abitanti – nomadismo, debbio, strutture politiche egalitarie, religioni peculiari e assenza di scrittura – non siano da ricondurre alla loro presunta primitività, ma a specifici adattamenti volti a sfuggire al controllo dello Stato.
Nel libro l'autore adotta una prospettiva geografica che considera lo spazio come un attore economico, sociale e culturale, capace di incidere profondamente sulle forme dell’organizzazione sociale. In particolare, contrappone – pur richiamandone, senza negare, i reciproci rapporti economico-sociali – le aree statalizzate alle zone marginali come montagne, paludi e foreste, che, per la loro conformazione topografica, hanno storicamente ostacolato i tentativi di conquista e sfruttamento da parte dello Stato. Scott insiste inoltre sul fatto che la misura di ogni potere politico risieda nella capacità di controllare il territorio attraverso gli individui che lo abitano, dalle cui modalità di utilizzo del paesaggio dipendono le possibilità di estrazione del gettito fiscale.
I metodi di coltivazione e le strategie di fuga rendono Zomia poco appetibile per lo Stato: la bassa densità abitativa rende sconveniente la cattura degli individui per ridurli in schiavitù; l’agricoltura “di fuga” sfugge al controllo degli emissari statali; l’organizzazione sociale, articolata in piccoli gruppi privi di una leadership definita, ostacola il controllo esterno. Anche la religione svolge un ruolo rilevante, con tendenze emancipatrici rispetto al potere centrale: nelle aree marginali si diffondono infatti interpretazioni eterodosse e millenariste rispetto a quelle dominanti. Nell'interpretazione di Scott, ciò deriva da una rielaborazione simbolica dell’esperienza della fuga e della sconfitta, reinterpretate attraverso il messaggio salvifico tipico dei movimenti messianici. L’autore chiarisce comunque che queste soluzioni hanno carattere essenzialmente orientato alla gestione degli esodi: sebbene nella storia non siano mancate rivolte di successo, la tendenza prevalente delle popolazioni di Zomia resta la fuga.
Ricezione Nonostante le accuse di determinismo e di avere romanticizzato la rappresentazione dei popoli delle montagne, antropologi come Jean Michaud e Anne L. Clunan hanno comunque riconosciuto la validità generale della teoria di Scott, mentre Prasenjit Duara ha osservato come le tesi dell'antropologo, pur in parte estreme, abbiano avuto il merito di riportare al centro del discorso popolazioni marginali dell’Asia, spesso trascurate dagli studiosi. Hjorleifur Jonsson ha invece sottolineato come uno degli aspetti più affascinanti dell’opera sia il recupero dell’immaginario della frontiera come spazio di libertà, criticando però l’estremismo della tesi che nega la possibilità di relazioni positive tra popolazioni e Stati.
Forti critiche hanno riguardato anche l’idea secondo cui le popolazioni illetterate di Zomia lo sarebbero per una scelta consapevole di resistenza allo Stato, che avrebbe portato nel tempo alla perdita dell’alfabetizzazione, piuttosto che per il fatto di non aver mai sviluppato autonomamente sistemi di scrittura.
Giuseppe Perconte Licatese su il Foglio ha messo l'accento sul fatto che Scott, nella sua visione eccentrica, abbia evidenziato come la vita sotto uno Stato sia un fenomeno relativamente recente nella storia umana.
Marco Ferrario, nella rubrica l'Atlante di Treccani.it, elogia invece l'opportunità offerta dal saggio di osservare il mondo contemporaneo da una prospettiva straniante. Edizioni
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
Categoria:Saggi di antropologia