Il Palazzo Montorsi è un edificio storico di Padova, collocato tra via Dante e via San Nicolò.

Edificato originariamente nel XIII secolo, costituisce uno dei più rilevanti esempi di architettura civile medievale della città. La struttura attuale è il risultato di diversi interventi nel corso dei secoli, distinguendosi per elementi costruttivi peculiari come i barbacani, che ne definiscono l'identità medievale.

Storicamente, l’edificio è legato alla famiglia Montorsi, che intratteneva stretti rapporti di fiducia con la signoria dei Carraresi, dominatori di Padova nel Trecento. La sua importanza è sottolineata dalla posizione: sorge accanto alla chiesa di San Nicolò, che fin dall'XI secolo ha dato il nome al quartiere circostante, e nelle immediate vicinanze della Reggia Carrarese, antico centro del potere politico cittadino.

Storia Il palazzo fu costruito per volontà di Montorso Montorsi, importante figura di Padova nel Trecento e capitano delle armate carraresi durante la Guerra di Chioggia.

La sua origine risale al 1383, come conferma un’iscrizione latina incisa su una lapide collocata sulla facciata orientale.Traduzione della lapide: «Montorso de Montorsi, familiare del magnifico e potente signore Francesco da Carrara, signore di Padova, nutrito fin dalla tenera età nella sua corte, fece costruire questa dimora con i beni a lui conferiti dal medesimo signore, nel 1383. Angelo Riello, proprietario dell'edificio, restaurò l'iscrizione ormai da tempo deteriorata, nell'anno 1872». Il testo celebra Montorso Montorsi come familiaris, cioè membro della cerchia ristretta di Francesco I da Carrara, signore di Padova, cresciuto fin da bambino presso la corte del signore. Il palazzo fu edificato grazie ai beni e alle risorse conferitegli come segno di favore e protezione.

Nel 1872, la lapide fu restaurata da Angelo Riello, proprietario dell’epoca, per rendere nuovamente leggibile l’iscrizione, ormai deteriorata dal tempo.All'interno, il legame tra i Montorsi e i Carraresi è ulteriormente testimoniato da un affresco che ne affianca gli stemmi araldici.

Nel corso dei secoli il palazzo, passato alle famiglie Da Rio e Riello, subì numerosi ampliamenti e modifiche strutturali, fino ai restauri conservativi e all’intonacatura realizzati negli ultimi decenni del XX secolo per preservarne l’aspetto storico.

L'evoluzione della struttura può essere schematizzata nelle seguenti fasi principali: XIII secolo: edificazione del corpo centrale originale, caratterizzato da pilastri robusti e archi a tutto sesto. Fine XIV secolo (1383): ampliamento della porzione settentrionale e realizzazione di un ciclo di affreschi interni. XV-XVI secolo: innalzamento della struttura e costruzione della parte meridionale, con la realizzazione di volte a crociera nel portico. XVI secolo: inserimento delle cornici in pietra di Nanto alle finestre dei piani superiori. XIX secolo: intervento di consolidamento strutturale con l'aggiunta di catene di ferro. XX secolo: realizzazione di nuove aperture nel mezzanino, inserimento di vetrine al piano stradale e restauro generale con intonacatura protettiva.

Descrizione L’edificio è composto da tre piani principali, un mezzanino e una mansarda, e rappresenta il risultato di diverse fasi costruttive che si susseguirono tra il XIII e il XX secolo.

Nonostante le differenti epoche e materiali impiegati, l’intonaco ha uniformato l’aspetto esterno.

Facciata su via Dante

Il prospetto principale è caratterizzato da un portico con quattro archi: un arco a sesto ribassato, sopra il quale si trovano due piccole finestre quadrate, e tre archi più grandi a tutto sesto. Questi archi furono probabilmente realizzati in periodi diversi, ma presentano uno stile complessivamente uniforme.

Il mezzanino è illuminato da finestre rettangolari poste sotto il portico. Al primo e al secondo piano si aprono finestre rettangolari con cornici in pietra di Nanto; quelle del primo piano sono leggermente sporgenti. Le finestre del sottotetto, più piccole e semplici, sono collocate sotto il cornicione, dove si trova anche una piccola apertura circolare che segnala la presenza della mansarda. Il cornicione superiore è decorato con listelli e motivi a denti di sega, che creano un effetto geometrico continuo.

A metà dell’altezza del primo piano, un arco volante collega il palazzo al vicino Palazzo Vezzù, svolgendo un ruolo fondamentale nella stabilità strutturale. Esso trasferisce le spinte dei piani superiori verso l’edificio adiacente, garantendo un efficace sistema di controspinta e prevenendo fenomeni di cedimento o rotazione. L’assenza di un analogo sistema nella porzione occidentale della facciata ha invece determinato fenomeni di dissesto, evidenti sotto forma di lesioni e deformazioni. La corrispondenza altimetrica tra la chiave dell’arco e gli archi duecenteschi suggerisce che questo elemento risalga al XIV secolo, mantenendo le quote delle strutture preesistenti.

Facciata su via San Nicolò

La facciata nord, in mattoni a vista, presenta un piano principale, sporgente di circa un metro, sostenuto da sette barbacani poggiati su lesene. La struttura è suddivisa in cinque sezioni e presenta un’alternanza di finestre rettangolari, bifore e aperture tamponate.

Le aperture del mezzanino, del primo piano e della mansarda variano per dimensioni, contribuendo a scandire visivamente la facciata. I barbacani sostengono una cornice continua in marmo di Verona, dello spessore di circa 5 cm, conclusa da un cornicione decorato a denti di sega.

Il prospetto ovest del Palazzo Montorsi, affacciato sulla chiesa di San Nicolò, rappresenta la porzione più compromessa dell’edificio. La mancanza di un sistema di controspinta, come l’arco volante presente nella facciata est, ha generato deformazioni significative nelle murature e, in particolare, nelle finestre.

L’uso dei barbacani, raro a Padova, richiama tecniche costruttive diffuse in Emilia-Romagna e a Chioggia, probabilmente introdotte dalla famiglia Montorsi.

Sistema dei barbacani e tecnica muraria

Il sistema dei barbacani costituisce una soluzione costruttiva poco comune a Padova. Mentre in città queste strutture sono tipicamente realizzate esclusivamente in laterizio o pietra, a Palazzo Montorsi si osserva un sistema misto che integra travi di rovere, pietra e mattoni, garantendo una notevole stabilità alle parti aggettanti. Tale tecnica trova riscontri più frequenti nelle aree dell'Emilia-Romagna o di Chioggia, suggerendo un legame diretto con le origini della famiglia: il padre di Montorso, Guglielmo, proveniva infatti dall'Emilia e ricopriva il ruolo di docente di astrologia presso l'Università degli Studi di Padova.

La muratura dell’edificio è irregolare: i mattoni hanno dimensioni diverse e le linee di malta non sono sempre allineate. Questo indica che le pareti non erano pensate per essere lasciate a vista. Solo alcune parti decorative, come le ghiere degli archi, sono realizzate con maggiore cura. Successivamente la stesura dell’intonaco ha reso la facciata più uniforme, nascondendo le differenze tra le varie fasi di costruzione e lasciando in evidenza solo gli elementi decorativi principali. Note

Bibliografia

Voci correlate Carraresi Guerra di Chioggia Barbacane Pietra di Nanto

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Categoria:Palazzi di Padova Categoria:Architetture medievali d'Italia