La battaglia della Killdeer Mountain (nota anche come la battaglia della Tahkahokuty Mountain) ebbe luogo il 28 e 29 luglio 1864, durante la guerra civile americana, nell'allora Territorio del Dakota tra l'esercito degli Stati Uniti e una forza congiunta di nativi americani Lakota, Dakota occidentali e Dakota orientali o Santee come prosecuzione della guerra di Piccolo Corvo del 1862.John Barsness - William Dickinson, The Sully Campaign 1864, The Magazine of Western History, Vol. 16, n. 3, 1966, pp. 24, 25
Contesto storico Dopo la guerra del Dakota del 1862, il governo degli Stati Uniti mise in atto una forte strategia militare per spingere le tribù Sioux che avevano preso parte a quella rivolta, fuori dal territorio del Dakota verso la sponda occidentale del fiume Missouri. L'obiettivo principale di questa strategia era di rendere più sicuri gli insediamenti dei bianchi in Minnesota e nella parte orientale del Dakota.Micheal Clodfelter, The Dakota War: The United States Army versus the Sioux, 1862-1865, McFarland & Co., 1998, p. 155 Inoltre, dopo la scoperta dell'oro nel Montana, c'era anche da mettere in sicurezza le vie di comunicazione verso i campi auriferi che passavano attraverso il territorio Sioux. Per questo motivo all'esercito fu affidato il compito di costruire una serie di forti lungo il fiume Missouri nel Dakota orientale.Micheal Clodfelter, op. cit., p. 156
All'inizio del 1864 il generale John Pope, comandante del Dipartimento del nord-ovest in Minnesota, stava pianificando una spedizione per sottomettere le tribù Sioux. Nella primavera di quell'anno, a seguito dell'uccisione di quatto coloni bianchi da parte dei Sioux,<ref>Milton Spencer, The Letters of Pvt Milton Spencer, 1862-65: A Soldier's View of Military Life on the Northern Plains, North Dakota History, 1970, p. 258</ref> Pope ordinò al generale Alfred Sully di iniziare la campagna militare, denominata Northwestern Indian Expedition, per «annientare gli accampamenti degli indiani delle praterie»Micheal Clodfelter, op. cit., p. 157 Fort Snelling, in Minnesota, fu l'avamposto dove vennero concentrati uomini, animali e rifornimenti necessari per la spedizione. L'intero contingente comprendeva due brigate di cavalleria, ciascuna supportata da una batteria di artiglieria, per un totale tra soldati, scout e civili al seguito di uomini e a Sully fu affidato il comando generale di entrambe le brigate.Kurt D. Bergemann, Brackett's Battalion: Minnesota Cavalry in the Civil War and Dakota, Borealis Books, 2004, pp. 96–97
Il 27 giugno, un ufficiale del genio aggregato alle truppe fu ucciso in un'imboscata da tre guerrieri Dakota. I responsabili furono poi intercettati e uccisi dai soldati. Per dissuadere i Sioux dal compere ulteriori aggressioni, Sully fece esporre ben in mostra, su una collina in prossimità del campo, le teste mozzate dei tre indiani conficcate su tre pali.Abner M. English, Dakota's First Soldiers: History of the First Dakota Cavalry, 1862-1865, South Dakota Historical Collections, vol. 9, 1918, pp. 253-255 Due giorni dopo, Sully lasciò il forte alla testa dei suoi uomini diretto verso la regione del fiume Missouri. Il 7 luglio i soldati costruirono Fort Rice, nella parte settentrionale del Dakota, avamposto da utilizzare come base operativa per la spedizione punitiva contro i Sioux.Clement A. Lounsberry, Early History of North Dakota: Essential Outlines of American History, Liberty Press, 1919, p. 296 Il 19 luglio, avendo avuto conferma dagli scout che c'era un grande accampamento indiano all'incirca 200 chilometri più a nord sul fiume Little Missouri, Sully lasciò Fort Rice e cominciò a risalire il fiume Cannonball per raggiungere il villaggio indiano.
Il luogo Malgrado fosse caratterizzata da profondi burroni, da gole intasate da cespugli e da un terreno aspro, la regione a ridosso delle Badlands era da tempo riconosciuta dai Sioux come un buon punto di ritrovo e di scambio.Robert M. Utley, Sitting Bull: the Life and Times of an American Patriot, Henry Holt & Co, 2008, p. 54 Era quello anche il loro terreno di caccia prediletto e lo chiamavano Tahchakuty, cioè “the place where they killed the deer” ("il luogo dove uccisero i cervi"), mentre per gli uomini bianchi quella era semplicemente la Killdeer Mountain.Micheal Clodfelter, op. cit., p. 165
Nel luglio del 1864 erano accampate in quel posto, sul fiume Knife, oltre famiglie di Hunkpapa (tra cui i capi Toro Seduto e Fiele), Piedi Neri, Sans Arc, Minneconjou, Yankton e Dakota Santee questi ultimi guidati da Inkpaduta.Robert M. Utley, Frontiersmen in Blue: the United States Army and the Indian, 1848-1865, Macmillan, 1967, p. 276 Nel villaggio c'era anche un nipote di Toro Seduto, Toro Bianco che allora aveva solo quattordici anni, ma era già pronto per prendere parte alla sua prima battaglia. La notizia della decapitazione dei tre guerrieri indignò e mise sul piede di guerra i Sioux che si prepararono a sostenere lo scontro con i soldati.
La battaglia Era la mattina del 28 luglio quando la colonna militare arrivò in prossimità del villaggio indiano. I soldati impegnati nell'operazione erano perché il resto del contingente era rimasto nelle retrovie per proteggere una carovana di migranti. Sully si rese subito conto che quel suolo così accidentato e scosceso non avrebbe consentito una carica di cavalleria. Fece allora smontare i suoi soldati e li dispose in una formazione a quadrato con, all'interno, i cavalli e le howitzer.Micheal Clodfelter, op. cit., pp.166-167 Toro Bianco in seguito descrisse la formazione di Sully come «una fila di soldati a piedi larga un miglio, con dietro altri soldati a cavallo e una serie di carri che li seguivano».
I guerrieri Sioux, dipinti con i loro consueti colori di guerra, li aspettavano in groppa ai cavalli disposti tutt'intorno sulle colline che circondavano la valle. A dare inizio alla battaglia fu un guerriero Hunkpapa, Cane Solitario, che si lanciò a cavallo verso i soldati e, con atteggiamento di sfida, percorse a galoppo sfrenato tutta la loro linea di fuoco senza essere colpito. Poco dopo rifece la stessa azione temeraria, questa volta in compagnia di Toro Bianco.John Pattee, Dakota Campaigns, South Dakota Historical Collections, vol. V, 1910, p. 308
I Sioux iniziarono a combattere utilizzando le tipiche tattiche degli indiani delle pianure, agendo singolarmente o in gruppi alla ricerca di punti deboli nello schieramento avversario. Cavalcavano urlando contro il quadrato di Sully e lanciavano raffiche di frecce per poi ritirarsi rapidamente fuori dalla portata del fuoco nemico. Di tanto in tanto gruppi più numerosi si radunavano per attaccare la brigata nel tentativo di sfondare le linee dei soldati, ma furono respinti dal fuoco dell'artiglieria che consentì al quadrato di avanzare con passo costante. I Sioux si resero presto conto che, malgrado fossero in numero consistente, con le loro armi antiquate non erano in grado di respingere i soldati. Quando questi si avvicinarono al villaggio i guerrieri concentrarono i loro sforzi per recuperare rapidamente un po' di scorte dai tepee e coprire la fuga delle loro donne e dei loro bambini.Micheal Clodfelter, op. cit., p. 170
I combattimenti più intensi si svolsero nel pomeriggio con l'artiglieria che martellò le colline dove si erano ritirati gli indiani e in tal modo provocò il maggior numero di morti tra di essi. Toro Seduto, armato di arco, frecce e di un vecchio moschetto, continuò a combattere con furore per tutto il giorno fino a quando i soldati si impadronirono del villaggio e costrinsero gli indiani a disperdersi fra i monti.Robert M. Utley, op. cit., 1967, p. 278 Sully aveva vinto la battaglia e anche con perdite limitate: 3 morti e 9 feriti. Ben più alto il numero di morti tra gli indiani che Sully stimò tra i 100 e i 150, mentre gli indiani indicarono in 31 il numero delle loro vittime.Micheal Clodfelter, op. cit., p. 176
Dopo la battaglia La mattina seguente, Sully fece bruciare l'intero villaggio e distruggere tutto quello che gli indiani vi avevano abbandonato: tonnellate di pemmican, grandi quantità di bacche essiccate, pelli di bisonte, di alce e di antilope, utensili di ogni tipo.Abner M. English, op. cit., p. 307 Sully poi commentò: «Preferisco distruggere i loro rifornimenti piuttosto che uccidere cinquanta dei loro guerrieri».Charles E. Flandrau, Minnesota in the Civil and Indian Wars 1861-1865, Pioneer Press Company, 1890, p. 673
Con le sue truppe Sully si mise all'inseguimento di coloro che erano fuggiti da Killdeer, ma i Sioux si dispersero attraverso le Badlands e, sfruttando abilmente il terreno accidentato, riuscirono a evitare la cattura. Sully rientrò alla base sul fiume Heart dove, quella notte, due delle guardie del picchetto furono uccise e una ferita da un gruppo di guerrieri Sioux. Gli uomini di Sully si fermarono due giorni in quel posto prima di lasciare le Badlands ("l'inferno con i fuochi spenti" come le definì Sully) e far ritorno a Fort Rice.Robert M. Utley, op. cit., 1967, p. 279
Sfuggiti alla caccia dei soldati, gli Hunkpapa si diressero a sud-ovest perché quel territorio selvaggio costituiva lo scenario ideale per potersi meglio nascondere.Robert M. Utley, op. cit., 2008, p. 55 I Minneconjou e Sans Arc ripararono nella zona del Little Missouri mentre gli Yankton e i Santee ritornarono verso il Minnesota. La campagna di Sully, culminata nella battaglia della Killdeer Mountain, non segnò la fine delle ostilità con gli indiani delle grandi pianure, ma fu solo il preludio alla grande guerra Sioux del 1876.
Sito storico Nella contea di Dunn (Dakota del Nord), l'area dove si svolse la battaglia è protetta con il nome di Killdeer Mountain Battlefield State Historic Site. All'interno del sito, la North Dakota Historical Society ha fatto erigere un monumento in arenaria con una targa commemorativa che riporta i dettagli di quello storico evento. Un'asta portabandiera e due lapidi poste nei pressi onorano e perpetuano il ricordo dei soldati caduti in combattimento.
Note
Bibliografia Paul N. Beck, Columns of Vengeance: Soldiers, Sioux, and the Punitive Expeditions 1863–1864, University of Oklahoma Press, 2013 Nicholas Hilger, General Alfred Sully’s Expedition of 1864, Montana Historical Society, 1896 George E. Hyde, A Sioux Chronicle, University of Oklahoma Press, 1956 John F. Finerty, War-path and Bivouac: or, the Conquest of the Sioux, Leonaur Ltd, 2012 Peter De Carlo, Fort Snelling at Bdote: A Brief History, Minnesota Historical Society Press, 2017 Gary C. Anderson - Alan R. Woolworth, Through Dakota Eyes: Narrative Accounts of the Minnesota Indian War of 1862'', Minnesota Historical Society Press, 1988
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